Cartamo tintorio (Carthamus tinctorius, )
Cartamo tintorio (Carthamus tinctorius) è una pianta annuale delle Asteraceae dal portamento simile a un cardo, nota soltanto in coltivazione. Originaria della Turchia centrale e orientale e dell’Iran, porta capolini globosi giallo-arancio, poi rossi, circondati da brattee spinose sulle sommità dei fusti molto ramificati. Coltivata fin dall’antichità per i coloranti dei fiori, oggi si produce soprattutto per l’olio dei semi.
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Distribuzione mondiale
La presunta area d’origine di Carthamus tinctorius comprende la Turchia centrale e orientale e l’Iran, dove la specie è nota soltanto in coltivazione e deriverebbe dal cartamo selvatico Carthamus persicus. Coltivata fin dall’antichità, si è diffusa in moltissimi paesi dal clima arido o semiarido, senza naturalizzarsi stabilmente fuori dai campi.
- Autoctona2
- Introdotta1
- Turchia
- Iran
- Francia
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Cartamo tintorio (Carthamus tinctorius L., 1753) è un’Asteraceae annuale del genere Carthamus, dal portamento di cardo molto ramificato. I capolini globosi di 2–4 cm, circondati da brattee spinose, lo distinguono dal vero zafferano (Crocus sativus), un’Iridacea di cui si raccolgono i tre stimmi di ogni fiore e mai l’intero capolino. Detto anche cartamo, zafferanone o falso zafferano, è noto soltanto allo stato coltivato. POWO ne colloca l’origine nella Turchia centrale e orientale e in Iran, dove deriverebbe dal cartamo selvatico Carthamus persicus. 1 3
La somiglianza commerciale con lo zafferano nasce da una frode antica: alcuni mercanti vendevano i capolini secchi del cartamo al posto dei veri stimmi di Crocus sativus. L’epiteto tinctorius richiama l’uso tintorio; carthamus deriva dal latino medievale carthamo, a sua volta ripreso dall’arabo qurtum. 8
Riconoscimento
Un fusto eretto biancastro e molto ramificato porta Carthamus tinctorius a 30–150 cm di altezza; ogni ramo sostiene più capolini. Le foglie sessili, da lanceolate a ellittiche, misurano 7–15 cm per 2,5–6 cm. Il margine dentato e spinoso è più marcato nelle foglie superiori. 3 4
Intorno ai capolini globosi di 2–4 cm si dispongono brattee spinose che ricordano un cardo. I singoli fiori si aprono dal giallo all’arancio e diventano rossi con l’invecchiamento del capolino; ciascuna testa produce 15–50 semi. 4 3
Nel terreno penetra una radice fittonante profonda, che ancora la pianta e spiega la sua buona tolleranza alla siccità. La distingue anche dai cardi comuni con radici più superficiali. Gli acheni, bianchi o grigi, ovoidali e lunghi 6–8 mm, sono privi del pappo piumoso presente nella maggioranza delle altre Asteraceae. 4
Tassonomia utile
La denominazione accettata da POWO/WCVP è Carthamus tinctorius L., unica specie del genere coltivata su vasta scala. Due varietà botaniche caratterizzano la produzione attuale. La varietà tinctorius, spinosa e più vicina al presunto antenato selvatico, domina la produzione di semi oleaginosi. La varietà inermis Kitam., senza spine, facilita invece la raccolta manuale dei capolini destinati alle tinture e ai mazzi secchi.
Una ventina di specie mediterranee appartiene al genere Carthamus. In Francia il cartamo tintorio resta l’unica specie venduta nel commercio orticolo: per evitare errori nell’acquisto, il nome scientifico completo costituisce il riferimento più stabile. 6 1
Habitat e distribuzione
Turchia centrale e orientale e Iran, la presunta area d’origine, presentano zone aride con piogge stagionali. Il fittone profondo permette alla pianta di prosperare su terreni poveri. Coltivata fin dall’antichità, si è diffusa in Asia centrale, India, America settentrionale ed Europa, senza formarvi popolazioni davvero selvatiche. 1 3
Sul territorio francese il cartamo tintorio è coltivato da lungo tempo per usi medicinali e tintori. La pianta si risemina occasionalmente vicino ai campi, ma non si insedia stabilmente fuori coltura. 6
Kazakistan, Russia, India e Messico ospitano oggi i principali bacini produttivi. Sono regioni dal clima continentale o semiarido paragonabile a quello della presunta area d’origine. 4
Ciclo e riproduzione
Seminati in primavera in un suolo riscaldato a circa 15 °C, i semi germinano in 3–8 giorni. La giovane pianta resta a rosetta per 2–3 settimane prima che il fusto si allunghi. Solo in questa fase tollera brevi gelate fino a −7 °C; tale resistenza scompare con l’allungamento e la ramificazione del fusto. 4
Dopo la fioritura estiva gli acheni maturano in 30–35 giorni. L’intero ciclo, dalla semina alla raccolta dei capolini secchi, richiede 110–150 giorni, secondo il clima e la data di semina. 3
Per moltiplicarlo si ricorre esclusivamente alla semina, direttamente a dimora e a scarsa profondità. Il fittone si sviluppa già nella prima stagione e sopporta male i trapianti tardivi. 3
Usi e rischi
Prima dell’impiego oleaginoso, il cartamo era soprattutto una pianta tintoria per tessuti. Analisi chimiche hanno identificato i suoi coloranti su tessuti egizi della XII dinastia, tra il 1991 e il 1785 a.C. Ghirlande intrecciate con i suoi fiori ornavano le mummie della XVIII dinastia, tra cui quella di Tutankhamon. Due pigmenti sostengono questo uso: la cartamina rossa e la cartamidina gialla, entrambe estratte dai fiori senza mordente. 8
Oggi prevale la produzione di olio dai semi, ricco di acidi grassi insaturi e impiegato in cucina e in cosmetica. Le varietà ricche di acido oleico forniscono anche lubrificanti biodegradabili. I capolini essiccati continuano a essere venduti come colorante alimentare economico e sostituto visivo dello zafferano. 7 8
Secondo l’ASPCA il cartamo non rientra tra le piante tossiche per gli animali, e il suo olio compare in molti alimenti per cani e gatti. Grandi quantità di semi o di olio possono tuttavia causare lievi disturbi digestivi. 5
Varietà, confusioni e piante affini
Spine e composizione dell’olio distinguono soprattutto le varietà coltivate: secondo la selezione prevale l’acido oleico oppure quello linoleico. Nessuna di queste forme costituisce una specie distinta. Il riferimento tassonomico resta il nome completo di specie e varietà. 4
L’equivoco più frequente riguarda il vero zafferano (Crocus sativus), un’Iridacea di cui si raccolgono a mano i tre stimmi rossi per fiore, molto più costosi da produrre dei capolini interi del cartamo. Altri cardi delle Asteraceae, come Cynara cardunculus e Silybum marianum, hanno un portamento spinoso superficialmente simile. I loro capolini molto più grandi e violacei assomigliano però poco alle teste giallo-arancio del cartamo. 7
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Carthamus tinctorius L.
- Royal Horticultural Society, Carthamus tinctorius (cartamo)
- Plants For A Future, Carthamus tinctorius
- North Dakota State University Extension, Produzione del cartamo
- ASPCA, Scheda di tossicità del cartamo
- INPN/MNHN, Carthamus tinctorius L., 1753
- PMC, Diversità genetica, usi clinici e proprietà farmacologiche del cartamo
- Purdue University NewCROP, Cartamo
Domande frequenti
Il cartamo tintorio è la stessa pianta dello zafferano?
No. Il cartamo tintorio (Carthamus tinctorius, Asteraceae) e lo zafferano (Crocus sativus, Iridaceae) appartengono a famiglie diverse. Il cartamo fornisce capolini essiccati interi usati come colorante economico; il vero zafferano proviene dai tre stimmi rossi di ogni fiore di croco.
Il cartamo tintorio è tossico per cani e gatti?
No. L’ASPCA non include il cartamo tra le piante tossiche e l’olio dei suoi semi rientra in molti alimenti per animali. L’ingestione in grandi quantità può tuttavia causare lievi disturbi digestivi.
A cosa servono oggi i fiori di cartamo?
I capolini essiccati servono soprattutto come colorante alimentare economico e sostituto visivo dello zafferano in cucina. In passato fornivano principalmente tinture tessili rosse e gialle, un impiego diminuito nel Novecento con i coloranti sintetici.
Perché oggi il cartamo si coltiva soprattutto per i semi?
I semi forniscono un olio alimentare ricco di acidi grassi insaturi, usato in cucina, in cosmetica e, nelle varietà ricche di acido oleico, come lubrificante biodegradabile. Nella produzione mondiale attuale questo uso ha ampiamente superato quello tintorio.
Il cartamo tintorio è invasivo in Francia?
No. Coltivato da tempo per usi tintori e medicinali, talvolta si risemina nei pressi dei campi, ma non forma popolazioni selvatiche stabili fuori coltura.
Perché alcune varietà di cartamo non hanno spine?
Le selezioni senza spine, dette var. inermis, facilitano la raccolta manuale dei capolini per mazzi secchi e tinture. I tipi spinosi, più vicini alla presunta forma selvatica, restano preferiti per produrre semi oleaginosi.
Come distinguere il cartamo da un comune cardo?
Il capolino globoso giallo-arancio, poi rosso, circondato da brattee spinose ma privo di un’ampia corona viola, distingue il cartamo dai cardi comuni. Il fusto biancastro molto ramificato e gli acheni senza pappo piumoso confermano l’identificazione.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.







