Mentuccia (Clinopodium nepeta, )
Clinopodium nepeta, nota anche come mentuccia o nepitella, è una perenne aromatica delle Lamiaceae, diffusa dalle colline mediterranee alle Alpi calcaree. I piccoli fiori malva pallido in cime lasse e il profumo tra menta e origano la distinguono dalla menta poleggio, con cui condivide scarpate aride e incolti calcarei.
Leggi di piùMentuccia, Nepitella, Nipitella, Nepita e Lesser calamint
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Taken Jan 1, 1970 by Photoflora - L'Abbé COSTE (©)
Taken Sep 17, 2020 by Alain Bigou (cc-by-sa)
Taken Sep 11, 2022 by Ludovic Lavigne (cc-by-sa)
Taken Oct 8, 2017 by Andrew Watts (cc-by-sa)
© copyright of the Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew.
Distribuzione mondiale
Il WCVP colloca l’areale nativo di Clinopodium nepeta dall’Europa nord-occidentale e centrale al Mediterraneo e all’Iran settentrionale. Il tipo corologico orofita-mediterraneo ne spiega la presenza sia sulle colline costiere aride sia sui rilievi alpini calcarei fino a 1500 m.
- Autoctona7
- Introdotta1
- Francia metropolitana
- Italia
- Spagna
- Grecia
- Svizzera
- Austria
- Iran
- Regno Unito
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Clinopodium nepeta (Clinopodium nepeta (L.) Kuntze, 1891), nota come mentuccia o nepitella, è una perenne aromatica delle Lamiaceae, sottofamiglia Nepetoideae. Plants of the World Online la colloca in Clinopodium, dopo una lunga storia tassonomica che l’ha vista passare per Melissa, Calamintha, Thymus e Satureja. 1 2
La prima descrizione risale a Carl von Linné, nel 1753, con il nome Melissa nepeta. Otto Kuntze pubblicò la combinazione attuale nel 1891 nella Revisio Generum Plantarum. Clinopodium deriva dal greco klino, inclinarsi o letto, e podos, piede: Dioscoride usava già il termine per la forma a pomello dell’infiorescenza. L’epiteto nepeta risale a Plinio il Vecchio, che indicava così un’aromatica detta erba gatta, richiamando la città etrusca di Nepi. 5 3
In Corsica il nome nepita accompagna da tempo l’uso della pianta nei piatti locali. L’inglese lesser calamint la distingue da altre calaminthe; il francese fausse marjolaine allude a un impiego culinario simile alla maggiorana, senza indicare un’identità tassonomica. 3
Riconoscimento
Il portamento di Clinopodium nepeta è quello di un piccolo suffrutice, alto 20–80 cm, più spesso 20–40 cm. I fusti ascendenti sono legnosi alla base e densamente coperti di peli inclinati. Tutte le parti stropicciate emanano un aroma di menta e origano, utile per distinguerla da Lamiaceae basse prive di un profumo simile: un indizio più affidabile della sola sagoma. 5
Sui fusti le foglie crescono in coppie opposte, ovali, con margine revoluto e debolmente dentato. Le cime lasse riuniscono 5–20 fiori peduncolati per verticillo, ciascuno accompagnato da due foglie opposte. Questa struttura aperta, mai un glomerulo tondo e compatto, distingue Clinopodium nepeta da diverse Lamiaceae vicine. 5
La corolla bilabiata è lunga circa 1–1,5 cm, con tubo di 8–10 mm. Il colore varia dal malva pallido al bianco violaceo, con due macchie viola al centro del labbro inferiore. La fioritura dura da luglio a ottobre, più a lungo di quella di molte aromatiche mediterranee. 5 6
A maturità si forma uno schizocarpo secco composto da quattro piccole nucule brune, privo di polpa e bacche. Un esemplare fiorito senza base legnosa, oppure con infiorescenze in glomeruli tondeggianti, appartiene probabilmente a un’altra specie. 5
Tassonomia utile
Il riferimento tassonomico di Plants of the World Online è Clinopodium nepeta (L.) Kuntze, nelle Lamiaceae. L’areale descritto va dall’Europa nord-occidentale e centrale al Mediterraneo e all’Iran settentrionale. 1
La sinonimia testimonia un inquadramento generico a lungo instabile: Calamintha nepeta (L.) Savi, ancora frequente nelle flore e nel commercio orticolo francese, Satureja nepeta (L.) Scheele, Melissa nepeta L. e Thymus nepeta (L.) Sm. indicano la stessa pianta in combinazioni successive. 1 4
Le tre sottospecie riconosciute sono Clinopodium nepeta subsp. nepeta, dall’Europa centro-meridionale e meridionale all’Iran settentrionale; Clinopodium nepeta subsp. spruneri (Boiss.) Bartolucci & F.Conti, dal Mediterraneo al Caucaso; e Clinopodium nepeta subsp. subisodontum (Borbás) Govaerts, propria dell’Europa centro-orientale e sud-orientale. 1 4
I cambiamenti di genere hanno conseguenze pratiche: un’etichetta può riportare Calamintha nepeta oppure Clinopodium nepeta per la stessa pianta, senza che ciò segnali uno scambio di specie. 6
Habitat e distribuzione
Per il WCVP l’areale nativo di Clinopodium nepeta si estende dall’Europa nord-occidentale e centrale al Mediterraneo e all’Iran settentrionale. Il tipo corologico orofita-mediterraneo spiega la presenza tanto sulle colline litoranee aride quanto sui massicci alpini calcarei. 1 5
Prati aridi, incolti, muretti, ghiaioni, pietraie e margini di boschi termofili ospitano la specie su suoli calcarei, basici e poveri di nutrienti. Sui rilievi Clinopodium nepeta raggiunge 1500 m, dal piano collinare a quello montano. 5
In Francia la specie è presente in tutti i dipartimenti alpini e nei principali massicci calcarei legati alle Alpi: Giura, Massiccio Centrale e Pirenei, oltre ai rilievi balcanici nel resto d’Europa. Non è considerata minacciata e la IUCN la classifica a rischio minimo. 3 7
Ciclo e riproduzione
Tra luglio e ottobre la fioritura dipende dall’impollinazione entomogama, soprattutto delle api, ma anche di altri ditteri e imenotteri. La stagione tardiva offre nettare dopo la fioritura di altre Lamiaceae mediterranee più precoci. 6 5
Dopo la fecondazione ogni fiore produce uno schizocarpo con quattro nucule. La dispersione avviene prima con il vento, poi, al suolo, con le formiche, attirate da un elaiosoma ricco di grassi, proteine e zuccheri. Questo passaggio mirmecocoro favorisce una colonizzazione lenta ma duratura di scarpate e ghiaioni. 5
Per moltiplicare la pianta si ricorre soprattutto alla semina primaverile, alla divisione dei cespi affermati o alla talea di giovani getti non fioriti. La divisione è la tecnica più rapida: anticipa sia il seme, più lento a germinare, sia la talea, che deve radicare prima di formare un cespo fedele alla pianta madre. 9
Usi e rischi
Come aromatica da cucina, Clinopodium nepeta ha una lunga tradizione in Italia e Corsica, dove è detta nepita, mentuccia, nipitella o nepitella. Profuma i carciofi alla romana, vari piatti toscani di funghi, la salamoia delle olive da tavola siciliane e, in Irpinia, una preparazione di ricotta chiamata zenzifero. 4 3
Nell’erboristeria tradizionale la pianta serviva per infusi diaforetici, espettoranti e stomachici, impiegati contro flatulenza, insonnia e dolori mestruali. Clinopodium nepeta non va però consumata in eccesso in gravidanza: a dosi elevate la tradizione le attribuisce un effetto emmenagogo, capace di stimolare le contrazioni uterine. 5
Nell’uso culinario normale non è documentata una tossicità importante per persone o animali domestici. La cautela riguarda soprattutto l’olio essenziale concentrato, le cui proprietà antifungine, insetticide e repellenti sono state dimostrate in laboratorio. 4
Uno studio del 2024 ha rilevato nepetalattone in alcune cultivar di Clinopodium nepeta: è lo stesso composto responsabile dell’effetto euforizzante dell’erba gatta sui felini. Il contenuto cambia molto tra popolazioni e non è sistematico; una pianta acquistata con questo nome non attirerà necessariamente i gatti. 8
Varietà, confusioni e piante affini
Per Clinopodium nepeta non è indicata una cultivar orticola stabile e ampiamente diffusa. La variabilità osservata sul campo riguarda soprattutto le tre sottospecie botaniche, più che selezioni da giardino. 1
La somiglianza più insidiosa riguarda Mentha pulegium, la menta poleggio. Le due piante condividono incolti e scarpate aride, ma l’infiorescenza le separa: nella menta poleggio i glomeruli sono tondi e compatti, con profumo molto intenso; in Clinopodium nepeta le cime sono lasse, con fiori separati e aroma più delicato. 5
Anche altre specie del genere, tra cui Clinopodium menthifolium, possono confondere: alcune sottospecie condividono un areale e un aspetto fiorale simili. Il confronto dei dettagli dell’infiorescenza e del calice, specie per specie, resta il criterio più affidabile. 5
I passaggi storici nei generi Calamintha, Satureja, Thymus e Melissa continuano infine a creare dubbi sulle etichette più che sull’identità botanica: una pianta venduta come Calamintha nepeta e un’altra come Clinopodium nepeta indicano nella grande maggioranza dei casi la stessa specie. 1
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Clinopodium nepeta (L.) Kuntze
- International Plant Names Index, Clinopodium nepeta
- Wikipedia FR, Clinopodium nepeta
- Wikipedia EN, Clinopodium nepeta (lesser calamint)
- Wikipedia IT, Clinopodium nepeta (mentuccia)
- Tela Botanica / eFlore BDTFX, Clinopodium nepeta subsp. nepeta
- INPN, Clinopodium nepeta (L.) Kuntze, 1891
- Zorde et al., 2024, Chemical Variability in Clinopodium nepeta - A New Source of Nepetalactones
- Vlachou, Papafotiou & Bertsouklis, 2019, Studies on Seed Germination and Micropropagation of Clinopodium nepeta
Domande frequenti
Clinopodium nepeta è tossica?
Non è documentata una tossicità importante per persone o animali domestici. La precauzione riguarda l’olio essenziale concentrato, da evitare in eccesso durante la gravidanza per il tradizionale uso emmenagogo della pianta.
Clinopodium nepeta è la stessa pianta della menta poleggio?
No. Le due Lamiaceae condividono incolti e scarpate aride, ma la menta poleggio forma glomeruli fiorali tondi e compatti dal profumo molto forte. Clinopodium nepeta ha cime lasse con fiori separati e un aroma più delicato, tra menta e origano.
Clinopodium nepeta attira i gatti come l’erba gatta?
Secondo uno studio del 2024, alcune cultivar contengono nepetalattone, responsabile dell’effetto euforizzante della gattaia sui gatti. Il carattere è variabile e non è garantito in tutte le piante coltivate.
Clinopodium nepeta è commestibile?
Sì. Le foglie fresche o secche aromatizzano molti piatti italiani e corsi, tra cui i carciofi alla romana e preparazioni a base di funghi, con un profumo che ricorda menta e origano.
Da dove proviene Clinopodium nepeta?
L’areale nativo comprende l’Europa nord-occidentale e centrale, il Mediterraneo e l’Iran settentrionale, con una presenza marcata sulle Alpi calcaree fino a 1500 m.
Clinopodium nepeta comprende sottospecie?
Sono riconosciute tre sottospecie con areali distinti tra l’Europa meridionale e il Caucaso, senza grandi differenze di riconoscimento sul campo per chi coltiva la pianta.
Come riconoscere Clinopodium nepeta in giardino?
Per il cespo basso e fitto, i fiori malva pallido in cime lasse, la fioritura tardiva da luglio a ottobre e l’aroma di menta e origano delle foglie stropicciate.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.






