Gigaro chiaro (Arum italicum, Mill. 1768)

Gigaro chiaro (Arum italicum Mill.) è una specie accettata delle Araceae, presente nei sottoboschi e nelle siepi dell’Europa occidentale e meridionale. Le foglie sagittate compaiono in autunno e inverno, quando molte altre erbacee sono in riposo. Alla fioritura primaverile segue una spiga di bacche arancioni, interamente tossica.

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Nome scientificoArum italicum
GenereArum
OrdineAlismatales

Gigaro chiaro, Calla selvatica, Pan di serpe e Italian arum

Identità
Tossicità
Tossico : umani, inclusi bambini, gatti, cani e animali
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Vivace erbacea · Pianta da esterno · Pianta ornamentale · Pianta tossica
Tipo di foglie
Caducifoglia
Durata della vita
Vivace
Habitat
Sottoboschi freschi, siepi, scarpate ombrose, margini boschivi e sentieri su terreni argillosi o calcarei
Stagionalità
Fioritura
Primavera
Raccolta
Estate
Crescita
Dormienza
Riposo estivo
Propagazione
Divisione, Semina
Clima e acqua
Resistenza al freddo
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
Sì
Suolo
Tipi di terreno
Suolo fresco, Terreno ricco, Suolo drenato
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa
Esterno
Piantagione in ombra, Siepe campestre
Aspetto
Altezza15–40 cmLarghezza15–30 cm
Foglie
VerdeBianco
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — foglie 1
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — foglie 2
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — foglie 3
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — foglie 4
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — foglie 5
Fiori
CremaGiallo
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — fiori 1
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — fiori 2
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — fiori 3
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — fiori 4
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — fiori 5
Frutti
Arancione
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — frutti 1
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — frutti 2
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — frutti 3
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — frutti 4
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — frutti 5
Portamento
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — portamento 1
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — portamento 2
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — portamento 3
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — portamento 4
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — portamento 5
Corteccia
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — corteccia 1
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — corteccia 2
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — corteccia 3
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — corteccia 4
Gigaro chiaro (Arum italicum): origine e usi — corteccia 5

Identità

Il Gigaro chiaro (Arum italicum Mill., 1768) è una specie accettata del genere Arum, famiglia delle Araceae. Le foglie sagittate di 15–40 cm emergono in autunno e restano verdi per l’inverno; in estate lasciano posto a una spiga di bacche arancioni tossiche. POWO e Wikidata riconducono la specie a questo binomio, pubblicato da Philip Miller nel 1768. 2 1

Chiamato anche calla selvatica o pan di serpe, il gigaro ha foglie a punta di freccia allargata. In francese, i nomi pied-de-veau e vachotte richiamano proprio questa forma. Nessuno di questi nomi indica un uso alimentare: tutta la pianta contiene cristalli di ossalato di calcio, responsabili di un’immediata irritazione di bocca e gola se viene masticata. Le foglie giovani possono essere confuse con l’aglio orsino. 7 5

Per riconoscere il gigaro conta soprattutto il calendario della vegetazione. Le foglie compaiono in autunno e rimangono verdi per l’inverno, quando molte erbacee del sottobosco sono appassite o in riposo; ingialliscono poi prima della siccità estiva. Questo ciclo invertito fa di Arum italicum una delle poche Araceae dell’Europa temperata visibili in pieno inverno. 4 3

Riconoscimento

Lunghe 15–40 cm, le foglie sagittate sono sostenute da un lungo picciolo eretto, utile per distinguerle da quelle dell’aglio orsino nella stessa fase vegetativa. Nella forma orticola Marmoratum presentano vistose venature bianco crema; nella sottospecie tipica sono più spesso verdi uniformi o poco marmorizzate. 3 4

Una spata pallida, giallastra o color crema, avvolge lo spadice giallo eretto dell’infiorescenza primaverile. L’odore attira piccole mosche che svolgono il ruolo di impollinatori, un meccanismo condiviso da diverse Araceae europee. 5 4

Dopo l’appassimento della spata, lo scapo rimane nudo e porta in estate una spiga di bacche arancioni vivaci, evidente sul terreno spoglio del sottobosco. Questa infruttescenza isolata, senza foglie né fiori attorno, permette di riconoscere Arum italicum anche a distanza. 6 4

Tassonomia utile

Nel trattamento di POWO il nome accettato è Arum italicum Mill., pubblicato nel 1768, e comprende più sottospecie riconosciute, da distinguere dalle semplici forme orticole:

  • Arum italicum subsp. italicum, sottospecie tipica, dal bacino mediterraneo all’Iraq;
  • Arum italicum subsp. neglectum (F.Towns.) Prime, presente nella Gran Bretagna meridionale, nella Francia occidentale e nella Spagna nordoccidentale;
  • Arum italicum subsp. albispathum (Steven ex Ledeb.) Prime, presente in Crimea e nel Caucaso;
  • Arum italicum subsp. canariense (Webb & Berthel.) P.C.Boyce, endemica della Macaronesia.

La suddivisione geografica spiega le differenze fra descrizioni regionali: la pianta dei giardini britannici e quella delle garighe mediterranee appartengono alla stessa specie, ma non sempre alla stessa sottospecie. 2 1

Habitat e distribuzione

L’Europa occidentale e meridionale, la Macaronesia e l’Asia Minore fino all’Iraq rientrano nell’areale nativo, secondo il trattamento tassonomico adottato. Il gigaro occupa sottoboschi freschi, siepi campestri, scarpate ombrose e bordi dei sentieri su terreno argilloso o calcareo. 2 7

Sul territorio francese la presenza della specie è registrata e monitorata dall’Inventaire National du Patrimoine Naturel, senza uno stato di minaccia su scala nazionale. 7 8

Introdotto fuori dall’Europa come ornamentale, Arum italicum è stato poi segnalato come invasivo in diverse regioni temperate del Nord America. Il fogliame invernale fitto ostacola la nascita della vegetazione autoctona del sottobosco prima ancora del ritorno della primavera. 6 5

Ciclo e riproduzione

Un tubero sotterraneo sostiene l’intero ciclo: il riposo durante l’estate secca protegge la pianta da periodi anche prolungati di siccità, quando non rimane visibile alcuna parte aerea. Le foglie ricompaiono in autunno, persistono d’inverno e ingialliscono prima della successiva estate asciutta. 4 3

Dall’impollinazione primaverile, affidata a piccole mosche, deriva una spiga compatta di bacche che passano gradualmente dal verde all’arancione vivo. Restano erette sullo scapo nudo durante l’estate, molto dopo la scomparsa delle foglie. 5 6

In orticoltura si ricorre alla divisione dei tuberi durante il riposo oppure alla semina dei semi freschi ricavati dalle bacche. La disseminazione spontanea delle bacche consente anche nuove nascite, spiegando la rapida naturalizzazione in alcuni giardini e sottoboschi. 4 6

Usi e rischi

Come ornamentale, il gigaro trova posto nel sottobosco, nelle siepi e nelle bordure ombrose. Il fogliame verde d’inverno risalta mentre molte perenni sono in riposo; Marmoratum, fortemente marmorizzata di bianco, è particolarmente ricercata nei giardini invernali. 3 4

Tubero, foglie, spata e bacche contengono tutti cristalli insolubili di ossalato di calcio. Se masticati o ingeriti provocano immediata irritazione di bocca e gola, salivazione eccessiva, difficoltà a deglutire e, in quantità rilevanti, disturbi digestivi. Le bacche arancioni, dall’aspetto invitante, rappresentano un rischio particolare per bambini piccoli e animali domestici. 5 6

INPN e Tela Botanica documentano la confusione fra le giovani foglie del gigaro, prima della fioritura, e quelle dell’aglio orsino (Allium ursinum) durante la raccolta spontanea. Un indizio discriminante è l’odore dopo lo sfregamento: l’aglio orsino sa nettamente di aglio, mentre Arum italicum non emette mai questo odore. 7 8

Varietà, confusioni e piante affini

Marmoratum è il nome commerciale comune delle forme con foglie ampiamente venate di bianco crema. Non indica una specie distinta, ma una selezione orticola della sottospecie tipica. Le sottospecie botaniche neglectum, albispathum e canariense si distinguono soprattutto per la distribuzione, senza un carattere visivo sempre evidente in giardino. 3 2

Prima della fioritura, le confusioni riguardano soprattutto tre gruppi:

  • Allium ursinum, aglio orsino, riconoscibile dall’odore agliaceo allo sfregamento;
  • Arum maculatum, gigaro scuro, con foglie spesso macchiate di nero e fioritura primaverile anziché invernale;
  • Rumex spp., romici spontanei, dalle foglie più strette e non sagittate.

Vale la stessa precauzione adottata per le altre geofite tossiche del sottobosco: foglie e bacche non identificate con certezza non vanno raccolte per la cucina, neppure in piccola quantità. Finché resta un dubbio, non si può escludere il rischio d’intossicazione. 8 7

Fonti principali

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.