Fico d'india (Opuntia ficus-indica, (L.) Mill. 1768)

Fico d'india (Opuntia ficus-indica (L.) Mill., 1768) è una succulenta arborescente delle Cactaceae, domesticata da forme selvatiche del Messico centrale. I fusti appiattiti, detti pale o cladodi, sostituiscono le foglie effimere e portano spine e glochidi sulle areole tipiche dei cactus.

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Nome scientificoOpuntia ficus-indica
GenereOpuntia
OrdineCaryophyllales

Fico d'india, Nopal, Barbary fig e Indian fig opuntia

Identità
Tossicità
Prudenza : umani, inclusi bambini · Non tossico : gatti, cani, cavalli e animali
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Tipo di foglie
Sempreverde
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
Messico
Habitat
Zone aride e semiaride, suoli sabbiosi profondi e drenati; naturalizzato nel Mediterraneo e in altre regioni calde.
Stagionalità
Fioritura
Estate
Raccolta
EstateAutunno
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
4/10
Tempo di maturazione
Tronco lignificato dopo 4 anni; fruttifica sui cladodi maturi
Propagazione
Talea, Semina
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Moderata, radici superficiali ma molto estese
Umidità
40–70 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
Sì
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Suolo drenato, Miscela di cactus, Terreno franco sabbioso
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Posizionala in pieno sole, con luce diretta intensa per tutto il giorno.

Pieno sole diretto
Interno
Bordo luminoso, Veranda
Esterno
Roccia resistente al gelo, Talus, Siepe campestre
Vasi
Terracotta, Vasca pesante drenante
Aspetto
Altezza100–500 cmLarghezza100–400 cm
Foglie
Verde
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — foglie 1
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — foglie 2
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — foglie 3
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — foglie 4
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — foglie 5
Fiori
GialloArancione
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — fiori 1
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — fiori 2
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — fiori 3
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — fiori 4
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — fiori 5
Frutti
GialloRossoVerde
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — frutti 1
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — frutti 2
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — frutti 3
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — frutti 4
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — frutti 5
Portamento
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — portamento 1
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — portamento 2
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — portamento 3
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — portamento 4
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — portamento 5
Corteccia
Verde
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — corteccia 1
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — corteccia 2
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — corteccia 3
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — corteccia 4
Fico d'india (Opuntia ficus-indica): origine e usi — corteccia 5

Distribuzione mondiale

L'areale nativo di Opuntia ficus-indica è nel Messico centrale, dove le analisi genetiche collocano i parenti selvatici più prossimi. Domesticata e diffusa in gran parte delle Americhe in epoca precolombiana, dal 1492 la specie si è estesa al Mediterraneo, all'Africa australe e ad altre regioni calde, naturalizzandosi ampiamente.

  • Autoctona1
  • Introdotta6
  • Invasiva1
  • Messico
  • Spagna
  • Italia
  • Sudafrica
  • Namibia
  • Algeria e Tunisia
  • Stati Uniti meridionali
  • Australia

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Il Fico d'india (Opuntia ficus-indica (L.) Mill., 1768) è una succulenta arborescente delle Cactaceae, domesticata a partire da forme selvatiche del Messico centrale, dove vivono i suoi parenti geneticamente più vicini. 1 3

La denominazione francese figuier de Barbarie richiama la costa barbaresca del Maghreb e i contatti coloniali francesi in Algeria; il precedente figuier d'Inde rimandava alle Indie del Nuovo Mondo. In Messico la pianta è chiamata nopal, nome nahuatl distinto da tuna, che indica il frutto. 4

Riconoscimento

Pale sovrapposte costruiscono un arbusto o piccolo albero alto 3–5 m. Sono fusti appiattiti, i cladodi, che svolgono la fotosintesi al posto delle foglie minuscole ed effimere; quelli basali lignificano formando un vero tronco dopo il quarto anno di crescita. 4 3

Su ogni cladode, lungo 30–40 cm, si contano circa 150 areole: gemme modificate tipiche dei cactus, capaci di produrre spine, glochidi, fiori o radici. Le spine biancastre sono lunghe 1–2 cm; i glochidi, sottili peli uncinati di pochi millimetri, si staccano facilmente e penetrano nella pelle. Sono presenti anche nelle varietà dette senza spine. 4

Un frutto pesa 150–400 g e contiene circa 300 semi per 160 g di polpa; il colore varia dal giallo al rosso secondo la varietà. 4

Tassonomia utile

La combinazione Opuntia ficus-indica (L.) Mill., accettata da POWO, fu pubblicata da Philip Miller nel 1768 a partire da un precedente nome di Linneo. L'appartenenza è alle Opuntioideae, sottofamiglia delle Cactaceae. 1 2

  • Platyopuntia ficus-indica (L.) F.Ritter, sinonimo omotipico basato sullo stesso tipo
  • Opuntia ficus-indica var. amyclaea (Ten.) A.Berger, varietà meridionale
  • Opuntia ficus-indica f. reticulata Backeb., forma dalle reticolature marcate

Anche Opuntia maxima Mill. fu pubblicata nel 1768, ma POWO la accetta come specie distinta. I due nomi vengono regolarmente confusi nel commercio orticolo: il nome scientifico completo è quindi più affidabile della sola etichetta commerciale. 1

Habitat e distribuzione

Dal Messico centrale, suo areale nativo, la specie domesticata si diffuse in gran parte delle Americhe già prima di Colombo. Dal 1492 raggiunse il bacino mediterraneo, l'Africa australe e altre regioni calde del mondo. 3 4

Per la coltivazione occorrono almeno 200 mm di pioggia annua su terreno sabbioso profondo, con un optimum di 200–400 mm. La pianta prospera con umidità atmosferica superiore al 60% e soffre se resta a lungo sotto il 40%; la crescita si arresta tra −10 e −12 °C, mentre sopporta picchi di caldo oltre 50 °C. 3

L'apparato radicale occupa soprattutto i primi 30 cm di terreno, ma si estende molto lateralmente. Questa struttura intercetta subito le rare piogge e favorisce l'insediamento su suoli sabbiosi poveri dove poche altre specie persistono. 4

Nell'Australia del Settecento furono introdotte opunzie come piante ospiti della cocciniglia. Arrivarono a invadere quasi 40.000 km² di terreni agricoli, avanzando nel 1919 di un milione di acri all'anno, prima del controllo con Cactoblastis cactorum, farfalla introdotta nel 1925. L'intervento resta un riferimento storico della lotta biologica. 8

Ciclo e riproduzione

Dalle areole dei cladodi di almeno un anno, in cima alle pale soleggiate, spuntano fiori giallo arancio, fino a una trentina per pala fertile. Richiamano impollinatori e uccelli; questi ultimi disperdono poi i semi mangiando i frutti. 4 7

Durante la raccolta manuale, spine minute e glochidi vengono rimossi sfregando il frutto su una superficie abrasiva o nell'erba, prima di sbucciarlo. I cladodi si recidono con un coltello in corrispondenza dell'articolazione. 3

La talea di cladode è il metodo abituale di moltiplicazione: il taglio deve cicatrizzare per diversi giorni prima dell'impianto in substrato asciutto. La radicazione richiede 2–4 settimane se il substrato asciuga tra le irrigazioni. La semina è possibile, ma occorre molto più tempo per ottenere un esemplare maturo. 7

Usi e rischi

Crudo o cotto, il frutto è fra quelli più ricchi di vitamina C. La polpa, costituita per circa l'85% da acqua, serve anche per confetture e bevande, compreso il colonche fermentato messicano. I cladodi giovani cotti si mangiano come verdura con il nome di nopalitos. 3

Nelle zone aride il fico d'india fornisce foraggio, soprattutto in Namibia e nel sudovest degli Stati Uniti, sostituendo colture più esigenti d'acqua. Nel Mediterraneo e nel Maghreb forma siepi contro l'erosione e ospita la cocciniglia da cui si ricava un colorante rosso sfruttato fin dall'epoca precolombiana. 3

Secondo l'ASPCA il genere Opuntia non è tossico per gatti, cani e cavalli: non è documentata una sostanza tossica sistemica. Il pericolo è meccanico, dovuto alle spine e soprattutto ai glochidi, che penetrano nella pelle e sono difficili da estrarre senza spezzarli. 5

Varietà, confusioni e piante affini

Nella produzione mediterranea prevalgono tre cultivar: Sulfarina, dai frutti gialli e cladodi quasi senza spine, Muscaredda, dai frutti bianchi, e Sanguigna, dai frutti rossi e cladodi spinosi. 3

Le confusioni ricorrenti riguardano:

  • Opuntia stricta, altra specie a cladodi piatti, ampiamente naturalizzata e invasiva in Australia;
  • Opuntia maxima, specie distinta spesso confusa in orticoltura con O. ficus-indica;
  • altre opunzie dalle pale simili, distinte soprattutto per le dimensioni dei cladodi e il colore del frutto.

La farfalla Cactoblastis cactorum, protagonista del controllo biologico australiano, è oggi considerata una minaccia per le colture di nopal in Messico e nei Caraibi. Le larve attaccano indistintamente opunzie selvatiche e coltivate, compromettendo foraggio, colorante e produzione di frutti. 9

Fonti principali

Domande frequenti

Il fico d’india è tossico per gli animali?

No. L'ASPCA considera il genere Opuntia non tossico per gatti, cani e cavalli. Il rischio è meccanico, legato alle spine e soprattutto ai glochidi, che penetrano facilmente nella pelle.

Perché il fico d’india non fiorisce?

I fiori compaiono sulle areole di cladodi di almeno un anno, in pieno sole. Scarsa luce o una pianta troppo giovane spiegano gran parte delle mancate fioriture.

Si può mangiare tutta la pianta?

Il frutto maturo e i giovani cladodi, detti nopalitos, sono commestibili dopo la rimozione di spine e glochidi. Le parti vecchie e lignificate non si consumano.

Il fico d’india è invasivo?

Lo è stato in modo spettacolare in Australia all'inizio del Novecento, prima del controllo tramite una farfalla introdotta nel 1925. Resta considerato invasivo in Nordafrica e si naturalizza localmente nei climi mediterranei miti.

Come si moltiplica il fico d’india?

Soprattutto per talea di cladode, rapida e affidabile in coltivazione. Anche la semina funziona, ma la crescita è più lenta e il risultato meno prevedibile.

Che differenza c’è tra nopal e fico d’india?

Nopal indica la pianta e i cladodi commestibili, soprattutto in Messico. Il frutto è il fico d'india, senza parentela botanica con il vero fico nonostante il nome.

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