Neem (Azadirachta indica, )
Neem (Azadirachta indica A.Juss.) è un albero sempreverde delle Meliaceae, originario dell’India nordorientale e dell’Indocina secondo POWO. Coltivato in quasi tutta la fascia tropicale per l’ombra, il legname e l’olio insetticida estratto dai semi, presenta pochi rischi al contatto ordinario, mentre l’ingestione dell’olio concentrato dei semi è documentata come pericolosa.
Leggi di piùNeem, Margosa, Neem tree e Indian lilac
Offrile alcune ore di sole diretto al giorno, preferibilmente al mattino o alla sera.






© foto
Yoav Daniel Bar-Ness · cc-by
Mark McVeigh · cc0
Taken Jun 7, 2018 by Nelson Zamora Villalobos (cc-by-nc)
Taken Jun 10, 2021 by A.M. Moon (cc-by-sa)
Taken May 21, 2022 by María Alberdi (cc-by-sa)
© copyright of the Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew.
Distribuzione mondiale
Secondo POWO, l’areale nativo in senso stretto di Azadirachta indica si estende dall’Assam all’Indocina meridionale. Altre fonti lo ampliano all’intero subcontinente indiano e al Sud-est asiatico continentale, dove una coltivazione antichissima rende ancora incerti i confini originari. La specie è naturalizzata in gran parte dei tropici e localmente invasiva, soprattutto nell’Australia settentrionale.
- Autoctona5
- Introdotta2
- Invasiva1
- India (nord-est, Assam)
- Myanmar
- Bangladesh
- Sri Lanka
- Pakistan
- Africa subsahariana
- Caraibi
- Australia (Territorio del Nord)
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Il Neem (Azadirachta indica A.Juss., 1830) è un albero sempreverde del genere Azadirachta, nella famiglia delle Meliaceae, la stessa del mogano. Il genere comprende soltanto 2 specie riconosciute: Azadirachta indica e Azadirachta excelsa, quest’ultima limitata al Sud-est asiatico insulare e raramente coltivata altrove. 1 2
Il nome generico richiama il persiano azad darakht, «albero libero» o «albero nobile»; l’epiteto indica rimanda all’India. Neem deriva dal sanscrito nimba, passato in hindi nella forma nim. Il nome francese margousier deriverebbe dal portoghese amargoso, «amaro», che descrive il sapore di foglie, corteccia e semi. 4
Riconoscimento
La chioma del neem è ampia e arrotondata: su un vecchio esemplare isolato può raggiungere 20 m di larghezza, mentre l’albero arriva a 15-30 m di altezza. Il tronco è corto, spesso diritto, con corteccia spessa bruno-grigiastra e profondamente fessurata. 4 3
Il fogliame è composto da foglie imparipennate lunghe 20-40 cm, con foglioline seghettate e asimmetriche alla base; quella terminale spesso manca. I piccoli fiori bianchi o crema, molto profumati, formano pannocchie ascellari. Il frutto è una drupa liscia e ovale di circa 2 cm, verde e poi gialla a maturità, contenente un seme protetto da un guscio e ricco d’olio. 4 3
L’amarezza marcata accomuna tutte le parti dell’albero, comprese foglie, corteccia e semi. Questo carattere aiuta a confermare l’identificazione del neem sul campo, insieme al portamento e al frutto maturo, più della sola forma delle foglie. 4
Tassonomia utile
POWO riconosce Azadirachta indica A.Juss. come nome accettato, pubblicato nel 1830. Diversi sinonimi storici hanno a lungo complicato la lettura della letteratura botanica sulla specie. 1 2
- Melia indica (A.Juss.) Brandis, sinonimo omotipico basato sullo stesso tipo
- Melia azadirachta L., nome linneano precedente oggi riferito alla stessa specie
- Antelaea azadirachta (L.) Adelb., combinazione considerata invalida
- Azadirachta indica var. siamensis Valeton, varietà siamese
- Azadirachta indica subsp. vartakii Kothari, Londhe & N.P.Singh, sottospecie indiana a distribuzione limitata
La denominazione Melia azadirachta, pubblicata da Linneo nel 1753, ricorda che Azadirachta indica fu a lungo classificata nel genere Melia, prima della separazione in Azadirachta. Questa vicinanza storica alimenta ancora confusioni con Melia azedarach, specie distinta da non scambiare con il neem. 4 1
Habitat e distribuzione
Fra Assam e Indocina meridionale si colloca l’areale nativo in senso stretto indicato da POWO per Azadirachta indica. Altre fonti lo estendono all’intero subcontinente indiano e al Sud-est asiatico continentale: la coltivazione antichissima rende ancora incerti i suoi confini esatti. 1 4
Introdotto in Africa nel XX secolo, l’albero si è poi stabilito in oltre trenta paesi, soprattutto lungo il margine meridionale del Sahara, dove fornisce legna da ardere e legname. Oggi viene piantato in quasi tutta la fascia tropicale e subtropicale, dai Caraibi al Pacifico. 4
Nei suoli poveri, pietrosi o poco profondi il neem riesce a crescere sia in clima semiarido sia nei tropici umidi, purché il drenaggio sia buono: muore rapidamente nei terreni fradici. La tolleranza alla scarsità d’acqua e alla povertà del suolo spiega gran parte della sua diffusione, anche dove alberi più esigenti faticano a insediarsi. 3 4
Ciclo e coltivazione
Un seme fresco germina generalmente in una settimana senza trattamenti preliminari, ma perde rapidamente la capacità germinativa, spesso dopo due-sei mesi di conservazione. La piantina sviluppa un fittone profondo e, in condizioni favorevoli, può raggiungere 4-7 m già al terzo anno. 4
La fioritura inizia verso i 4-5 anni, mentre una produzione di semi sfruttabile arriva solo dopo 10-12 anni. Un albero adulto può produrre fino a 50 kg di frutti all’anno e vivere oltre due secoli. Margotta aerea e talea radicale consentono di moltiplicare un esemplare preciso senza ricorrere alla discendenza da seme. 4
Capitozzatura e taglio alla base vengono ben sopportati: l’apparato radicale già sviluppato sostiene una ricrescita rapida. È un vantaggio in agroforestazione, dove il neem viene potato regolarmente per ottenere legno e ombra anziché lasciato crescere liberamente. 4
Usi e rischi
Dai semi si estrae un olio contenente azadiractina, molecola che inibisce crescita e riproduzione di molti insetti senza ucciderli direttamente. È alla base di insetticidi naturali efficaci contro circa 100 specie dannose. Foglie, corteccia e olio hanno anche un ruolo centrale nella medicina tradizionale indiana. 3 4
In alcune regioni dell’India giovani foglie e fiori cotti si mangiano in piccole quantità, mentre il frutto maturo viene talvolta consumato crudo. Sono usi tradizionali e limitati, che non comprendono mai l’olio dei semi, riservato all’uso esterno o insetticida. 3 4
L’ingestione dell’olio concentrato dei semi è documentata come pericolosa, soprattutto nei lattanti. Diverse serie di casi descrivono vomito, grave acidosi metabolica ed encefalopatia tossica dopo una sola assunzione, talvolta con esito fatale. Il rischio riguarda l’olio puro ingerito, non il contatto ordinario con albero o foglie. 7
Invasività, confusioni e piante affini
Nella Francia metropolitana il neem non ha uno stato invasivo riconosciuto: le sue esigenze tropicali limitano la naturalizzazione in piena terra. Nel Territorio del Nord australiano è invece infestante di classe B dal 2014, dopo aver invaso diversi sistemi fluviali, compreso il bacino del Katherine. Un solo albero adulto può produrre fino a 50.000 semi l’anno, dispersi da uccelli e pipistrelli. 5
La Lista rossa IUCN classifica Azadirachta indica come specie a minor preoccupazione. L’ampio areale nativo e la coltivazione diffusa la proteggono da un declino globale, anche dove viene considerata invasiva localmente. 6
La somiglianza più insidiosa riguarda Melia azedarach: le foglie bipennate e più suddivise e i frutti tossici per molti animali differiscono dalle foglie semplicemente pennate del neem e dai suoi frutti, considerati privi di rischi al contatto comune. Prima di impieghi alimentari, medicinali o per trattare le colture, verifica il nome scientifico completo: i nomi comuni possono sovrapporsi fra regioni diverse. 4 7
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Azadirachta indica A.Juss.
- International Plant Names Index, Azadirachta indica A.Juss.
- Plants For A Future, Azadirachta indica - Neem
- National Research Council (US), Neem - A Tree for Solving Global Problems, NCBI Bookshelf
- Northern Territory Government (Australia), Neem weed profile
- IUCN Red List of Threatened Species, Azadirachta indica assessment
- PubMed Central, Neem oil poisoning - case report of toxic encephalopathy
- Global Biodiversity Information Facility, Azadirachta indica species page
Domande frequenti
Il neem è tossico per gatti o cani?
L’albero e le foglie sono generalmente considerati non tossici al contatto o in caso di ingestione accidentale limitata. Il rischio documentato riguarda l’olio concentrato dei semi ingerito puro, da tenere fuori dalla portata di animali e bambini.
Si può coltivare il neem nella Francia metropolitana?
Solo in un grande contenitore in serra riscaldata e molto luminosa. Questo albero tropicale non tollera gelate prolungate e non può svernare in piena terra fuori da climi tropicali o molto miti.
Il neem è invasivo?
Nella Francia metropolitana non gli è riconosciuto uno stato invasivo, perché il clima non è adatto. In Australia, nel Territorio del Nord, è invece classificato come infestante di classe B dal 2014, dopo aver invaso diversi sistemi fluviali.
Come si distingue il neem da Melia azedarach?
Melia azedarach ha foglie bipennate, più suddivise, e frutti tossici per molti animali; il neem ha foglie semplicemente pennate e frutti considerati privi di rischi al contatto ordinario. Il nome scientifico resta il riferimento più sicuro.
A cosa serve l’olio di neem?
Estratto dai semi, contiene azadiractina, che altera la crescita e la riproduzione di molti insetti. Si usa in agricoltura come insetticida naturale e non è destinato all’ingestione umana o animale.
Il neem è commestibile?
In alcune regioni indiane le giovani foglie e i fiori cotti si consumano in piccole quantità e il frutto maturo viene talvolta mangiato crudo. Questi usi tradizionali non comprendono mai l’olio concentrato dei semi.
Da dove viene il nome neem?
Deriva dal sanscrito nimba, passato in hindi come nim e ripreso in molte lingue. Il francese margousier deriverebbe invece dal portoghese amargoso, amaro.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.



