Cavolo comune (Brassica oleracea, L. 1753)

Cavolo comune (Brassica oleracea) è una specie orticola delle Brassicaceae, originaria delle scogliere calcaree dell’Europa occidentale. Da un’unica specie selvatica, selezionando organi diversi, sono derivati cavolo cappuccio, cavolfiore, broccolo, cavolino di Bruxelles, cavolo rapa e cavolo riccio.

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Nome scientificoBrassica oleracea
GenereBrassica
OrdineBrassicales

Cavolo comune, Cavolo, Cavolo selvatico, Cabbage e Kale

Identità
Tossicità
Non tossico : umani, inclusi bambini, gatti e cani · Da verificare : cavalli
Impegno di cura
Moderato
Tipo di pianta
Erbacea da orto · Pianta commestibile · Pianta da esterno
Tipo di foglie
Sempreverde
Durata della vita
Biennale
Paese d'origine
FranciaRegno UnitoIrlandaSpagna
Habitat
Cenge e scogliere costiere esposte agli spruzzi marini; orti e coltivi per le forme domestiche
Stagionalità
Fioritura
PrimaveraEstate
Raccolta
AutunnoInvernoPrimavera
Crescita
Dormienza
Nessun periodo di riposo
Velocità di crescita
6/10
Tempo di maturazione
Da 8 a 20 settimane dalla semina, secondo gruppo coltivato e stagione
Propagazione
Semina
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona, portamento basso e compatto secondo il gruppo coltivato
Umidità
50–70 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
No
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Terreno ricco, Suolo drenato, Suolo calcareo
Tolleranza al sale
Tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Pieno sole, tollera una leggera mezz’ombra
Interno
Stanza luminosa
Distanza dalla finestra
~ 30 cm da una finestra per le semine in vasetto
Esterno
Orto, Aiuola
Vasi
Grande bacino, Vaso drenante
Aspetto
Altezza25–150 cmLarghezza30–60 cm
Foglie
VerdeViola
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — foglie 1
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — foglie 2
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — foglie 3
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — foglie 4
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — foglie 5
Fiori
Giallo
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — fiori 1
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — fiori 2
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — fiori 3
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — fiori 4
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — fiori 5
Frutti
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — frutti 1
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — frutti 2
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — frutti 3
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — frutti 4
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — frutti 5
Portamento
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — portamento 1
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — portamento 2
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — portamento 3
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — portamento 4
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — portamento 5
Corteccia
Verde
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — corteccia 1
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — corteccia 2
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — corteccia 3
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — corteccia 4
Cavolo comune (Brassica oleracea): origine e usi — corteccia 5

Distribuzione mondiale

L’areale nativo ristretto di Brassica oleracea comprende le scogliere marittime calcaree lungo l’Atlantico e la Manica, in Francia, Gran Bretagna, Irlanda e Spagna. Domesticata fin dall’antichità, la specie è oggi coltivata come ortaggio in tutti i continenti temperati, ben oltre l’areale originario.

  • Autoctona4
  • Francia
  • Regno Unito
  • Irlanda
  • Spagna

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Il Cavolo comune (Brassica oleracea L., 1753), detto anche cavolo selvatico, è una specie accettata delle Brassicaceae, nel genere Brassica. Un solo nome scientifico comprende sia la pianta spontanea delle coste sia tutti gli ortaggi che ne derivano: cavolo cappuccio, cavolfiore, broccolo, cavolino di Bruxelles, cavolo rapa e cavolo riccio. 1 2

Il termine Brassica risale a Plinio il Vecchio, che lo usava già per i cavoli coltivati a Roma quasi duemila anni fa. L’epiteto oleracea significa «dell’orto», dal latino olus, ortaggio: il nome richiama innanzitutto l’uso alimentare, prima di ogni questione di classificazione botanica. 6

Riconoscimento

Nella forma selvatica, Brassica oleracea produce una rosetta di foglie spesse e carnose, grigioverdi e cerose, che accumulano acqua per resistere agli spruzzi marini e al vento delle scogliere. Nell’orto la stessa rosetta compare 4–6 settimane dopo la semina, un riferimento comune per il trapianto in qualsiasi gruppo. Il primo anno la pianta rimane bassa; il secondo emette un fusto fiorale legnoso che può superare 1,5 m, con fiori gialli a quattro petali, tipici delle Brassicaceae. 3

La selezione orticola ha modificato questa architettura a seconda dell’organo desiderato, che si forma in 8–16 settimane secondo il gruppo. Il cavolo cappuccio concentra le foglie interne in una testa serrata; cavolfiore e broccolo sviluppano un’infiorescenza carnosa raccolta prima della fioritura; il cavolino di Bruxelles produce numerose gemme ascellari lungo un unico fusto; il cavolo rapa ingrossa il fusto a palla a livello del terreno. 4 5

Il colore delle foglie, dal verde azzurro al verde intenso, spesso con una pruina cerosa, accomuna tutte queste forme. Resta un carattere riconoscibile anche quando l’organo raccolto cambia completamente da un gruppo all’altro. 4

Tassonomia utile

Per riconoscere l’unità della specie si usa il nome accettato, Brassica oleracea L. La sua diversità culinaria corrisponde a gruppi di cultivar, non a specie diverse; questa classificazione orticola è riconosciuta dai Royal Botanic Gardens di Kew:

  • Brassica oleracea gruppo Capitata (cavolo cappuccio)
  • Brassica oleracea gruppo Sabauda (cavolo verza)
  • Brassica oleracea gruppo Gemmifera (cavolino di Bruxelles)
  • Brassica oleracea gruppo Botrytis (cavolfiore)
  • Brassica oleracea gruppo Italica (broccolo)
  • Brassica oleracea gruppo Gongylodes (cavolo rapa)
  • Brassica oleracea gruppo Acephala (cavolo riccio, kale)

La distinzione in gruppi chiarisce perché cavolfiore e broccolo, così vicini in cucina, appartengano alla stessa specie del cavolo cappuccio e del kale. A distinguerli è soltanto la selezione di un organo diverso: gemma terminale, infiorescenza o foglia. 1 4

Habitat e distribuzione

Le popolazioni originarie di Brassica oleracea occupano le scogliere marittime calcaree dell’Atlantico e della Manica, in Francia, Gran Bretagna, Irlanda e Spagna. Crescono sparse su cenge rocciose direttamente esposte agli spruzzi salini. 3

L’origine costiera aiuta a comprendere due caratteri utili nell’orto. La buona tolleranza al sale e al calcare deriva da questo ambiente povero, battuto dagli spruzzi marini; la scarsa capacità di competere con altre piante limita invece le popolazioni selvatiche alle cenge nude. In un prato normale, graminacee e piante pioniere le soppiantano in 1–2 anni: per questo il cavolo manca nei prati vicini alle stesse scogliere. 5

La domesticazione iniziata nell’antichità ha portato la specie in tutti i continenti temperati, con forme coltivate assenti allo stato spontaneo e ormai diffuse ben oltre la costa d’origine. 6 4

Ciclo e riproduzione

Il ciclo di Brassica oleracea è biennale: la pianta attraversa due cicli annuali e muore dopo la fruttificazione. Nel primo anno forma una rosetta e accumula riserve nelle foglie o nell’organo selezionato dalla coltura; nel secondo, dopo diverse settimane di freddo invernale, va a seme e poi muore. Nell’orto si raccoglie quasi sempre prima di questa fase, tranne quando si vogliono ottenere semi per la semina successiva. 4

I fiori gialli riuniti in racemi terminali sono impollinati dagli insetti e, in molte linee, autoincompatibili. La stessa pianta non riesce ad autofecondarsi efficacemente: per produrre semi vitali serve quindi uno scambio genetico fra esemplari vicini. 5

Per moltiplicare il cavolo si ricorre alla semina, dalla primavera all’estate secondo il gruppo e il raccolto desiderato. In terreno fresco i semi emergono in 1–2 settimane, ma le piantine restano vulnerabili a limacce e altiche finché non si sviluppano le prime foglie vere. 4

Usi e rischi

L’impiego principale del cavolo è nell’alimentazione umana: si consumano crude o cotte foglie, infiorescenze, gemme o fusto secondo il gruppo. Le foglie essiccate di kale apportano quantità significative di calcio e vitamina A; il fusto del cavolo rapa è invece meno ricco di micronutrienti, ma ricco di fibre. 5

Una cottura prolungata libera il caratteristico odore solforato dovuto ai glucosinolati, composti presenti anche nelle altre Brassicaceae. Contribuiscono inoltre all’amarezza avvertita da alcuni quando il cavolo è crudo, secondo il profilo genetico del recettore del gusto amaro TAS2R38. 6

Quanto alla sicurezza, Brassica oleracea è non tossica, anche per gatti e cani; per il cavallo lo stato rimane poco documentato, in assenza di dati specifici. Le fonti di riferimento non indicano principi tossici nel normale consumo alimentare. 5

Il principale rischio nell’orto è l’ernia del cavolo, una malattia fungina che deforma le radici e persiste per anni nei terreni contaminati. Attendere 3–4 anni prima di coltivare di nuovo cavoli nella stessa aiuola riduce sensibilmente il rischio, così come correggere con calce un terreno troppo acido. 4

Varietà, confusioni e piante affini

Capitata, Sabauda, Gemmifera, Botrytis, Italica, Gongylodes e Acephala sono gruppi di cultivar dello stesso taxon. Possono incrociarsi fra loro: questo spiega la comparsa regolare di forme intermedie nel miglioramento varietale. 4

Nell’orto le confusioni più comuni riguardano:

  • Brassica rapa, la rapa, un’altra Brassicaceae orticola con foglie giovani talvolta simili a quelle del cavolo;
  • Brassica oleracea gruppo Alboglabra, il broccolo cinese, talvolta considerato un gruppo asiatico distinto;
  • le piantine di cavolo cappuccio e cavolfiore, difficili da distinguere prima che si formi la testa o l’infiorescenza.

Testa fogliare, infiorescenza, gemme ascellari e fusto ingrossato identificano gruppi diversi della stessa specie, mai specie autonome. L’organo che si ingrossa durante la coltivazione è un riferimento più affidabile del colore o della forma delle foglie, che possono trarre in inganno. 1 4

Fonti principali

Domande frequenti

Cavolfiore e broccolo sono della stessa specie del cavolo?

Sì. Cavolo cappuccio, cavolfiore, broccolo, cavolino di Bruxelles, cavolo rapa e kale appartengono tutti a Brassica oleracea. Sono gruppi di cultivar selezionati per organi diversi della stessa pianta, non specie distinte.

Il cavolo comune è tossico per gatti e cani?

No. Brassica oleracea è classificata come non tossica per gatti e cani. Per il cavallo mancano dati specifici e lo stato resta poco documentato; nel normale consumo alimentare non è riconosciuto alcun principio tossico.

Perché il cavolo non forma la testa?

Semina troppo tardiva, luce insufficiente o eccesso di azoto possono impedire la formazione dell’organo da raccogliere. Rispettare il calendario del gruppo coltivato e scegliere un luogo soleggiato migliora il risultato.

Che cos’è l’ernia del cavolo?

È una malattia del terreno causata da un organismo che deforma le radici e indebolisce la pianta. La prevenzione si basa soprattutto su rotazioni lunghe, correzione dei terreni acidi con calce e impiego di piantine sane.

Da dove proviene il cavolo selvatico?

L’areale nativo è limitato alle scogliere marittime calcaree lungo l’Atlantico e la Manica, in Francia, Gran Bretagna, Irlanda e Spagna. Da questa pianta costiera discendono tutte le attuali forme orticole.

Quando si seminano i cavoli nell’orto?

La semina va dalla primavera all’estate, secondo il gruppo coltivato e il periodo di raccolta desiderato: al riparo per un raccolto precoce oppure direttamente nell’orto per raccolti autunnali e invernali.

Perché alcuni cavoli resistono al gelo?

Molti gruppi, come il cavolino di Bruxelles e il cavolo riccio, ereditano la rusticità dell’antenato selvatico delle scogliere. Il freddo ne addolcisce anche il sapore, trasformando parte delle riserve in zuccheri.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.