Moretta palustre (Empetrum nigrum, L. 1753)

Moretta palustre (Empetrum nigrum) è un suffrutice strisciante sempreverde delle Ericaceae, diffuso nell’emisfero settentrionale, dalle torbiere artiche alle vette di Alpi e Pirenei. Forma tappeti densi di foglie lineari e in primavera porta minuscoli fiori rosati su individui maschili e femminili separati, seguiti da frutti neri lucidi, commestibili ma poco dolci.

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Nome scientificoEmpetrum nigrum
GenereEmpetrum
OrdineEricales

Moretta palustre, Black crowberry, Crowberry, Kraaihei e Schwarze Krähenbeere

Identità
Tossicità
Non tossica per persone e animali
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Tipo di foglie
Sempreverde
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
IslandaNorvegiaRussiaCanadaStati UnitiGroenlandiaFranciaGiapponeRegno Unito
Habitat
Torbiere, brughiere umide, dune e falesie costiere, tundra e ambienti montani; suoli poveri e acidi
Stagionalità
Fioritura
Primavera
Raccolta
EstateAutunno
Crescita
Dormienza
Nessun periodo di riposo
Velocità di crescita
2/10
Tempo di maturazione
Da una talea radicata, il tappeto diventa denso in diversi anni
Propagazione
Talea, Marcotting, Semina
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona, portamento basso e strisciante poco esposto al vento
Umidità
50–90 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
No
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Terreno torboso, Suolo acido, Suolo fresco
Tolleranza al sale
Tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Offrile alcune ore di sole diretto al giorno, preferibilmente al mattino o alla sera.

Pieno sole o leggera mezz’ombra
Esterno
Roccia, Giardino umido, Giardino costiero, Giardino di montagna
Vasi
Terracotta, Terriccio drenante
Aspetto
Altezza15–45 cmLarghezza30–100 cm
Foglie
Verde
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — foglie 1
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — foglie 2
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — foglie 3
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — foglie 4
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — foglie 5
Fiori
RosaViolaDimensioni0.1–0.3 cm
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — fiori 1
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — fiori 2
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — fiori 3
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — fiori 4
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — fiori 5
Frutti
NeroDimensioni0.4–0.5 cm
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — frutti 1
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — frutti 2
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — frutti 3
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — frutti 4
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — frutti 5
Portamento
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — portamento 1
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — portamento 2
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — portamento 3
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — portamento 4
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — portamento 5
Corteccia
VerdeMarrone
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — corteccia 1
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — corteccia 2
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — corteccia 3
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — corteccia 4
Moretta palustre (Empetrum nigrum): origine e usi — corteccia 5

Distribuzione mondiale

L’areale nativo di Empetrum nigrum è circumboreale: Groenlandia, Islanda, Scandinavia, Russia e America settentrionale, con nuclei isolati più a sud in torbiere e fasce montane e alpine di Scozia, Alpi, Pirenei, Corsica e Giappone. In Francia la specie è rara e protetta in diverse regioni.

  • Autoctona9
  • Islanda
  • Norvegia
  • Russia
  • Canada
  • Stati Uniti
  • Groenlandia
  • Francia
  • Giappone
  • Regno Unito

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

La Moretta palustre (Empetrum nigrum L., 1753) è un suffrutice strisciante sempreverde delle Ericaceae. Il nome del genere deriva dal greco antico e significa letteralmente «sulla roccia»; l’epiteto latino nigrum descrive il colore nero del frutto maturo. 1 6

Per lungo tempo la specie appartenne a una famiglia propria, le Empetraceae, prima che le analisi molecolari recenti la includessero nelle Ericaceae. Il genere Empetrum forma oggi la tribù Empetreae, nella sottofamiglia Ericoideae, accanto alle eriche, con cui condivide la preferenza per suoli acidi e poveri. 6 1

Fra le denominazioni internazionali figurano Black crowberry, Crowberry, Kraaihei e Schwarze Krähenbeere. Il nome francese camarine noire richiama il colore del frutto, mentre quello inglese crowberry evoca i corvidi che si nutrono delle bacche in autunno e inverno. 5 4

Riconoscimento

Un tappeto basso di fusti rossastri o verdi, striscianti e finemente pelosi da giovani, raggiunge 15–45 cm di altezza. Le foglie sempreverdi, lineari e coriacee, lunghe appena 4–6 mm, hanno margini arrotolati che nascondono la pagina inferiore pelosa. Questa forma limita la perdita d’acqua, un vantaggio nei climi freddi e ventosi occupati dalla specie. 5 7

All’ascella delle foglie, presso la punta dei rami dell’anno precedente, si nascondono fiori minuscoli di 1–3 mm, rosa o porpora, impollinati dal vento. Nella maggior parte delle popolazioni la pianta è dioica: fiori maschili e femminili crescono su individui diversi, impedendo la fruttificazione di un esemplare isolato. 7 5

Dopo la fioritura gli individui femminili producono una drupa nera lucida di 4–5 mm, succosa e contenente 6–9 semi duri. Spesso rimane sulla pianta per tutto l’inverno, aiutando a distinguere la moretta da altre tappezzanti acidofile dai fiori più vistosi. 7 3

Tassonomia utile

Per Empetrum nigrum, POWO riconosce due sottospecie attuali: subsp. nigrum, dioica e diffusa in pianura e nelle regioni artiche, e subsp. hermaphroditum, tetraploide, più compatta, con estremità dei fusti verdi e fiori bisessuati, tipica delle zone montane e settentrionali. La prima richiede individui di entrambi i sessi per fruttificare; la seconda produce frutti anche da un solo esemplare. 8 5

Nella letteratura botanica compaiono altri nomi da ricondurre alla sinonimia della specie tipo, anziché a taxa distinti: Empetrum sibiricum V.N.Vassil., Empetrum nigrum var. purpureum (Raf.) A.DC. e una forma dai frutti bianchi, Empetrum nigrum f. leucocarpum Asch. ex Neuman, talvolta proposta nei vivai come curiosità. 1

Per orientarsi fra i sinonimi basta il nome accettato da POWO, Empetrum nigrum L., pubblicato da Linneo nel 1753 in Species Plantarum, aggiungendo la sottospecie nigrum o hermaphroditum quando identificata. 1

Habitat e distribuzione

L’estensione circumboreale di Empetrum nigrum comprende Groenlandia, Islanda, Scandinavia, Russia e America settentrionale. Più a sud le popolazioni occupano soltanto torbiere e fasce montane o alpine dei rilievi europei, fra Scozia, Alpi, Pirenei e Corsica, e asiatici, in Giappone. 2 3

Suoli poveri, acidi e spesso umidi caratterizzano gli ambienti della specie: torbiere, brughiere, dune costiere e vette rocciose esposte al vento. Un terreno calcareo con pH superiore a 6 blocca l’assorbimento del ferro e provoca clorosi, rallentando la crescita: è il limite più severo alla coltivazione fuori dal clima d’origine. In Francia la specie è rara, presente soprattutto sulle dune atlantiche d’Aquitania e nella Corsica montana, e protetta nelle regioni Rhône-Alpes, Alvernia e Franca Contea. 4 2

La rarità in alcune regioni non cambia la classificazione globale a minor preoccupazione: l’ampio areale circumpolare compensa le popolazioni isolate e minacciate sul suo margine meridionale. 4

Ciclo e riproduzione

I fiori si aprono in primavera, spesso già a marzo nei climi oceanici e più tardi nell’Artico. Il vento provvede alla maggior parte dell’impollinazione fra individui maschili e femminili: senza entrambi i sessi nelle vicinanze, una pianta dioica isolata non fruttifica, mentre la sottospecie ermafrodita si autofeconda. 7 5

A fine estate maturano i frutti, spesso persistenti per tutto l’inverno. Uccelli, orsi e volpi artiche li mangiano e disperdono i semi dal tegumento duro. Per germinare, questi richiedono una lunga stratificazione al freddo: la dormienza rende la semina lenta e meno usata in orticoltura rispetto alla talea. 2

Negli ambienti naturali prevale nettamente la propagazione vegetativa: i fusti striscianti radicano dopo un contatto prolungato con il suolo umido. Nel corso dei decenni un solo individuo può così formare un tappeto clonale di diversi metri quadrati. 5 7

Usi e rischi

Il frutto della moretta palustre è commestibile, dal sapore delicato e leggermente acidulo, migliore dopo le prime gelate. Si mangia crudo o preparato in confetture, torte e bevande; in Islanda viene raccolto commercialmente per gli stessi usi. 2 5

Per diversi popoli circumpolari questa bacca è una risorsa alimentare artica tradizionale importante, congelata per l’inverno. Alcuni nomi ne descrivono direttamente il colore, come paurngait in inuktitut, letteralmente «che assomiglia alla fuliggine». 6

Non è documentata tossicità per persone o animali domestici. I frutti contengono anche flavonoidi e composti antiossidanti, una composizione che ha suscitato un recente interesse scientifico per i possibili benefici sulla salute. 2 9

Gli impieghi medicinali tradizionali come diuretico o astringente contro disturbi digestivi restano documentati nella sola medicina popolare, senza una validazione clinica moderna paragonabile a quella di altre Ericaceae, come l’uva ursina. 2

Varietà, confusioni e piante affini

Per questa specie non risultano cultivar orticole stabili e diffuse. In commercio si trova soprattutto la forma tipo, talvolta accompagnata da una forma dai frutti bianchi venduta come curiosità, corrispondente alla varietà leucocarpum della sinonimia botanica. 1

Tre altre Ericaceae basse delle brughiere acide possono creare confusione. Vaccinium myrtillus, il mirtillo nero, perde le foglie in inverno, mentre la moretta è sempreverde. Vaccinium uliginosum condivide l’habitat torboso ma è anch’esso caducifoglio, con foglie ovali più larghe. Vaccinium vitis-idaea, il mirtillo rosso, è sempreverde ma ha foglie ovali finemente dentate, diverse da quelle lineari e intere della moretta. Sulle dune iberiche il genere affine Corema comprende piante dai frutti chiari anziché neri, chiamate camarine bianche. 5

Fonti principali

Domande frequenti

La moretta palustre è tossica?

No. Le fonti di riferimento non segnalano tossicità per persone o animali domestici; i frutti sono considerati commestibili, sebbene poco dolci e spesso farinosi.

Si possono mangiare i frutti della moretta palustre?

Sì, crudi oppure in confetture, torte e bevande. Il sapore migliora dopo le prime gelate; sono un’importante risorsa alimentare tradizionale artica.

Che differenza c’è fra le sottospecie nigrum ed hermaphroditum?

La sottospecie tipo nigrum è dioica, con individui maschili e femminili separati. La sottospecie hermaphroditum, più compatta e presente in montagna o nell’Artico, porta fiori bisessuati sullo stesso individuo e può quindi fruttificare da sola.

Dove cresce la moretta palustre in Francia?

La specie è rara, presente soprattutto sulle dune atlantiche e in alcuni massicci montuosi, tra cui Alpi, Alvernia, Giura e Corsica; è protetta per legge in diverse regioni francesi.

Come si moltiplica la moretta palustre in giardino?

La propaggine naturale di fusti già radicati e le talee prelevate da un tappeto insediato danno i risultati migliori. Anche la semina funziona, ma è lenta e richiede stratificazione al freddo.

Si può confondere la moretta palustre con i mirtilli?

Sì, sono Ericaceae basse delle brughiere acide. La moretta conserva foglie lineari sempreverdi; il mirtillo nero perde le foglie in inverno e il mirtillo rosso ha foglie ovali finemente dentate.

La moretta palustre appartiene ancora alle Empetraceae?

No. Le analisi molecolari recenti hanno incluso questa antica famiglia nelle Ericaceae. Il genere Empetrum costituisce ora la tribù Empetreae nella sottofamiglia Ericoideae.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.