Albero del paradiso (Ailanthus altissima, )
Albero del paradiso (Ailanthus altissima) è un albero deciduo delle Simaroubaceae dalla crescita molto rapida, originario della Cina settentrionale e centrale, di Taiwan e della Corea settentrionale. Introdotto in Europa nel 1743 come curiosità ornamentale, oggi colonizza incolti, ferrovie e ambienti urbani. Dal 2019 figura tra le specie esotiche invasive di rilevanza unionale.
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Daniel Atha · cc0
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Taken Jul 27, 2014 by Tela Botanica − Juliette Martin (cc-by-sa)
Taken Jul 23, 2014 by Tela Botanica − Alice MORALES (cc-by-sa)
Taken Oct 16, 2014 by Tela Botanica − Jérôme Berson (cc-by-sa)
Taken Sep 9, 2020 by Silvana Matuschek (cc-by-sa)
Taken Aug 11, 2021 by Anne Trautmann (cc-by-sa)
© copyright of the Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew.
Distribuzione mondiale
L’areale nativo comprende Cina settentrionale e centrale, Taiwan e Corea settentrionale. Introdotta in Europa nel 1743 e molto piantata nell’Ottocento, la specie si è naturalizzata in quasi tutti i continenti. È considerata molto invasiva in Nord America, Australia, Nuova Zelanda e vari paesi dell’Europa meridionale e orientale, Francia compresa.
- Autoctona3
- Invasiva7
- Cina
- Taiwan
- Corea del Nord
- Francia metropolitana
- Regno Unito
- Germania
- Ungheria
- Stati Uniti
- Australia
- Nuova Zelanda
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
L’Albero del paradiso (Ailanthus altissima (Mill.) Swingle, 1916), chiamato anche ailanto, è un albero deciduo dalla crescita molto rapida delle Simaroubaceae. Proviene dalla Cina settentrionale e centrale, da Taiwan e dalla Corea settentrionale. L’origine in foreste temperate lo distingue dagli altri Ailanthus, legati alla fascia tropicale. 1 5
L’aggettivo latino altissima significa «la più alta» e richiama i 27 m che l’albero può raggiungere in pochi decenni. I nomi francesi frêne puant e faux vernis du Japon ricordano l’odore delle foglie stropicciate e un’antica confusione con Toxicodendron vernicifluum, i cui semi viaggiarono mescolati ai suoi verso l’Europa nel Settecento. 6
Riconoscimento
A maturità A. altissima misura comunemente 17–27 m di altezza, con un tronco di circa 1 m di diametro. La corteccia liscia grigio chiaro si fessura leggermente con l’età. I rami robusti e rossastri portano lenticelle e grandi cicatrici fogliari a forma di cuore. 6 2
Le grandi foglie imparipennate, lunghe 30–90 cm, riuniscono 11–41 foglioline lanceolate disposte a coppie. Alla base di ciascuna compaiono da due a quattro denti, ognuno con una ghiandola: è il carattere che le distingue dai sommacchi, dentati lungo tutto il margine. Le parti stropicciate emanano un odore intenso, spesso paragonato ad arachidi o anacardi marci. 6 4
La separazione fra esemplari maschili e femminili rende l’albero dioico. I piccoli fiori, dal verde giallastro al rossastro, sono riuniti in pannocchie terminali lunghe fino a 50 cm. I maschi producono da tre a quattro volte più fiori delle femmine, ma durante la fioritura emanano un odore più forte. 6
Tassonomia utile
Le vicende del nome scientifico riflettono una lunga confusione. Inviata da Pechino a Parigi nel 1743 dal gesuita Pierre Nicolas Le Chéron d’Incarville, la pianta ricevette tre nomi da tre botanici europei. Nel 1788 René Desfontaines ne osservò le samare e la riclassificò come Ailanthus glandulosa. Nel 1916 Walter T. Swingle fissò Ailanthus altissima, trasferendo nel genere di Desfontaines la specie descritta nel 1768 da Philip Miller come Toxicodendron altissimum Mill. 1 6
Accanto alla varietà nominale figurano Ailanthus altissima var. sutchuenensis (Dode) Rehder & E.H.Wilson, della Cina e del Vietnam, e var. tanakae (Hayata) Kaneh. & Sasaki, endemica degli altopiani di Taiwan settentrionale. Quest’ultima è classificata «in pericolo» dalla IUCN: l’edificazione minaccia il suo habitat, mentre la specie nel complesso si espande senza controllo in altre regioni. 1
Habitat e distribuzione
Nell’areale d’origine l’ailanto cresce in pianura e in media montagna, su terreni ricchi di basi e azoto. Preferisce aperture forestali e zone disturbate da tempeste o insetti defogliatori. È quindi una specie pioniera, capace di occupare rapidamente il suolo appena messo a nudo. 6 5
L’introduzione europea del 1743 fu seguita da un vasto impiego ornamentale nell’Ottocento e dalla naturalizzazione in quasi tutti i continenti. L’ailanto tollera siccità, pH fino a 4,1, inquinamento atmosferico e vapori di anidride solforosa. Uno studio tedesco lo ha rilevato nel 92% delle aree densamente urbanizzate di Berlino, contro appena il 3% fuori dall’agglomerato. 6 3
Dal 2019 Ailanthus altissima appartiene all’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale, che vieta impianto, trasporto e commercio intenzionali negli Stati membri. In Francia è ben insediato nella foresta di Fontainebleau, nelle Landes e lungo il litorale mediterraneo. 8
Ciclo e riproduzione
Il periodo di fioritura va da metà aprile nel sud dell’areale a luglio nelle zone più settentrionali. Dopo l’impollinazione le femmine producono semi ovoidali racchiusi in una samara bruna o rossastra di 2,5 cm, ritorta a elica all’estremità e dispersa dal vento. Un solo albero può produrne centinaia di migliaia in una stagione. 6
Tra gli alberi temperati l’ailanto mostra una delle crescite più rapide: 1–2 m all’anno nei primi quattro anni. Il singolo tronco vive di rado oltre 50 anni, ma la capacità di emettere polloni prolunga molto l’esistenza della pianta. Tagliare il tronco stimola subito una vigorosa ripresa dalle radici intatte. 6
Usi e rischi
L’allevamento del bombice dell’ailanto, una falena dal cui bozzolo si ricava una seta poco raffinata ma resistente, detta ailantina, nacque in Cina e arrivò in Europa nel 1856, nella valle del Rodano e nelle Cévennes. Corteccia e radici rimangono impiegate come astringenti nella medicina tradizionale cinese. 6 9
Una sostanza allelopatica, l’ailantone, si concentra in corteccia e radici e inibisce germinazione e crescita di molte altre piante. Questo meccanismo spiega in parte la formazione di popolamenti densi, nei quali poche altre specie riescono a sopravvivere. 6
Per ingestione la tossicità umana rimane bassa e poco documentata. La linfa contiene però un chinone irritante e composti affini all’ailantone, che possono causare dermatite da contatto, segnalata in persone esposte ripetutamente. La RHS considera inoltre la pianta irritante per la pelle dei cani. 6 2
Varietà, confusioni e piante affini
Fuori dalla Cina circolano pochi cultivar: Erythrocarpa ha samare rosso vivo, Hongye fogliame primaverile rosso e Pendulifolia foglie molto più lunghe e ricadenti, soprattutto da collezione. Metro è una selezione maschile dalla chioma più stretta, presentata come un po’ meno invasiva del tipo selvatico. Queste differenze non modificano gli obblighi previsti dalla normativa.
Il sommacco americano (Rhus typhina) è la confusione più comune, soprattutto da giovane. Le sue foglioline sono dentate lungo l’intero margine; nell’ailanto i pochi denti ghiandolari sono soltanto alla base. Il sommacco adulto supera raramente cinque metri, mentre l’ailanto può oltrepassare venti metri. 7
Possibili equivoci riguardano anche Toona sinensis, Toxicodendron vernicifluum, giovani noci neri (Juglans nigra) e il frassino maggiore (Fraxinus excelsior). Quest’ultimo ha gemme nere e foglie imparipennate con non più di sei coppie di foglioline. Il binomio scientifico e l’odore delle parti stropicciate rimangono riferimenti utili per distinguere queste piante. 7 4
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Ailanthus altissima (Mill.) Swingle
- Royal Horticultural Society, Ailanthus altissima - albero del paradiso
- Missouri Botanical Garden, Ailanthus altissima
- NC State Extension, Ailanthus altissima (albero del paradiso)
- INPN / MNHN, Ailanthus altissima (Mill.) Swingle, 1916 (cd_nom 80824)
- Collin & Dumas, 2009, Cosa sappiamo dell’ailanto (Ailanthus altissima)?, Revue forestière française
- Info Flora Svizzera, ailanto - Ailanthus altissima
- Regolamento di esecuzione (UE) 2019/1262, aggiornamento dell’elenco unionale delle specie esotiche invasive
- Plants For A Future, Ailanthus altissima
Domande frequenti
L’albero del paradiso è davvero invasivo?
Sì. Dal 2019 Ailanthus altissima è nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale, con divieti di impianto, trasporto e commercio intenzionali negli Stati membri. In Francia è ben insediato nella foresta di Fontainebleau, nelle Landes e lungo il Mediterraneo.
L’albero del paradiso è tossico?
La tossicità per ingestione nelle persone rimane bassa e poco documentata. Linfa e foglie stropicciate possono causare dermatiti da contatto, soprattutto con esposizioni ripetute, e l’odore intenso può provocare nausea.
Come distinguere l’ailanto dal sommacco americano?
Le foglioline di Rhus typhina sono dentate lungo tutto il margine; quelle dell’ailanto sono lisce con pochi denti ghiandolari alla base. Il sommacco adulto supera raramente cinque metri, mentre l’ailanto può superare venti metri. Anche i frutti sono diversi.
Perché l’ailanto ha un odore sgradevole?
Le parti stropicciate emanano un odore paragonato ad arachidi o anacardi marci. I fiori maschili sono particolarmente odorosi e attirano gli impollinatori; gli esemplari femminili sono meno maleodoranti.
Basta tagliare l’ailanto per eliminarlo?
No. Il taglio stimola polloni vigorosi dalle radici rimaste intatte. Il controllo combina di norma l’estirpazione delle plantule e trattamenti erbicidi nella piena stagione vegetativa, da metà giugno a metà agosto, nel rispetto delle prescrizioni applicabili.
Da dove viene il nome ailanto?
Deriva da ailanto, parola della lingua dell’isola di Ambon che indica un albero che sale verso il cielo. René Desfontaines la adottò nel 1788; Walter T. Swingle fissò la combinazione Ailanthus altissima nel 1916.
Quali usi ha avuto l’ailanto?
In Cina ospita il bombice dell’ailanto, il cui bozzolo fornisce una seta resistente detta ailantina. Corteccia e radici sono usate nella medicina tradizionale cinese. In Occidente gli usi sono soprattutto storici, come alberatura stradale nell’Ottocento.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.







