Alocasia macrorrhizos (Alocasia macrorrhizos, )



L'Alocasia macrorrhizos è una perenne rizomatosa della famiglia delle Araceae, originaria della Malesia centrale, delle Filippine, della Nuova Guinea e del Queensland. Le sue foglie sagittate ed erette, tra le più grandi che si coltivino in vaso, crescono su uno pseudofusto formato dalle basi sovrapposte dei piccioli.
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Offrile molta luce ambientale senza sole diretto sulle foglie.

Distribuzione mondiale
L'areale nativo di Alocasia macrorrhizos va dalla Malesia centrale (Borneo, Sulawesi, Molucche) alle Filippine, alla Nuova Guinea e al Queensland, fino al gruppo delle isole Murray nello stretto di Torres. Coltivata da lungo tempo per il cormo commestibile, la specie è stata poi diffusa ben oltre questo areale, fino al Pacifico e al subcontinente indiano.
- Autoctona5
- Introdotta1
- Invasiva1
- Indonesia
- Filippine
- Papua Nuova Guinea
- Australia (Queensland)
- Isole Salomone
- Hawaii
- Stati Uniti (Florida, Golfo del Messico)
Esagoni: regioni con fonte. Punti verdi: area nativa. Status secondo POWO (Kew).
Identità
L'Alocasia macrorrhizos (Alocasia macrorrhizos (L.) G.Don, 1839), detta anche taro gigante o orecchie di elefante, è una perenne del genere Alocasia, nella famiglia delle Araceae. POWO accetta questo nome e colloca la specie nel genere Alocasia; il Missouri Botanical Garden ne situa l'areale nativo tra Australia, Malesia e Papuasia. 1 2
Il nome botanico descrive un rizoma voluminoso (macro- + rhiza), non le foglie: in vaso la pianta supera spesso 1,5-2,5 m di altezza, e arriva a 3-4 m in clima tropicale. 3 Per riconoscere la specie conviene affidarsi al nome scientifico più che a quello comune: in orticoltura «orecchie di elefante» e «taro gigante» fanno da etichette generiche per diverse grandi Alocasia, e la confusione nasce già al momento dell'acquisto. 4
Riconoscimento
Negli esemplari adulti le foglie, da sagittate a cuoriformi, superano spesso 1 m di lunghezza e poggiano su piccioli spessi, fra i più lunghi del genere Alocasia. 3 4
A separare Alocasia macrorrhizos dal vero taro (Colocasia esculenta) è l'attaccatura del picciolo, più della taglia delle foglie: in Alocasia raggiunge la lamina all'altezza dell'insenatura e le foglie restano rivolte verso l'alto; in Colocasia l'attacco è più centrale e la lamina ricade verso terra. Con gli anni le basi dei piccioli sovrapposte formano uno pseudofusto fibroso, alto fino a 1 m, che non diventa mai legno. 5 2
Di primo mattino si nota un altro indizio: goccioline allineate lungo il margine della lamina. È guttazione, dovuta alla pressione radicale quando l'umidità è alta, e non una malattia; semmai segnala un substrato ben irrigato. 6
Tassonomia utile
Il nome accettato da POWO mantiene l'autorità (L.) G.Don: Linneo aveva pubblicato il basionimo Arum macrorrhizon nel 1753, poi George Don trasferì la specie in Alocasia nel 1839. I sinonimi che si incontrano più spesso sono: 1 7
- Colocasia macrorrhizos (L.) Schott
- Caladium macrorrhizon (L.) R.Br.
- Arum macrorrhizon L.
- Alocasia rapiformis (Roxb.) Schott
Attenzione ad Alocasia macrorrhizos var. brisbanensis: questo nome rientra in realtà nella sinonimia di una specie diversa, Alocasia brisbanensis, e non in quella di Alocasia macrorrhizos. Scambiarli porta a un'identificazione sbagliata in vivaio; il riferimento stabile resta il nome accettato da POWO, da tenere distinto da varietà o nomi commerciali simili. 1
Habitat e distribuzione
Allo stato spontaneo la specie si estende dalla Malesia centrale (Borneo, Sulawesi, Molucche) alle Filippine, alla Nuova Guinea e al Queensland, fino al gruppo delle isole Murray nello stretto di Torres. 1 2
Lì cresce ai margini della foresta e lungo le sponde dei fiumi, in pianura fino a circa 500 m di quota, su suoli umidi e ricchi di sostanza organica. Questa predilezione per i terreni zuppi spiega perché in coltivazione Alocasia macrorrhizos tolleri le inondazioni periodiche. 6 4
Coltivata da lungo tempo per il cormo commestibile, è stata portata ben oltre l'areale nativo, fino al Pacifico e al subcontinente indiano. Negli Stati Uniti diverse Alocasia si sono naturalizzate in Florida e lungo le coste del Golfo del Messico, dove a seconda delle zone passano da ornamentali a potenzialmente invasive. 4
Ciclo e riproduzione
In clima caldo e umido cresce in fretta: durante la bella stagione una foglia nuova supera la precedente nel giro di poche settimane, poi il ritmo cala nettamente sotto i 18 °C. In Italia questo significa una crescita concentrata fra tarda primavera ed estate, con una lunga pausa invernale in casa. 6 3
Come nelle altre Araceae, l'infiorescenza è uno spadice avvolto da una spata verde pallido o crema, alta circa 20-25 cm. In appartamento fiorisce di rado; capita più spesso sulle piante adulte coltivate in clima favorevole. 2
In coltivazione si moltiplica soprattutto per divisione dei polloni basali già radicati, più raramente per semina di semi freschi tenuti intorno ai 24 °C. Un pollone staccato senza radici proprie attecchisce lentamente e resta delicato nelle prime settimane: in un substrato freddo e fradicio rischia di marcire. 6
Usi e rischi
In diverse cucine del Sud-est asiatico e del Pacifico il cormo e la base dei fusti si mangiano cotti, purché dopo una cottura prolungata che distrugge i cristalli di ossalato di calcio. Cruda, la pianta resta irritante e non commestibile. 6
Tutte le parti fresche contengono rafidi insolubili di ossalato di calcio. Se la pianta viene masticata o ingerita, l'ASPCA riporta in gatti, cani e cavalli irritazione della bocca, salivazione eccessiva, vomito e difficoltà a deglutire; anche il contatto con la linfa può causare dermatite. 8
In casa o in veranda si coltiva soprattutto per il volume e la trama del fogliame. Dove non gela, può anche coprire un'aiuola in ombra o bordare uno specchio d'acqua, grazie alla tolleranza per i suoli inzuppati. Con zone di rusticità che in Italia vanno all'incirca dalla 7 alla 10, una specie delle zone USDA 10-12 resta quasi ovunque una pianta da interno; d'estate può trascorrere qualche mese su un terrazzo in ombra luminosa, riparata dal vento. 4 3
Varietà, confusioni e piante affini
Non tutte le etichette orticole corrispondono a cultivar stabili. Variegata indica foglie marmorizzate di bianco crema, spesso instabili a seconda della luce; Stingray si riconosce dalla lamina ristretta in punta, che ricorda una razza; Borneo Giant circola in commercio per una forma dal fogliame molto più ampio, non sempre riconducibile alla specie tipo. 5 4
Le confusioni frequenti riguardano:
- il vero taro (Colocasia esculenta), dalle foglie ricadenti e dall'attaccatura peltata più centrale;
- Alocasia brisbanensis, specie distinta nonostante un sinonimo dal nome simile;
- Xanthosoma sagittifolium, altra grande Araceae con cormo commestibile, dalle nervature principali meno marcate.
Queste piante si vendono spesso sotto il nome commerciale comune di «orecchie di elefante», che raggruppa generi diversi: per sapere quale specie si ha davanti, il nome scientifico è più affidabile di quello di vendita.
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Alocasia macrorrhizos (L.) G.Don
- GBIF Backbone Taxonomy, Alocasia macrorrhizos
- Royal Horticultural Society, Alocasia macrorrhizos
- Missouri Botanical Garden Plant Finder, Alocasia macrorrhizos
- NC State Extension Gardener Plant Toolbox, Alocasia, Giant Taro
- Plants For A Future, Alocasia macrorrhizos
- ASPCA, voce sulla tossicità di Alocasia
- University of Wisconsin Extension, Elephant Ears: Colocasia, Alocasia and Xanthosoma
Domande frequenti
Alocasia macrorrhizos e il taro commestibile sono la stessa pianta?
No. Il taro coltivato per l'alimentazione corrente è soprattutto Colocasia esculenta. Anche Alocasia macrorrhizos ha un cormo commestibile dopo cottura, ma il portamento eretto e l'attaccatura delle foglie la distinguono nettamente dal vero taro.
Alocasia macrorrhizos si può mangiare?
Il cormo e la base dei fusti si consumano cotti in alcune cucine del Sud-est asiatico e del Pacifico, dopo una cottura prolungata che distrugge i cristalli di ossalato di calcio. Cruda, la pianta resta irritante.
Alocasia macrorrhizos è tossica per cani e gatti?
Sì. L'ASPCA la classifica come tossica per gatti, cani e cavalli, a causa dei rafidi di ossalato di calcio presenti in tutte le parti fresche, che provocano irritazione della bocca e salivazione.
Perché la mia Alocasia macrorrhizos forma un tronco?
Non è un vero tronco legnoso, ma l'accumulo negli anni delle basi dei piccioli. Il rizoma sotto questa guaina resta l'unica struttura perenne da una stagione all'altra nei climi freschi.
Con quali piante si confonde Alocasia macrorrhizos?
Le confusioni più frequenti riguardano Colocasia esculenta, Alocasia brisbanensis e Xanthosoma sagittifolium, spesso riunite sotto il nome commerciale di orecchie di elefante.
Perché compaiono gocce sulle foglie?
È guttazione, un fenomeno normale legato alla pressione radicale quando l'umidità ambientale è alta. Non indica una malattia né un eccesso di annaffiature.
Alocasia macrorrhizos può vivere all'aperto in Italia?
Solo d'estate e al riparo dal gelo. La specie non sopporta a lungo temperature sotto i 15 °C e in autunno va riportata in casa o in una veranda riscaldata, anche nelle zone più miti.
Piante simili
Dati botanici compilati da fonti di riferimento (RHS, Kew Gardens, POWO). Il contenuto di questa scheda è indicativo e non sostituisce il parere di un botanico o di un veterinario in caso di dubbio sulla tossicità.





