Porcellana Comune (Portulaca oleracea, )
Porcellana Comune (Portulaca oleracea) è un’erbacea succulenta delle Portulacaceae, coltivata e raccolta fin dall’antichità nel bacino mediterraneo. I fusti carnosi e rossastri, adagiati sul terreno, portano foglie lucide e piccoli fiori gialli che si aprono solo per poche ore al mattino. Questa infestante cosmopolita dei suoli compattati può ricrescere anche da un frammento di fusto lasciato dopo la sarchiatura.
Leggi di piùPorcellana Comune, Portulaca, Porcellana, Porcacchia, Erba fratesca e Erba porcellana
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Distribuzione mondiale
Secondo POWO, l’areale nativo di Portulaca oleracea comprende Macaronesia, Africa, Caucaso ed Europa centrale e meridionale, fino al Pakistan e alla penisola Arabica. Introdotta quasi ovunque altrove, è divenuta subcosmopolita. Lo status nelle Americhe resta discusso: semi trovati in sedimenti dell’Ontario datati 1350–1539 suggeriscono una presenza precolombiana, precedente alla successiva diffusione orticola.
- Autoctona6
- Introdotta2
- Francia
- Spagna
- Grecia
- Marocco
- Turchia
- Egitto
- Stati Uniti
- Australia
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Porcellana Comune (Portulaca oleracea L., 1753) è un’erbacea succulenta delle Portulacaceae, descritta da Carl von Linné nello Species Plantarum. In italiano è nota anche come portulaca, porcellana e porcacchia; il nome scientifico consente di distinguere questa pianta alimentare dalle specie ornamentali dello stesso genere. 6 1
Il genere Portulaca deriverebbe dal latino portula, piccolo coperchio, con riferimento all’apertura circolare del frutto maturo. L’epiteto oleracea, erbacea o da orto in latino, richiama direttamente il suo antico impiego alimentare. Il francese «pourpier» avrebbe invece origine da pulli pes, piede di pollo, per la forma della foglia: questa etimologia riguarda il nome francese e non quello italiano. 6
Teofrasto la cita già nel IV secolo a.C. fra le erbe da orto da seminare in aprile. Plinio il Vecchio, nella Storia naturale completata nel 77 d.C., consigliava di portarla come amuleto contro i malanni, una testimonianza storica della familiarità con questa pianta nel mondo antico. 5
Riconoscimento
Fusti carnosi e rossastri, generalmente prostrati e ramificati fin dalla base, formano un tappeto largo 10–30 cm. Nei suoli ricchi il portamento può diventare eretto e raggiungere 40 cm di altezza, perciò la sola forma della pianta non basta per identificarla. 5 6
Le foglie sono opposte alla base e alterne verso l’apice, obovato-oblunghe, sessili e carnose. Misurano in media 4 cm di lunghezza per 1,5 cm di larghezza e diventano sensibilmente più grandi nei terreni fertili. I fiori gialli, sessili, isolati o riuniti alle ascelle dei fusti, hanno soltanto 4–6 petali, larghi al massimo 6 mm, e restano aperti poche ore nelle mattine soleggiate. 4 5
Il frutto è una capsula, detta pisside, che a maturità si apre con un coperchio circolare liberando semi neri lucidi. Un cespo adulto ben nutrito può produrne fino a 240.000: una produzione che spiega l’abbondanza delle nuove plantule nell’anno seguente. 5
Tassonomia utile
Il binomio accettato Portulaca oleracea L., pubblicato nel 1753, appartiene alle Portulacaceae, nell’ordine Caryophyllales. POWO riconosce due sole varietà, Portulaca oleracea var. oleracea e Portulaca oleracea var. delicatula Fosberg, endemica dell’atollo di Aldabra alle Seychelles. Riporta inoltre due sinonimi omotipici: Portulaca hortensis Rupr. e Portulaca officinarum Crantz. 1
La forma coltivata, spesso indicata come Portulaca oleracea subsp. sativa, Portulaca sativa oppure var. sativa, è più robusta, con foglie grandi e semi grossi. Rientra nella variabilità della specie tipo senza uno status botanico distinto: queste denominazioni non individuano quindi automaticamente una specie separata. 5
Habitat e distribuzione
Macaronesia, Africa, Caucaso ed Europa centrale e meridionale, fino al Pakistan e alla penisola Arabica, costituiscono l’areale nativo indicato da POWO. Le introduzioni quasi ovunque nel mondo hanno reso la specie subcosmopolita. Nelle Americhe lo status resta discusso: semi trovati in sedimenti dell’Ontario datati 1350–1539 suggeriscono una presenza precolombiana, anteriore alla successiva diffusione orticola. 1 9
La pianta ricerca suoli compattati, poco aerati e poveri di calcio, con scarsa ritenzione idrica, ed è considerata indicatrice di terreni asfittici. Compare negli incolti, negli orti e nei vigneti, ma anche sui marciapiedi urbani, sulle dune e lungo le coste, dal livello del mare fino a 2.600 m di quota. 6 7
La distribuzione mondiale rimane strettamente legata alle attività umane. Colonizza soprattutto i suoli disturbati e la sua dispersione è ritenuta prevalentemente antropica, più che naturale: lavorazioni e spostamenti di materiali contribuiscono così alla sua presenza negli ambienti coltivati. 8
Ciclo e riproduzione
I semi della Porcellana Comune germinano nel terreno caldo, sopra 25 °C; un interramento di soli 5 mm rallenta già nettamente l’emergenza. Una volta insediata, la pianta combina la fotosintesi C4 con il metabolismo acido delle crassulacee, o CAM, passando a quest’ultimo quando si instaura una siccità marcata. 5
Nei climi temperati fiorisce da giugno ad agosto. Ogni fiore si apre al mattino per poche ore e poi si richiude per dare origine alla capsula. La specie è autogama, dunque può produrre frutti anche in assenza di impollinatori. 6
La moltiplicazione avviene quasi esclusivamente per disseminazione spontanea, ma basta un frammento di fusto carnoso rimasto a terra dopo la sarchiatura per radicare e ricostituire una pianta intera. Nel diserbo occorre quindi raccogliere i residui: tagliare soltanto i fusti visibili può lasciare materiale capace di riprendere a crescere. 11
Usi e rischi
Tutte le parti della Porcellana Comune si consumano crude o cotte, con un sapore lievemente acidulo dovuto agli acidi ossalico e malico. La pianta fa parte dell’alimentazione cretese ed è usata nel bacino mediterraneo, in Turchia, Egitto, Messico e Asia. Le foglie sono ricche di omega-3, in particolare acido alfa-linolenico, vitamina C e vitamina E. 3 6
Le foglie contengono però anche quantità rilevanti di ossalati solubili. L’ASPCA classifica Portulaca oleracea come tossica per gatti, cani e cavalli; ingestioni importanti possono provocare debolezza muscolare, salivazione e tremori. L’uso alimentare umano non rende quindi sicura la pianta per questi animali. 2
Per il bestiame il rischio principale riguarda invece l’accumulo di nitrati nei terreni sovraccarichi di azoto. Sono documentate intossicazioni acute da nitriti in bovini, ovini e caprini dopo ingestioni massicce nei pascoli o nei recinti d’ingrasso. 10
Varietà, confusioni e piante affini
La selezione orticola della Porcellana Comune è relativamente limitata: i cataloghi da orto propongono soprattutto una forma a foglie grandi e una dorata. Vanno distinte da Portulaca grandiflora, coltivata per i fiori colorati anziché per le foglie da consumare. 6 5
La confusione più rischiosa sul campo è con l’euforbia maculata, Euphorbia maculata. I suoi fusti prostrati e rossastri sono simili, ma spezzandoli fuoriesce lattice bianco irritante, assente nella Porcellana Comune. Le giovani piante di Amaranthus retroflexus, altra infestante chiamata in inglese pigweed, hanno invece foglie non carnose e un portamento più eretto. 4
Tre caratteri associati permettono di evitare queste confusioni: fusti carnosi senza lattice, foglie obovate lucide e piccoli fiori gialli effimeri. La combinazione è più affidabile del solo colore rossastro dei fusti.
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Portulaca oleracea L.
- ASPCA, scheda di tossicità della portulaca (Portulaca oleracea)
- Plants For A Future, Portulaca oleracea
- Illinois Wildflowers, portulaca comune (Portulaca oleracea)
- Wikipedia EN, Portulaca oleracea
- Wikipedia FR, Portulaca oleracea
- INPN MNHN, Portulaca oleracea L., 1753
- Go Botany / Native Plant Trust, Portulaca oleracea
- Byrne & McAndrews, 1975, portulaca precolombiana nel Nuovo Mondo, Nature
- Tropical Animal Health and Production, intossicazione da nitrati e nitriti da Portulaca oleracea nei bovini all’ingrasso
- Cornell CALS Weed Science, profilo della portulaca comune
Domande frequenti
La Porcellana Comune è tossica per gatti e cani?
Sì. L’ASPCA classifica Portulaca oleracea come tossica per gatti, cani e cavalli a causa degli ossalati solubili, che possono provocare debolezza muscolare, salivazione e tremori.
Si può mangiare la Porcellana Comune?
Sì. Tutte le parti si consumano crude o cotte e hanno un sapore lievemente acidulo. Le foglie sono ricche di omega-3, vitamina C e vitamina E, ma contengono anche ossalati.
Come si distingue dall’euforbia maculata?
L’euforbia maculata ha un portamento prostrato e rossastro simile, ma da un fusto spezzato emette lattice bianco irritante. La Porcellana Comune non produce mai lattice.
Perché ricresce dopo il diserbo?
Un frammento di fusto carnoso lasciato a terra dopo la sarchiatura può radicare e rigenerare una pianta intera. Occorre raccogliere i residui, oltre a tagliare i fusti visibili.
È pericolosa per il bestiame?
Nei terreni con troppo azoto può accumulare nitrati a livelli tossici. Sono documentate intossicazioni acute di bovini, ovini e caprini dopo ingestioni massicce.
Da dove proviene la Porcellana Comune?
L’areale nativo comprende Macaronesia, Africa ed Europa meridionale fino al Pakistan. Nelle Americhe lo status resta discusso, perché in Ontario sono stati rinvenuti semi precolombiani.
I fiori restano aperti a lungo?
No. Ogni fiore si apre solo per poche ore al mattino con il sole, poi si richiude per formare la capsula. Nei climi temperati la fioritura si concentra tra giugno e agosto.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.







