Garden angelica (Angelica archangelica, )
Angelica archangelica è una grande Apiacea biennale delle zone umide e fredde dell’emisfero boreale, dalla Groenlandia alla Siberia occidentale. Coltivata da secoli per i fusti canditi, i semi usati nei liquori e la radice medicinale, può essere confusa pericolosamente con ombrellifere mortali.
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Taken Jul 15, 2015 by Photoflora - Benoit BOCK (©)
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Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Angelica archangelica va dalla Groenlandia e dall’Islanda alla Scandinavia e alla Siberia occidentale, secondo POWO. Coltivata in Europa dal Medioevo, si è naturalizzata anche fuori da questa regione settentrionale. Gran parte delle popolazioni dell’Europa temperata e del Nord America deriva quindi da antiche introduzioni e non è indigena.
- Autoctona5
- Introdotta4
- Groenlandia
- Islanda
- Norvegia
- Finlandia
- Russia
- Francia metropolitana
- Regno Unito
- Canada
- Stati Uniti
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Angelica archangelica (Angelica archangelica L., 1753) è un’erbacea biennale della famiglia delle Apiaceae. Carl von Linné la descrisse nel 1753 nella prima edizione di Species Plantarum, e da allora il nome accettato non è cambiato. 1 7
Il termine angelica risale al greco aggelos, «messaggero», attraverso il latino angelica. Secondo una leggenda medievale, l’arcangelo Raffaele rivelò le proprietà curative della radice contro la peste. Il racconto spiega l’epiteto archangelica e i nomi francesi che richiamano gli angeli e lo Spirito Santo. 6
Questa doppia origine, botanica e leggendaria, aiuta a capire la persistenza del nome in diverse lingue dell’Europa settentrionale. Qui la pianta viene coltivata da secoli per i fusti aromatici e la radice impiegata nella medicina tradizionale. 3
Riconoscimento
Durante il primo anno Angelica archangelica sviluppa una rosetta di foglie composte. In seguito produce un fusto fiorale cavo, scanalato e spesso sfumato di porpora, alto 1–2,5 m a maturità. Le foglie, divise due o tre volte, hanno guaine picciolari rigonfie che avvolgono il fusto alla base. 3 4
Stropicciando la pianta si sprigiona un intenso odore anisato e muschiato, riconoscibile anche prima della fioritura. Al secondo anno le ombrelle composte globose, verde pallido o biancastre e talvolta sfumate di rosa, raggiungono 20 cm di diametro in estate. 4 2
A maturità il frutto è uno schizocarpo secco, alato, ovale e percorso da coste sporgenti, di colore giallo pallido. La radice fittonante, carnosa e brunastra, emana al taglio lo stesso profumo aromatico delle parti aeree. 4
Tassonomia utile
Nel repertorio Plants of the World Online il nome accettato è Angelica archangelica L. La classificazione ha oscillato a lungo tra due generi: diverse flore antiche collocavano la specie in Archangelica. Ne derivano questi nomi ancora citati:
- Archangelica archangelica (L.) H.Karst., sinonimo storico
- Angelica archangelica var. sativa (Mill.) Rikli, forma orticola storica
- Angelica archangelica subsp. norwegica (Rupr.) Nordh., nome in sinonimia
POWO riconosce inoltre due sottospecie: quella nominale e la subsp. litoralis, forma costiera dell’Europa settentrionale e centrosettentrionale. Il riferimento stabile resta il nome scientifico accettato, perché i nomi commerciali non distinguono sempre questi diversi livelli. 1
Habitat e distribuzione
Dalla Groenlandia e dall’Islanda alla Scandinavia e alla Siberia occidentale si estende l’areale nativo indicato da POWO. In queste regioni la pianta colonizza rive di corsi d’acqua, prati umidi e ambienti subartici o temperati freddi. 1 8
Fin dal Medioevo viene coltivata in Europa per gli impieghi alimentari e medicinali. Si è anche naturalizzata fuori dall’areale strettamente settentrionale: gran parte delle popolazioni dell’Europa temperata e del Nord America deriva dunque da antiche introduzioni, anziché essere indigena. 8 3
Le zone di rusticità USDA 4–8 descrivono la sua tolleranza climatica. La resistenza al freddo rispecchia l’origine subartica della specie e aiuta a comprendere la sua presenza nelle regioni più fresche. 2
Ciclo e coltivazione
Per la semina servono semi freschi, perché la germinabilità diminuisce rapidamente dopo la raccolta. La germinazione richiede 3–6 settimane con terreno mantenuto umido. Il primo anno si formano soltanto rosetta e radice fittonante; lo scapo fiorale compare di norma nel secondo anno. 2 3
Dal ciclo biennale deriva una conseguenza concreta: la pianta muore dopo la fruttificazione. Tagliare gli scapi appena comparsi, prima della produzione di semi, ritarda la morte e prolunga la raccolta di foglie e fusti teneri. È una pratica usata per conservare più a lungo il cespo. 2
Nell’orto richiede un terreno fresco o umido, ricco, da leggermente acido a neutro, in pieno sole o leggera mezz’ombra. La parte aerea scompare ogni inverno, mentre la base resiste a freddi intensi e riparte in primavera, purché la pianta non abbia ancora fiorito. 3 4
Usi e rischi
Si utilizzano come alimenti fusti, foglie, radice e semi. I fusti canditi profumano la confetteria dal XVIII secolo e i semi aromatizzano liquori come la Chartreuse. La radice, raccolta nell’autunno del primo anno, entra nella fitoterapia tradizionale per gli impieghi digestivi. 2 6
La principale precauzione riguarda il contatto con la pelle: la linfa contiene furanocumarine fotosensibilizzanti che, insieme all’esposizione solare, possono causare ustioni e dermatite fototossica. Indossare guanti quando si manipola la pianta in piena crescita limita questo rischio. 3 2
Un pericolo ancora più grave è la confusione con ombrellifere mortali, soprattutto cicuta maggiore (Conium maculatum) e cicuta acquatica. Entrambe condividono grandi fusti cavi e ombrelle bianche. La raccolta spontanea richiede un’identificazione certa, che consideri l’odore e l’assenza di macchie porpora sul fusto. 9 3
Varietà, confusioni e piante affini
Nei cataloghi di sementi compare soprattutto la specie nominale. La var. sativa, antico nome orticolo della forma destinata ai canditi, è oggi un semplice sinonimo. La subsp. litoralis è invece una forma botanica costiera, e non una selezione da giardino. 1
Tra le altre Apiaceae, diverse piante condividono il portamento o alcuni impieghi:
- L’angelica selvatica (Angelica sylvestris), dai fusti verdi senza una marcata tonalità porpora e dall’odore meno intenso;
- Il levistico (Levisticum officinale), con profumo di sedano anziché di anice;
- Angelica sinensis e Angelica gigas, coltivate in Asia per la medicina tradizionale, con impieghi distinti dalla specie europea.
Resta particolarmente pericoloso scambiare la pianta con cicuta maggiore e cicuta acquatica, due ombrellifere mortali degli stessi ambienti umidi. Il nome scientifico e il parere di una persona esperta sono riferimenti essenziali prima di qualsiasi raccolta spontanea. 9
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Angelica archangelica L.
- Plants For A Future, Angelica archangelica
- NC State Extension Gardener Plant Toolbox, Angelica archangelica
- Missouri Botanical Garden Plant Finder, Angelica archangelica
- Royal Horticultural Society, Angelica archangelica
- Wikipedia (FR), angelica officinale
- Wikipedia (EN), Angelica archangelica
- INPN / MNHN, Angelica archangelica L., 1753, angelica officinale
- NC State Extension Gardener Plant Toolbox, Conium maculatum (cicuta maggiore)
Domande frequenti
Angelica archangelica è tossica?
Non per l’uomo o gli animali domestici nelle normali condizioni di ingestione. Il rischio principale è il contatto cutaneo con la linfa, che contiene furanocumarine fotosensibilizzanti, seguito dall’esposizione al sole.
Come distinguere Angelica archangelica dalla cicuta maggiore?
Il primo indizio è l’odore, anisato e muschiato nell’angelica, sgradevole nella cicuta maggiore. Quest’ultima ha anche macchie porpora irregolari sul fusto, assenti nell’angelica. Nel dubbio è meglio evitare la raccolta.
Perché la pianta muore dopo la fioritura?
Angelica archangelica è biennale e normalmente muore dopo la fruttificazione. Recidere i fusti fiorali prima che producano semi ritarda questa morte e prolunga la vita del cespo.
Si possono mangiare tutte le parti della pianta?
Fusti, foglie, radice e semi sono commestibili. I fusti canditi aromatizzano dolci dal XVIII secolo e i semi vengono usati per liquori come la Chartreuse.
Da dove viene il nome archangelica?
Una leggenda medievale attribuisce all’arcangelo Raffaele la rivelazione delle virtù curative della radice contro la peste, all’origine dell’epiteto scientifico archangelica e del nome comune.
Dove cresce spontanea Angelica archangelica?
L’areale nativo va dalla Groenlandia e dall’Islanda alla Scandinavia e alla Siberia occidentale, in ambienti umidi e freddi. Nel resto d’Europa e in Nord America la pianta è soprattutto coltivata e poi naturalizzata.
La sottospecie litoralis è una varietà orticola?
No, è una sottospecie botanica costiera dell’Europa settentrionale e centrosettentrionale, riconosciuta da POWO insieme alla sottospecie nominale; non è una selezione da giardino.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.







