Indaco (Indigofera tinctoria, )
Indigofera tinctoria è un suffrutice delle Fabaceae, originario dell'Africa tropicale e del subcontinente indiano fino all'Indocina. Le foglie ricche di indicano hanno fornito per millenni il principale pigmento blu del commercio tessile mondiale, prima che la sintesi chimica sostituisse quasi interamente l'indaco naturale alla fine dell'Ottocento.
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Distribuzione mondiale
L'areale nativo documentato di Indigofera tinctoria comprende l'Africa tropicale occidentale fino alla Tanzania e all'Africa australe, oltre al subcontinente indiano fino all'Indocina. Millenni di coltivazione tintoria ne hanno reso incerti i confini; alcune fonti propongono un'origine in Cina e nell'Asia tropicale senza una conclusione definitiva. Introduzioni e naturalizzazioni vanno distinte da questo areale.
- Autoctona4
- Introdotta1
- Invasiva1
- India
- Tanzania
- Sudafrica
- Vietnam
- Stati Uniti
- Australia
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Indigofera tinctoria (Indigofera tinctoria L., 1753), nota per la produzione di indaco, è un suffrutice del genere Indigofera, famiglia Fabaceae e sottofamiglia Faboideae. Il nome inglese true indigo richiama il pigmento blu estratto dalle foglie per millenni. Prima della tintura sintetica, affermatasi alla fine dell’Ottocento, questa pianta ebbe un ruolo centrale nella produzione del blu per i tessuti. 1 2
L’epiteto tinctoria, cioè «usata per tingere», descrive una funzione e non il colore della pianta viva: le foglie diventano blu soltanto dopo fermentazione e ossidazione all’aria. Le denominazioni storiche che richiamano l’India conservano la memoria del principale centro produttivo, il subcontinente indiano, benché la specie cresca spontanea anche nell’Africa tropicale. 3
Riconoscimento
Il portamento di Indigofera tinctoria è quello di un suffrutice o arbusto eretto, alto 1–2,5 m e largo altrettanto, con rami sottili rivestiti da peli brevi e sericei. Le foglie composte imparipennate portano 7–13 foglioline ovali, verde pallido sopra e più chiare sotto. Il fogliame leggero aiuta a distinguerla dagli arbusti più fitti della stessa famiglia. 2 3
Piccoli fiori papilionacei, rosa o rosso violaceo secondo le popolazioni, si aprono in brevi racemi ascellari soprattutto nella stagione calda. In seguito i racemi lasciano posto a legumi bruni stretti e leggermente arcuati, ciascuno con 7–10 semi. 5
Anche senza fiori, le foglie stropicciate o essiccate offrono un indizio: diventano gradualmente blu, per la presenza di indicano, precursore incolore dell’indigotina. Questo cambiamento è un carattere utile da affiancare all’osservazione del fogliame e dei frutti. 2
Tassonomia utile
POWO/WCVP riconosce Indigofera tinctoria L. come nome accettato. Lo stesso epiteto fu però usato da altri botanici per piante differenti: nei cataloghi antichi occorre quindi controllare anche l’autore del nome.
- Indigofera tinctoria Forssk., 1775 è riferita a Indigofera articulata Gouan, suffrutice diffuso dal Sahara al Pakistan;
- Indigofera tinctoria Chapm., 1860 è riferita a Indigofera sphaerocarpa A.Gray, specie dell’Arizona e del Messico settentrionale;
- Anil tinctoria (L.) Kuntze è invece un sinonimo diretto della stessa pianta.
Queste omonimie rendono essenziale il binomio completo di autore, Indigofera tinctoria L. L’epiteto isolato, soprattutto in un testo storico, non basta a stabilire quale specie sia descritta. 1 6
Habitat e distribuzione
Due nuclei compongono l’areale nativo documentato: l’Africa tropicale occidentale fino alla Tanzania e all’Africa australe, e il subcontinente indiano fino all’Indocina. Millenni di coltura tintoria ne hanno tuttavia confuso i confini; alcune fonti propongono la Cina e l’Asia tropicale come origine probabile, senza risolvere definitivamente la questione. 1 3
Incolti, bordi dei campi e terreni poveri ma drenati dei climi caldi con una marcata stagione secca ospitano la specie. Introdotta da lungo tempo altrove, si è naturalizzata nell’Australia settentrionale e si comporta localmente da infestante dei terreni disturbati nel Queensland orientale e nella regione di Daintree. 5
Nelle condizioni delle zone USDA 10–12, Indigofera tinctoria richiede un terreno fresco durante la crescita attiva, senza ristagni invernali. Sotto 5 °C il freddo provoca una perdita di foglie che ritarda la ripresa primaverile; proteggere il ceppo con pacciamatura o svernare la pianta al riparo limita questa esposizione. 3
Ciclo e riproduzione
La stagione calda sostiene una crescita rapida e, nella maggior parte dei climi di coltivazione, la fioritura estiva. Sotto 15 °C lo sviluppo rallenta nettamente. Come molte Fabaceae, la pianta ospita nei noduli radicali batteri rizobi che fissano l’azoto atmosferico, arricchendo il suolo senza concime. 2
Con semina diretta in piena terra, nei climi caldi i semi germinano in genere in pochi giorni. È un ritmo più veloce rispetto a numerosi arbusti legnosi e spiega l’impiego della specie tra le colture di copertura a rapido insediamento. 2
Per moltiplicarla si ricorre alla semina, rapida al caldo, oppure alla talea di rami semilegnosi. In agricoltura è anche un sovescio e una copertura per le risaie, dove può ridurre di circa il 50% il fabbisogno di concimi azotati di sintesi. 2
Usi e rischi
La tintura costituisce l’impiego storico principale. Le foglie si tagliano prima della piena fioritura, quando l’indicano è più concentrato, poi si fermentano e si ossidano all’aria per far precipitare l’indigotina blu. L’indaco naturale dominò il commercio tessile mondiale fino alla fine dell’Ottocento, anche attraverso le piantagioni coloniali del Bengala, prima della quasi completa sostituzione con il pigmento sintetico. 3
Per i comuni animali domestici non è segnalata una tossicità rilevante. Il genere Indigofera contiene però indospicina, amminoacido epatotossico ben documentato in altre specie e responsabile di intossicazioni del bestiame al pascolo. Prove alimentari condotte direttamente su I. tinctoria nei bovini non hanno tuttavia rilevato effetti negativi a dosi moderate. 7 9
In ambito tradizionale e veterinario, un estratto etanolico delle foglie ha mostrato un’attività antielmintica misurabile contro gli strongili gastrointestinali degli ovini. L’efficacia è risultata comunque inferiore a quella dell’albendazolo usato come riferimento. 8
Varietà, confusioni e piante affini
La varietà tipica Indigofera tinctoria var. tinctoria, accettata da POWO/WCVP, è la forma botanica di riferimento. Le denominazioni commerciali storiche indaco del Bengala e indaco del Guatemala indicano provenienze agricole, non cultivar registrate. 1
Altre specie tintorie del genere, come Indigofera suffruticosa in America e Indigofera arrecta nell’Africa orientale, possono trarre in inganno per aspetto e impiego simili. Il guado, Isatis tinctoria, produce lo stesso pigmento blu attraverso una via chimica diversa, ma appartiene alle Brassicaceae: l’uso condiviso non esprime una parentela botanica. 4
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Indigofera tinctoria L.
- Plants For A Future, Indigofera tinctoria
- Missouri Botanical Garden Plant Finder, Indigofera tinctoria
- Royal Horticultural Society, Indigofera tinctoria
- eFlora of the Northern Territory (Australia), Indigofera tinctoria
- GBIF Backbone Taxonomy, Indigofera tinctoria L.
- Nature, indospicina, amminoacido epatotossico delle specie di Indigofera
- PMC, attività antielmintica di Indigofera tinctoria negli ovini
- PMC, residui di Indigofera tinctoria nelle diete dei bovini da carne in crescita
Domande frequenti
Indigofera tinctoria è la stessa pianta del guado?
No. Isatis tinctoria, il guado, è una Brassicaceae senza parentela botanica con Indigofera tinctoria. Entrambe producono lo stesso pigmento blu, l’indigotina, ma appartengono a famiglie diverse e lo ottengono attraverso vie chimiche differenti.
Indigofera tinctoria è tossica per cani e gatti?
Non è segnalata una tossicità rilevante per i comuni animali domestici. Nel genere Indigofera è però presente l’indospicina, tossina ben documentata in altre specie, da considerare nell’impiego foraggero per il bestiame.
Perché le foglie diventano blu quando seccano?
Contengono indicano, precursore incolore che attraverso fermentazione e ossidazione all’aria si trasforma in indigotina blu, senza aggiungere sostanze chimiche esterne.
Da dove deriva il nome indaco?
Deriva da indigo, attraverso il latino indicum, letteralmente «sostanza dell’India»: richiama la provenienza storica del pigmento blu importato in Europa.
Si produce ancora indaco naturale?
La produzione è molto diminuita dopo l’avvento della sintesi chimica industriale alla fine dell’Ottocento. In India e altrove sopravvivono però filiere artigianali per la tintura tessile tradizionale.
Indigofera tinctoria può crescere nei climi temperati?
Teme il freddo sotto 5 °C e nelle zone soggette a gelate non si mantiene normalmente in piena terra. Si coltiva soprattutto in vaso, al riparo in inverno, oppure in un clima molto mite e protetto.
Quali piante si confondono con Indigofera tinctoria?
Soprattutto altre Indigofera impiegate nella tintura, come Indigofera suffruticosa e Indigofera arrecta, e il guado Isatis tinctoria, accomunato dall’uso tintorio pur senza parentela botanica.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.





