Bubbolini (Silene vulgaris, )
I Bubbolini (Silene vulgaris (Moench) Garcke, 1869) sono un’erbacea perenne della famiglia delle Caryophyllaceae, diffusa nei prati, sulle scarpate e ai bordi dei sentieri dell’Europa temperata, dell’Africa settentrionale e dell’Asia occidentale. Il calice rigonfio, percorso da una rete di nervature porporine, forma una piccola vescica traslucida dietro cinque petali bianchi profondamente divisi. La specie è anche un modello di studio della biologia evolutiva, perché le sue popolazioni comprendono individui ermafroditi e individui esclusivamente femminili.
Leggi di piùBubbolini, Silene rigonfia, Strigoli, Bladder campion e Maidenstears
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Distribuzione mondiale
Secondo POWO, l’areale nativo di Silene vulgaris comprende l’Europa temperata, la Siberia sudoccidentale, la Macaronesia e l’Africa settentrionale. La specie si è poi ampiamente naturalizzata in America settentrionale e meridionale, in Australia, in Nuova Zelanda e in Giappone, dove colonizza ambienti aperti molto simili a quelli dell’areale originario.
- Autoctona4
- Introdotta3
- Francia metropolitana (Corsica compresa)
- Europa temperata e mediterranea
- Africa settentrionale
- Siberia sudoccidentale
- Stati Uniti
- Australia
- Nuova Zelanda
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
I Bubbolini (Silene vulgaris (Moench) Garcke, 1869) sono una pianta erbacea perenne del genere Silene, nella famiglia delle Caryophyllaceae. L’epiteto vulgaris significa «comune»: la specie non ha nulla di raro e colonizza prati, scarpate e bordi dei sentieri in tutta l’Europa temperata. 1 3
Una ricombinazione ha prodotto il nome accettato: Christian Ehrenfried Moench descrisse dapprima la pianta come Behen vulgaris nel 1794, poi il botanico tedesco Christian August Friedrich Garcke la riclassificò nel genere Silene nel 1869. 2 3
Il nome francese che richiama il rigonfiamento si riferisce al carattere che distingue la pianta dalle altre Caryophyllaceae: un calice vescicoloso, gonfio come una piccola vescica e percorso da una rete di nervature spesso porporine, mentre la maggior parte delle specie affini presenta un calice tubolare poco appariscente. Riempito d’aria e battuto sul dorso della mano, questo stesso calice scoppia con uno schiocco secco, all’origine del gioco infantile francese del «claquet», una pratica ancora documentata sul campo. 6
Riconoscimento
Nei Bubbolini il cespo è eretto e ramificato, glabro dalla base fino al fiore, alto 20–70 cm secondo le condizioni di coltivazione. Le foglie, opposte, glauche e prive di peli, sono ovato-lanceolate alla base e diventano più strette e lineari verso l’apice dei fusti. 4 5
Cinque petali bianchi profondamente divisi in due lobi compongono il fiore, largo 1,2–2,5 cm. Il vero carattere distintivo rimane il calice: gonfio, membranoso, reticolato da nervature visibili, persiste a lungo dopo la caduta dei petali, diversamente da quello della maggior parte delle altre Caryophyllaceae, tubolare e discreto. 4
Verso sera si aprono soprattutto i fiori: il loro profumo diventa allora percepibile e attira le farfalle notturne, che svolgono gran parte dell’impollinazione, mentre gli insetti diurni intervengono solo occasionalmente. È un tratto condiviso con diverse altre specie notturne di Silene. 5
Tassonomia utile
Per il repertorio POWO, Silene vulgaris (Moench) Garcke è il nome accettato, nella sottofamiglia delle Caryophylloideae e nella tribù delle Sileneae. Nella letteratura meno recente circolano ancora diversi sinonimi:
- Behen vulgaris Moench (basionimo)
- Cucubalus behen L.
- Silene cucubalus (L.) Wibel
- Silene venosa (Gilib.) Asch.
La specie comprende inoltre una decina di sottospecie e varietà riconosciute da POWO, spesso legate ad ambienti particolari: la sottospecie glareosa cresce sui ghiaioni dai Pirenei ai Carpazi, aetnensis è propria dell’Etna e commutata occupa le coste mediterranee. Più compatti e spesso più carnosi della forma tipo, questi ecotipi costieri e montani hanno a lungo alimentato confusioni con specie affini del litorale. 1 3
Habitat e distribuzione
Dall’Europa temperata alla Siberia sudoccidentale, con la Macaronesia e l’Africa settentrionale, si estende l’areale nativo indicato da POWO. La specie vive nei prati, sulle scarpate, lungo i sentieri e nei terreni coltivati o rimaneggiati, su suolo neutro o alcalino; evita nettamente i terreni acidi. 1 5
Fuori dall’areale nativo europeo, i Bubbolini si sono ampiamente naturalizzati in America settentrionale e meridionale, in Australia, in Nuova Zelanda e in Giappone. Vi colonizzano ambienti aperti simili a quelli originari, senza uno status di invasività documentato fino a oggi. 3
Ciclo e riproduzione
Da giugno ad agosto fioriscono i Bubbolini nei climi temperati; la fruttificazione prosegue fino a settembre. La capsula eretta si apre mediante sei denti ricurvi e libera numerosi piccoli semi tubercolati, dispersi soprattutto intorno alla pianta madre. 4
Il sistema riproduttivo ginodioico dei Bubbolini ne fa un modello di riferimento in biologia evolutiva, senza equivalenti nella maggior parte delle altre Caryophyllaceae: nella stessa popolazione convivono individui ermafroditi e individui con soli fiori femminili, che non producono polline. Geni mitocondriali che interrompono la formazione del polline spiegano questo squilibrio fra le due forme; alcuni individui lo controbilanciano grazie a geni nucleari che ripristinano la fertilità. 7 8
Il conflitto fra genoma mitocondriale e nucleare ha reso i Bubbolini un organismo modello della genetica evolutiva da diversi decenni, molto prima che la pianta fosse conosciuta dal grande pubblico per i giovani germogli commestibili. I ricercatori confrontano oggi i trascrittomi mitocondriali dei fiori femminili ed ermafroditi per identificare i geni esatti responsabili della sterilità maschile citoplasmatica. 8
Usi e rischi
Raccolti prima della fioritura, i giovani germogli e le foglie si consumano cotti in diverse cucine mediterranee: nel risotto o fritti con aglio in Italia, nel gazpacho freddo o nel riso con collejas in Spagna, saltati in olio d’oliva a Cipro e a Creta. 4
Le saponine presenti nella pianta sono assorbite poco dall’organismo, ma risultano irritanti in grandi quantità crude e particolarmente tossiche per i pesci. La cottura distrugge una buona parte di questi composti: per questo gli usi culinari privilegiano sempre i germogli cotti. Gatti, cani ed esseri umani non sono considerati a rischio alle dosi abituali di consumo. 5
Nella tradizione i Bubbolini servivano anche come emolliente, per bagni o fumigazioni, e il succo veniva applicato contro alcune irritazioni oculari; oggi questi usi appartengono soltanto alla curiosità etnobotanica. 5
Varietà, confusioni e piante affini
Flore Pleno è la principale forma orticola coltivata: una selezione a fiori doppi dell’ecotipo costiero, censita dalla RHS come Silene vulgaris subsp. maritima. Le altre variazioni rimangono soprattutto ecologiche, anziché ornamentali. 4
Si possono confondere con i Bubbolini soprattutto queste piante:
- Silene latifolia, realmente dioica e pelosa, con calice meno reticolato e meno nettamente gonfio;
- Silene noctiflora, annuale e appiccicosa al tatto, con calice allungato anziché vescicoloso;
- gli ecotipi costieri talvolta trattati come Silene uniflora, più prostrati e carnosi, adatti agli spruzzi marini;
- Stellaria media, della stessa famiglia, ma a tappeto strisciante, senza calice gonfio né fiori altrettanto grandi.
Un unico carattere permette di distinguere queste quattro piante in ogni caso: il calice davvero gonfio, reticolato e persistente dei Bubbolini, assente sia nella pelosa Silene latifolia sia nell’appiccicosa Silene noctiflora, si associa a fusti glabri e a un’impollinazione soprattutto serale.
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Silene vulgaris (Moench) Garcke
- International Plant Names Index, Silene vulgaris (Moench) Garcke
- USDA GRIN Taxonomy for Plants, Silene vulgaris
- Royal Horticultural Society, Silene vulgaris - bladder campion
- Plants For A Future, Silene vulgaris
- Tela Botanica / eFlore, scheda etnobotanica di Silene vulgaris
- BMC Plant Biology, variabilità dei genomi plastidiali nella specie ginodioica Silene vulgaris
- PMC, geni differenzialmente espressi condivisi da due tipi di sterilità maschile citoplasmatica di Silene vulgaris
Domande frequenti
I Bubbolini sono tossici?
No, sono considerati non tossici per gatti, cani ed esseri umani. Contengono saponine irritanti se ingerite crude in grandi quantità, soprattutto tossiche per i pesci, ma la cottura le neutralizza in larga parte.
Si possono mangiare i Bubbolini?
Sì. I giovani germogli e le foglie raccolti prima della fioritura si consumano cotti, soprattutto nel risotto in Italia e in diversi piatti mediterranei in Spagna e in Grecia.
Che cos’è il calice vescicoloso dei Bubbolini?
È un calice gonfio, percorso da una rete di nervature, che avvolge la base del fiore come una piccola vescica traslucida. Persiste dopo la caduta dei petali e rimane il criterio più affidabile per identificare la specie.
Perché i Bubbolini interessano i genetisti?
Perché le popolazioni sono ginodioiche, con individui ermafroditi e individui esclusivamente femminili. Questo sistema, legato a geni mitocondriali e nucleari in conflitto, ne fa un modello di riferimento per studiare l’evoluzione dei sessi nelle piante.
Come distinguere i Bubbolini da Silene latifolia?
Silene latifolia è realmente dioica e pelosa e ha un calice meno gonfio e meno reticolato rispetto ai Bubbolini, il cui calice forma una vescica evidente e la cui pianta rimane glabra.
Da dove viene il nome francese claquet?
Questo nome regionale descrive un gioco infantile: si riempie d’aria il calice gonfio e lo si batte sul dorso della mano per farlo scoppiettare, una pratica tuttora documentata dai botanici sul campo.
I Bubbolini hanno sottospecie?
Sì, POWO ne riconosce diverse, alcune proprie dei litorali o delle montagne mediterranee, come le sottospecie glareosa, aetnensis e commutata, che formano ecotipi più compatti della forma tipo.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.



