Carota (Daucus carota subsp. sativus, (Hoffm.) Schübl. & G.Martens 1834)

Daucus carota subsp. sativus è un’ortiva biennale delle Apiaceae, coltivata come annuale per il fittone carnoso, generalmente arancione, commestibile e ricco di caroteni. È la forma domesticata della carota selvatica, dalla quale si distingue soltanto per la radice spessa e tenera; dopo la patata è il principale ortaggio da radice coltivato nel mondo.

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Nome scientificoDaucus carota subsp. sativus
GenereDaucus
OrdineApiales

Carota, Carota coltivata, Carota da orto, Cultivated carrot e Garden carrot

Identità
Tossicità
Non tossico : umani, gatti e cani
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Tipo di foglie
Caducifoglia
Durata della vita
Biennale
Paese d'origine
AfghanistanAsia centraleIran
Habitat
Pianta coltivata di orti e campi orticoli soleggiati, su suoli profondi e sciolti; assente dalla flora spontanea
Stagionalità
Fioritura
Estate
Raccolta
EstateAutunno
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
6/10
Tempo di maturazione
Radice pronta per la raccolta 70–120 giorni dopo la semina
Propagazione
Semina
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona, pianta bassa ancorata dal fittone
Umidità
40–60 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
No
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Suolo profondo, Suolo fresco, Suolo drenato
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Esterno
Orto, Contenitore
Vasi
Contenitore
Aspetto
Altezza30–150 cmLarghezza5–15 cm
Foglie
Verde
Fiori
Bianco
Frutti
Marrone
Portamento
Daucus carota subsp. sativus: origine e usi — portamento 1
Corteccia
Verde

Distribuzione mondiale

Daucus carota subsp. sativus è la forma domesticata della carota selvatica. È un cultigene comparso in Asia centrale e nella regione afghana, centro d’origine dei tipi arancioni, da cui la coltivazione si è diffusa in tutte le regioni temperate del mondo. Ovunque la sua presenza corrisponde a una pianta coltivata, mai alla flora spontanea, che rimane quella della sottospecie selvatica.

  • Autoctona3
  • Afghanistan
  • Asia centrale
  • Iran

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Daucus carota subsp. sativus (Daucus carota subsp. sativus (Hoffm.) Schübl. & G.Martens) è un’ortiva delle Apiaceae, appartenente al genere Daucus. È la forma domesticata della carota selvatica, coltivata per il fittone carnoso, per lo più arancione, commestibile e ricco di caroteni. Dopo la patata, è il principale ortaggio da radice coltivato nel mondo. 1 4

Nell’orto la carota è una pianta biennale gestita quasi sempre come annuale: si raccoglie la radice nel primo anno, prima che emetta il fusto fiorale. I nomi carota coltivata e carota da orto distinguono questa forma dalla sottospecie selvatica originaria, che cresce spontaneamente negli incolti. 2 3

Riconoscimento

La radice di Daucus carota subsp. sativus è il primo carattere da osservare: un fittone spesso e tenero, generalmente arancione, talvolta giallo, bianco o viola secondo la varietà. Questa caratteristica la separa dalla carota selvatica, dalla radice sottile, biancastra e fibrosa. Sopra la radice si sviluppa una rosetta di foglie finemente suddivise in lacinie. 3 5

Un indizio caratteristico è l’odore di carota, che si libera stropicciando una foglia o incidendo la radice. Nel secondo anno la pianta emette un fusto ramificato con ombrelle bianche, composte e piatte, tipiche delle Apiaceae. 4 6

Dopo la fioritura ogni fiore produce un piccolo frutto secco coperto di peli, che si divide in due acheni a maturità. Nell’orto questo stadio si osserva soltanto conservando alcune piante per produrre semi, perché normalmente la radice viene raccolta molto prima della fioritura. 5 6

Tassonomia utile

Per la sottospecie coltivata il nome è Daucus carota subsp. sativus (Hoffm.) Schübl. & G.Martens, pubblicato nel 1834; la specie Daucus carota fu descritta da Linneo. Il rango di sottospecie conta: la carota dell’orto non è una specie separata, ma una forma domesticata della carota selvatica. I principali nomi da conoscere sono:

  • Daucus carota var. sativus Hoffm., nome varietale
  • Daucus sativus (Hoffm.) Röhl. ex Pass., sinonimo
  • Daucus carota subsp. carota (la sottospecie selvatica)

Il riferimento stabile rimane il nome scientifico accettato, Daucus carota subsp. sativus: nomi orticoli come Nantaise e Touchon designano selezioni coltivate, non specie botaniche distinte. 1 5

Habitat e distribuzione

La forma Daucus carota subsp. sativus non esiste allo stato spontaneo: è un cultigene, ossia una pianta conosciuta soltanto in coltivazione. Il suo centro d’origine si trova in Asia centrale e nella regione afghana, dove i tipi con radice arancione furono fissati mediante selezione dalla carota selvatica. 1 4

Da questo centro la coltivazione si è diffusa verso il Medio Oriente, il bacino mediterraneo e infine tutte le regioni temperate del mondo. Oggi cresce sia nelle aiuole degli orti sia su grandi superfici orticole, in terreni profondi, sciolti e drenanti esposti al pieno sole. 3 6

La sua presenza corrisponde ovunque a una pianta seminata intenzionalmente. La carota coltivata non si naturalizza come tale: è la sottospecie selvatica a colonizzare spontaneamente incolti, scarpate e margini dei sentieri, con una radice molto più sottile. 5 1

Ciclo e riproduzione

I fiori della carota sono raccolti in ombrelle, come nelle altre Apiaceae: numerosi piccoli fiori bianchi disposti in un parasole piatto, ermafroditi e impollinati da insetti, fra cui api e sirfidi. La fioritura avviene all’inizio dell’estate, generalmente nel secondo anno di coltivazione, quando la pianta va a seme. 4 5

In orticoltura, però, la radice si raccoglie nel primo anno, molto prima della fioritura. Il fittone ingrossa bene su suolo profondo, fresco e sciolto, al pieno sole. Un terreno sassoso o il letame fresco causano biforcazioni e deformazioni della radice. 6 2

La moltiplicazione segue un’unica via: la semina diretta, a scarsa profondità, dalla primavera all’estate. L’emergenza è lenta e irregolare, distribuita su due o tre settimane, e richiede terreno mantenuto fresco. Si diradano poi le piantine per lasciare spazio a ogni radice. Dalla semina alla raccolta trascorrono 70–120 giorni, secondo il tipo: dalle carote precoci raccolte giovani alle grandi varietà da conservazione estirpate in autunno. 3 2

Usi e rischi

L’impiego della carota coltivata è soprattutto culinario: la radice si mangia cruda, grattugiata o cotta, in moltissime preparazioni, dalle minestre agli stufati. Il sapore dolce e la ricchezza di caroteni, pigmenti arancioni trasformati in parte dall’organismo in vitamina A, ne spiegano l’apprezzamento. Anche le giovani foglie, meno utilizzate, possono entrare in cucina. 4 5

La radice coltivata è non tossica. L’ASPCA classifica la carota tra le piante non tossiche per gatti e cani, ed è sicura per l’uomo: rientra fra gli ortaggi che possono essere offerti crudi agli animali domestici senza rischi di tossicità. 7 8

La prudenza riguarda la raccolta spontanea, non l’orto. Diverse Apiaceae dalle ombrelle bianche assomigliano alla carota selvatica; fra queste la cicuta, altamente velenosa. Non si deve quindi raccogliere una radice selvatica da mangiare basandosi soltanto sulla somiglianza. La carota seminata in giardino non presenta questo problema di identificazione. 6 4

Varietà, confusioni e piante affini

Le numerose selezioni orticole della carota non costituiscono specie separate. Nantaise e Touchon producono radici cilindriche tenere per il consumo corrente; De Colmar à cœur rouge è una grande carota da conservazione; Jaune du Doubs e Purple Haze ricordano la diversità cromatica precedente alla fissazione dell’arancione. Prima di acquistare i semi conviene controllare tipo, precocità e attitudine alla conservazione.

Le confusioni più utili da conoscere riguardano altre Apiaceae:

  • Daucus carota subsp. carota, la carota selvatica, con radice sottile e fibrosa;
  • Petroselinum crispum, il prezzemolo, dal fogliame simile ma senza radice carnosa colorata;
  • Conium maculatum, la cicuta maggiore, Apiacea velenosa dalle ombrelle bianche, da non confondere mai durante la raccolta.

Il fittone spesso e colorato, il fogliame suddiviso in lacinie e l’odore di carota rimangono i caratteri più affidabili per confermare che l’ortaggio sia la carota coltivata Daucus carota subsp. sativus. 3 1

Fonti principali

Domande frequenti

La carota coltivata è tossica?

No. La radice della carota coltivata è commestibile e non tossica per persone e animali domestici; l’ASPCA la classifica tra le piante non tossiche per cani e gatti. La sola prudenza riguarda le confusioni in natura con altre Apiaceae velenose.

Perché la carota è arancione?

Il colore deriva dai caroteni accumulati nella radice. È stato fissato dalla selezione a partire da carote viola, gialle o bianche; l’arancione è diventato dominante dal centro afghano e poi in Europa.

Che differenza c’è rispetto alla carota selvatica?

Quella coltivata è la forma domesticata della carota selvatica. Si distingue soltanto per la radice spessa, tenera e colorata, mentre quella selvatica rimane sottile, biancastra e fibrosa.

Perché le carote si biforcano?

Le radici biforcute dipendono quasi sempre da terreno sassoso, compatto o concimato con letame fresco. Un suolo profondo, sciolto e privo di sassi permette radici dritte e regolari.

Come si proteggono le carote dalla mosca?

La mosca della carota depone alla base delle piante e le larve scavano gallerie nelle radici. Una rete antinsetto e la consociazione con cipolla o porro limitano molto i danni.

Quando si raccolgono le carote?

La raccolta avviene 70–120 giorni dopo la semina secondo il tipo. Si estirpano via via secondo necessità e si conservano all’asciutto le radici da conservazione prima delle gelate intense.

Si può confondere la carota con una pianta pericolosa?

Nell’orto no: la radice seminata non presenta questo rischio. Nella raccolta spontanea, invece, diverse Apiaceae con ombrelle bianche, fra cui la cicuta, assomigliano alla carota selvatica e sono velenose.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.