Rovo comune (Rubus fruticosus, )
Rubus fruticosus è un arbusto spinoso delle Rosaceae, originario dell’Europa temperata e coltivato per le more, frutti composti da piccole drupeole nere. Il nome scientifico comprende in realtà un aggregato di centinaia di microspecie molto simili, nate da ibridazioni fissate dall’apomissia: un caso esemplare della complessità tassonomica dei rovi.
Leggi di piùRovo comune, Rovo, Blackberry e Bramble


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Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Rubus fruticosus comprende l’Europa settentrionale, centrale e orientale, in clima temperato. Introdotto fuori dall’Europa come pianta da frutto già nel XIX secolo, si è ampiamente naturalizzato ed è oggi fra le infestanti più problematiche in diversi paesi dell’emisfero australe.
- Autoctona4
- Introdotta3
- Invasiva2
- Francia metropolitana
- Germania
- Regno Unito
- Polonia
- Stati Uniti
- Cile
- Sudafrica
- Nuova Zelanda
- Australia
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Il Rubus fruticosus (Rubus fruticosus L., 1753), chiamato anche Rovo comune o Rovo, è un arbusto spinoso delle Rosaceae, nel genere Rubus. Il nome scientifico non designa una sola specie: comprende un aggregato di centinaia di microspecie tanto simili che nessuna chiave da campo riesce a separarle tutte in modo affidabile. Per il giardinaggio, la raccolta o il riconoscimento nelle siepi, Rubus fruticosus indica quindi l’intero aggregato. In inglese ricorrono i nomi Blackberry e Bramble. 1 2
Le more si raccolgono dal Neolitico: gli scavi archeologici ne attestano il consumo diversi millenni prima dell’addomesticamento del lampone. Il nome del frutto non implica però una parentela con il gelso (Morus): la somiglianza dei nomi può creare confusione, mentre rovo e gelso appartengono a due generi botanici distinti. 5
Riconoscimento
Tralci angolosi e arcuati, spesso armati di aculei uncinati, possono superare 3–4 m di lunghezza quando trovano un appoggio. Senza tutore o sostegno ricadono a formare una cupola cespugliosa piuttosto bassa: questo groviglio, più dell’altezza, permette di individuare un rovo da lontano in una siepe mista. 2 5
Composte da tre–cinque foglioline dentate, le foglie sono verde scuro sopra e più chiare sotto, portate da un picciolo anch’esso munito di aculei. Da fine maggio a luglio si aprono fiori bianchi o rosa, di 2–3 cm, con cinque petali, riuniti in piccoli grappoli molto visitati dalle api. 5 3
Prima di annerire a maturità, a fine luglio o in agosto, il frutto passa dal verde al rosso. Ogni mora riunisce numerose drupeole aderenti fra loro e resta unita al ricettacolo quando viene colta, mentre il lampone se ne stacca lasciando una cavità. 5
Tassonomia utile
Il binomio Rubus fruticosus L. presenta un problema raro in botanica: è ambiguo fin dall’origine. Linneo lo descrisse nel 1753 da un insieme di campioni oggi attribuiti a specie distinte, fra cui Rubus plicatus e Rubus ulmifolius. Il campione tipo corrisponde a R. plicatus, ma l’uso corrente del nome è molto più ampio. 1
Per indicare queste centinaia di microspecie del sottogenere Rubus, i botanici usano Rubus fruticosus agg. (aggregato). Derivano da ibridazioni ripetute fra sezioni vicine, fissate tramite apomissia: il seme riproduce la pianta madre senza un completo rimescolamento genetico, moltiplicando forme stabili ma estremamente simili. 2
Nell’uso quotidiano, dal giardinaggio alla raccolta e al riconoscimento delle siepi, il nome dell’aggregato è più che sufficiente. Distinguere ogni microspecie richiede una disciplina specialistica, la batologia, che si basa sugli erbari di riferimento. 1
Habitat e distribuzione
Originario dell’Europa settentrionale, centrale e orientale, Rubus fruticosus vive in clima temperato. Colonizza siepi, margini forestali, incolti, scarpate e terreni abbandonati, su suoli tanto poveri quanto ricchi, al sole come a mezz’ombra. 1 3
Fuori dall’Europa, le introduzioni come pianta da frutto risalgono già al XIX secolo e sono state seguite da un’ampia naturalizzazione. Piantato in Australia fin dagli anni 1840, l’aggregato Rubus fruticosus vi infesta oggi quasi 9 milioni di ettari ed è fra le peggiori infestanti del paese; un’espansione paragonabile si osserva in Nuova Zelanda, negli Stati Uniti e in Cile. 4
Ciclo e riproduzione
Ogni tralcio vive due anni su un ceppo perenne, come nel lampone: il primo anno cresce soltanto vegetativamente e si chiama primocano; il secondo, divenuto floricano, fiorisce, fruttifica e poi deperisce mentre un nuovo primocano prende il suo posto. 2
La propaggine spontanea distingue però il rovo: quando l’estremità di un tralcio tocca il terreno, emette radici e forma un nuovo cespo. Questo spiega la rapida espansione a macchia d’olio, indipendente dall’impollinazione. 4
Uccelli e mammiferi che mangiano le more disperdono la maggior parte dei semi; in Australia spicca il ruolo delle volpi. Una volta introdotta la pianta, questo meccanismo accelera la colonizzazione dei terreni disturbati. 4
Usi e rischi
Dalla fine di luglio a novembre, secondo il clima, le more si mangiano crude o cotte, in confettura, sciroppo o dolci. I giovani germogli primaverili, pelati, si consumano in insalata; le foglie essiccate danno una tisana tradizionale impiegata come astringente contro la diarrea o il mal di gola. 3
Nella coltivazione da frutto due fattori incidono direttamente sul raccolto: il pieno sole rende le more più dolci e riduce le malattie fungine, mentre a mezz’ombra fioritura e fruttificazione diminuiscono nettamente. Anche l’eccesso di azoto penalizza i frutti: favorisce le foglie e rende i tralci più sensibili alla botrite. 2
Per le persone e i comuni animali domestici la pianta non è tossica: non sono riportati pericoli rilevanti. Solo le more ancora verdi possono causare lievi disturbi digestivi se consumate in grande quantità. 3
Fuori dall’areale nativo, il rischio principale è il carattere invasivo. In Australia i costi annuali di contenimento e le perdite agricole dovute al rovo superano 100 milioni di dollari, nonostante l’introduzione del fungo della ruggine Phragmidium violaceum come agente di lotta biologica, dall’efficacia limitata. 4
Varietà, confusioni e piante affini
Le selezioni da frutto coltivate, perlopiù senza spine, derivano dall’aggregato Rubus fruticosus. Chester, Triple Crown, Loch Ness e Navaho combinano portamento eretto o semieretto, assenza di aculei e frutti grandi e regolari, molto più pratici da raccogliere di quelli di un rovo spontaneo. 2
Tra le piante più facili da confondere si trovano:
- Rubus idaeus, il lampone, il cui frutto si stacca dal ricettacolo lasciando una cavità;
- Rubus caesius, il rovo bluastro, dai frutti coperti di pruina azzurrina, che si ibrida facilmente con Rubus fruticosus;
- Rubus ulmifolius, una delle principali specie dell’aggregato, con fogliame più spiccatamente persistente.
La cupola spinosa, il frutto che rimane unito al ricettacolo e la capacità di radicare quando il tralcio tocca il suolo sono i caratteri più affidabili per confermare il riconoscimento di Rubus fruticosus sul campo. 5 2
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Rubus fruticosus L.
- Royal Horticultural Society, Rubus fruticosus agg., rovo da more
- Plants For A Future, Rubus fruticosus
- Weeds Australia, rovo europeo (aggregato Rubus fruticosus)
- Woodland Trust, rovo (Rubus fruticosus)
- Tela Botanica, Rubus fruticosus L.
- INPN / MNHN, Rubus fruticosus L., 1753
- GBIF, Rubus fruticosus L.
Domande frequenti
Rubus fruticosus è tossico?
No. Frutti, giovani germogli e foglie essiccate in tisana si consumano tradizionalmente senza pericoli rilevanti per le persone o i comuni animali domestici. Solo le more ancora verdi possono causare lievi disturbi digestivi se mangiate in grande quantità.
Perché il nome Rubus fruticosus è considerato ambiguo?
Linneo lo descrisse nel 1753 da un insieme di campioni oggi attribuiti a più specie distinte. Nell’uso pratico il nome indica un aggregato di centinaia di microspecie molto simili, una definizione più che sufficiente per il giardinaggio o la raccolta.
Che differenza c’è tra la mora e il lampone?
Entrambi i frutti sono aggregati di drupeole, ma la mora resta unita al ricettacolo quando viene raccolta, mentre il lampone se ne stacca lasciando una cavità. Il lampone ha nome scientifico Rubus idaeus.
Come si pota un rovo da frutto in giardino?
Dopo la raccolta si tagliano alla base i tralci che hanno fruttificato, detti floricani, destinati a seccare naturalmente. I giovani tralci dell’anno si conservano e si legano a un sostegno: fruttificheranno l’anno successivo.
Rubus fruticosus diventa invasivo?
Fuori dall’areale nativo sì. In Australia l’aggregato Rubus fruticosus infesta quasi 9 milioni di ettari ed è fra le peggiori infestanti del paese, nonostante l’introduzione di un fungo della ruggine come agente di lotta biologica.
Esistono varietà senza spine da coltivare in giardino?
Sì. Chester, Triple Crown, Loch Ness e Navaho sono selezioni da frutto senza spine, a portamento eretto o semieretto, molto più facili da raccogliere rispetto a un rovo spontaneo.
Perché i frutti del rovo e del gelso hanno nomi così simili?
Il nome mora deriva dal latino morum, che in origine indicava il frutto del gelso (Morus). Il termine è poi passato al frutto del rovo per la somiglianza del colore, benché le due piante non abbiano parentela botanica.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.


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