Biancospino comune (Crataegus monogyna, Jacq. 1775)

Biancospino comune (Crataegus monogyna Jacq., 1775) è un arbusto o piccolo albero spinoso delle Rosaceae, nativo di quasi tutta l’Europa fino al Caucaso e al Maghreb settentrionale. Si distingue da Crataegus laevigata per le foglie più profondamente lobate, i fiori con un solo stilo e i frutti con un solo nocciolo. Molto piantato nelle siepi campestri per le spine e la tolleranza alle potature, nutre oltre un centinaio di specie di insetti e offre cibo invernale agli uccelli.

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Nome scientificoCrataegus monogyna
GenereCrataegus
OrdineRosales

Biancospino comune, Common hawthorn e Whitethorn

Identità
Tossicità
Non tossico per gatti, cani e cavalli (ASPCA); noccioli non commestibili
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Arbusti · Piccolo albero · Siepe campestre
Tipo di foglie
Caducifoglia
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
FranciaRegno UnitoIrlandaEuropa centrale e settentrionaleCaucaso e Vicino OrienteNordafrica
Habitat
Siepi, margini boschivi, incolti e pendii calcarei; in Francia fino a 1.600 m di quota
Stagionalità
Fioritura
Primavera
Raccolta
Autunno
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
4/10
Tempo di maturazione
10–20 anni per un esemplare sviluppato; longevità plurisecolare se isolato
Diametro della chioma
400–800 cm
Propagazione
Semina, Trapianto
Clima e acqua
Temperatura tollerata
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona, usato nelle siepi frangivento
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
Sì
Suolo
Tipi di terreno
Gessetto, Argilla, Terra franca, Sabbia
Tolleranza al sale
Tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Offrile alcune ore di sole diretto al giorno, preferibilmente al mattino o alla sera.

Pieno sole o mezz’ombra
Esterno
Siepe campestre, Grande giardino, Parco, Terra piena
Aspetto
Altezza200–1000 cmLarghezza400–800 cm
Foglie
VerdeGiallo
Fiori
BiancoRosa
Frutti
Rosso
Portamento
Biancospino comune (Crataegus monogyna): origine e usi — portamento 1
Corteccia
Marrone

Distribuzione mondiale

POWO colloca l’areale nativo di Crataegus monogyna in quasi tutta l’Europa fino a circa 60° di latitudine nord, attorno al Caucaso, nel Maghreb settentrionale e in parte del Vicino Oriente fino all’Iraq. In Francia la specie è molto comune fino a 1.600 m. Introdotta per siepi e foraggio in Nordamerica, Argentina, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda, si è naturalizzata fino a risultare localmente invasiva in alcuni ambienti aperti.

  • Autoctona6
  • Introdotta3
  • Invasiva2
  • Francia metropolitana
  • Regno Unito
  • Irlanda
  • Europa centrale e settentrionale
  • Caucaso e Vicino Oriente
  • Nordafrica
  • America settentrionale
  • Argentina
  • Sudafrica
  • Australia
  • Nuova Zelanda

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Il Biancospino comune (Crataegus monogyna Jacq., 1775) è un arbusto spinoso delle Rosaceae. Cresce come siepe potata o piccolo albero isolato in quasi tutta l’Europa. Il naturalista Nikolaus Joseph von Jacquin lo descrisse con questo nome nel 1775; POWO mantiene oggi questa denominazione come accettata. 1 8

L’epiteto monogyna unisce il greco monos, «uno solo», e gunê, «pistillo» o «stilo». Richiama il carattere che separa la specie da Crataegus laevigata, con due o tre stili per fiore anziché uno. Il francese aubépine deriva dal latino alba spina, «spina bianca», riferito alla corteccia chiara dei giovani rami e al colore dominante della fioritura. 5

Riconoscimento

Un arbusto di Crataegus monogyna può essere tenuto in siepe o crescere libero come piccolo albero fino a 10 m. Gli esemplari isolati superano talvolta 300–500 anni. I giovani rami lisci, bruno-aranciati, portano spine corte fino a 1,25 cm, che induriscono con l’età. La corteccia grigia, inizialmente liscia, si fessura in scaglie sugli alberi vecchi. 4 2

Lamine lunghe 1–6 cm sono profondamente divise in 3–7 lobi, aperti ad ampio angolo e talvolta incisi quasi fino alla nervatura centrale. Questa incisione distingue la specie da Crataegus laevigata, dai lobi meno profondi e numerosi. I fiori bianchi, a volte rosati, riuniti in corimbi, misurano 10–15 mm e hanno 5 petali e numerosi stami con antere rosa. 5 4

Il piccolo pomo rosso vivo misura 6–11 mm e matura a fine estate. Contiene un solo nocciolo, con un solo seme: questo carattere distingue la specie da Crataegus laevigata, che ne presenta due o tre per frutto. 4 2

Tassonomia utile

Per il biancospino comune POWO accetta Crataegus monogyna Jacq. nelle Rosaceae, con areale nativo dall’Europa al Caucaso, al Nordafrica e all’Iraq. Il genere Crataegus comprende centinaia di sinonimi e forme locali, a lungo descritte come varietà distinte prima di essere ricondotte a questa specie. Due esempi sono Crataegus monogyna var. laciniata Ledeb. e Crataegus monogyna f. pteridifolia (Lodd. ex Loudon) Rehder. 1 8

Crataegus oxyacantha è un nome oggi considerato ambiguo, usato a lungo per la stessa pianta. I tassonomisti lo hanno abbandonato, ma una parte della vecchia letteratura fitoterapica cita ancora Crataegus monogyna con questa denominazione storica. 4

Habitat e distribuzione

Quasi tutta l’Europa fino a circa 60° di latitudine nord, l’area caucasica, il Maghreb settentrionale e parte del Vicino Oriente fino all’Iraq rientrano nell’areale nativo. In Francia Crataegus monogyna è comune su quasi tutto il territorio, fino a 1.600 m di quota. 1 5

Siepi, margini boschivi, incolti e pendii calcarei ospitano la specie, che preferisce ambienti disturbati o semiaperti al sottobosco fitto. Introdotta per siepi e foraggio in Nordamerica, Argentina, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda, vi si è naturalizzata, risultando localmente invasiva in alcuni ambienti aperti. 4

Ciclo e riproduzione

Tra aprile e giugno, secondo la latitudine, si svolge la fioritura impollinata dagli insetti. L’odore, spesso sgradevole per l’uomo, attira soprattutto mosche e coleotteri necrofagi anziché api. È un carattere condiviso con altre Rosaceae a fioritura precoce. 5

Da settembre a ottobre maturano i frutti. Tordi, beccofrusoni e piccoli mammiferi mangiano la polpa ed espellono il nocciolo intatto, disperdendo i semi. A terra il seme germina raramente senza il passaggio nel tubo digerente o una doppia stratificazione, prima calda poi fredda, protratta per mesi. Questa dormienza spiega in parte la lenta rigenerazione naturale dove manca la dispersione animale. 3

La moltiplicazione in coltura avviene soprattutto mediante semina dopo stratificazione o innesto per conservare le cultivar ornamentali. Una siepe potata, piegata e intrecciata secondo la tecnica tradizionale rimane viva e funzionale per decenni. 3

Usi e rischi

Il legno chiaro e denso serve per piccoli componenti meccanici e come combustibile: sviluppa molto calore e poco fumo. Le spine e la tolleranza alle potature ripetute spiegano l’uso prevalente nelle siepi campestri difensive e la tradizione europea delle siepi vive intrecciate. 4

Farinosi e poco dolci da crudi, i frutti si trasformano cuocendoli in gelatine, sciroppi o vino. Foglie giovani e petali si mangiano crudi in insalata: un uso documentato dal Medioevo inglese come «pane e formaggio». 4

Gli estratti delle foglie e dei fiori, ricchi di flavonoidi e acidi triterpenici, sono fra i più studiati nella fitoterapia cardiovascolare. Diversi studi clinici ne hanno esplorato l’impiego complementare nell’insufficienza cardiaca lieve, senza sostituire un trattamento prescritto. L’ASPCA classifica il biancospino come non tossico per gatti, cani e cavalli; solo i noccioli, da non masticare, contengono tracce di composti cianogenici, come in molte Rosaceae a pomo. 6 4

Varietà, confusioni e piante affini

Alcune cultivar differiscono dalla forma spontanea: 'Stricta' ha portamento fastigiato stretto, utile nei filari con poco spazio; 'Biflora' talvolta rifiorisce in pieno inverno e corrisponde alla spina sacra di Glastonbury, legata alla leggenda inglese di Giuseppe d’Arimatea. 'Inermis' è stata selezionata per i rami quasi privi di spine. 2 4

La distinzione più frequente riguarda Crataegus laevigata, con lobi fogliari meno profondi, 2–3 stili per fiore e 2–3 noccioli per frutto, contro uno solo in Crataegus monogyna. Il prugnolo (Prunus spinosa) forma anch’esso siepi spinose, ma si riconosce per i frutti blu-neri coperti di pruina e per le spine più lunghe e rigide. 4

Fonti principali

Domande frequenti

Il biancospino comune è tossico?

No. L’ASPCA considera il biancospino non tossico per gatti, cani e cavalli. Solo i noccioli, da non masticare, contengono tracce di composti cianogenici, come in molte Rosaceae a pomo.

Come distinguere Crataegus monogyna da Crataegus laevigata?

Crataegus monogyna ha foglie più profondamente lobate, fiori con un solo stilo e frutti con un solo nocciolo. Crataegus laevigata presenta lobi meno marcati, due o tre stili e due o tre noccioli per frutto.

I frutti del biancospino si possono mangiare?

Sì, cotti in gelatina, sciroppo o vino; crudi sono farinosi e poco dolci. Le foglie giovani e i petali si mangiano crudi in insalata, un uso documentato dal Medioevo inglese con il nome di pane e formaggio.

Perché il biancospino è così diffuso nelle siepi campestri?

Le spine e la tolleranza alle potature ripetute creano una barriera naturale per il bestiame. Questa qualità ha alimentato la tradizione rurale delle siepi piegate e intrecciate, che rimangono vive.

Il biancospino ha usi fitoterapici?

Gli estratti di foglie e fiori, ricchi di flavonoidi e acidi triterpenici, sono fra i più studiati nella fitoterapia cardiovascolare, come complemento e mai sostituzione di un trattamento prescritto.

Che cos’è la spina sacra di Glastonbury?

Una leggenda inglese la fa risalire al bastone piantato da Giuseppe d’Arimatea, con due fioriture annuali. L’albero originale fu abbattuto nel XVII secolo, ma la cultivar Biflora ne perpetua la discendenza per innesto.

Il biancospino comune è invasivo fuori dall’Europa?

Sì. Introdotto per siepi e foraggio in Nordamerica, Argentina, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda, si è naturalizzato e talvolta diventa invasivo negli ambienti aperti.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.