Stella alpina (Leontopodium nivale, (Ten.) A.Huet ex Hand.-Mazz.)

Stella alpina (Leontopodium nivale) è una piccola perenne alpina delle Asteraceae, emblema delle alte montagne europee. I capolini sono circondati da brattee bianche rivestite da un feltro lanoso, che protegge la pianta dal freddo, dalla siccità e dai raggi ultravioletti d’alta quota. Non tossica ma protetta nella maggior parte dei massicci, si coltiva in roccaglie fresche e ben drenate.

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Nome scientificoLeontopodium nivale
GenereLeontopodium
OrdineAsterales

Stella alpina, Edelweiss e Alpine edelweiss

Identità
Tossicità
Non tossico : umani, gatti, cani e cavalli
Impegno di cura
Moderato
Tipo di pianta
Tipo di foglie
Caducifoglia
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
FranciaSvizzeraAustriaItaliaSloveniaRomania
Habitat
Rupi, praterie discontinue e ghiaioni calcarei fra 1.800 e 3.400 m di quota
Stagionalità
Fioritura
Estate
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
3/10
Tempo di maturazione
Fioritura dal secondo anno dopo la semina
Propagazione
Divisione, Semina
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona, pianta d’alta quota adattata al vento
Umidità
30–50 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
Sì
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Terreno molto drenato, Terreno minerale drenante
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Pieno sole intenso d’alta quota
Esterno
Roccia resistente al gelo, Contenitore
Vasi
Contenitore
Aspetto
Altezza10–20 cmLarghezza10–20 cm
Foglie
VerdeBianco
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — foglie 1
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — foglie 2
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — foglie 3
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — foglie 4
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — foglie 5
Fiori
BiancoGiallo
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — fiori 1
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — fiori 2
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — fiori 3
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — fiori 4
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — fiori 5
Frutti
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — frutti 1
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — frutti 2
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — frutti 3
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — frutti 4
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — frutti 5
Portamento
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — portamento 1
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — portamento 2
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — portamento 3
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — portamento 4
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — portamento 5
Corteccia
Verde
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — corteccia 1
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — corteccia 2
Stella alpina (Leontopodium nivale): origine e usi — corteccia 3

Distribuzione mondiale

L’areale nativo di Leontopodium nivale comprende le alte montagne d’Europa, dai Pirenei e dalle Alpi fino ai Carpazi e ai Balcani. La sottospecie alpinum occupa l’arco alpino, mentre la sottospecie nivale è propria dell’Appennino e dei Balcani settentrionali. La coltivazione in roccaglia fuori dai monti va distinta dall’areale originario d’alta quota.

  • Autoctona6
  • Francia (Alpi, Pirenei)
  • Svizzera
  • Austria
  • Italia
  • Slovenia
  • Romania (Carpazi)

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Stella alpina (Leontopodium nivale, (Ten.) A.Huet ex Hand.-Mazz.) è una piccola perenne montana del genere Leontopodium, nella famiglia delle Asteraceae. Il nome tedesco edelweiss unisce edel, nobile, e weiss, bianco, richiamando il candore delle brattee feltrate che coronano la pianta. 1 4

Le stelle di brattee lanose sospese sulle rupi hanno fatto della specie un emblema delle Alpi, associato all’alpinismo e alla purezza. Protetta nella maggior parte dei massicci montuosi, viene oggi coltivata nelle roccaglie a partire da piante di origine coltivata. La sua presenza in giardino va quindi distinta dalla raccolta delle popolazioni spontanee. 4 2

Riconoscimento

Un basso cespo a cuscino, alto 10–20 cm, caratterizza Leontopodium nivale. Le foglie sono lanceolate, grigiastre e coperte da un feltro lanoso. La peluria bianca riveste l’intera pianta e la protegge dal freddo, dalla siccità e dai forti raggi ultravioletti delle alte quote. 3 4

L’infiorescenza offre il dettaglio decisivo: al centro si raccolgono piccoli capolini giallastri, attorno ai quali si dispone una stella di brattee bianche a raggiera. Le parti che danno la forma stellata sono dunque brattee e non petali. È questa struttura a creare la caratteristica sagoma argentea. 4 1

La fioritura avviene in estate, fra luglio e agosto, sulle piante insediate a partire dal secondo anno. Il feltro diventa più fitto con un’esposizione luminosa: gli esemplari in pieno sole mostrano perciò il bianco più intenso e la tipica superficie lanosa ben sviluppata. 2 5

Tassonomia utile

La specie accettata è Leontopodium nivale (Ten.) A.Huet ex Hand.-Mazz., delle Asteraceae. La stella alpina delle Alpi corrisponde alla sottospecie alpinum (Cass.) Greuter, mentre la sottospecie nivale è propria dell’Appennino e dei Balcani settentrionali. Il vecchio binomio Leontopodium alpinum Cass. è oggi trattato come sinonimo della specie. 1 6

Fra i nomi scientifici da riconoscere figurano:

  • Leontopodium nivale subsp. alpinum (Cass.) Greuter, sottospecie alpina;
  • Leontopodium nivale subsp. nivale, sottospecie tipo;
  • Leontopodium alpinum Cass., binomio storico;
  • Leontopodium alpinum subsp. nivale (Ten.) Tutin, nome sinonimico;
  • Leontopodium alpinum var. nivale (Ten.) DC., nome sinonimico.

Il nome accettato Leontopodium nivale resta il riferimento stabile. Etichette orticole come Matterhorn e Mignon identificano selezioni da giardino, senza indicare specie o varietà botaniche separate. Questa distinzione permette di leggere correttamente un cartellino anche quando compare un nome commerciale. 1 3

Habitat e distribuzione

Dai Pirenei alle Alpi, ai Carpazi e ai Balcani si estende l’areale delle alte montagne europee occupato da Leontopodium nivale. La pianta vive su rupi calcaree e praterie discontinue, fra 1.800 e 3.400 m, su substrati minerali poveri e ben drenati. 4 1

Sulle creste il freddo intenso si accompagna a forte insolazione e vento disseccante. Il feltro lanoso aiuta a proteggere la pianta da queste condizioni e il cuscino basso ne limita l’esposizione al vento. La preferenza per terreno drenato e aria asciutta è anche il riferimento principale per coltivarla in giardino. 3 5

Le due sottospecie occupano territori distinti: alpinum copre l’arco alpino e i massicci dell’Europa occidentale; nivale è limitata all’Appennino e ai Balcani settentrionali. Gli esemplari coltivati in roccaglie fuori da questi monti non ampliano, per questo solo fatto, l’areale originario d’alta quota della specie. 1 6

Ciclo e riproduzione

Durante l’inverno il cuscino di questa perenne erbacea entra in riposo sotto la neve, per riprendere a vegetare in primavera. La fioritura estiva comincia dal secondo anno dopo la semina e si ripete poi ogni anno su un cespo ben insediato. 3 5

Nei capolini giallastri sono riuniti fiori minuscoli, impollinati dagli insetti d’alta quota. Si formano poi piccoli acheni secchi muniti di pappo, che favorisce la dispersione con il vento. In montagna la riproduzione per seme rimane modesta, rendendo le popolazioni selvatiche vulnerabili alla raccolta. 4 1

La divisione del cespo in primavera, ogni due o tre anni, è il metodo più affidabile per moltiplicare le piante coltivate. Ringiovanisce una ceppaia diradata e conserva i caratteri di una selezione. Funziona anche la semina primaverile a freddo, ma la germinazione è lenta e irregolare e i giovani esemplari fioriscono soltanto dal secondo anno. La divisione consente quindi di ottenere più rapidamente nuovi cuscini. 2 5

Usi e rischi

Nelle roccaglie, nelle conche e nei contenitori alpini la stella alpina trova oggi il suo principale impiego ornamentale, grazie al feltro bianco e alla sagoma stellata. Ha anche un uso tradizionale medicinale e cosmetico legato ai composti fenolici antiossidanti, sfruttati in alcune preparazioni moderne. 5 4

La specie è non tossica: non è segnalata come pericolosa per gatti, cani, cavalli o esseri umani ed è stata impiegata anche nella fitoterapia popolare. La principale attenzione riguarda dunque la conservazione delle popolazioni montane e del loro patrimonio naturale. 3 2

La raccolta eccessiva dell’Ottocento, per mazzi e ricordi di montagna, ha contribuito a rendere necessaria la tutela. Oggi la pianta è protetta nella maggior parte dei massicci alpini, dove la raccolta spontanea è vietata. Per coltivarla si parte da semi o piante di coltura, ricreando pieno sole, terreno minerale molto drenante e condizioni invernali asciutte. 4 6

Varietà, confusioni e piante affini

I nomi Matterhorn e Mignon designano selezioni compatte, scelte per la fioritura e la densità del feltro. Blossom of Snow è invece un’etichetta orticola per stelle ampie e molto bianche. Al momento dell’acquisto aiutano a orientarsi il vigore del cuscino, il candore della peluria e l’indicazione della sottospecie alpinum, la più coltivata. 2

Le somiglianze da considerare riguardano soprattutto:

  • Leontopodium nivale subsp. nivale, la stella alpina appenninica, affine ma propria dell’Italia e dei Balcani;
  • altre specie asiatiche del genere Leontopodium, talvolta proposte per le roccaglie;
  • gli gnafali lanosi di montagna, con feltro bianco simile ma privi della stella di brattee.

La stella di brattee bianche feltrate, insieme al cuscino basso e all’habitat calcareo d’alta quota, offre i riferimenti più affidabili per riconoscere Leontopodium nivale. La sola peluria bianca, condivisa da altre piante montane, non basta a identificarla. 3 1

Fonti principali

Domande frequenti

La stella alpina è tossica?

No. Leontopodium nivale non è tossica per gatti, cani, cavalli ed esseri umani. Ha anche un uso tradizionale medicinale e cosmetico legato ai composti fenolici antiossidanti.

Si può raccogliere la stella alpina in montagna?

Nella maggior parte dei casi no. Dopo la raccolta eccessiva dell’Ottocento, è protetta in molti massicci alpini e la raccolta spontanea vi è vietata. Per il giardino si usano semi o piante provenienti da coltivazione.

Perché la mia stella alpina perde il feltro bianco?

Il feltro lanoso si sviluppa soprattutto in piena luce e su terreno povero. Troppa ombra o un eccesso di azoto rendono il cespo verde e molle. Più sole e meno concime favoriscono il ritorno del bianco.

Quale substrato serve alla stella alpina?

Un substrato minerale molto drenante, da neutro a calcareo, con ghiaia, sabbia e poco terriccio. Il drenaggio conta più della fertilità perché teme i ristagni invernali.

Che differenza c’è fra le sottospecie di Leontopodium nivale?

La sottospecie alpinum è la stella alpina delle Alpi e dei massicci dell’Europa occidentale, la più coltivata; nivale è propria dell’Appennino e dei Balcani settentrionali. Entrambe appartengono a Leontopodium nivale.

È difficile coltivare la stella alpina?

Richiede soprattutto drenaggio perfetto, pieno sole e terreno povero. Ha bisogno del freddo invernale e di aria asciutta e ventilata, senza eccessi d’acqua, per restare compatta; non è una pianta d’appartamento.

Quando fiorisce la stella alpina?

Fiorisce in estate, soprattutto fra luglio e agosto. I veri fiori sono riuniti in piccoli capolini giallastri, circondati dalle brattee bianche a stella che ne caratterizzano l’aspetto.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.