Scille maritime (Drimia maritima, )
Drimia maritima, chiamata in francese scille maritime e oignon marin, è una bulbosa perenne delle Asparagaceae, sottofamiglia Scilloideae, originaria delle sponde del Mediterraneo occidentale. Il grande bulbo affiora spesso dal terreno e alimenta, alla fine dell’estate, un alto scapo fiorale privo di foglie, che compare prima del nuovo fogliame.
Leggi di piùScille maritime, Oignon marin, Scille officinale, Urginée maritime, Squille e Sea squill
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Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Drimia maritima in senso stretto comprende il Mediterraneo occidentale, dalla penisola iberica alle Baleari, alla Francia meridionale, all’Italia, al Marocco e all’Algeria. Il complesso Drimia maritima in senso ampio, difficile da distinguere solo in base alla morfologia, viene talvolta esteso a tutto il bacino mediterraneo e al Vicino Oriente, dove diverse popolazioni appartengono in realtà a specie affini.
- Autoctona8
- Introdotta2
- Spagna
- Portugal
- Francia
- Italia
- Marocco
- Algeria
- Grecia
- Israele
- Stati Uniti
- India
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Drimia maritima (L.) Stearn, 1978, chiamata in francese scille maritime o oignon marin, è una bulbosa perenne del genere Drimia, famiglia Asparagaceae, sottofamiglia Scilloideae. Nelle classificazioni più antiche era inclusa nelle Hyacinthaceae oppure nelle Liliaceae. 1 8
Carl von Linné descrisse inizialmente la specie nel 1753 con il nome Scilla maritima L.; la combinazione attuale risale soltanto al 1978 ed è opera del botanico William Thomas Stearn. 1 2
Nella letteratura medica e farmacologica il nome squille ricorre più dei sinonimi latini, fra cui Urginea maritima (L.) Baker, tuttora citato negli studi di farmacognosia. Nel francese corrente anche scille officinale e urginée maritime indicano la stessa pianta. 7 4
Riconoscimento
A differenza della maggior parte delle bulbose mediterranee, che rimangono interrate tutto l’anno, il bulbo di Drimia maritima affiora ampiamente dal terreno. Questo lo rende riconoscibile anche fuori dal periodo di fioritura. Può raggiungere 20 cm di diametro e 1 kg di peso; sulle pendici rocciose costiere cresce spesso in gruppi. 2 4
In primavera il bulbo produce una decina di grandi foglie lanceolate e coriacee, lunghe fino a quasi 1 m, una misura ben superiore al diametro del bulbo. Ingialliscono e seccano prima dell’estate: inizia così il riposo estivo, un ciclo stagionale che si ripete ogni anno e non indica una malattia. 2
La fioritura avviene in seguito, alla fine dell’estate, senza foglie visibili. Uno scapo eretto alto da 1,5 a 2 m porta un racemo denso di piccoli fiori bianchi di circa 1,5 cm, con sei tepali segnati da una nervatura centrale più scura. Il frutto è una capsula secca di circa 1,2 cm, che libera semi appiattiti dispersi dal vento. 2
Tassonomia utile
Per orientarsi nella letteratura antica e farmaceutica è utile conoscere i principali sinonimi.
- Scilla maritima L., basionimo pubblicato nel 1753
- Urginea maritima (L.) Baker, molto usato in farmacognosia
- Charybdis maritima (L.) Speta, nome adottato dall’inventario naturalistico francese
- Squilla maritima (L.) Steinh.
- Ornithogalum maritimum (L.) Lam.
L’Inventaire National du Patrimoine Naturel adotta attualmente Charybdis maritima come nome di riferimento, mentre Kew mantiene Drimia maritima. Le due banche dati indicano la stessa pianta, ma il genere accettato cambia secondo il repertorio tassonomico utilizzato. Per questo entrambe le denominazioni continuano a comparire nei cataloghi. 1 5
La specie appartiene inoltre a un gruppo di piante mediterranee molto simili, difficili da separare soltanto in base alla morfologia e distinte soprattutto dal numero di cromosomi. Il nome scientifico rimane quindi un riferimento più affidabile dell’aspetto generale per identificare una pianta precisa. 1 8
Habitat e distribuzione
L’areale nativo di Drimia maritima comprende il Mediterraneo occidentale, dalla penisola iberica alle Baleari, alla Francia meridionale, all’Italia, al Marocco e all’Algeria. La pianta cresce nelle garighe, nei prati rocciosi e sui terreni sabbiosi, spesso molto vicino alla costa, ma tollera anche posizioni più ombreggiate nell’entroterra. 1 2
Fuori da questo areale in senso stretto, un insieme più ampio di popolazioni affini occupa il resto del bacino mediterraneo e parte dell’Asia occidentale. Nel XX secolo la specie è stata introdotta come coltura agricola anche negli Stati Uniti, in India e in Pakistan, con lo scopo preciso di sviluppare varietà ricche di tossine per la lotta contro i roditori. 2 3
Ciclo e riproduzione
Il ciclo di Drimia maritima segue il ritmo del clima mediterraneo. Le foglie crescono in inverno e in primavera, il periodo più umido dell’anno, e scompaiono prima della siccità estiva. Privo di fogliame, il bulbo trascorre tutta l’estate in completo riposo, senza parti aeree visibili. 2
La fioritura arriva alla fine dell’estate e in autunno, prima che compaiano nuove foglie. Questa fioritura senza foglie, fuori stagione rispetto alla maggior parte delle altre piante mediterranee, viene impollinata sia dagli insetti, fra cui l’ape domestica e alcune vespe, sia dal vento. 9 2
La divisione dei bulbilli che si formano intorno al bulbo madre consente una fioritura più rapida rispetto alla semina, che richiede spesso diversi anni prima di produrre il primo fiore. 4
Usi e rischi
Il papiro di Ebers dell’antico Egitto menziona già Drimia maritima, documentando un impiego medicinale che risale a diversi millenni fa. L’uso tradizionale contro l’edema si basa sulle proprietà diuretiche dei suoi glicosidi cardiotonici. 6
Questi composti, i bufadienolidi, possono rappresentare fino al 3 % del peso della pianta. La scilliroside, presente in tutti gli organi, è più attiva dello scillarene A. La forma a bulbo rosso ne contiene quantità maggiori, mentre quella bianca contiene soprattutto il secondo composto, meno attivo. Alcuni di questi principi purificati sono ancora impiegati sotto stretto controllo medico, mai per l’automedicazione. 4 2
Drimia maritima è anche un rodenticida tradizionale. I ratti la consumano nonostante l’amarezza e muoiono per la scilliroside, mentre la maggior parte degli altri animali la evita o la rifiuta. Questa selettività ha rinnovato l’interesse agricolo per la pianta quando alcune popolazioni di ratti sono diventate resistenti alla warfarina. 2 4
Anche senza utilizzarla, il contatto con la linfa del bulbo fresco è caustico e può irritare la pelle o provocare vesciche. L’ingestione accidentale da parte di un bambino o di un animale domestico richiede un parere medico o veterinario immediato. 4
Varietà, confusioni e piante affini
A differenza delle comuni piante ornamentali, Drimia maritima non possiede cultivar orticole stabilizzate. Nella pratica si distinguono due forme. Il bulbo bianco indica quella prevalente nella farmacopea europea, usata per l’elevato contenuto di scillarene A; il bulbo rosso, più ricco di scilliroside, è all’origine del nome inglese red squill. 2 4
Prima di un acquisto o di una raccolta, i riferimenti da verificare sono il nome scientifico accettato, l’areale indicato e la distinzione fra Drimia maritima in senso stretto e il complesso delle specie mediterranee affini, spesso confuse in assenza di un esame cromosomico. 1 8
Gli scapi fiorali recisi sono usati anche come fiori nelle composizioni floristiche: un impiego ornamentale distinto da qualsiasi uso medicinale o tossico della pianta. 2
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Drimia maritima (L.) Stearn
- Royal Botanic Gardens Kew, Drimia maritima (maritime squill)
- IUCN Red List, Lansdown 2018, Drimia maritima assessment
- Plants For A Future, Urginea maritima
- INPN / MNHN, Charybdis maritima, record nomenclaturale TAXREF 161772, sinonimo di Squilla maritima (fonte citata per Drimia maritima)
- Stannard 1974, Squill in ancient and medieval materia medica
- Tela Botanica, eFlore BDTFX, Drimia maritima (L.) Stearn, record nomenclaturale 23097, sinonimo del nome accettato Squilla maritima
- GBIF, Drimia maritima species profile
- Dafni & Dukas 1986, Insect and wind pollination in Urginea maritima
Domande frequenti
Drimia maritima è la stessa pianta di Urginea maritima?
Sì. Urginea maritima è un sinonimo storico di Drimia maritima, ancora molto usato nella letteratura medica e farmacologica. Il nome oggi accettato resta Drimia maritima.
Drimia maritima è tossica per gatti e cani?
Sì. La pianta contiene bufadienolidi cardiotonici, soprattutto scilliroside, presenti nel bulbo, nelle foglie e nella linfa. L’ingestione può provocare disturbi digestivi e danni al cuore.
Perché Drimia maritima fiorisce senza foglie?
Il suo ciclo segue il clima mediterraneo. Le foglie crescono in inverno e in primavera, poi seccano prima dell’estate. Lo scapo fiorale compare da solo alla fine dell’estate, quando il fogliame è già scomparso.
Il bulbo di Drimia maritima viene davvero usato come veleno per i ratti?
Sì. I ratti consumano il bulbo nonostante l’amarezza e muoiono per la scilliroside, mentre la maggior parte degli altri animali lo evita istintivamente. Per questo è un rodenticida tradizionale tuttora studiato.
Si può toccare senza rischi il bulbo di Drimia maritima?
È sconsigliato maneggiarlo a mani nude. La linfa del bulbo fresco è caustica e può provocare irritazioni o vesciche sulla pelle; per dividerlo o ripiantarlo è consigliato indossare guanti.
Drimia maritima ha ancora un impiego medicinale?
Usata storicamente contro l’edema e l’insufficienza cardiaca lieve grazie ai glicosidi cardiotonici, è stata in gran parte sostituita da composti purificati, impiegati sotto stretto controllo medico.
Che differenza c’è fra la forma a bulbo bianco e quella a bulbo rosso?
Le due forme differiscono per il colore del bulbo, bianco o rosso violaceo, e per la composizione chimica prevalente. La forma bianca è più ricca di scillarene A, quella rossa di scilliroside.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.






