Acacia di Costantinopoli (Albizia julibrissin, )
Acacia di Costantinopoli (Albizia julibrissin Durazz., 1772) è un albero deciduo delle Fabaceae, originario dell’Asia dal Caucaso orientale e dall’Iran fino al Giappone, passando per il subcontinente indiano e la Cina. Le foglie bipennate e finemente divise si richiudono al crepuscolo e al tocco; in estate compaiono infiorescenze setose rosa e bianche. Coltivato per l’ombra della chioma a ombrello, si è naturalizzato fino a diventare localmente invasivo nel sud-est degli Stati Uniti.
Leggi di piùAcacia di Costantinopoli, Albizia, Gaggìa arborea, Albero della seta, Silk tree e Persian silk tree
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Taken Jan 8, 2020 by Espinoza-Zevallos Marco Elías (cc-by-sa)
Taken Nov 7, 2019 by Godoy Kaylene (cc-by-sa)
Taken Jul 8, 2019 by Emilie BOURCIER (cc-by-sa)
Taken Jul 27, 2021 by Jacques Zuber (cc-by-sa)
Taken Oct 12, 2021 by Dieter Wagner (cc-by-sa)
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Distribuzione mondiale
POWO colloca l’areale nativo di Albizia julibrissin dal Caucaso orientale e dall’Iran al Giappone, attraverso il subcontinente indiano e la Cina. Introdotta in Europa nel 1749, si è diffusa come albero ornamentale. Negli Stati Uniti, dove arrivò alla fine del XVIII secolo, si è naturalizzata ed è classificata invasiva in diversi Stati del sud-est, dal Missouri alla Florida e al Texas.
- Autoctona6
- Introdotta2
- Invasiva1
- Iran
- Caucaso e Transcaucasia
- Subcontinente indiano
- Cina
- Corea
- Giappone
- Argentina
- Spagna
- Stati Uniti sudorientali
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
L’acacia di Costantinopoli (Albizia julibrissin Durazz., 1772), conosciuta anche come albizia o albero della seta, è un albero deciduo delle Fabaceae. Il naturalista fiorentino Filippo degli Albizzi la osservò a Costantinopoli e la introdusse in Europa nel 1749. Il botanico italiano Antonio Durazzini ne pubblicò la descrizione scientifica nel 1772, con il nome tuttora accettato da POWO. 1 9
L’epiteto julibrissin deriva dal persiano gul-i abrisham, «fiore di seta», e richiama la consistenza filamentosa degli stami. Il nome comune mimosa, diffuso in vari paesi, può creare confusione: la specie appartiene al genere Albizia, distinto dal genere Mimosa e da Acacia dealbata, la mimosa che fiorisce in inverno. 8
Riconoscimento
Una chioma larga a ombrello caratterizza Albizia julibrissin, spesso più estesa che alta. L’albero raggiunge normalmente 3–16 m, con segnalazioni eccezionali di 20 m, e una larghezza di 6–15 m. La corteccia giovane è liscia e grigioverde; con l’età si segna di striature verticali. 8 6
Le foglie bipennate, lunghe 15–50 cm negli adulti, presentano 4–12 paia di divisioni, a loro volta suddivise in numerose piccole foglioline che ricordano una felce. Queste si ripiegano al crepuscolo e quando vengono toccate. Il movimento notturno prende il nome di nictinastia, quello in risposta al contatto di tigmonastia. 9 5
Tra maggio e luglio la fioritura forma ciuffi setosi di lunghi stami rosa con base bianca, di 2–3 cm, mentre i petali risultano poco visibili. I baccelli piatti e bruno chiaro misurano 8–20 cm, contengono 5–16 semi e rimangono sui rami spogli durante l’inverno. Fiori filamentosi e baccelli persistenti offrono due caratteri utili in stagioni diverse. 8 9
Tassonomia e nomi
Nelle Fabaceae, sottofamiglia Caesalpinioideae, POWO accetta Albizia julibrissin Durazz. La specie appartiene al gruppo delle leguminose mimosoidi, che comprende anche Acacia e Mimosa. Questa parentela spiega la somiglianza di alcuni caratteri e il ricorso frequente al nome mimosa nei cataloghi, senza rendere equivalenti i tre generi. 1
Fra i sinonimi botanici storici figurano Mimosa julibrissin (Durazz.) Scop., Acacia julibrissin (Durazz.) Willd., Sericandra julibrissin (Durazz.) Raf. e Feuilleea julibrissin (Durazz.) Kuntze. La forma Albizia julibrissin f. rosea (Carrière) Rehder, più rustica e originaria di Corea e Cina settentrionale, si trova spesso in vendita con il solo nome di cultivar 'Rosea', senza indicazione del rango botanico. 1 3
Habitat e distribuzione
Il Caucaso orientale e l’Iran segnano l’estremità occidentale dell’areale nativo, che prosegue attraverso il subcontinente indiano e la Cina fino al Giappone. Le fonti descrivono pianure asciutte, valli sabbiose, valloni soleggiati e rive fluviali, dal livello del mare a 2.100 m di altitudine. 1 6
L’arrivo negli Stati Uniti alla fine del XVIII secolo fu seguito da un’ampia naturalizzazione. I semi abbondanti, dispersi dal vento e capaci di restare vitali dopo una lunga siccità, favoriscono l’espansione. Diversi Stati sudorientali, dal Missouri alla Florida e al Texas, la classificano invasiva: i popolamenti densi riducono la luce disponibile per la flora locale. Per la Francia le fonti citate descrivono invece una pianta ornamentale, soprattutto del Mezzogiorno mediterraneo, senza uno stato invasivo ufficiale equivalente. 5 9
Ciclo e riproduzione
Gli insetti impollinano i fiori che, nell’emisfero nord, compaiono fra maggio e luglio. L’autofecondazione non è possibile. Un albero adulto può produrre fino a 8.000 semi l’anno: questa quantità contribuisce sia alla rapida colonizzazione sia ai problemi riscontrati fuori dall’areale nativo. La presenza di molti baccelli non è quindi soltanto un dettaglio ornamentale. 9
Il ripiegamento serale delle foglioline, studiato fin dagli anni Settanta, dipende da un flusso di ioni potassio nelle cellule del pulvino, alla base di ogni fogliolina. Cambiando il turgore cellulare, il meccanismo ne provoca la chiusura. Può attivarsi anche al contatto; un eventuale ruolo protettivo contro gli erbivori notturni resta un’ipotesi. 9
Negli Stati Uniti l’avvizzimento da Fusarium colpisce duramente la specie: la vita media degli alberi piantati supera raramente 10–20 anni, contro 30–45 anni nell’areale originario, meno esposto alla malattia. Se la parte aerea viene tagliata o danneggiata, dalle radici possono nascere nuovi getti. Questa riproduzione vegetativa rende più difficile eliminare una pianta già insediata. 9 5
Usi e rischi
L’ombra della chioma e i fiori estivi motivano l’impiego come albero isolato in giardino. Come molte Fabaceae, l’albizia fissa l’azoto atmosferico grazie a batteri simbionti nelle radici e può così insediarsi anche su suoli poveri. Il legno trova impiego per mobili e come combustibile. 6
Nella medicina tradizionale cinese la corteccia, He Huan Pi, e i fiori, He Huan Hua, vengono usati contro insonnia e irritabilità. Studi coreani su modelli animali riportano effetti ansiolitici e antidepressivi di estratti, con coinvolgimento della via serotoninergica: questi risultati non sostituiscono terapie prescritte. Giovani foglie e fiori cotti come verdura, o essiccati per infusi, hanno un uso alimentare marginale fuori da tali tradizioni. 9 6
La NC State Extension segnala nei semi una neurotossina tossica per cani e bestiame. Nelle fonti consultate la tossicità per gatti e persone non risulta invece chiaramente definita. Sul piano ornamentale, il legno fragile può rompersi sotto vento, neve o ghiaccio; l’avvizzimento da Fusarium rimane la principale minaccia sanitaria in coltivazione. 5
Varietà e piante simili
La selezione 'Rosea', talvolta venduta come 'Ernest Wilson', porta fiori rosa intenso e, una volta ben attecchita, tollera freddi vicini a -25 °C. 'Summer Chocolate' si distingue per le foglie porpora-bronzo ed è stata premiata con l’Award of Garden Merit della RHS. 'Pendula', meno comune nei vivai, presenta rami piangenti e ricadenti. 3 4
Il confronto più frequente è con Acacia dealbata, la mimosa invernale: fiorisce in giallo già a fine inverno e appartiene a un altro genere. Anche Robinia pseudoacacia ha foglie composte dall’aspetto leggero, ma produce grappoli bianchi profumati e baccelli differenti. L’acacia di Costantinopoli associa invece fiori rosa estivi e foglie che si ripiegano ogni sera, una combinazione che distingue i tre alberi. 8
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Albizia julibrissin Durazz.
- Royal Horticultural Society, Albizia julibrissin - acacia di Costantinopoli
- Royal Horticultural Society, Albizia julibrissin f. rosea
- Royal Horticultural Society, Albizia julibrissin 'Summer Chocolate' (PBR)
- NC State Extension, Albizia julibrissin, profilo botanico
- Plants For A Future, Albizia julibrissin, scheda botanica
- Missouri Botanical Garden, Albizia julibrissin Plant Finder
- Wikipedia (EN), Albizia julibrissin
- Wikipedia (FR), Albizia julibrissin
Domande frequenti
L’acacia di Costantinopoli è una mimosa?
Il nome comune può trarre in inganno. Albizia julibrissin appartiene al genere Albizia, distinto sia da Mimosa sia da Acacia dealbata, la mimosa a fioritura invernale.
L’acacia di Costantinopoli è tossica?
I semi contengono una neurotossina che NC State Extension segnala come tossica per cani e bestiame. Secondo Plants For A Future, giovani foglie e fiori vengono invece consumati cotti in alcune tradizioni.
Perché le foglie si chiudono la sera?
Un flusso di ioni potassio nelle cellule del pulvino ne modifica il turgore e richiude le foglioline: il movimento notturno si chiama nictinastia. Lo stesso meccanismo può attivarsi al tocco.
L’acacia di Costantinopoli è invasiva?
Lo è nel sud-est degli Stati Uniti, dove diversi Stati la classificano ufficialmente invasiva per l’abbondante produzione di semi dispersi dal vento. In Francia resta coltivata senza uno stato invasivo riconosciuto.
Come si propaga l’acacia di Costantinopoli?
Per semina, dopo aver immerso i semi per 24 ore in acqua calda oppure scarificato il tegumento duro, o mediante talee di radice prelevate a fine inverno.
Quale malattia minaccia maggiormente l’acacia di Costantinopoli?
L’avvizzimento da Fusarium, una malattia vascolare fungina, ne riduce spesso la durata di vita negli Stati Uniti a 10–20 anni, contro 30–45 anni nell’areale nativo.
Come distinguerla dalla mimosa invernale?
L’acacia di Costantinopoli fiorisce in rosa d’estate e appartiene al genere Albizia. La mimosa invernale, Acacia dealbata, fiorisce in giallo d’inverno e appartiene a un genere distinto delle leguminose mimosoidi.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.






