Albicocco (Prunus armeniaca, L. 1753)

Albicocco (Prunus armeniaca L., 1753) è un albero da frutto deciduo delle Rosaceae, originario dell’Asia centrale e della Cina settentrionale, nonostante l’epiteto che richiama l’Armenia. Fiorisce all’inizio della primavera prima delle foglie e produce in estate una drupa aranciata, l’albicocca. Nocciolo, foglie e fusti appassiti restano tossici per gli animali domestici.

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Nome scientificoPrunus armeniaca
GenerePrunus
OrdineRosales

Albicocco, Apricot, Albaricoquero e Aprikosenbaum

Identità
Tossicità
Prudenza : umani, inclusi bambini · Tossico : gatti, cani e cavalli
Impegno di cura
Alto
Tipo di pianta
Albero · Albero da frutto · Albero deciduo
Tipo di foglie
Caducifoglia
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
CinaMongolia
Habitat
Pendii montani e boschi radi a 700–3000 m; coltivato nei frutteti temperati caldi, talvolta subspontaneo
Stagionalità
Fioritura
InvernoPrimavera
Raccolta
Estate
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
7/10
Tempo di maturazione
Fioritura dai 3–5 anni; piena produzione verso i 10 anni
Propagazione
Trapianto, Semina
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Bassa durante la fioritura; riparare dai venti freddi primaverili
Umidità
40–60 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
No
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Suolo calcareo, Terra franca, Suolo drenato
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Offrile alcune ore di sole diretto al giorno, preferibilmente al mattino o alla sera.

Pieno sole, posizione riparata
Esterno
Terra piena, Aiuola a pieno sole, Aiuola
Vasi
Terra piena, Grande bacino
Aspetto
Altezza400–800 cmLarghezza400–800 cm
Foglie
Verde
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — foglie 1
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — foglie 2
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — foglie 3
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — foglie 4
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — foglie 5
Fiori
BiancoRosaDimensioni2–2.5 cm
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — fiori 1
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — fiori 2
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — fiori 3
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — fiori 4
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — fiori 5
Frutti
GialloArancione
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — frutti 1
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — frutti 2
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — frutti 3
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — frutti 4
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — frutti 5
Portamento
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — portamento 1
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — portamento 2
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — portamento 3
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — portamento 4
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — portamento 5
Corteccia
Marrone
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — corteccia 1
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — corteccia 2
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — corteccia 3
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — corteccia 4
Albicocco (Prunus armeniaca): origine e usi — corteccia 5

Distribuzione mondiale

L’epiteto armeniaca ha a lungo suggerito un’origine armena, ma POWO colloca l’areale nativo di Prunus armeniaca in Asia centrale e nella Cina settentrionale. PFAF segnala popolazioni spontanee sui pendii montani, spesso mescolate a piante sfuggite alla coltivazione. La coltura raggiunse poi Armenia, Persia, bacino mediterraneo e il resto del mondo temperato.

  • Autoctona2
  • Introdotta1
  • Cina
  • Mongolia
  • Stati Uniti

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

L’Albicocco (Prunus armeniaca L., 1753) è un albero da frutto deciduo del genere Prunus, nella famiglia delle Rosaceae. L’epiteto armeniaca ha fatto a lungo pensare a un’origine armena, ma POWO colloca il suo areale nativo in Asia centrale e nella Cina settentrionale. 1 6

L’antico nome latino praecoquum, «precoce», richiama la maturazione anticipata del frutto. Attraverso il catalano e il portoghese e la forma araba al-birquq, questa storia linguistica porta al francese abricot: il nome rimanda alla precocità, non a una parentela botanica con la pesca. 8

Già gli autori latini chiamavano il frutto prunum Armeniacum, attribuendone l’origine all’Armenia. Il paese coltivava effettivamente la specie fin dall’Antichità, ma si trovava lungo il percorso della sua diffusione verso l’Europa. 8 3

Riconoscimento

La taglia media dell’Albicocco è di 4–8 m in altezza e altrettanti in larghezza, con chioma arrotondata a vaso e crescita rapida. RHS colloca il raggiungimento della piena maturità fra 10 e 20 anni. 2

Sui rami si alternano foglie semplici, da ovali ad arrotondate, con base larga e punta allungata. NC State descrive una lamina finemente dentata, più tondeggiante di quella del pesco: un carattere utile per distinguere i due alberi a occhio nudo. 4

Prima delle foglie, fra fine inverno e inizio primavera, compaiono fiori solitari e profumati, bianchi o rosa pallido, larghi 2–2,5 cm. Si aprono prima di quelli del pesco e sono quindi più esposti alle gelate tardive. 2 4

Una drupa carnosa dalla buccia aranciata, spesso sfumata di rosso, racchiude un grosso nocciolo dalla superficie leggermente ruvida. La corteccia del tronco e dei rami si fessura con l’età e mostra lenticelle evidenti, utili per riconoscere l’albero in inverno, senza foglie né fiori. 4

Tassonomia utile

Per l’Albicocco POWO accetta Prunus armeniaca L. Nella letteratura botanica e orticola storica ricorrono anche altri nomi:

  • Armeniaca vulgaris Lam., una denominazione storica;
  • Prunus armeniaca subsp. vulgaris (Lam.) Dippel, una combinazione a rango di sottospecie;
  • Amygdalus armeniaca (L.) Dumort., una combinazione nel genere Amygdalus;
  • Armeniaca armeniaca (L.) Huth, nome invalido;
  • Prunus tiliifolia Salisb., nome illegittimo.

Richiede attenzione Prunus armeniaca var. ansu, talvolta chiamato albicocco del Giappone nei cataloghi. POWO lo considera sinonimo della varietà nominale var. armeniaca, anziché una varietà botanica distinta. Questa distinzione evita di confonderlo con la specie affine Prunus mume, dai frutti molto più acidi. 1

Habitat e distribuzione

Sui pendii montani e nei boschi radi, fra 700 e 3000 m di quota, PFAF segnala popolazioni spontanee in Cina settentrionale, Mongolia e fino al Tibet. Molte piante trovate fuori dai frutteti sarebbero tuttavia sfuggite alla coltivazione, anziché appartenere a popolazioni davvero selvatiche. 3

Dall’Asia centrale la coltivazione passò in Armenia e Persia, poi nel bacino mediterraneo e nel resto del mondo temperato. L’epiteto armeniaca riflette questo percorso storico, non l’origine botanica della specie. 8 1

Per la coltivazione occorre un suolo ben drenato e tendenzialmente alcalino, con pH 6,5–7,5. Un’argilla pesante trattiene acqua intorno alle radici e provoca marciumi radicali, rischio più marcato nell’Albicocco che nel pesco. PFAF sconsiglia anche i suoli salini, poco tollerati dalla specie. 3

Ciclo, fioritura e frutto

Dopo 2–3 mesi di stratificazione fredda, un nocciolo seminato può germinare, ma l’emergenza resta lenta: PFAF indica un’attesa che può arrivare a 18 mesi. Gli alberi da frutto in commercio sono perciò quasi sempre innestati su portinnesto, pratica che assicura la fedeltà del frutto alla cultivar scelta. 3

Già alla fine dell’inverno la fioritura precede nettamente le foglie. Una gelata tardiva di appena −2 °C distrugge un’intera fioritura: NC State la cita fra le principali cause dei raccolti irregolari. I frutti maturano poi durante l’estate, da fine giugno ad agosto secondo clima e varietà. 4 2

Dentro il nocciolo si trova un seme il cui sapore varia con il clima di coltivazione: PFAF segnala semi dolci commestibili nelle regioni calde e semi amari ricchi di amigdalina nei climi più freschi. 3

Tossicità e prudenza

Per l’Albicocco vale la distinzione fondamentale degli altri Prunus a nocciolo: la polpa del frutto maturo è commestibile, ma la pianta non lo è nel suo insieme. L’ASPCA lo classifica fra le piante tossiche per gatti, cani e cavalli. 5

I glicosidi cianogenici presenti in fusti, foglie e soprattutto noccioli causano il rischio, che aumenta con l’appassimento del fogliame. Dopo un’ingestione preoccupante si possono osservare mucose rosso mattone, pupille dilatate, difficoltà respiratorie, affanno e shock. 5

Nell’essere umano, ricorda PFAF, un consumo abbondante di semi amari può liberare una quantità pericolosa di cianuro di idrogeno. Un sapore molto amaro deve mettere in allerta prima del consumo, soprattutto nel caso dei bambini. 3

Dopo un’ingestione importante di foglie, rametti o noccioli rotti, occorre contattare un veterinario o un centro antiveleni, indicando la specie coinvolta nell’esposizione. Non è proposto alcun rimedio casalingo. 5

Varietà, confusioni e piante affini

L’offerta dei cataloghi distingue soprattutto varietà da frutto regionali, più che cultivar con nomi botanici stabili. Il principale caso tassonomico resta var. ansu, già considerato sinonimo da POWO. 1

Con il pesco, Prunus persica, avviene la confusione più frequente: entrambi fioriscono prima delle foglie e producono una drupa dal nocciolo duro, ma l’Albicocco fiorisce prima e il suo frutto mantiene una buccia liscia, non pelosa. 4

Anche l’albicocco del Giappone, Prunus mume, può creare equivoci: fiorisce ancora prima, spesso in pieno inverno, e produce frutti molto più acidi, quasi mai consumati crudi. 1

All’acquisto di un giovane albero contano nome botanico, portinnesto e precocità della fioritura. Per distinguerlo da un pesco già in giardino, i caratteri più affidabili restano la foglia più arrotondata e la buccia liscia del frutto. 2 4

Fonti principali

Domande frequenti

L’Albicocco proviene davvero dall’Armenia?

No. L’epiteto armeniaca deriva da un’antica credenza latina. POWO colloca l’areale nativo in Asia centrale e nella Cina settentrionale; l’Armenia coltivava già molto presto la specie lungo il percorso di diffusione verso l’Europa.

Perché in certi anni l’Albicocco produce pochi frutti?

La fioritura avviene a fine inverno o inizio primavera, prima delle foglie, esponendo i fiori alle gelate tardive. Un gelo di −2 °C può distruggere tutta la fioritura e quindi il raccolto dell’anno.

L’Albicocco è tossico per gatti e cani?

Sì, considerando la pianta nel suo insieme. L’ASPCA lo classifica come tossico per gatti, cani e cavalli a causa dei glicosidi cianogenici di foglie, fusti e noccioli, soprattutto quando il fogliame appassisce.

Si può mangiare il seme nel nocciolo dell’albicocca?

Solo in piccole quantità e secondo il tipo. PFAF segnala semi dolci nei climi caldi e semi amari altrove, ricchi di amigdalina; un consumo abbondante di semi amari libera cianuro di idrogeno.

Come si distingue l’Albicocco dal pesco?

Entrambi sono Prunus a fioritura precoce con frutti a drupa, ma l’Albicocco fiorisce ancora prima e porta un frutto dalla buccia liscia, non pelosa rispetto alla pesca, con foglie più arrotondate che lanceolate.

Che cos’è Prunus armeniaca var. ansu?

È un gruppo talvolta chiamato albicocco del Giappone. POWO lo considera sinonimo della varietà nominale di Prunus armeniaca, non una varietà botanica distinta, evitando così la confusione con Prunus mume.

Qual è il terreno migliore per l’Albicocco?

Un suolo ben drenato e tendenzialmente alcalino, con pH 6,5–7,5. PFAF sconsiglia le argille pesanti e segnala una scarsa tolleranza ai suoli salini.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.