Pianta del caffè (Coffea arabica, L. 1753)

La pianta del caffè (Coffea arabica), o caffè arabica, è un arbusto sempreverde della famiglia delle Rubiaceae, originario delle foreste d'altura dell'Etiopia, del Sud Sudan e del nord del Kenya. Coltivata in tutte le regioni tropicali per i suoi semi, fornisce circa il 60% del caffè mondiale e in Italia si tiene soprattutto in casa, come pianta d'appartamento.

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Nome scientificoCoffea arabica
GenereCoffea
FamigliaRubiaceae
OrdineGentianales

Caffè arabica e Arabian coffee

Identità
Tossicità
Semi ricchi di caffeina, prudenza con gli animaliNon tossico : umani · Prudenza : bambini, gatti, cani e cavalli
Impegno di cura
Moderato
Tipo di pianta
Sottoarbusto · Albero da frutto
Tipo di foglie
Sempreverde
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
EtiopiaSud SudanKenya
Habitat
Sottobosco e margini delle foreste tropicali di montagna, tra 1200 e 2000 m di quota
Stagionalità
Fioritura
PrimaveraEstate
Raccolta
AutunnoInverno
Crescita
Ciclo
Vivace
Dormienza
Nessun periodo di riposo
Velocità di crescita
5/10
Tempo di maturazione
Prima fioritura verso i 3-4 anni; piena produzione verso i 6-8 anni
Propagazione
Semina
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Bassa; tenere al riparo
Umidità
50–80 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
No
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Terreno ricco, Terreno drenato leggermente acido a neutro
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Posizionala alla luce indiretta o in una stanza ombreggiata.

Indicazioni sulla luce
Luce intensa indiretta o mezz'ombra
Interno
Salone, Ufficio
Esterno
Veranda, Patio ombreggiato
Vasi
Terracotta, Plastica drenante
Aspetto
Altezza2–12 mLarghezza2–4 m
Foglie
Verde
Fiori
BiancoDimensioni1–1.5 cm
Frutti
VerdeRosso
Portamento
Pianta del caffè (Coffea arabica): origine e usi — portamento 1
Corteccia
VerdeMarrone

Distribuzione mondiale

Secondo Plants of the World Online, l'areale nativo di Coffea arabica si limita alle foreste d'altura dell'Etiopia sud-occidentale, del Sud Sudan orientale e del nord del Kenya (monte Marsabit). Diffusa molto presto verso lo Yemen e poi in tutta la fascia intertropicale, oggi la pianta è soprattutto coltivata; Brasile, Colombia e molti paesi tropicali la producono senza che vi sia indigena.

  • Autoctona3
  • Introdotta1
  • Etiopia
  • Sud Sudan
  • Kenya
  • Yemen

Esagoni: regioni con fonte. Punti verdi: area nativa. Status secondo POWO (Kew).

Identità

La pianta del caffè (Coffea arabica L., 1753), detta anche caffè arabica, è un arbusto sempreverde del genere Coffea, nella famiglia delle Rubiaceae. Da questa specie viene la maggior parte del caffè bevuto nel mondo: da sola copre circa il 60% della produzione mondiale. 1 2

L'epiteto inganna. Nonostante arabica, scelto da Linneo nel 1753, la specie non è nativa dell'Arabia: proviene dalle foreste d'altura dell'Africa orientale. Lo Yemen e la penisola arabica hanno avuto soprattutto un ruolo di diffusione commerciale precoce, da cui l'etichetta «arabica». 1 3

Anche il nome della bevanda tradisce questa origine. In arabo la pianta si chiama bunn (بُنّ), parola presa in prestito dall'oromo buna, la lingua di una parte degli altopiani etiopi da cui proviene la specie. Prima di Linneo, il botanico Antoine de Jussieu aveva descritto la pianta nel 1715 come Jasminum arabicum, partendo da un esemplare ricevuto dall'orto botanico di Amsterdam; Linneo riprese proprio quella descrizione per fissare il binomio attuale. 2 3

Riconoscimento

Arbusto o piccolo albero dal fogliame persistente e lucido, Coffea arabica allo stato selvatico può raggiungere 9-12 m; nelle piantagioni lo si mantiene piuttosto sui 5 m, e in vaso resta sotto i 2 m. Le foglie sono opposte, semplici, ellittiche, di un verde scuro brillante, con nervature marcate e margini spesso un po' ondulati. 4 2

I fiori, bianchi, stellati e profumati, ricordano il gelsomino nell'odore. Nascono a mazzetti all'ascella delle foglie e misurano poco più di un centimetro di diametro. La fioritura è stagionale: in natura la innesca una stagione secca seguita dalle piogge. 4 3

Dopo la fioritura compaiono le drupe, le «ciliegie del caffè», che passano dal verde al giallo e poi al rosso intenso a maturità. Ogni ciliegia racchiude di norma due semi: sono loro che, lavorati e tostati, diventano i chicchi di caffè. 4 5

Tassonomia utile

Descritta da Linneo nel 1753, la specie porta oggi il nome accettato Coffea arabica L. Il genere Coffea rientra nella grande famiglia delle Rubiaceae, che comprende anche la gardenia e la china. 1

Rispetto alle specie affini, la pianta del caffè si distingue per la genetica: è una specie allotetraploide con 44 cromosomi (4 × 11), mentre le altre specie del genere sono per lo più diploidi, con 22 cromosomi (2 × 11). L'analisi molecolare del genoma mostra che è nata dall'ibridazione naturale di due specie diploidi, Coffea canephora e Coffea eugenioides. 6 3

Questa origine pesa molto sulla coltivazione. La sequenza del genoma indica un unico evento di poliploidizzazione alla base della specie, il che spiega la sua scarsissima diversità genetica, sia nelle popolazioni selvatiche sia in quelle coltivate. È uno dei motivi della sensibilità dell'arabica alle malattie e dell'importanza dei programmi di miglioramento genetico. 7

Le confusioni riguardano soprattutto le altre specie coltivate del genere:

  • Coffea canephora Pierre ex A.Froehner, la robusta, più ricca di caffeina;
  • Coffea liberica W.Bull ex Hiern, con foglie e frutti più grandi;
  • Coffea eugenioides S.Moore, uno dei genitori genetici dell'arabica.

Il riferimento stabile resta il nome scientifico accettato: Coffea arabica. 1

Habitat e distribuzione

In senso stretto, l'areale nativo si riduce alle foreste d'altura dell'Etiopia sud-occidentale e del Sud Sudan orientale (altopiano di Boma), in un bioma tropicale con una stagione secca marcata. Qui la pianta cresce nel sottobosco ombroso, in genere tra 1200 e 2000 m di quota. È presente anche sul monte Marsabit, nel nord del Kenya, ma gli studi recenti propendono per una presenza naturalizzata più che davvero indigena. 1 2

Giunta molto presto nello Yemen, dove la sua coltivazione è documentata già dal XII secolo, la specie ha raggiunto l'Asia e poi le Americhe, e oggi è coltivata in tutta la fascia intertropicale. Brasile e Colombia ne sono i principali produttori, ma lì la pianta non è indigena: va quindi distinto l'areale nativo dall'immensa area di coltivazione. 3 5

Non è una distinzione accademica. Pur con una popolazione selvatica stimata in diversi miliardi di individui, l'arabica è classificata come specie in pericolo nella Lista rossa IUCN una volta considerato il cambiamento climatico. I modelli sulle popolazioni indigene etiopi prevedono un declino grave: a seconda degli scenari, il numero di individui potrebbe calare del 50-80% e l'areale favorevole ridursi di circa il 40-50% entro la fine del secolo, con una minaccia diretta al serbatoio genetico della specie. 8 9

Ciclo e riproduzione

Si moltiplica per semina di seme fresco, che germina in uno-tre mesi in un substrato umido e caldo. Il seme perde presto la germinabilità, quindi conviene seminarlo subito. 10 11

In coltivazione i primi fiori arrivano verso i 3-4 anni, la piena produzione di semi verso i 6-8 anni. Una pianta può poi restare produttiva, in termini economici, per diversi decenni. Fioritura e fruttificazione dipendono molto da calore, luce e una buona umidità. 5 11

Tra 15 e 24 °C la pianta sta al meglio. Non sopporta il gelo e perde le foglie appena la temperatura scende troppo: le zone USDA 10-11 la escludono dal giardino in quasi tutta Italia, dove le zone di rusticità vanno all'incirca dalla 7 alla 10. Da noi è quindi una pianta da interno o da veranda riscaldata; d'estate può uscire su un terrazzo riparato e ombreggiato, finché le notti restano miti. 10 5

Usi e rischi

Sul piano economico la specie non ha eguali: dai suoi semi tostati si ottiene il caffè arabica. Anche le foglie si possono usare in infuso e contengono caffeina; la specie ha inoltre usi tradizionali come stimolante del sistema nervoso centrale. 11 2

Gli intenditori preferiscono in genere l'arabica alla rivale robusta (Coffea canephora), più facile da coltivare e più produttiva. La differenza si sente anche in tazza: si contano circa 100 mg di caffeina per una tazza di arabica, contro quasi 250 mg per la robusta, che oggi garantisce una quota importante della produzione mondiale ed entra spesso nelle miscele. 3

Come ornamentale piace per il fogliame lucido e i fiori profumati, in un interno luminoso o in veranda. Nel suo ambiente, l'ecologia di sottobosco ha ispirato le piantagioni ombreggiate, dove alberi più alti fanno da schermo al sole. 5 4

Quanto ai rischi, la pianta in sé è poco tossica, ma i semi e i fondi di caffè contengono caffeina e altre metilxantine. L'ASPCA ricorda che negli animali queste sostanze possono causare vomito, agitazione, sete eccessiva, ritmo cardiaco anomalo, tremori e persino convulsioni. Serve quindi prudenza con cani, gatti e cavalli, soprattutto attorno ai semi e ai fondi. 12

Varietà, confusioni e piante affini

Dall'arabica sono nate molte linee coltivate. Typica è la linea storica di riferimento; Bourbon ne è una mutazione molto diffusa, apprezzata per la qualità in tazza. Nel giardinaggio da interno si incontra una forma nana etichettata Nana, il cui esatto status di cultivar va verificato presso il venditore. 10

Le confusioni più frequenti non avvengono con un'altra famiglia, ma dentro il genere Coffea: la robusta (Coffea canephora), più ricca di caffeina, e la liberica (Coffea liberica), con organi più grandi. Quando si compra una pianta ornamentale, il nome scientifico e l'aspetto delle foglie opposte e lucide restano i riferimenti più affidabili. 1 4

Fonti principali

Domande frequenti

La pianta del caffè produce davvero il caffè che beviamo?

Sì. Coffea arabica fornisce circa il 60% del caffè mondiale. Le sue ciliegie rosse contengono due semi, che diventano chicchi di caffè dopo lavorazione, tostatura e macinatura.

Coffea arabica è tossica per gli animali?

La pianta è poco tossica, ma i semi e i fondi di caffè contengono caffeina e altre metilxantine. L'ASPCA segnala che queste sostanze possono provocare vomito, agitazione e disturbi cardiaci in cani e gatti.

Quanto tempo ci vuole prima che una pianta del caffè fiorisca?

In coltivazione la prima fioritura arriva di solito verso i 3-4 anni. La piena produzione di semi si raggiunge piuttosto verso i 6-8 anni, con buona luce e calore.

Che differenza c'è tra arabica e robusta?

La robusta è Coffea canephora, una specie distinta. L'arabica è allotetraploide e contiene circa la metà della caffeina, il che la rende spesso più morbida in tazza.

Si può coltivare la pianta del caffè in appartamento?

Sì, in un ambiente luminoso e caldo, al riparo dal sole diretto. Servono almeno 13 °C, un'umidità di almeno il 50% e un substrato drenante. La fioritura resta possibile, ma meno regolare che in clima tropicale.

Da dove viene davvero la pianta del caffè?

Nonostante il nome arabica, è nativa delle foreste d'altura dell'Etiopia, del Sud Sudan e del nord del Kenya. Lo Yemen e l'Arabia hanno avuto un ruolo di diffusione, non di origine botanica.

Il caffè selvatico è minacciato?

Sì. Kew ha classificato l'arabica selvatica come specie in pericolo nella Lista rossa IUCN tenendo conto del cambiamento climatico, perché la sua popolazione naturale potrebbe calare fortemente entro la fine del secolo.

Piante simili

Dati botanici compilati da fonti di riferimento (RHS, Kew Gardens, POWO). Il contenuto di questa scheda è indicativo e non sostituisce il parere di un botanico o di un veterinario in caso di dubbio sulla tossicità.