Albero delle salsicce (Kigelia africana, )
Albero delle salsicce (Kigelia africana) è l’unica specie del genere Kigelia, nelle Bignoniaceae, originaria dell’Africa tropicale e australe. Il nome deriva dai lunghi frutti legnosi cilindrici, appesi a peduncoli sottili e pesanti diversi chili. I fiori notturni sono impollinati da pipistrelli frugivori; i frutti, tossici da crudi, trovano usi tradizionali dopo essiccazione o cottura.
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Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Kigelia africana copre gran parte dell’Africa tropicale e australe, dal Senegal e dal Sudan al KwaZulu-Natal sudafricano, in oltre trenta paesi. Introdotta come ornamentale nell’Asia tropicale, nell’oceano Indiano e in Australia, nella Francia metropolitana vive soltanto in serra o in collezioni botaniche.
- Autoctona6
- Introdotta2
- Senegal
- Nigeria
- Sudan
- Kenya
- Tanzania
- Sudafrica
- India
- Mauritius
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Albero delle salsicce (Kigelia africana (Lam.) Benth., 1849), noto anche come albero dei salami, è l’unica specie del genere Kigelia, appartenente alle Bignoniaceae. 1 7
La parola Kigelia deriva da un nome vernacolare mozambicano del frutto a forma di salsiccia. L’epiteto africana richiama l’ampio areale continentale. Lamarck descrisse la specie come Bignonia africana nel 1785; George Bentham la trasferì nel genere Kigelia nel 1849, dando origine alla combinazione oggi accettata. 1
I lunghi frutti cilindrici penduli spiegano il nome comune italiano e quello inglese sausage tree. Per buona parte dell’anno rendono inconfondibile la sagoma della kigelia. 2
Riconoscimento
La chioma densa e arrotondata, dal fogliame semipersistente, corona un albero alto di solito 10–20 m; sono segnalati esemplari eccezionali di 23–25 m. Il tronco corto e tozzo ha una corteccia bruno chiara che si stacca in placche sottili. 2 3
All’estremità dei rami si raccolgono foglie composte con tre-cinque paia di foglioline coriacee e lucide. I fiori pendono in pannocchie lunghe fino a circa 1 m; ogni corolla a trombetta misura 5–12 cm di diametro ed è rosso bruna o porpora con venature gialle. L’odore muschiato attira i pipistrelli frugivori dalle spalline, principali impollinatori notturni della specie. Anche farfalle Charaxes e uccelli nettarivori visitano i fiori aperti. 2 3
Appeso a un lungo peduncolo, il frutto è una bacca legnosa dal grigio al bruno, lunga fino a 1 m, con diametro fino a 18 cm e peso fino a 12 kg. Il genere è monotipico: non esiste un’altra specie di Kigelia con cui confrontare questo frutto. 3 4
Tassonomia utile
La combinazione Kigelia africana (Lam.) Benth. deriva da Bignonia africana Lam. 1785, descrizione originale di Lamarck. Sono riconosciute due sottospecie: Kigelia africana subsp. africana, la più diffusa, e Kigelia africana subsp. moosa (Sprague) Bidgood & Verdc., presente nell’Africa orientale. 1
Fra i nomi passati in sinonimia figurano Kigelia pinnata (Jacq.) DC., a lungo usato in orticoltura e farmacologia, e Kigelia aethiopum (Fenzl) Dandy, oltre a circa dieci nomi regionali descritti separatamente prima della loro riunione in un solo taxon. Kigelia pinnata resta frequente anche in pubblicazioni mediche recenti, fuori dai repertori tassonomici aggiornati. 1 7
Habitat e distribuzione
Dal Senegal e dal Sudan fino al KwaZulu-Natal sudafricano, l’areale nativo comprende gran parte dell’Africa tropicale e australe, con popolazioni censite in oltre trenta paesi. La specie cresce nella savana umida, nelle foreste a galleria e lungo i corsi d’acqua, dal mare a circa 3.000 m, con precipitazioni annue di 900–2.000 mm. 4 2
La IUCN classifica la specie a rischio minimo. La vasta distribuzione continentale la protegge da un declino globale, nonostante le pressioni locali della deforestazione agricola e dello sfruttamento per cosmetica e medicina tradizionale nell’Africa occidentale. 6
Fuori dal continente africano viene coltivata come curiosità ornamentale in climi tropicali o subtropicali, per esempio in India, a Mauritius e in Australia. Nella Francia metropolitana sopravvive solo in serra calda o in collezioni botaniche, poiché non resiste al gelo; questa sensibilità limita la coltivazione anche negli altri climi temperati. 3
Ciclo e riproduzione
Ogni fiore si apre per una sola notte e poi appassisce. Le pannocchie pendule producono in successione decine di fiori, ma la finestra per l’impollinazione di ciascuno è limitata ai visitatori notturni. I pipistrelli frugivori dalle spalline ne svolgono la maggior parte, attratti dalla combinazione di colore scuro, odore muschiato e apertura notturna tipica dell’impollinazione da chirotteri. 2
Il seme può germinare senza pretrattamenti obbligatori in 10–25 giorni, in substrato caldo e umido, ma spesso con una percentuale di successo bassa. Un chilogrammo contiene circa 9.700 semi. In clima favorevole la crescita giovanile raggiunge circa 1 m all’anno, formando una chioma ombreggiante in 4–5 anni. La prima fioritura arriva da circa 6 anni; i frutti maturano in diversi mesi, poi cadono o marciscono a terra contribuendo alla rigenerazione naturale. 4
Usi e rischi
Il frutto crudo o immaturo è tossico e purgativo per l’uomo. Il contatto prolungato può provocare vesciche alla bocca e sulla pelle e il frutto non viene consumato tal quale. Dopo essiccazione, cottura o fermentazione si usa per aromatizzare alcune birre tradizionali; i semi tostati sono un alimento di emergenza nei periodi di carestia. 2 4
La medicina tradizionale africana impiega corteccia, foglie e frutti contro ulcere, ferite, disturbi cutanei e alcune affezioni digestive o respiratorie. Gli estratti entrano anche in prodotti cosmetici industriali per la pelle. Per foglie e corteccia a contatto con animali domestici non è invece documentata una tossicità, a differenza del frutto non trasformato. 4 3
Il legno di densità media fornisce tavole, piroghe monossili e manici di attrezzi. Le radici danno un colorante giallo; il frutto svuotato diventa tradizionalmente una trappola per roditori o un oggetto scolpito. L’apparato radicale vigoroso ed esteso richiede una buona distanza dalle fondazioni. 4 2
Varietà, confusioni e piante affini
Per Kigelia africana non esistono cultivar orticole stabilizzate paragonabili a quelle delle comuni piante da appartamento. La divisione riconosciuta è botanica, fra la sottospecie tipo e moosa dell’Africa orientale. Gli esemplari venduti come curiosità da collezione sono in genere giovani piante da seme mantenute in vaso, senza particolare status varietale. 1
Essendo il genere monotipico, gli equivoci riguardano soprattutto il nome scientifico: molte pubblicazioni farmacologiche usano ancora Kigelia pinnata, che indica esattamente lo stesso albero. Da lontano, sagoma e frutti penduli possono ricordare altri grandi alberi africani come Adansonia digitata. Il frutto del baobab è però una capsula ovale, non un lungo cilindro.
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Kigelia africana (Lam.) Benth.
- PlantZAfrica / SANBI, Kigelia africana
- Useful Tropical Plants, Kigelia africana
- World Agroforestry Database, profilo della specie Kigelia africana
- CABI Compendium, Kigelia africana (albero delle salsicce)
- Lista Rossa IUCN, valutazione di Kigelia africana
- GBIF, scheda della specie Kigelia africana (Lam.) Benth.
Domande frequenti
L’albero delle salsicce è tossico?
Il frutto crudo o immaturo è tossico e purgativo per l’uomo e può provocare vesciche alla bocca e sulla pelle. Dopo essiccazione, cottura o fermentazione trova impiego nella cucina tradizionale o per aromatizzare alcune birre.
Perché i frutti di Kigelia africana sembrano salsicce?
Il frutto è una bacca legnosa lunga e cilindrica, appesa a un peduncolo sottile: sembra così una salsiccia sospesa a un ramo. A maturità può pesare fino a 12 kg.
Chi impollina i fiori dell’albero delle salsicce?
I pipistrelli frugivori dalle spalline svolgono gran parte dell’impollinazione notturna. Anche farfalle Charaxes e diversi uccelli nettarivori visitano i fiori dopo l’apertura.
Kigelia africana e Kigelia pinnata sono la stessa specie?
Sì. Kigelia pinnata è un sinonimo di Kigelia africana, ancora molto usato nella letteratura farmacologica dopo la revisione tassonomica che ha riunito i nomi sotto un’unica specie accettata.
Si può coltivare l’albero delle salsicce in clima temperato?
Soltanto in vaso, in serra riscaldata o in una veranda luminosa. La specie teme molto il gelo e non sopravvive in piena terra nei climi temperati.
L’albero delle salsicce è minacciato?
La IUCN lo classifica a rischio minimo grazie alla vasta distribuzione continentale, pur rilevando cali locali dovuti alla deforestazione agricola e allo sfruttamento eccessivo nell’Africa occidentale.
A quale età fiorisce per la prima volta?
La prima fioritura avviene generalmente a partire da circa 6 anni, dopo una rapida crescita giovanile di circa 1 m all’anno.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.





