Bubbolini (Silene vulgaris, (Moench) Garcke)

I Bubbolini (Silene vulgaris (Moench) Garcke, 1869) sono un’erbacea perenne della famiglia delle Caryophyllaceae, diffusa nei prati, sulle scarpate e ai bordi dei sentieri dell’Europa temperata, dell’Africa settentrionale e dell’Asia occidentale. Il calice rigonfio, percorso da una rete di nervature porporine, forma una piccola vescica traslucida dietro cinque petali bianchi profondamente divisi. La specie è anche un modello di studio della biologia evolutiva, perché le sue popolazioni comprendono individui ermafroditi e individui esclusivamente femminili.

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Nome scientificoSilene vulgaris
GenereSilene
OrdineCaryophyllales

Bubbolini, Silene rigonfia, Strigoli, Bladder campion e Maidenstears

Identità
Tossicità
Non tossica per gatti, cani, esseri umani; saponine irritanti da crude
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Vivace erbacea · Pianta selvatica
Tipo di foglie
Semisempreverde
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
FranciaEuropa temperata e mediterraneaAfrica settentrionaleSiberia sudoccidentale
Habitat
Prati, scarpate, sentieri e terreni coltivati o rimaneggiati; suoli neutri-alcalini, sole o leggera mezzombra
Stagionalità
Fioritura
Estate
Raccolta
Primavera
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
5/10
Tempo di maturazione
Fioritura da giugno ad agosto, fruttificazione fino a settembre secondo il clima
Propagazione
Semina
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona una volta che i fusti sono ben radicati
Umidità
40–70 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
Sì
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Suolo drenato, Suolo calcareo, Suolo perturbato
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Offrile alcune ore di sole diretto al giorno, preferibilmente al mattino o alla sera.

Dal pieno sole alla leggera mezzombra
Esterno
Bordo della strada, Prateria secca, Rudere urbano
Vasi
Grande bacino
Aspetto
Altezza20–70 cmLarghezza15–40 cm
Foglie
Verde
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — foglie 1
Fiori
BiancoDimensioni1.2–2.5 cm
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — fiori 1
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — fiori 2
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — fiori 3
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — fiori 4
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — fiori 5
Frutti
Marrone
Portamento
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — portamento 1
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — portamento 2
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — portamento 3
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — portamento 4
Bubbolini (Silene vulgaris): origine e usi — portamento 5
Corteccia
Verde

Distribuzione mondiale

Secondo POWO, l’areale nativo di Silene vulgaris comprende l’Europa temperata, la Siberia sudoccidentale, la Macaronesia e l’Africa settentrionale. La specie si è poi ampiamente naturalizzata in America settentrionale e meridionale, in Australia, in Nuova Zelanda e in Giappone, dove colonizza ambienti aperti molto simili a quelli dell’areale originario.

  • Autoctona4
  • Introdotta3
  • Francia metropolitana (Corsica compresa)
  • Europa temperata e mediterranea
  • Africa settentrionale
  • Siberia sudoccidentale
  • Stati Uniti
  • Australia
  • Nuova Zelanda

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

I Bubbolini (Silene vulgaris (Moench) Garcke, 1869) sono una pianta erbacea perenne del genere Silene, nella famiglia delle Caryophyllaceae. L’epiteto vulgaris significa «comune»: la specie non ha nulla di raro e colonizza prati, scarpate e bordi dei sentieri in tutta l’Europa temperata. 1 3

Una ricombinazione ha prodotto il nome accettato: Christian Ehrenfried Moench descrisse dapprima la pianta come Behen vulgaris nel 1794, poi il botanico tedesco Christian August Friedrich Garcke la riclassificò nel genere Silene nel 1869. 2 3

Il nome francese che richiama il rigonfiamento si riferisce al carattere che distingue la pianta dalle altre Caryophyllaceae: un calice vescicoloso, gonfio come una piccola vescica e percorso da una rete di nervature spesso porporine, mentre la maggior parte delle specie affini presenta un calice tubolare poco appariscente. Riempito d’aria e battuto sul dorso della mano, questo stesso calice scoppia con uno schiocco secco, all’origine del gioco infantile francese del «claquet», una pratica ancora documentata sul campo. 6

Riconoscimento

Nei Bubbolini il cespo è eretto e ramificato, glabro dalla base fino al fiore, alto 20–70 cm secondo le condizioni di coltivazione. Le foglie, opposte, glauche e prive di peli, sono ovato-lanceolate alla base e diventano più strette e lineari verso l’apice dei fusti. 4 5

Cinque petali bianchi profondamente divisi in due lobi compongono il fiore, largo 1,2–2,5 cm. Il vero carattere distintivo rimane il calice: gonfio, membranoso, reticolato da nervature visibili, persiste a lungo dopo la caduta dei petali, diversamente da quello della maggior parte delle altre Caryophyllaceae, tubolare e discreto. 4

Verso sera si aprono soprattutto i fiori: il loro profumo diventa allora percepibile e attira le farfalle notturne, che svolgono gran parte dell’impollinazione, mentre gli insetti diurni intervengono solo occasionalmente. È un tratto condiviso con diverse altre specie notturne di Silene. 5

Tassonomia utile

Per il repertorio POWO, Silene vulgaris (Moench) Garcke è il nome accettato, nella sottofamiglia delle Caryophylloideae e nella tribù delle Sileneae. Nella letteratura meno recente circolano ancora diversi sinonimi:

  • Behen vulgaris Moench (basionimo)
  • Cucubalus behen L.
  • Silene cucubalus (L.) Wibel
  • Silene venosa (Gilib.) Asch.

La specie comprende inoltre una decina di sottospecie e varietà riconosciute da POWO, spesso legate ad ambienti particolari: la sottospecie glareosa cresce sui ghiaioni dai Pirenei ai Carpazi, aetnensis è propria dell’Etna e commutata occupa le coste mediterranee. Più compatti e spesso più carnosi della forma tipo, questi ecotipi costieri e montani hanno a lungo alimentato confusioni con specie affini del litorale. 1 3

Habitat e distribuzione

Dall’Europa temperata alla Siberia sudoccidentale, con la Macaronesia e l’Africa settentrionale, si estende l’areale nativo indicato da POWO. La specie vive nei prati, sulle scarpate, lungo i sentieri e nei terreni coltivati o rimaneggiati, su suolo neutro o alcalino; evita nettamente i terreni acidi. 1 5

Fuori dall’areale nativo europeo, i Bubbolini si sono ampiamente naturalizzati in America settentrionale e meridionale, in Australia, in Nuova Zelanda e in Giappone. Vi colonizzano ambienti aperti simili a quelli originari, senza uno status di invasività documentato fino a oggi. 3

Ciclo e riproduzione

Da giugno ad agosto fioriscono i Bubbolini nei climi temperati; la fruttificazione prosegue fino a settembre. La capsula eretta si apre mediante sei denti ricurvi e libera numerosi piccoli semi tubercolati, dispersi soprattutto intorno alla pianta madre. 4

Il sistema riproduttivo ginodioico dei Bubbolini ne fa un modello di riferimento in biologia evolutiva, senza equivalenti nella maggior parte delle altre Caryophyllaceae: nella stessa popolazione convivono individui ermafroditi e individui con soli fiori femminili, che non producono polline. Geni mitocondriali che interrompono la formazione del polline spiegano questo squilibrio fra le due forme; alcuni individui lo controbilanciano grazie a geni nucleari che ripristinano la fertilità. 7 8

Il conflitto fra genoma mitocondriale e nucleare ha reso i Bubbolini un organismo modello della genetica evolutiva da diversi decenni, molto prima che la pianta fosse conosciuta dal grande pubblico per i giovani germogli commestibili. I ricercatori confrontano oggi i trascrittomi mitocondriali dei fiori femminili ed ermafroditi per identificare i geni esatti responsabili della sterilità maschile citoplasmatica. 8

Usi e rischi

Raccolti prima della fioritura, i giovani germogli e le foglie si consumano cotti in diverse cucine mediterranee: nel risotto o fritti con aglio in Italia, nel gazpacho freddo o nel riso con collejas in Spagna, saltati in olio d’oliva a Cipro e a Creta. 4

Le saponine presenti nella pianta sono assorbite poco dall’organismo, ma risultano irritanti in grandi quantità crude e particolarmente tossiche per i pesci. La cottura distrugge una buona parte di questi composti: per questo gli usi culinari privilegiano sempre i germogli cotti. Gatti, cani ed esseri umani non sono considerati a rischio alle dosi abituali di consumo. 5

Nella tradizione i Bubbolini servivano anche come emolliente, per bagni o fumigazioni, e il succo veniva applicato contro alcune irritazioni oculari; oggi questi usi appartengono soltanto alla curiosità etnobotanica. 5

Varietà, confusioni e piante affini

Flore Pleno è la principale forma orticola coltivata: una selezione a fiori doppi dell’ecotipo costiero, censita dalla RHS come Silene vulgaris subsp. maritima. Le altre variazioni rimangono soprattutto ecologiche, anziché ornamentali. 4

Si possono confondere con i Bubbolini soprattutto queste piante:

  • Silene latifolia, realmente dioica e pelosa, con calice meno reticolato e meno nettamente gonfio;
  • Silene noctiflora, annuale e appiccicosa al tatto, con calice allungato anziché vescicoloso;
  • gli ecotipi costieri talvolta trattati come Silene uniflora, più prostrati e carnosi, adatti agli spruzzi marini;
  • Stellaria media, della stessa famiglia, ma a tappeto strisciante, senza calice gonfio né fiori altrettanto grandi.

Un unico carattere permette di distinguere queste quattro piante in ogni caso: il calice davvero gonfio, reticolato e persistente dei Bubbolini, assente sia nella pelosa Silene latifolia sia nell’appiccicosa Silene noctiflora, si associa a fusti glabri e a un’impollinazione soprattutto serale.

Fonti principali

Domande frequenti

I Bubbolini sono tossici?

No, sono considerati non tossici per gatti, cani ed esseri umani. Contengono saponine irritanti se ingerite crude in grandi quantità, soprattutto tossiche per i pesci, ma la cottura le neutralizza in larga parte.

Si possono mangiare i Bubbolini?

Sì. I giovani germogli e le foglie raccolti prima della fioritura si consumano cotti, soprattutto nel risotto in Italia e in diversi piatti mediterranei in Spagna e in Grecia.

Che cos’è il calice vescicoloso dei Bubbolini?

È un calice gonfio, percorso da una rete di nervature, che avvolge la base del fiore come una piccola vescica traslucida. Persiste dopo la caduta dei petali e rimane il criterio più affidabile per identificare la specie.

Perché i Bubbolini interessano i genetisti?

Perché le popolazioni sono ginodioiche, con individui ermafroditi e individui esclusivamente femminili. Questo sistema, legato a geni mitocondriali e nucleari in conflitto, ne fa un modello di riferimento per studiare l’evoluzione dei sessi nelle piante.

Come distinguere i Bubbolini da Silene latifolia?

Silene latifolia è realmente dioica e pelosa e ha un calice meno gonfio e meno reticolato rispetto ai Bubbolini, il cui calice forma una vescica evidente e la cui pianta rimane glabra.

Da dove viene il nome francese claquet?

Questo nome regionale descrive un gioco infantile: si riempie d’aria il calice gonfio e lo si batte sul dorso della mano per farlo scoppiettare, una pratica tuttora documentata dai botanici sul campo.

I Bubbolini hanno sottospecie?

Sì, POWO ne riconosce diverse, alcune proprie dei litorali o delle montagne mediterranee, come le sottospecie glareosa, aetnensis e commutata, che formano ecotipi più compatti della forma tipo.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.