Albero dei suicidi (Cerbera odollam, Gaertn. 1791)

Cerbera odollam è un piccolo albero costiero delle Apocynaceae, originario dell’India meridionale e dello Sri Lanka fino al Pacifico occidentale. Ha fiori bianchi profumati dal centro giallo e frutti simili a piccoli manghi, verdi, poi porpora e infine neri a maturità. L’involucro leggero e galleggiante racchiude un nocciolo ricco di cerberina, veleno cardiaco legato ad avvelenamenti documentati in India.

Leggi di più
Nome scientificoCerbera odollam
GenereCerbera
OrdineGentianales

Albero dei suicidi, Pong-pong, Othalanga, Suicide tree e Othalam

Identità
Tossicità
Mortale per ingestione dei semi, potente veleno cardiaco
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Albero · Piccolo albero
Tipo di foglie
Sempreverde
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
IndiaSri LankaMalaysiaSingaporeMyanmar (Birmania)VietnamIndonesiaAustralia
Habitat
Foreste costiere, margini interni delle mangrovie, rive fluviali e paludi litoranee.
Stagionalità
Fioritura
PrimaveraEstate
Crescita
Dormienza
Nessun periodo di riposo
Velocità di crescita
6/10
Tempo di maturazione
Portamento adulto in alcuni anni; frutti maturi dopo diversi mesi
Propagazione
Semina, Talea
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona, adatto a spruzzi salini e venti costieri
Umidità
60–90 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
No
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Suolo drenato, Suolo da fresco a umido
Tolleranza al sale
Tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Posizionala in pieno sole, con luce diretta intensa per tutto il giorno.

Esterno
Giardino costiero, Riva del fiume
Aspetto
Altezza800–1200 cmLarghezza400–800 cm
Foglie
VerdeArancione
Cerbera odollam: origine e usi — foglie 1
Cerbera odollam: origine e usi — foglie 2
Cerbera odollam: origine e usi — foglie 3
Cerbera odollam: origine e usi — foglie 4
Cerbera odollam: origine e usi — foglie 5
Fiori
BiancoGialloDimensioni5–7 cm
Cerbera odollam: origine e usi — fiori 1
Cerbera odollam: origine e usi — fiori 2
Cerbera odollam: origine e usi — fiori 3
Cerbera odollam: origine e usi — fiori 4
Cerbera odollam: origine e usi — fiori 5
Frutti
VerdeViolaNeroDimensioni5–10 cm
Cerbera odollam: origine e usi — frutti 1
Cerbera odollam: origine e usi — frutti 2
Cerbera odollam: origine e usi — frutti 3
Cerbera odollam: origine e usi — frutti 4
Cerbera odollam: origine e usi — frutti 5
Portamento
Cerbera odollam: origine e usi — portamento 1
Corteccia
Marrone
Cerbera odollam: origine e usi — corteccia 1

Distribuzione mondiale

L’areale nativo di Cerbera odollam va dall’India meridionale e dallo Sri Lanka al Pacifico occidentale, attraverso l’Asia sudorientale continentale e insulare e l’Australia settentrionale. È ampiamente introdotto come ornamentale nelle regioni costiere tropicali; l’assenza di tolleranza al gelo limita la naturalizzazione fuori da questa fascia climatica.

  • Autoctona8
  • Introdotta1
  • India
  • Sri Lanka
  • Malaysia
  • Singapore
  • Myanmar
  • Vietnam
  • Indonesia
  • Australia
  • Polinesia francese

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Con il nome accettato Cerbera odollam (Cerbera odollam Gaertn., 1791) si indica un albero delle Apocynaceae, noto anche come pong-pong o othalanga. Il botanico tedesco Joseph Gaertner lo descrisse nel 1791. Il genere richiama Cerbero, cane a tre teste che nella mitologia greca sorvegliava l’ingresso degli Inferi: un riferimento che evoca la pericolosità della specie. 1

Il soprannome albero dei suicidi riflette avvelenamenti volontari documentati e ancora attuali in alcune regioni dell’India meridionale. Il nocciolo concentra la cerberina, veleno cardiaco capace di causare la morte anche dopo l’ingestione di un solo seme. Il nome pong-pong compare soprattutto nella letteratura scientifica anglofona dell’Asia sudorientale, senza richiamare direttamente il pericolo del seme. 3 5 6

Il portamento di piccolo albero costiero, le foglie lucide e i fiori bianchi profumati non lasciano intuire la sua tossicità mortale. Proprio l’aspetto ornamentale rende essenziale riconoscerne correttamente l’identità. 2

Riconoscimento

Alto 8–12 m da adulto e largo 4–8 m, questo albero di medie dimensioni sviluppa un tronco nodoso, spesso con contrafforti alla base. La corteccia è grigia e rugosa, ben diversa dal fogliame brillante delle estremità dei rami. 2

Le foglie si raccolgono in ciuffi terminali: sono lucide, verde scuro, strettamente obovate e concluse da una punta sottile. Prima di cadere assumono spesso una tonalità arancione, carattere utile a confermare l’identificazione. 2

I fiori bianchi dal centro giallo misurano circa 5–7 cm ed emanano un profumo evidente. Una foglia o un fusto spezzato libera lattice bianco lattiginoso, tipico delle Apocynaceae e irritante al contatto. 7

Il frutto passa dal verde al porpora e infine al nero violaceo a completa maturità. Ricorda un piccolo mango: la somiglianza favorisce gli avvelenamenti accidentali, soprattutto nei bambini piccoli. Un involucro fibroso e leggero racchiude un unico grande nocciolo, la parte più tossica della pianta, molto più pericolosa della corteccia o delle foglie. 2 5

Tassonomia utile

La denominazione accettata da Plants of the World Online è Cerbera odollam Gaertn. Una varietà a lungo associata alla specie è stata poi ricondotta a una parente prossima:

  • Cerbera odollam var. mugfordii F.M.Bailey, oggi sinonimo di Cerbera manghas L.;
  • Odollam Adans., antico nome generico;
  • Tanghinia odollam (Gaertn.) G.Don, altro nome storico.

Il trasferimento della var. mugfordii mostra una difficoltà ricorrente: Cerbera manghas, nota anche come «sea mango», appartiene allo stesso genere e ha tossicità comparabile, ma rimane una specie botanica distinta. Il nome scientifico completo è dunque il riferimento stabile per distinguere le due entità. 1 8

Habitat e distribuzione

Dall’India meridionale e dallo Sri Lanka l’areale nativo raggiunge il Pacifico occidentale, attraversando l’Asia sudorientale continentale e insulare e l’Australia settentrionale. 1

La specie predilige foreste litoranee, margini interni delle mangrovie, rive fluviali e zone paludose costiere. Cresce spesso in seconda linea rispetto alle piante di mangrovia direttamente esposte al mare. 6

L’involucro fibroso e leggero permette ai frutti di galleggiare: i semi possono percorrere lunghe distanze sulle correnti marine prima di germinare su una spiaggia o una riva lontana. L’albero è ampiamente introdotto nei giardini tropicali e nelle regioni costiere calde, ma resta inadatto all’esposizione invernale anche soltanto moderatamente fresca. 7

Ciclo e riproduzione

In un clima equatoriale stabile, fioritura e fruttificazione di Cerbera odollam si distribuiscono per gran parte dell’anno, senza un riposo invernale marcato. 6

Dopo l’impollinazione, i frutti impiegano diversi mesi per maturare, passando dal verde iniziale al nero violaceo finale. La moltiplicazione avviene quasi esclusivamente per semina di semi freschi; è possibile anche la talea semilegnosa, molto meno impiegata nella pratica. 6

Fuori dall’areale nativo l’albero non raggiunge lo stesso sviluppo: la crescita rallenta nettamente quando le temperature scendono sotto 22 °C e la specie diventa sensibile al di sotto di 10 °C.

Usi e rischi

Il pericolo principale risiede nel nocciolo, che concentra cerberina, glicoside cardiotonico del gruppo dei cardenolidi, insieme a cerberoside e odollina. Queste sostanze inibiscono la pompa sodio-potassio delle cellule cardiache con un meccanismo simile alla digossina, provocando bradicardia, blocchi di conduzione e iperkaliemia potenzialmente mortali. 5 4

La gravità degli avvelenamenti è documentata da una ricerca nel Kerala, in India: in 11 anni, dal 1989 al 1999, furono registrati 537 decessi, circa uno a settimana, prevalentemente fra donne. Anche quantità molto piccole possono avere conseguenze fatali; la pianta non ha alcun impiego alimentare sicuro. 3

L’intossicazione costituisce un’emergenza cardiologica. Il trattamento ospedaliero comprende cure sintomatiche, atropina e talvolta un pacemaker temporaneo, senza garanzia di successo dopo l’insorgenza dei sintomi. Un caso nordamericano pubblicato nel 2018 ebbe esito fatale nonostante la somministrazione di anticorpi anti-digossina. 5

Al di là della tossicità mortale, corteccia e foglie sono state impiegate tradizionalmente come purganti e vermifughi, mentre l’olio dei semi è usato localmente contro la scabbia. Questi usi non dispongono di una moderna validazione farmaceutica e non costituiscono raccomandazioni terapeutiche. 6

Varietà, confusioni e piante simili

Per Cerbera odollam non sono documentate cultivar orticole stabili: la specie resta prevalentemente selvatica o semiselvatica, senza una selezione ornamentale approfondita.

La confusione più rilevante riguarda Cerbera manghas, specie sorella con fiori e frutti molto simili. È quest’ultima a essere storicamente legata al Madagascar e all’ordalia del tanguin, praticata fino al XIX secolo per stabilire la colpevolezza di un accusato. Tale vicenda va distinta dalla storia più recente e meglio documentata di C. odollam nell’Asia meridionale. 8

Un’altra confusione riguarda il frutto e un giovane mango (Mangifera indica). Il lattice bianco presente quando si spezza il peduncolo e la forma più arrotondata del frutto permettono di distinguerli. L’identificazione visiva non deve comunque trasformarsi in una prova di assaggio.

Fonti principali

Domande frequenti

Cerbera odollam è davvero mortale?

Sì. Il nocciolo contiene cerberina, un veleno cardiaco capace di provocare un’intossicazione fatale anche dopo l’ingestione di un solo seme.

Si può coltivare come albero ornamentale?

In Asia meridionale e sudorientale è piantato per l’ombra, il fogliame e i fiori profumati, ma va tenuto lontano da bambini e animali domestici per il pericolo dei semi caduti a terra.

Come si distingue da Cerbera manghas?

Le due specie sono affini e tossiche, ma Cerbera manghas ha una gola fiorale più lunga e rossastra e frutti spesso appaiati. Quest’ultima è storicamente associata all’ordalia malgascia del tanguin.

Da dove viene il nome albero dei suicidi?

Il soprannome deriva da avvelenamenti volontari documentati in alcune regioni del Kerala, in India. Uno studio di undici anni ha registrato diverse centinaia di decessi.

Il frutto somiglia a un mango?

Sì, per la forma e per il colore che passa dal verde al porpora fino al nero. La presenza di lattice bianco quando si spezza il peduncolo consente però di distinguerlo dal vero mango.

Come si tratta un’intossicazione?

È un’emergenza cardiologica. In ospedale la cura può comprendere trattamento sintomatico, atropina e talvolta un pacemaker temporaneo; l’efficacia degli anticorpi anti-digossina resta variabile dopo la comparsa dei sintomi.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.