Garden angelica (Angelica archangelica, L. 1753)

Angelica archangelica è una grande Apiacea biennale delle zone umide e fredde dell’emisfero boreale, dalla Groenlandia alla Siberia occidentale. Coltivata da secoli per i fusti canditi, i semi usati nei liquori e la radice medicinale, può essere confusa pericolosamente con ombrellifere mortali.

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Nome scientificoAngelica archangelica
GenereAngelica
OrdineApiales

Garden angelica e Norwegian angelica

Identità
Tossicità
Non tossica per ingestione; linfa fototossica al contatto (furocumarine)
Impegno di cura
Moderato
Tipo di pianta
Erbacea aromatica · Pianta aromatica
Tipo di foglie
Caducifoglia
Durata della vita
Biennale
Paese d'origine
GroenlandiaIslandaNorvegiaFinlandiaRussia
Habitat
Rive, prati umidi e zone subartiche o temperate fredde; coltivata negli orti e nelle aiuole aromatiche
Stagionalità
Fioritura
Estate
Raccolta
PrimaveraEstateAutunno
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
6/10
Tempo di maturazione
Radice raccoglibile dall’autunno del primo anno; semi e fusti fiorali nel secondo
Propagazione
Semina
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Bassa, sostegno utile per lo scapo fiorale nelle posizioni esposte
Umidità
50–80 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
No
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Suolo da fresco a umido, Terreno ricco
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Pieno sole o leggera mezz’ombra
Esterno
Orto, Aiuola
Vasi
Grande bacino
Aspetto
Altezza100–250 cmLarghezza60–120 cm
Foglie
Verde
Angelica archangelica: origine e usi — foglie 1
Angelica archangelica: origine e usi — foglie 2
Angelica archangelica: origine e usi — foglie 3
Angelica archangelica: origine e usi — foglie 4
Angelica archangelica: origine e usi — foglie 5
Fiori
BiancoVerdeDimensioni10–20 cm
Angelica archangelica: origine e usi — fiori 1
Angelica archangelica: origine e usi — fiori 2
Angelica archangelica: origine e usi — fiori 3
Angelica archangelica: origine e usi — fiori 4
Angelica archangelica: origine e usi — fiori 5
Frutti
GialloDimensioni0.5–0.8 cm
Angelica archangelica: origine e usi — frutti 1
Angelica archangelica: origine e usi — frutti 2
Angelica archangelica: origine e usi — frutti 3
Angelica archangelica: origine e usi — frutti 4
Angelica archangelica: origine e usi — frutti 5
Portamento
Angelica archangelica: origine e usi — portamento 1
Angelica archangelica: origine e usi — portamento 2
Angelica archangelica: origine e usi — portamento 3
Angelica archangelica: origine e usi — portamento 4
Angelica archangelica: origine e usi — portamento 5
Corteccia
VerdeViola
Angelica archangelica: origine e usi — corteccia 1
Angelica archangelica: origine e usi — corteccia 2
Angelica archangelica: origine e usi — corteccia 3
Angelica archangelica: origine e usi — corteccia 4
Angelica archangelica: origine e usi — corteccia 5

Distribuzione mondiale

L’areale nativo di Angelica archangelica va dalla Groenlandia e dall’Islanda alla Scandinavia e alla Siberia occidentale, secondo POWO. Coltivata in Europa dal Medioevo, si è naturalizzata anche fuori da questa regione settentrionale. Gran parte delle popolazioni dell’Europa temperata e del Nord America deriva quindi da antiche introduzioni e non è indigena.

  • Autoctona5
  • Introdotta4
  • Groenlandia
  • Islanda
  • Norvegia
  • Finlandia
  • Russia
  • Francia metropolitana
  • Regno Unito
  • Canada
  • Stati Uniti

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Angelica archangelica (Angelica archangelica L., 1753) è un’erbacea biennale della famiglia delle Apiaceae. Carl von Linné la descrisse nel 1753 nella prima edizione di Species Plantarum, e da allora il nome accettato non è cambiato. 1 7

Il termine angelica risale al greco aggelos, «messaggero», attraverso il latino angelica. Secondo una leggenda medievale, l’arcangelo Raffaele rivelò le proprietà curative della radice contro la peste. Il racconto spiega l’epiteto archangelica e i nomi francesi che richiamano gli angeli e lo Spirito Santo. 6

Questa doppia origine, botanica e leggendaria, aiuta a capire la persistenza del nome in diverse lingue dell’Europa settentrionale. Qui la pianta viene coltivata da secoli per i fusti aromatici e la radice impiegata nella medicina tradizionale. 3

Riconoscimento

Durante il primo anno Angelica archangelica sviluppa una rosetta di foglie composte. In seguito produce un fusto fiorale cavo, scanalato e spesso sfumato di porpora, alto 1–2,5 m a maturità. Le foglie, divise due o tre volte, hanno guaine picciolari rigonfie che avvolgono il fusto alla base. 3 4

Stropicciando la pianta si sprigiona un intenso odore anisato e muschiato, riconoscibile anche prima della fioritura. Al secondo anno le ombrelle composte globose, verde pallido o biancastre e talvolta sfumate di rosa, raggiungono 20 cm di diametro in estate. 4 2

A maturità il frutto è uno schizocarpo secco, alato, ovale e percorso da coste sporgenti, di colore giallo pallido. La radice fittonante, carnosa e brunastra, emana al taglio lo stesso profumo aromatico delle parti aeree. 4

Tassonomia utile

Nel repertorio Plants of the World Online il nome accettato è Angelica archangelica L. La classificazione ha oscillato a lungo tra due generi: diverse flore antiche collocavano la specie in Archangelica. Ne derivano questi nomi ancora citati:

  • Archangelica archangelica (L.) H.Karst., sinonimo storico
  • Angelica archangelica var. sativa (Mill.) Rikli, forma orticola storica
  • Angelica archangelica subsp. norwegica (Rupr.) Nordh., nome in sinonimia

POWO riconosce inoltre due sottospecie: quella nominale e la subsp. litoralis, forma costiera dell’Europa settentrionale e centrosettentrionale. Il riferimento stabile resta il nome scientifico accettato, perché i nomi commerciali non distinguono sempre questi diversi livelli. 1

Habitat e distribuzione

Dalla Groenlandia e dall’Islanda alla Scandinavia e alla Siberia occidentale si estende l’areale nativo indicato da POWO. In queste regioni la pianta colonizza rive di corsi d’acqua, prati umidi e ambienti subartici o temperati freddi. 1 8

Fin dal Medioevo viene coltivata in Europa per gli impieghi alimentari e medicinali. Si è anche naturalizzata fuori dall’areale strettamente settentrionale: gran parte delle popolazioni dell’Europa temperata e del Nord America deriva dunque da antiche introduzioni, anziché essere indigena. 8 3

Le zone di rusticità USDA 4–8 descrivono la sua tolleranza climatica. La resistenza al freddo rispecchia l’origine subartica della specie e aiuta a comprendere la sua presenza nelle regioni più fresche. 2

Ciclo e coltivazione

Per la semina servono semi freschi, perché la germinabilità diminuisce rapidamente dopo la raccolta. La germinazione richiede 3–6 settimane con terreno mantenuto umido. Il primo anno si formano soltanto rosetta e radice fittonante; lo scapo fiorale compare di norma nel secondo anno. 2 3

Dal ciclo biennale deriva una conseguenza concreta: la pianta muore dopo la fruttificazione. Tagliare gli scapi appena comparsi, prima della produzione di semi, ritarda la morte e prolunga la raccolta di foglie e fusti teneri. È una pratica usata per conservare più a lungo il cespo. 2

Nell’orto richiede un terreno fresco o umido, ricco, da leggermente acido a neutro, in pieno sole o leggera mezz’ombra. La parte aerea scompare ogni inverno, mentre la base resiste a freddi intensi e riparte in primavera, purché la pianta non abbia ancora fiorito. 3 4

Usi e rischi

Si utilizzano come alimenti fusti, foglie, radice e semi. I fusti canditi profumano la confetteria dal XVIII secolo e i semi aromatizzano liquori come la Chartreuse. La radice, raccolta nell’autunno del primo anno, entra nella fitoterapia tradizionale per gli impieghi digestivi. 2 6

La principale precauzione riguarda il contatto con la pelle: la linfa contiene furanocumarine fotosensibilizzanti che, insieme all’esposizione solare, possono causare ustioni e dermatite fototossica. Indossare guanti quando si manipola la pianta in piena crescita limita questo rischio. 3 2

Un pericolo ancora più grave è la confusione con ombrellifere mortali, soprattutto cicuta maggiore (Conium maculatum) e cicuta acquatica. Entrambe condividono grandi fusti cavi e ombrelle bianche. La raccolta spontanea richiede un’identificazione certa, che consideri l’odore e l’assenza di macchie porpora sul fusto. 9 3

Varietà, confusioni e piante affini

Nei cataloghi di sementi compare soprattutto la specie nominale. La var. sativa, antico nome orticolo della forma destinata ai canditi, è oggi un semplice sinonimo. La subsp. litoralis è invece una forma botanica costiera, e non una selezione da giardino. 1

Tra le altre Apiaceae, diverse piante condividono il portamento o alcuni impieghi:

  • L’angelica selvatica (Angelica sylvestris), dai fusti verdi senza una marcata tonalità porpora e dall’odore meno intenso;
  • Il levistico (Levisticum officinale), con profumo di sedano anziché di anice;
  • Angelica sinensis e Angelica gigas, coltivate in Asia per la medicina tradizionale, con impieghi distinti dalla specie europea.

Resta particolarmente pericoloso scambiare la pianta con cicuta maggiore e cicuta acquatica, due ombrellifere mortali degli stessi ambienti umidi. Il nome scientifico e il parere di una persona esperta sono riferimenti essenziali prima di qualsiasi raccolta spontanea. 9

Fonti principali

Domande frequenti

Angelica archangelica è tossica?

Non per l’uomo o gli animali domestici nelle normali condizioni di ingestione. Il rischio principale è il contatto cutaneo con la linfa, che contiene furanocumarine fotosensibilizzanti, seguito dall’esposizione al sole.

Come distinguere Angelica archangelica dalla cicuta maggiore?

Il primo indizio è l’odore, anisato e muschiato nell’angelica, sgradevole nella cicuta maggiore. Quest’ultima ha anche macchie porpora irregolari sul fusto, assenti nell’angelica. Nel dubbio è meglio evitare la raccolta.

Perché la pianta muore dopo la fioritura?

Angelica archangelica è biennale e normalmente muore dopo la fruttificazione. Recidere i fusti fiorali prima che producano semi ritarda questa morte e prolunga la vita del cespo.

Si possono mangiare tutte le parti della pianta?

Fusti, foglie, radice e semi sono commestibili. I fusti canditi aromatizzano dolci dal XVIII secolo e i semi vengono usati per liquori come la Chartreuse.

Da dove viene il nome archangelica?

Una leggenda medievale attribuisce all’arcangelo Raffaele la rivelazione delle virtù curative della radice contro la peste, all’origine dell’epiteto scientifico archangelica e del nome comune.

Dove cresce spontanea Angelica archangelica?

L’areale nativo va dalla Groenlandia e dall’Islanda alla Scandinavia e alla Siberia occidentale, in ambienti umidi e freddi. Nel resto d’Europa e in Nord America la pianta è soprattutto coltivata e poi naturalizzata.

La sottospecie litoralis è una varietà orticola?

No, è una sottospecie botanica costiera dell’Europa settentrionale e centrosettentrionale, riconosciuta da POWO insieme alla sottospecie nominale; non è una selezione da giardino.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.