Cardo mariano (Silybum marianum, )
Il Cardo mariano (Silybum marianum (L.) Gaertn., 1791) è una pianta biennale delle Asteraceae, originaria del bacino mediterraneo fino all’Asia centrale, all’India e all’Etiopia. Si riconosce dalle foglie verde lucido marmorizzate di bianco e dai capolini solitari, viola e irti di spine. Il seme fornisce la silimarina, un complesso flavonoide studiato per il suo effetto epatoprotettivo, mentre il resto della pianta non presenta tossicità documentata.
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Taken Nov 20, 2021 by Magalie Delalande (cc-by-sa)
Taken Jun 10, 2021 by El Mojito (cc-by-sa)
Taken Mar 3, 2021 by Marco Urbinati (cc-by-sa)
Taken May 16, 2020 by Vincent-bdr (cc-by-sa)
Taken Dec 4, 2019 by spera susianum (cc-by-sa)
© copyright of the Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew.
Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Silybum marianum si estende dal bacino mediterraneo e dalla Macaronesia fino all’Asia centrale, all’India e all’Etiopia, su suoli ricchi di azoto e ben esposti. La specie è nativa in Francia, soprattutto nella metà meridionale, e diventa più rara a nord della Loira. È stata ampiamente introdotta altrove nel mondo, dove il suo stato varia da specie naturalizzata poco appariscente a infestante regolamentata.
- Autoctona7
- Introdotta2
- Invasiva1
- Francia
- Spagna
- Italia
- Grecia
- Marocco
- Etiopia
- India
- Stati Uniti
- Sudafrica
- Australia
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Il Cardo mariano (Silybum marianum (L.) Gaertn., 1791) è una pianta biennale del genere Silybum, nella famiglia delle Asteraceae. Tra i nomi francesi figurano « chardon de Notre-Dame » e « chardon argenté ». Carl von Linné la descrisse nel 1753 come Carduus marianus; Joseph Gaertner la riclassificò nel genere Silybum nel 1791, nome oggi accettato da Plants of the World Online. 1
L’epiteto marianum richiama una leggenda cristiana: la Vergine Maria si sarebbe riparata sotto un cardo durante la fuga in Egitto e alcune gocce del suo latte, cadute sulle foglie, avrebbero lasciato le marmorizzazioni bianche lungo le nervature. La stessa immagine ispira il nome inglese milk thistle. 8
Riconoscimento
Nella descrizione di Tela Botanica spicca una rosetta basale di foglie verde lucido, profondamente lobate, dal margine fortemente spinoso, striate di bianco lungo le nervature. Nel primo anno la pianta rimane allo stadio di rosetta, senza fusto fiorale; nel secondo sviluppa un fusto scanalato che può superare 1,5 m. 7 2
Su ciascun fusto compaiono uno o più capolini solitari, dal viola al porpora, larghi 4–6 cm, circondati da brattee spinose ricurve verso l’esterno. Il Missouri Botanical Garden colloca la fioritura tra luglio e agosto in clima temperato. 3
Un achenio dal bruno al nero lucido costituisce il frutto, sormontato da un pappo bianco e sericeo che ne assicura la dispersione al vento. Una rosetta priva di fusto fiorale non indica quindi un errore di identificazione: è semplicemente il Cardo mariano nel suo primo anno. 2
Tassonomia utile
La denominazione Silybum marianum (L.) Gaertn., pubblicata nel 1791 a partire dal basionimo Carduus marianus L., 1753, è quella oggi accettata. Il genere Silybum comprende solo due specie riconosciute: Silybum marianum e Silybum eburneum Coss. & Durieu, quest’ultima distinta dai capolini bianco avorio. 1
Fra le vecchie etichette e nella letteratura orticola si incontrano anche questi nomi:
- Carduus marianus L., il basionimo storico
- Silybum marianum var. albiflorum Eig, una forma a fiori bianchi
- Silybum marianum subsp. anatolicum Meriçli, nome infraspecifico
I nomi vernacolari francesi « chardon argenté » e « artichaut sauvage » indicano anche altri cardi spinosi dello stesso ambiente; il binomio Silybum marianum identifica invece senza ambiguità questa precisa specie. 1
Habitat e distribuzione
Dal bacino mediterraneo e dalla Macaronesia l’areale nativo del Cardo mariano si estende fino all’Asia centrale, all’India e all’Etiopia, su suoli ricchi di azoto e ben esposti. 1
Negli incolti, fra le macerie e lungo i sentieri della Francia cresce soprattutto nella metà meridionale, mentre diventa più raro a nord della Loira. Il Cardo mariano è stato ampiamente introdotto anche in America settentrionale, Australia e Africa australe, dove il suo comportamento varia da una naturalizzazione poco appariscente a una proliferazione sorvegliata. 8
Nello Stato di Washington, negli Stati Uniti, il Cardo mariano è classificato infestante di classe A, fuori dal suo areale nativo, per l’abbondante disseminazione spontanea sui terreni disturbati. USDA PLANTS ne conferma la presenza naturalizzata in quasi tutti gli Stati americani, spesso ai margini di strade e terreni coltivati. 3 6
Ciclo e riproduzione
Per il Cardo mariano il ciclo tipico è biennale: il seme germina e forma una rosetta nel primo anno, poi la pianta vernalizzata sviluppa il fusto fiorale e fiorisce nel secondo. Plants For A Future precisa che una semina primaverile può produrre una fioritura già nella stessa stagione. 4
A maturità ogni capolino libera decine di acheni trasportati dal vento grazie al pappo sericeo. Senza una raccolta prima di questo stadio, il Cardo mariano si risemina facilmente di anno in anno: ciò spiega sia la sua fama di pianta invadente sia la capacità di colonizzare rapidamente un suolo nudo. 3
Usi e rischi
Nei semi del Cardo mariano è presente la silimarina, un complesso di flavonolignani (silibinina, silicristina, silidianina) isolato nel 1968 e studiato per l’effetto protettivo sul fegato. Il NCCIH statunitense ricorda però che gli studi clinici restano di qualità disomogenea e non offrono prove solide di efficacia contro epatite o cirrosi. 5 8
Per il Cardo mariano non è documentata tossicità, né per ingestione umana né negli animali domestici; il rischio reale resta meccanico, legato alle spine acuminate delle foglie e delle brattee. Plants For A Future raccomanda inoltre prudenza alle persone diabetiche, perché la silimarina può interferire con la glicemia. 4
Nell’alimentazione tradizionale le foglie giovani private delle spine si consumano come gli spinaci, i fusti come gli asparagi e i capolini immaturi come sostituto del carciofo. I semi tostati servivano anche come surrogato del caffè e la radice bollita si preparava come la salsefrica. 4
Varietà, confusioni e piante affini
Per questa biennale non esiste una cultivar orticola ampiamente diffusa; i semi venduti come Cardo mariano corrispondono quasi sempre alla specie tipo, coltivata per le proprietà medicinali più che per un criterio ornamentale. 4
Fra i cardi spinosi degli incolti, alcune specie possono trarre in inganno:
- Onopordum acanthium ha fogliame grigio cotonoso, senza marmorizzazioni bianche;
- Cirsium vulgare sviluppa spine decorrenti lungo l’intero fusto;
- Silybum eburneum, l’altra specie del genere, produce capolini bianco avorio.
Le marmorizzazioni bianche delle foglie distinguono il Cardo mariano da questi tre cardi affini, tutti privi di tale carattere. 2
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Silybum marianum (L.) Gaertn.
- Royal Horticultural Society, Silybum marianum - milk thistle
- Missouri Botanical Garden Plant Finder, Silybum marianum
- Plants For A Future, Silybum marianum - Milk Thistle
- National Center for Complementary and Integrative Health, Milk Thistle
- USDA PLANTS Database, profilo di Silybum marianum
- Tela Botanica / eFlore BDTFX, Silybum marianum
- Wikipedia in francese, Chardon-Marie
Domande frequenti
Il Cardo mariano è tossico per gatti e cani?
Non è documentata tossicità per ingestione negli animali domestici né nell’uomo. Il rischio reale resta meccanico, legato alle spine del fogliame e delle brattee fiorali.
Perché le foglie del Cardo mariano sono marmorizzate di bianco?
È un carattere normale della specie, presente già allo stadio di rosetta. La leggenda cristiana vi riconosce gocce del latte della Vergine Maria, da cui il nome Cardo mariano.
Il Cardo mariano è commestibile?
Sì, in parte. PFAF riferisce che le foglie giovani, private delle spine, si consumano come gli spinaci, i fusti come gli asparagi e i capolini immaturi come sostituto del carciofo.
Perché la pianta non fiorisce il primo anno?
Il Cardo mariano segue un classico ciclo biennale. Il primo anno forma una rosetta senza fusto fiorale; la fioritura avviene solo dopo un inverno di vernalizzazione, nel secondo anno.
Come evitare che il Cardo mariano invada il giardino?
Taglia i capolini appena imbruniscono, prima che si apra il pappo bianco che disperde gli acheni al vento. È l’unico intervento necessario per contenere la disseminazione spontanea.
Come distinguere il Cardo mariano dagli altri cardi degli incolti?
Il carattere più affidabile resta la marmorizzazione bianca delle foglie, assente in Onopordum acanthium, dal fogliame grigio cotonoso, e in Cirsium vulgare, con spine decorrenti lungo tutto il fusto.
La silimarina del Cardo mariano cura davvero il fegato?
Il NCCIH statunitense riconosce un effetto epatoprotettivo studiato in laboratorio, ma sottolinea che gli studi clinici restano di qualità disomogenea e non forniscono prove solide contro epatite o cirrosi.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.





