Celidonia (Chelidonium majus, )
La Celidonia (Chelidonium majus) è un’erbacea perenne delle Papaveraceae, nativa di Europa, Nordafrica e Asia occidentale. Forma colonie ruderali presso siepi, muri e scarpate; si riconosce soprattutto dal lattice aranciato che affiora appena un fusto viene spezzato.
Leggi di piùCelidonia e Greater celandine
Posizionala alla luce indiretta o in una stanza ombreggiata.
Mezzombra o ombra leggera





© foto
(c) Andreas Rockstein, some rights reserved (CC BY-SA) · cc-by-sa
Sarah Faulwetter · cc0
Piermario Maculan · cc0
Taken Aug 10, 2022 by Andrzej Konstantynowicz (cc-by-sa)
Taken Mar 24, 2020 by Marie-Claude Deboin (cc-by-sa)
Taken Mar 31, 2022 by Llandrich anna (cc-by-sa)
© copyright of the Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew.
Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Chelidonium majus copre Europa, Nordafrica e Asia occidentale fino alla Siberia occidentale e all’Iran settentrionale, con popolazioni in Macaronesia. Introdotta diffusamente in America settentrionale, si è naturalizzata fino a essere classificata infestante in diversi Stati del Midwest.
- Autoctona6
- Introdotta1
- Invasiva1
- Francia
- Germania
- Regno Unito
- Russia
- Iran
- Portogallo
- Canada
- Stati Uniti
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
La Celidonia (Chelidonium majus L., 1753) è un’erbacea perenne delle Papaveraceae, unica specie del genere Chelidonium ampiamente diffusa in Europa. Il nome generico deriva dal greco antico khelidôn, rondine: secondo una credenza antica la fioritura coincideva con l’arrivo primaverile di questo uccello migratore. 6 1
Una leggenda successiva raccontava che la rondine curasse gli occhi dei piccoli con il lattice della pianta: da qui il nome francese éclaire, legato all’idea di schiarire la vista. È un racconto relativo al nome, distinto dall’impiego documentato. L’espressione francese «herbe aux verrues» richiama invece l’applicazione del lattice sulla pelle per trattare le verruche. 8 5
Riconoscimento
Alla rottura di un fusto o di una foglia affiora subito un lattice aranciato o giallo vivo. Questo carattere distingue la Celidonia anche da Ficaria verna, con cui può essere confusa e che non lo produce. Le foglie pennate, verde bluastro, hanno foglioline lobate dai margini ondulati, riunite in rosetta basale prima dello sviluppo dei fusti fiorali. 6 4
Eretti, ramificati, fragili e leggermente pelosi, i fusti raggiungono solitamente 30–60 cm, fino a 100–120 cm nei terreni freschi e ombreggiati, dove gli internodi si allungano alla ricerca della luce. I fiori, larghi 1,5–2,5 cm, hanno quattro petali gialli e sono riuniti in piccole ombrelle terminali di 2–6 fiori, aperti da maggio ad agosto. 4 3
Dopo la fioritura si forma una capsula sottile e allungata, frutto secco delle Papaveraceae che si apre a maturità liberando semi neri. Una pianta priva di lattice visibile o con fiori a cinque petali non è Chelidonium majus: i suoi fiori ne hanno sempre quattro. 6
Tassonomia utile
Il nome accettato è Chelidonium majus L., pubblicato nel 1753 in Species Plantarum. Oltre alla forma tipo, è riconosciuta una sottospecie dai fiori più grandi:
- Chelidonium majus subsp. majus, forma tipo diffusa dalla Macaronesia all’Iran
- Chelidonium majus subsp. grandiflorum (DC.) Printz, di Siberia, Cina e Corea, dai fiori più grandi
- Chelidonium majus var. laciniatum (Mill.) Arcang., forma dal fogliame frangiato da cui deriva la cultivar Laciniatum
Le forme orticole Laciniatum e Flore Pleno circolano soprattutto con questi nomi commerciali; per la seconda non è riconosciuto uno stato distinto di varietà botanica. 1 2
Habitat e distribuzione
Europa, Nordafrica e Asia occidentale fino alla Siberia occidentale e all’Iran settentrionale costituiscono l’areale nativo, con popolazioni relitte in Macaronesia. In Francia la specie è nativa in tutto il territorio metropolitano, comune e senza particolari motivi di preoccupazione. 1 2
Terreni rimaneggiati e freschi vicino agli abitati, in mezzombra, sono gli ambienti prediletti: macerie, scarpate, siepi, piedi dei muri e margini dei sentieri. Introdotta in America settentrionale, la pianta vi occupa gli stessi suoli disturbati e si è naturalizzata fino a essere classificata infestante in diversi Stati del Midwest, tra cui Wisconsin e Michigan. 5 4
Ciclo e riproduzione
Da maggio ad agosto, e talvolta fino alle prime gelate nei climi miti, i fiori attirano numerosi insetti generalisti in cerca di polline. Ogni fiore produce poi una capsula sottile con semi neri lunghi circa 2 mm, ciascuno dotato di un elaiosoma bianco e carnoso. 3 7
Le formiche raccolgono i semi per l’elaiosoma e li portano al nido, dove consumano l’appendice e scartano il seme intatto nelle vicinanze. Questa dispersione, detta mirmecocoria, spiega la colonizzazione a chiazze frequente lungo le siepi. 7
La disseminazione spontanea è abbondante nei suoli rimaneggiati e basta alla moltiplicazione naturale. È possibile dividere i cespi in primavera, ma il taglio provoca un’abbondante fuoriuscita di lattice. 5
Usi e rischi
La medicina popolare ha a lungo usato il lattice aranciato contro le verruche cutanee, impiego esterno ancora documentato, e per disturbi oculari, uso oggi sconsigliato. Preparazioni di Celidonia compaiono anche in alcune formulazioni fitoterapiche moderne per i disturbi digestivi. 5 6
Numerosi alcaloidi isochinolinici, tra cui coptisina, chelidonina e sanguinarina, sono presenti in tutta la pianta e concentrati soprattutto nel lattice e nel rizoma. Il contatto con pelle o occhi provoca irritazioni e talvolta reazioni allergiche. L’ingestione, già a dosi moderate, espone a disturbi digestivi e tossicità epatica, documentata in diversi casi clinici associati a preparazioni di Celidonia. 6 4
Per gatti e cani l’ingestione accidentale di lattice o fogliame provoca disturbi digestivi simili a quelli umani. Per prudenza la pianta fresca va tenuta fuori dalla portata di bambini e animali domestici; l’impiego interno senza controllo è sconsigliato. 4
Varietà, confusioni e piante affini
Laciniatum, dal fogliame profondamente frangiato, e Flore Pleno, dai fiori doppi giallo oro, sono coltivate nelle aiuole ombreggiate per prolungare una fioritura estiva poco comune su terreni poveri. Nessuna delle due modifica la tossicità o l’ecologia della specie tipo. 1 2
Il confronto più insidioso riguarda Chelidonium majus e Ficaria verna, chiamata in inglese «lesser celandine» pur appartenendo a una famiglia diversa, le Ranunculaceae. Non condividono il fogliame pennato, il lattice aranciato o la stessa tossicità, nonostante il nome vernacolare inglese simile. 6
In America settentrionale può essere confusa anche con Stylophorum diphyllum, una Papaveracea nativa con fogliame e lattice giallo superficialmente simili, ma fiori più grandi e capsula pelosa. Il nome comune da solo non distingue queste tre piante; il nome scientifico completo le separa senza ambiguità. 4
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Chelidonium majus L.
- Tela Botanica / eFlore BDTFX, Chelidonium majus
- Missouri Botanical Garden, PlantFinder Chelidonium majus
- NC State Extension, Chelidonium majus - Greater Celandine
- Plants For A Future, Chelidonium majus
- Wikipedia (en), Chelidonium majus
- PMC, Transcriptome analysis of Chelidonium majus elaiosomes and seeds
- LPO, Grande Chélidoine
Domande frequenti
Il lattice della Celidonia è pericoloso?
Sì, per contatto e ingestione. Il lattice aranciato irrita pelle e occhi; l’intera pianta contiene alcaloidi isochinolinici tossici se ingeriti, con un rischio documentato di danno epatico.
Da dove viene il nome francese éclaire della Celidonia?
Da una credenza popolare secondo cui la rondine usava il lattice per curare gli occhi dei piccoli. L’impiego oculare tradizionale è oggi sconsigliato.
Si può confondere Chelidonium majus con Ficaria verna?
Il nome inglese celandine indica sia Chelidonium majus sia Ficaria verna. Sono piante non strettamente imparentate, appartenenti a famiglie diverse: Papaveraceae e Ranunculaceae.
Come si disperdono i semi della Celidonia?
Ogni seme nero porta un elaiosoma bianco e carnoso che le formiche trasportano al nido. Consumano l’appendice e abbandonano il seme intatto nelle vicinanze, favorendo la colonizzazione a chiazze.
La Celidonia è invasiva?
In Francia, dove è nativa, resta una comune pianta ruderale senza stato invasivo. Introdotta in America settentrionale, si è invece naturalizzata fino a essere classificata infestante in diversi Stati del Midwest.
Esistono varietà orticole di Chelidonium majus?
Sì, Laciniatum, dal fogliame profondamente frangiato, e Flore Pleno, dai fiori doppi, sono coltivate in aiuole ombreggiate. Nessuna delle due è una specie distinta dalla forma spontanea.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.




