Fatsia giapponese (Fatsia japonica, (Thunb.) Decne. & Planch. 1854)

Fatsia giapponese (Fatsia japonica) è un arbusto sempreverde delle Araliaceae, originario dei boschi costieri del Giappone meridionale e della Corea del Sud. Le grandi foglie lucide, divise in sette-nove lobi, permettono di vestire un’aiuola in ombra fitta per tutto l’anno.

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Nome scientificoFatsia japonica
GenereFatsia
OrdineApiales

Fatsia giapponese, Aralia del Giappone, Japanese aralia e Paperplant

Identità
Tossicità
Non tossica per gli animali, linfa irritante al contatto
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Tipo di foglie
Sempreverde
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
GiapponeCorea del Sud
Habitat
Boschi e margini forestali costieri, dalla mezz’ombra all’ombra fitta
Stagionalità
Fioritura
Autunno
Raccolta
Inverno
Crescita
Dormienza
Nessun periodo di riposo
Velocità di crescita
6/10
Tempo di maturazione
Foglie adulte in 2–4 anni, fioritura dal terzo o quarto anno
Propagazione
Talea, Semina, Divisione dei polloni
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona in posizione riparata, foglie lacerate se troppo esposte
Umidità
40–70 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
No
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Terreno ricco e friabile, Suolo drenato
Tolleranza al sale
Tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Posizionala alla luce indiretta o in una stanza ombreggiata.

Dalla mezz’ombra all’ombra fitta
Interno
Veranda, Ufficio
Distanza dalla finestra
Circa 1 m da una finestra a nord o est
Esterno
Aiuola, Patio ombreggiato
Vasi
Contenitore, Vaso drenante
Aspetto
Altezza100–400 cmLarghezza150–400 cm
Foglie
Verde
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — foglie 1
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — foglie 2
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — foglie 3
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — foglie 4
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — foglie 5
Fiori
BiancoCremaDimensioni1–2 cm
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — fiori 1
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — fiori 2
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — fiori 3
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — fiori 4
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — fiori 5
Frutti
Nero
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — frutti 1
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — frutti 2
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — frutti 3
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — frutti 4
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — frutti 5
Portamento
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — portamento 1
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — portamento 2
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — portamento 3
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — portamento 4
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — portamento 5
Corteccia
Verde
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — corteccia 1
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — corteccia 2
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — corteccia 3
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — corteccia 4
Fatsia giapponese (Fatsia japonica): origine e usi — corteccia 5

Distribuzione mondiale

L’areale nativo di Fatsia japonica comprende il Giappone meridionale, fino alle isole Nansei, e la Corea del Sud. La specie si è naturalizzata localmente fuori da quest’area, soprattutto in Nuova Zelanda, senza essere considerata invasiva nella Francia metropolitana.

  • Autoctona2
  • Introdotta1
  • Giappone
  • Corea del Sud
  • Nuova Zelanda

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Fatsia giapponese (Fatsia japonica (Thunb.) Decne. & Planch., 1854), chiamata anche aralia del Giappone, è un arbusto sempreverde del genere Fatsia, il suo rappresentante più noto in orticoltura. Carl Peter Thunberg la descrisse nel 1780 come Aralia japonica Thunb.; Joseph Decaisne e Jules Émile Planchon istituirono poi il genere Fatsia nel 1854. 1 2

La denominazione del genere deriva dal giapponese hachi, otto, riferito al numero abituale dei lobi fogliari. Anche il nome giapponese yatsude significa «otto dita», benché sulla stessa pianta le foglie abbiano spesso da sette a nove lobi. 3

Riconoscimento

Un cespuglio ampio, con fusti poco ramificati e spesso spogli alla base, raggiunge comunemente 2,5–4 m sia in altezza sia in larghezza. Le foglie su lunghi piccioli sono grandi, lucide, verde scuro e palmate, con 7–9 lobi profondi che incidono la lamina per metà o due terzi. 3 4

In autunno compaiono piccoli fiori bianco crema, riuniti in ombrelle fitte a loro volta raccolte in grandi pannocchie terminali. Seguono frutti tondeggianti, prima verdi e poi neri a maturità in inverno, che si formano raramente sulle piante coltivate in casa. 5 4

Gli esemplari giovani, in vaso o poco illuminati possono avere foglie poco incise e non fiorire: l’assenza di fiori non esclude quindi questa identificazione. 5

Tassonomia utile

Prima della combinazione attuale, la specie è stata indicata con diversi nomi oggi considerati sinonimi:

  • Aralia japonica Thunb., basionimo storico
  • Aralia sieboldii K.Koch
  • Dimorphanthus japonicus (Thunb.) Endl.
  • Echinopanax japonicus (Thunb.) Kuntze
  • Fatsia japonica var. liukiuensis Hatus. ex H.Ohba

La combinazione accettata rimane Fatsia japonica, nella famiglia delle Araliaceae, insieme all’edera (Hedera) e al ginseng (Panax). La parentela fra Fatsia e Hedera permette di comprendere l’ibrido ×Fatshedera lizei, ottenuto incrociando la fatsia con Hedera hibernica. 1 2

Habitat e distribuzione

Dal Giappone meridionale alle isole Nansei e alla Corea del Sud si estende l’areale nativo di Fatsia japonica. Qui cresce nei boschi costieri e nel sottobosco, dalla mezz’ombra all’ombra fitta. 1 5

La diffusione ornamentale interessa le regioni temperate con inverni miti, fra cui Regno Unito e Francia metropolitana. In Nuova Zelanda la specie si è naturalizzata localmente in zone abbandonate, riproducendosi da seme e tramite polloni, senza essere considerata una grave minaccia ecologica. 3 4

Negli ambienti costieri d’origine tollera aerosol marino e terreni poveri: una volta stabilita in posizione riparata, resiste bene anche al vento. All’areale nativo relativamente ristretto si contrappone una coltivazione ormai diffusa lungo gran parte dei litorali temperati con inverni miti. 5 8

Ciclo e riproduzione

Le ombrelle autunnali bianco crema richiamano insetti pronubi quando pochi altri arbusti sono ancora in fiore. I frutti neri, di circa 6 mm di diametro, maturano in inverno dopo l’impollinazione entomofila. 5 4

Per moltiplicarla si ricorre soprattutto a talee di fusto semilegnoso, prelevate a fine estate e radicate al riparo in 4–8 settimane. La semina è possibile, ma spesso ritarda la prima fioritura di 3–4 anni rispetto a una talea. 3 5

Dopo 2–4 anni in piena terra la pianta sviluppa il portamento adulto e le foglie più incise; in genere la fioritura compare solo dal terzo o quarto anno. 4

Usi e rischi

Nelle aiuole ombreggiate, sul fondo dei giardini urbani e nei grandi vasi in veranda, la fatsia offre una presenza ornamentale sempreverde anche senza sole diretto. Contro un muro esposto a nord o sotto le chiome degli alberi forma uno schermo visivo per tutto l’anno. 3 4

L’ASPCA considera Fatsia japonica non tossica per gatti, cani e cavalli. La linfa appiccicosa e resinosa contiene però un analogo del falcarinolo, responsabile di dermatiti da contatto nelle persone sensibili; sono documentate reazioni crociate con altre Araliaceae, come edera e schefflera. 6 7

Un grande vaso in veranda o in un ingresso luminoso le permette di esprimere la massa del fogliame, che struttura l’ambiente con dimensioni difficili da ottenere con altri sempreverdi da interno. 4

Varietà, confusioni e piante affini

Variegata, bordata di crema, e Spider’s Web, macchiata di bianco e più compatta, hanno ricevuto l’Award of Garden Merit della RHS, come la specie tipo. Moseri ha un portamento più basso e fitto, utile nei giardini piccoli. 3

Le somiglianze che possono trarre in inganno riguardano:

  • ×Fatshedera lizei, ibrido con l’edera, dalle foglie meno incise e dal portamento semirampicante;
  • Aralia elata, arbusto spinoso dalle foglie composte, molto diverso al tatto;
  • Schefflera arboricola, le cui foglioline digitate ricordano da lontano la sagoma generale.

Per risolvere il dubbio conta soprattutto la lamina: una foglia semplice, palmata e profondamente divisa in 7–9 punte indica Fatsia japonica; una foglia composta da foglioline separate orienta verso un altro genere.

Fonti principali

Domande frequenti

La fatsia giapponese è tossica per cani e gatti?

No. L’ASPCA classifica Fatsia japonica come non tossica per gatti, cani e cavalli. La linfa resta però appiccicosa e irritante al contatto: conviene indossare guanti durante la potatura.

Perché la mia fatsia non fiorisce?

La fioritura autunnale compare soprattutto su esemplari di tre-quattro anni piantati in piena terra. Una pianta giovane in vaso o poco illuminata può impiegare diversi anni a produrre i primi fiori.

Fatsia japonica sopporta il pieno sole?

Tollera il sole mite del mattino, ma quello pomeridiano può bruciare e ingiallire le foglie, soprattutto nei climi caldi. Dalla mezz’ombra all’ombra fitta il fogliame rimane più verde e ampio.

Che differenza c’è fra Fatsia japonica e Fatshedera lizei?

×Fatshedera lizei è un ibrido sterile fra Fatsia japonica e l’edera Hedera hibernica. Ha foglie intermedie, meno incise, e un portamento più flessibile e semirampicante rispetto alla fatsia giapponese.

Quanto resiste al freddo Fatsia japonica in piena terra?

Una volta ben radicato, l’arbusto è considerato resistente fino a circa -15 °C, corrispondenti alle zone USDA 8–10. Al di sotto serve una posizione riparata contro un muro o una protezione invernale.

Bisogna potare Fatsia japonica ogni anno?

No, una potatura annuale sistematica non è indispensabile. Diventa utile quando i fusti si spogliano alla base o la pianta supera lo spazio disponibile, preferibilmente subito dopo la fioritura.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.