Cremesina acinosa (Phytolacca acinosa, )
Cremesina acinosa (Phytolacca acinosa) è un’erbacea perenne delle Phytolaccaceae, originaria dell’area dall’Himalaya alla Cina e al Giappone. Grappoli fiorali eretti, radice carnosa talvolta confusa con il ginseng e tossicità dell’intera pianta richiedono un’identificazione accurata, anche dove si è naturalizzata in Europa.
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Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Phytolacca acinosa comprende l’Asia temperata orientale, dalle pendici himalayane del Pakistan settentrionale al Nepal e al Bhutan fino a gran parte della Cina, Corea, Giappone, Taiwan e Vietnam settentrionale. Introdotta in Europa e Nordamerica per gli antichi usi alimentari e tintori, si è naturalizzata localmente; queste introduzioni vanno distinte dall’areale originario, più circoscritto.
- Autoctona7
- Introdotta5
- Cina
- India
- Nepal
- Bhutan
- Giappone
- Corea del Sud
- Vietnam
- Francia metropolitana
- Germania
- Svizzera
- Croazia
- Stati Uniti
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
La Cremesina acinosa (Phytolacca acinosa Roxb., 1814) è un’erbacea perenne della famiglia Phytolaccaceae, nota anche con il nome internazionale Indian pokeweed. Il botanico scozzese William Roxburgh la descrisse nel 1814 nel catalogo dell’orto botanico di Calcutta; il nome è rimasto invariato, nonostante la persistente circolazione di sinonimi in orticoltura. 2 1
L’epiteto acinosa deriva dal latino acinus, acino d’uva, e descrive i frutti carnosi riuniti in grappoli densi. Il sinonimo Phytolacca esculenta, attribuito dall’orticoltore belga Louis Van Houtte, ricorda l’antico uso alimentare dei giovani germogli in Europa, precedente a una migliore documentazione della tossicità della pianta adulta. 6
Originaria dell’Asia temperata orientale, fu introdotta in Europa e Nordamerica già nel XIX secolo per i germogli e il colorante dei frutti. Phytolacca acinosa si è poi naturalizzata localmente, tanto da essere ritenuta potenzialmente invasiva in alcune regioni del suo areale secondario. 8
Riconoscimento
Un cespo verticale alto 1–2 m si sviluppa da un fusto carnoso e solcato, verde o porpora secondo l’individuo. Le foglie ellittiche o lanceolate, talvolta larghe, raggiungono 35 cm di lunghezza e 19 cm di larghezza, con base cuneata e apice affusolato. 4 7
I fiori bianchi o bianco verdastri formano grappoli eretti, densi, lunghi 5–30 cm. L’orientamento verticale, mantenuto fino alla fruttificazione, distingue la specie più sicuramente del conteggio degli stami: in Phytolacca acinosa il grappolo resta verticale, mentre in Phytolacca americana si inclina e ricade. Ogni fiore di P. acinosa presenta 5 tepali, 8 stami e 8 carpelli liberi, non saldati, contro 10 stami fusi in un’unica bacca nella specie americana. 7
I frutti maturi passano dal verde al nero violaceo e rimangono eretti sulla spiga, senza inclinarsi verso terra. La radice grossa e carnosa ricorda nella forma il ginseng: questa somiglianza ha provocato varie intossicazioni documentate in raccoglitori poco esperti. 5
Tassonomia utile
Il binomio accettato per questa specie è Phytolacca acinosa Roxb. I sinonimi comprendono soprattutto combinazioni interne al genere: Phytolacca esculenta (Van Houtte) Maxim., Phytolacca acinosa var. kaempferi (A.Gray) Makino, Phytolacca insularis Nakai e Sarcoca acinosa (Roxb.) Skalický.
Queste quattro denominazioni compaiono ancora nelle flore regionali dell’Asia orientale, soprattutto in Giappone e Corea, dove la varietà kaempferi indica talvolta popolazioni locali prive di uno status tassonomico autonomo. Il riferimento stabile è Phytolacca acinosa: né Kew né l’International Plant Names Index riconoscono quei quattro sinonimi come nome valido. 1 2
Habitat e distribuzione
Dalle pendici himalayane del Pakistan settentrionale al Nepal e al Bhutan, l’areale originario raggiunge gran parte della Cina, Corea, Giappone, Taiwan e Vietnam settentrionale. La pianta colonizza valli, pendii e margini boschivi tra 500 e 3 400 m, insediandosi anche nei coltivi e lungo i sentieri. 1 3
Le antiche introduzioni alimentari e tintorie in Europa e Nordamerica hanno portato alla naturalizzazione in Francia, Germania, Svizzera, Croazia e fino al Wisconsin, spesso nelle siepi o ai margini urbani. Uno studio recente considera Phytolacca acinosa naturalizzata con tendenza invasiva nell’areale secondario, a uno stadio meno avanzato rispetto a Phytolacca americana, già più diffusa negli stessi ambienti. 8 6
Ciclo e riproduzione
Tra giugno e agosto si svolge la fioritura, seguita da frutti che persistono fino a settembre. La forte dormienza dei semi richiede scarificazione o un lungo periodo freddo per la germinazione; ciò spiega un insediamento talvolta lento, nonostante l’efficace dispersione da parte degli uccelli che mangiano i frutti maturi. 8
Nei terreni ricchi e freschi la pianta ricaccia ogni anno da un ceppo carnoso persistente e ricostituisce molta biomassa in una sola stagione. Questa rapidità interessa anche il risanamento dei suoli: nei cumuli minerari contaminati di Xiangtan, in Cina, sono stati misurati fino a 19 300 µg/g di manganese nelle foglie secche di Phytolacca acinosa. È uno degli iperaccumulatori di manganese meglio documentati. 9
Per moltiplicarla in orticoltura si ricorre alla semina dopo stratificazione oppure alla divisione del ceppo, in primavera o autunno. La divisione attecchisce più rapidamente e con maggiore fedeltà rispetto al seme, la cui emergenza resta irregolare. 3
Usi e rischi
Nelle tradizioni mediche cinesi e indiane radice e giovani germogli sono impiegati contro edema, tosse, disturbi urinari e alcune infezioni. Studi recenti confermano attività antinfiammatorie, antimicrobiche e antitumorali di estratti radicali, senza che finora ne derivi un impiego clinico validato. 4
La tossicità riguarda tutta la pianta: saponine (esculentosidi), triterpenoidi e l’alcaloide ipaforina irritano le mucose orali e digestive. Nei casi gravi compaiono disturbi neurologici, calo pressorio e danni cardiaci, con esordio tra 20 minuti e 3 ore dopo l’ingestione. Lo scambio della radice con il ginseng è la causa meglio documentata delle intossicazioni accidentali, soprattutto in Vietnam. 5 4
Solo germogli giovanissimi, bolliti e scolati, vengono talvolta consumati come verdura in Asia. Con l’invecchiamento le foglie diventano tossiche e nessuna preparazione domestica elimina completamente il rischio. 3
Varietà, confusioni e piante affini
Per la cremesina acinosa non esiste un vero assortimento di cultivar, ma la letteratura etnobotanica menziona due forme antiche: una a fiori bianchi, la cui radice era talvolta consumata dopo un lungo ammollo, e una a fiori rossi, con radice ritenuta ancora più tossica. Nessuna delle due costituisce un alimento sicuro. 3
Il confronto più frequente è con Phytolacca americana: i grappoli penduli e i 10 stami la distinguono dalla specie asiatica, con grappoli eretti e 8 carpelli liberi. In Asia anche Phytolacca polyandra può creare confusione. Non bisogna mai raccogliere una radice selvatica simile al ginseng senza assoluta certezza nell’identificazione. 7 5
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Phytolacca acinosa Roxb.
- International Plant Names Index, Phytolacca acinosa Roxb.
- Plants For A Future, Phytolacca acinosa (Indian Poke)
- Frontiers in Pharmacology, Usi tradizionali, descrizione botanica, fitochimica e attività farmacologiche di Phytolacca acinosa
- National Institute for Food Control (Vietnam), Prevenzione delle intossicazioni da Phytolaccaceae
- Tela Botanica / eFlore, Phytolacca acinosa Roxb.
- Flora of China via eFloras, Phytolacca acinosa
- MDPI Plants, Biologia riproduttiva ed ecologia della germinazione di Phytolacca acinosa nell’areale secondario
- PubMed, Assorbimento e accumulo di manganese nella pianta iperaccumulatrice Phytolacca acinosa Roxb.
Domande frequenti
La cremesina acinosa è tossica?
Sì. Tutta la pianta contiene saponine, triterpenoidi e un alcaloide irritanti per le mucose. Un’ingestione abbondante può provocare gravi disturbi digestivi e, nei casi più seri, problemi neurologici e cardiaci.
Si possono mangiare i giovani germogli di Phytolacca acinosa?
In Asia talvolta si consumano come verdura primaverile solo germogli giovanissimi, bolliti e scolati. Le foglie più vecchie diventano tossiche e nessuna preparazione domestica garantisce di eliminare completamente il rischio.
Come distinguere Phytolacca acinosa da Phytolacca americana?
Il carattere più affidabile è il grappolo, sempre eretto in Phytolacca acinosa e pendulo in Phytolacca americana. Cambia anche il numero di stami e carpelli: 8 nella specie asiatica e 10 in quella americana.
Perché la radice di Phytolacca acinosa è pericolosa?
La forma carnosa ricorda il ginseng e ha causato intossicazioni documentate in raccoglitori che l’avevano scambiata per una radice medicinale commestibile. Non bisogna raccogliere radici selvatiche simili senza assoluta certezza nell’identificazione.
Phytolacca acinosa è invasiva in Francia?
È naturalizzata in diversi paesi europei, compresa la Francia, ma è meno insediata di Phytolacca americana. Studi recenti la considerano potenzialmente invasiva nell’areale secondario; al momento non ha uno status normativo di specie invasiva in Francia.
Phytolacca acinosa ha usi medicinali?
La radice è impiegata nella medicina tradizionale cinese e indiana contro edema, tosse e disturbi urinari. Studi recenti confermano attività antinfiammatorie e antimicrobiche degli estratti, senza che ne derivi finora un uso clinico validato.
Da dove proviene Phytolacca acinosa?
L’areale nativo va dall’Himalaya alla Cina, alla Corea e al Giappone. Fu poi introdotta in Europa e Nordamerica per i giovani germogli commestibili e il colorante dei frutti, naturalizzandosi localmente.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.


