Spina santa cinese (Lycium chinense, Mill. 1768)

Spina santa cinese (Lycium chinense Mill., 1768) è un arbusto cespuglioso delle Solanaceae, con rami flessibili e poco spinosi. Coltivato e talvolta naturalizzato dal Mediterraneo all’Asia orientale, produce bacche rosse vendute come goji e foglie commestibili, ma viene spesso confuso con il vicino Lycium barbarum.

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Nome scientificoLycium chinense
GenereLycium
OrdineSolanales

Spina santa cinese, Chinese matrimony vine, Chinese wolfberry, Chinese boxthorn, Chinese desert-thorn e Gouqi

Identità
Tossicità
Tossicità non documentata per cani/gatti; evitare troppe foglie crude
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Suffrutice sarmentoso · Siepe campestre
Tipo di foglie
Caducifoglia
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
CinaMongoliaCorea del SudGiappone
Habitat
Siepi, incolti e margini stradali; cespugli su rive e scarpate, terreni rimaneggiati e vecchi giardini
Stagionalità
Fioritura
Estate
Raccolta
EstateAutunno
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
6/10
Tempo di maturazione
Prima fioritura e fruttificazione già dal secondo anno
Propagazione
Semina, Talea, Divisione
Clima e acqua
Temperatura tollerata
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona, tollera gli spruzzi salmastri e le esposizioni costiere
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
Sì
Suolo
Tipi di terreno
Argilla, limo o sabbia, Suolo calcareo
Tolleranza al sale
Tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Offrile alcune ore di sole diretto al giorno, preferibilmente al mattino o alla sera.

Pieno sole, tollera la mezz’ombra leggera
Esterno
Siepe campestre, Terra piena
Aspetto
Altezza100–300 cmLarghezza100–300 cm
Foglie
Verde
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — foglie 1
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — foglie 2
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — foglie 3
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — foglie 4
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — foglie 5
Fiori
ViolaDimensioni1–2 cm
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — fiori 1
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — fiori 2
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — fiori 3
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — fiori 4
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — fiori 5
Frutti
RossoArancioneDimensioni0.7–1.5 cm
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — frutti 1
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — frutti 2
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — frutti 3
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — frutti 4
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — frutti 5
Portamento
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — portamento 1
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — portamento 2
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — portamento 3
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — portamento 4
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — portamento 5
Corteccia
Verde
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — corteccia 1
Spina santa cinese (Lycium chinense): origine e usi — corteccia 2

Distribuzione mondiale

L’areale originario comprende Cina, Mongolia e Asia temperata orientale, incluse Corea e Giappone. La specie è anche ampiamente naturalizzata dal Mediterraneo al resto d’Europa, soprattutto presso vecchi giardini e siepi da cui è sfuggita.

  • Autoctona4
  • Introdotta3
  • Cina
  • Mongolia
  • Corea
  • Giappone
  • Europa meridionale
  • Regno Unito
  • America settentrionale

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Spina santa cinese (Lycium chinense Mill., 1768) è un arbusto della famiglia delle Solanaceae. Il botanico britannico Philip Miller lo descrisse nell’ottava edizione del suo Gardeners Dictionary. POWO mantiene lo stesso nome come riferimento accettato all’interno del genere Lycium. 1 2

Il nome cinese gouqi (枸杞) indica sia Lycium chinense sia il vicino Lycium barbarum: entrambe le specie producono le bacche rosse commercializzate come goji. La dicitura «Lycium tibeticum», presente talvolta sulle confezioni, non identifica invece alcuna specie riconosciuta. Fu coniata per promuovere il prodotto in Occidente e non corrisponde a una pianta distinta del Tibet. 6

Riconoscimento

Rami flessibili e arcuati, spesso ricadenti, formano un cespuglio fitto alto generalmente 1–3 m, con larghezza analoga. Le spine sono poche, lunghe 0,5–2 cm, e compaiono soprattutto sui rami più vecchi. Un getto giovane ancora liscio non esclude quindi che in seguito si sviluppino parti spinose. 4 6

Le foglie, lunghe 1,5–5 cm, sono ovali o lanceolate, verde pallido, isolate oppure riunite a gruppi di due-quattro sullo stesso nodo. I fiori, solitari o in piccoli gruppi, hanno lobi violacei e un anello di peli alla base del tubo. Il calice, con più di due lobi contro i due di Lycium barbarum, offre già un primo carattere di riconoscimento sul campo. 7 6

Seguono bacche ovoidali rosso arancio, lunghe 7–15 mm, fino a 22 mm in alcune forme coltivate, mature dall’estate all’autunno. In assenza di frutti, su un esemplare giovane si osservano anzitutto il portamento arcuato e i rami poco spinosi. 7 3

Tassonomia utile

Fra le varietà di Lycium chinense, POWO accetta Lycium chinense var. potaninii (Pojark.) A.M.Lu, descritta nel 1978. Presenta rami e foglie più stretti ed è talvolta coltivata in Cina come sostituto di Lycium barbarum. Diversi altri nomi sono sinonimi, fra cui Lycium chinense var. rhombifolium (Moench) Bean e Lycium barbarum var. chinense (Mill.) Aiton. Quest’ultimo sinonimo omotipico mostra quanto a lungo le due specie siano state sovrapposte nella letteratura orticola. 1

Per separarle conta soprattutto il calice: più di due lobi in Lycium chinense, due lobi ben definiti in Lycium barbarum. Anche il tubo della corolla è più corto nella prima specie. Calice e corolla risultano dunque più utili del colore o della dimensione delle bacche, quasi identici nei due arbusti. 7

Habitat e distribuzione

Cina, Mongolia e Asia temperata orientale, comprese Corea e Giappone, costituiscono l’areale originario. Qui la Spina santa cinese cresce nei cespuglieti e lungo le rive fluviali di pianura. Altrove è ampiamente naturalizzata dal Mediterraneo al Regno Unito, soprattutto nelle zone costiere e nelle siepi vicine alle abitazioni. 1 4

In Francia non è indigena, ma si è insediata nel Sud, nell’Ovest e nel Centro, lungo siepi e sentieri, spesso dopo essere sfuggita da vecchi giardini. La persistenza presso luoghi un tempo abitati dipende sia dalla produzione di polloni sia dalla propagazione per seme. 6 5

In America settentrionale la specie è introdotta. L’USDA la registra con il simbolo LYCH, mentre lo U.S. Fish and Wildlife Service la include fra le piante non indigene delle zone umide e dei margini costieri, senza uno specifico status normativo documentato. 9 8

Ciclo e riproduzione

Fiori ermafroditi e autofertili si aprono da maggio ad agosto e ricevono la visita delle api impollinatrici. La formazione dei frutti prosegue durante l’estate; la maturazione, da luglio a ottobre, permette una raccolta distribuita su più mesi. 4 7

La propagazione avviene con semina primaverile, dalla germinazione rapida, con talee semilegnose in luglio-agosto o con divisione dei polloni a fine inverno. Un esemplare nato da seme fiorisce e fruttifica spesso già dal secondo anno, con tempi sensibilmente più brevi di quelli di molti arbusti legnosi comparabili. 4 3

Usi e rischi

Bacche mature consumate crude, essiccate o in tisana rappresentano l’uso alimentare principale; il loro sapore dolce ricorda l’anice. Le giovani foglie e i germogli, dal gusto vicino alla menta piperita, si mangiano crudi in insalata oppure cotti come verdura e apportano vitamina A e proteine. 4 5

Nella medicina tradizionale cinese lo Shennong bencao jing, compilato all’inizio della nostra era, descriveva già il gouqi come tonico per tendini e ossa. Li Shizhen ne riprese gli impieghi nel XVI secolo, nel Bencao Gangmu, per reni, polmoni e vitalità generale. Si tratta di usi storici: nella farmacopea cinese ufficiale figura oggi solo Lycium barbarum, mentre Lycium chinense resta soprattutto un sostituto o un ortaggio complementare. 6

Non è documentata tossicità per cani e gatti. Per prudenza è comunque opportuno evitare grandi quantità di foglie crude: come molte Solanaceae, il genere Lycium contiene alcaloidi che, in eccesso, possono provocare mal di testa, disturbi digestivi e dilatazione delle pupille. 5 4

Varietà, confusioni e piante affini

Il fogliame più stretto caratterizza la varietà potaninii, soprattutto una curiosità botanica cinese, raramente incontrata fuori dall’areale originario. Il nome commerciale «Lycium tibeticum» circola invece sulle confezioni di goji senza validità scientifica. Per capire quale pianta venga davvero coltivata resta preferibile il binomio completo. 1

Le confusioni più frequenti riguardano:

  • Lycium barbarum, con fiori e frutti quasi identici, distinto soprattutto dal calice a due lobi;
  • Solanum dulcamara, altra Solanaceae da siepe con bacche rosse, ma senza spine e con foglie spesso lobate alla base;
  • Rosa canina, i cui cinorrodi rossi ricordano le bacche, ma si sviluppano su fusti spinosi con foglie composte da più foglioline.

Calice, portamento dei rami e disposizione delle foglie sono i caratteri più affidabili per distinguere queste piante sul campo. Il solo colore rosso dei frutti non permette un’identificazione sicura. 7

Fonti principali

Domande frequenti

La Spina santa cinese è tossica per cani e gatti?

Non è documentata tossicità per cani e gatti; le bacche mature e le foglie giovani sono consumate anche dall’uomo. Per prudenza è meglio evitare grandi quantità di foglie crude, come per molte Solanaceae.

La Spina santa cinese produce le stesse bacche di goji di Lycium barbarum?

Entrambe producono bacche rosse vendute in Cina come goji. Solo Lycium barbarum figura nella farmacopea cinese ufficiale; Lycium chinense è soprattutto un sostituto o un ortaggio complementare.

Come distinguere Lycium chinense da Lycium barbarum?

Il calice è il carattere più affidabile, con più di due lobi in Lycium chinense e due lobi netti in Lycium barbarum. Anche il tubo della corolla è relativamente più corto in Lycium chinense.

Perché sulle confezioni di goji compare il nome Lycium tibeticum?

È un nome commerciale senza riconoscimento botanico, creato per promuovere le bacche in Occidente. Non identifica una specie distinta originaria del Tibet.

Si possono mangiare le foglie della Spina santa cinese?

Sì, le foglie giovani si consumano crude in insalata o cotte come verdura e hanno un sapore vicino alla menta piperita. Contengono vitamina A e proteine, ma è preferibile consumarle in quantità moderate.

La Spina santa cinese cresce spontanea in Francia?

Non è originaria della Francia, ma è localmente naturalizzata nel Sud, nell’Ovest e nel Centro, spesso lungo siepi e sentieri dopo essere sfuggita da vecchi giardini.

Da quando si usa la Spina santa cinese nella medicina tradizionale?

Lo Shennong bencao jing, compilato all’inizio della nostra era, descrive già il gouqi come tonico per tendini e ossa. Li Shizhen ne riprende gli usi nel XVI secolo nel Bencao Gangmu.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.