Cardo dei lanaioli (Dipsacus fullonum, )
Cardo dei lanaioli (Dipsacus fullonum L., 1753) è una biennale delle Caprifoliaceae originaria di Europa, Africa settentrionale e Asia sudoccidentale. Le foglie opposte saldate alla base formano piccole conche d’acqua; i capolini spinosi su fusti alti circa 2 m richiamano la storia dell’industria tessile. Studi recenti suggeriscono un vantaggio riproduttivo dagli insetti annegati nel fogliame.
Leggi di piùCardo dei lanaioli, Scardaccione selvatico, Wild teasel, Common teasel e Fuller’s teasel
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Taken Jan 1, 1800 by Tela Botanica − Daniel MATHIEU (cc-by-sa)
Taken Aug 18, 2021 by Jacques Zuber (cc-by-sa)
Taken Oct 18, 2020 by Alain Bigou (cc-by-sa)
Taken Sep 2, 2020 by Giode Tonpino (cc-by-sa)
Taken Aug 28, 2020 by Enno Huttenga (cc-by-sa)
© copyright of the Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew.
Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Dipsacus fullonum comprende Europa, Caucaso e Africa settentrionale, estendendosi all’Asia sudoccidentale. Introdotta in Nord America nel XIX secolo per l’industria tessile, è oggi ampiamente naturalizzata e classificata infestante nociva in diversi Stati.
- Autoctona4
- Introdotta1
- Invasiva1
- Francia metropolitana
- Europa
- Africa settentrionale
- Caucaso e Asia sudoccidentale
- Canada
- Stati Uniti
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Il Cardo dei lanaioli (Dipsacus fullonum L., 1753), detto anche Scardaccione selvatico, è una biennale del genere Dipsacus, famiglia Caprifoliaceae. Plants of the World Online ne accetta il nome pubblicato da Carl von Linné nel 1753, con il sinonimo tuttora diffuso Dipsacus sylvestris. 1 6
Il riferimento ai lanaioli richiama il trattamento dei panni di lana con capolini spinosi essiccati per sollevarne il pelo. Questo impiego storico riguarda soprattutto la forma coltivata, Dipsacus sativus, dalle brattee più rigide rispetto alla pianta selvatica qui descritta. 4 2
Riconoscimento
Nel secondo anno, Dipsacus fullonum sviluppa un fusto cavo, angoloso e coperto di brevi spine: raggiunge normalmente 1–2 m, fino a 2,5 m negli esemplari più vigorosi. Il cespo occupa al suolo una larghezza compresa fra 40 cm e 1 m. 2 3
Opposte e sessili, le foglie si saldano alla base attorno al fusto, formando a ogni coppia di nodi una piccola conca che trattiene la pioggia per tutta la stagione. La nervatura mediana porta spine sulla pagina inferiore, prolungando la difesa spinosa fino alla punta della lamina. 3 4
Ovoidale o conico, il capolino misura 4–8 cm ed è circondato da lunghe brattee spinose ricurve verso l’alto, più lunghe del capolino stesso. I piccoli fiori lilla si aprono dapprima in una fascia centrale stretta, che avanza poi verso l’apice e verso la base: una modalità rara fra le infiorescenze composte. 2 3
Tassonomia utile
Per questa specie, Plants of the World Online mantiene Dipsacus fullonum L., pubblicato nel 1753. Dipsacus sylvestris resta molto diffuso nelle flore e nella letteratura antica come sinonimo diretto della stessa specie. 1
La forma coltivata, Dipsacus fullonum var. sativus (L.) Thell., spesso chiamata fuller's teasel in inglese, presenta brattee ricurve molto più rigide della pianta selvatica. Soltanto questa varietà domesticata serve alla cardatura industriale dei panni di lana. 4 6
Nella classificazione filogenetica APG attuale, la specie appartiene alle Dipsacoideae, sottofamiglia delle Caprifoliaceae. Le flore più antiche la collocavano invece in una famiglia autonoma, le Dipsacaceae. 6
Habitat e distribuzione
L’areale originario del cardo dei lanaioli comprende Europa, Caucaso e Africa settentrionale, con un’estensione verso l’Asia sudoccidentale. In questo territorio tollera temperature da −20 a 35 °C e terreni con pH da 5 a 8, crescendo sia ai bordi stradali sia nei prati argillosi umidi. 1 4
Portata in Nord America nel XIX secolo per l’industria tessile, la specie si è poi ampiamente naturalizzata. Missouri, Colorado e Stato di Washington sono fra gli Stati che la classificano come infestante nociva regolamentata, soprattutto per la capacità di sostituire la vegetazione nativa delle praterie. 5 8
In territorio francese, dove è nativa, rimane una biennale comune di incolti e margini dei sentieri, senza status invasivo documentato. 6
Ciclo e riproduzione
Il ciclo di Dipsacus fullonum è strettamente biennale e monocarpico. Nel primo anno compare soltanto una rosetta basale di foglie lanceolate, senza fusto fiorale visibile. Un inverno freddo vernalizza la rosetta, avviando la salita a fiore nella primavera successiva: il fusto guadagna allora 1–2 m in una stagione. 2 3
Da luglio a settembre si susseguono le fioriture. Ogni capolino fecondato produce acheni brunastri con quattro coste, privi di pappo o uncini, che cadono soprattutto vicino alla pianta madre. Dopo questa unica fruttificazione muore l’intera pianta. 2 3
Nel loro studio pubblicato nel 2011, Shaw e Shackleton aggiunsero larve morte alle conche fogliari: le piante così alimentate produssero circa il 30% di semi in più dei controlli, senza un aumento misurabile della biomassa aerea. È una delle prime prove di un vantaggio riproduttivo da prede annegate in una pianta che vive su terreni già provvisti di nutrienti, un comportamento vicino alla carnivoria facoltativa più che a quella stretta delle drosere. 7
Usi e rischi
La cardatura della lana impiegava soprattutto la varietà coltivata, le cui brattee rigide sollevavano il pelo dei panni. Quelle del Dipsacus fullonum selvatico sono troppo flessibili per questo uso industriale. 4 2
I capolini secchi conservano indefinitamente forma e colore bruno e vengono raccolti per composizioni floreali invernali. A fine stagione i capolini maturi nutrono i cardellini, che ne estraggono i semi: una risorsa invernale documentata per questo passeriforme granivoro. 4
Per uomo, gatto e cane non è documentata alcuna tossicità chimica; nel cavallo lo stato resta incerto. Le spine di fusto, foglie e brattee causano invece irritazione meccanica al contatto. 4
Varietà, confusioni e piante affini
Non risultano cultivar ornamentali riconosciute di Dipsacus fullonum: resta una pianta selvatica, mai selezionata per l’ornamento. Solo la varietà sativus, coltivata per l’industria tessile, costituisce una forma domesticata riconosciuta. 6
Il confronto più insidioso è con Dipsacus laciniatus, anch’esso classificato infestante invasivo in Nord America. La lamina fogliare separa le due specie: intera o semplicemente dentata in Dipsacus fullonum, profondamente pennatifida in Dipsacus laciniatus. Il carattere è affidabile già su una rosetta di 20–40 cm, molto prima della fioritura. 5 8
Anche altre biennali spinose degli incolti, come i cardi del genere Cirsium e il cardo mariano (Silybum marianum), possono confondere allo stadio di rosetta. In questi generi manca la conca fogliare che talvolta trattiene gli insetti annegati: un carattere decisivo per confermare Dipsacus fullonum. 3
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Dipsacus fullonum L.
- Royal Horticultural Society, Dipsacus fullonum - cardo selvatico
- Missouri Botanical Garden PlantFinder, Dipsacus fullonum
- Plants For A Future, Dipsacus fullonum
- Invasive Species Info / USDA, Common teasel
- Tela Botanica / eFlore bdtfx, Dipsacus fullonum L.
- Shaw & Shackleton, 2011, carnivoria nel cardo Dipsacus fullonum
- USDA PLANTS Database, Dipsacus fullonum - Fuller's teasel
Domande frequenti
Il cardo dei lanaioli è tossico?
Non è documentata tossicità chimica per uomo, gatto o cane; lo stato resta incerto nel cavallo. Il rischio concreto deriva dalle spine del fusto e dei capolini, che irritano meccanicamente al contatto.
Perché le foglie raccolgono acqua?
Le coppie di foglie saldate alla base formano piccole conche che trattengono la pioggia lungo il fusto fiorale. Talvolta piccoli uccelli vi bevono o si bagnano: da qui il nome francese cabaret des oiseaux.
Il cardo dei lanaioli intrappola insetti?
Sì. Uno studio del 2011 ha mostrato che aggiungere insetti nelle conche fogliari aumentava la produzione di semi di circa il 30%. Il vantaggio riproduttivo è documentato, pur in assenza di organi digestivi attivi paragonabili a quelli delle piante strettamente carnivore.
Che differenza c’è con Dipsacus sativus?
Entrambi condividono il nome inglese teasel, ma solo la forma coltivata ha brattee abbastanza rigide per cardare i panni di lana. Quelle di Dipsacus fullonum selvatico sono troppo flessibili per l’impiego industriale.
Il cardo dei lanaioli è invasivo?
Diversi Stati americani, tra cui Missouri, Colorado e Washington, lo classificano come infestante nocivo regolamentato. In Europa, dove è nativo, resta una biennale comune degli incolti, senza status invasivo.
Quanto vive il cardo dei lanaioli?
Due anni. Il primo produce soltanto una rosetta basale; il secondo il fusto si allunga e fiorisce da luglio a settembre, poi la pianta muore dopo la maturazione dei semi.
Come distinguere Dipsacus fullonum da Dipsacus laciniatus?
L’indizio più affidabile è la lamina fogliare: intera o semplicemente dentata in Dipsacus fullonum, profondamente pennatifida in Dipsacus laciniatus, anch’esso classificato invasivo in Nord America.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.






