Sassafrasso (Sassafras albidum, (Nutt.) Nees 1836)

Sassafrasso (Sassafras albidum) è un albero dioico delle Lauraceae, originario dell’America settentrionale orientale. Ogni sua parte emana un caratteristico odore speziato e sullo stesso ramo possono comparire foglie intere, bilobate a guanto o trilobate. Specie pioniera a crescita rapida, colonizza margini boschivi e terreni incolti mediante polloni radicali; in autunno le foglie diventano gialle, arancioni e rosse.

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Nome scientificoSassafras albidum
GenereSassafras
OrdineLaurales

Sassafrasso, Sassofrasso, Mitten tree e Ague tree

Identità
Tossicità
Tossico per gatti e cani; safrolo cancerogeno con uso prolungato
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Tipo di foglie
Caducifoglia
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
CanadaStati Uniti
Habitat
Boschi decidui, margini, incolti e scarpate stradali soleggiate; pioniera dei suoli ben drenati
Stagionalità
Fioritura
Primavera
Raccolta
EstateAutunno
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
8/10
Tempo di maturazione
Portamento adulto in 15–30 anni, frutti solo su pianta femminile impollinata
Propagazione
Semina, Talea di radice
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
< 20 km/h
Umidità
40–70 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
Sì
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Suolo drenato, Suolo leggero e sabbioso
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Offrile alcune ore di sole diretto al giorno, preferibilmente al mattino o alla sera.

Pieno sole o mezz’ombra leggera
Esterno
Aiuola a pieno sole, Siepe campestre
Vasi
Grande bacino
Aspetto
Altezza900–1800 cmLarghezza700–1200 cm
Foglie
VerdeGialloArancioneRosso
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — foglie 1
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — foglie 2
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — foglie 3
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — foglie 4
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — foglie 5
Fiori
VerdeGiallo
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — fiori 1
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — fiori 2
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — fiori 3
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — fiori 4
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — fiori 5
Frutti
BluNero
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — frutti 1
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — frutti 2
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — frutti 3
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — frutti 4
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — frutti 5
Portamento
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — portamento 1
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — portamento 2
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — portamento 3
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — portamento 4
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — portamento 5
Corteccia
VerdeMarroneRosso
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — corteccia 1
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — corteccia 2
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — corteccia 3
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — corteccia 4
Sassafrasso (Sassafras albidum): origine e usi — corteccia 5

Distribuzione mondiale

L’areale nativo di Sassafras albidum comprende l’America settentrionale orientale, dal Canada sudorientale (Ontario) agli Stati Uniti centrali e orientali, dall’Iowa al Texas orientale e alla Florida centrale. Un tempo presente nel Wisconsin meridionale, vi è scomparso localmente. Altrove rimane soprattutto un albero ornamentale coltivato, senza uno status invasivo documentato.

  • Autoctona2
  • Canada
  • Stati Uniti

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Il Sassafrasso (Sassafras albidum (Nutt.) Nees, 1836), detto anche Sassofrasso, è un albero dioico delle Lauraceae, originario dell’America settentrionale orientale e coltivato per il fogliame aromatico e i colori autunnali. Foglie, corteccia e radici emanano un netto odore speziato se stropicciate, un indizio che avrebbe guidato i primi coloni europei fino all’albero. 8 9

L’etimologia del nome sassafras rimane discussa: diversi autori vi riconoscono un adattamento spagnolo di una parola amerindia della Florida, mentre altri lo collegano al latino saxifraga, un accostamento botanico oggi ritenuto errato. Il nome francese laurier des Iroquois ricorda un uso più antico: corteccia e radici erano utilizzate da diversi popoli autoctoni dell’America settentrionale orientale ben prima dell’arrivo dei coloni europei. 9

Riconoscimento

Il fogliame polimorfo di Sassafras albidum è il primo indizio per riconoscerlo: sullo stesso ramo possono convivere foglie intere ed ellittiche, foglie bilobate a guanto e foglie trilobate. Lunghe 10–15 cm e larghe 5–10 cm, verde vivo sulla pagina superiore, in autunno diventano gialle, arancioni e rosse, spesso con più colori sul medesimo ramo. 8 2

L’altezza abituale dell’albero è di 9–18 m, con un’espansione di 7–12 m; il portamento cespuglioso dei giovani esemplari si infittisce in una sagoma piramidale da adulto. La corteccia spessa e bruno-rossastra si fessura profondamente in creste sugherose con l’età; i giovani rametti rimangono verde vivo, lisci e mucillaginosi al tatto. 3 4

Essendo dioica, la specie porta fiori maschili e femminili su piante separate: sono piccoli, giallo-verdastri e riuniti in racemi lassi di circa 5 cm, prima dell’apertura delle foglie in primavera. Su una pianta femminile impollinata, ogni fiore produce una drupa blu-nera di circa 1 cm, sorretta da un pedicello rosso carnoso a forma di clava. 8 4

Tassonomia utile

Per Sassafras albidum POWO/WCVP accetta l’autorità (Nutt.) Nees: Thomas Nuttall descrisse inizialmente la specie, che Christian Gottfried Nees von Esenbeck trasferì al genere Sassafras nel 1836. Il genere conta solo due o tre specie accettate, fra cui Sassafras tzumu, suo stretto parente dell’Asia orientale, separato da un areale disgiunto fra Cina e America settentrionale. 1

Diversi nomi storici ricorrono in sinonimia, tutti riferiti allo stesso taxon accettato:

  • Sassafras officinale var. albidum (Nutt.) S.F.Blake (nome storico in sinonimia)
  • Sassafras variifolium var. albidum (Nutt.) Fernald
  • Sassafras albidum var. molle (Raf.) Fernald
  • Sassafras albidum f. moldenkei Oswald

La varietà molle, con giovani rametti e pagina inferiore delle foglie pubescenti, rimane la più documentata di queste forme secondarie; non giustifica uno status orticolo distinto. 1

Habitat e distribuzione

Dall’Ontario, nel Canada sudorientale, l’areale nativo di Sassafras albidum si estende agli Stati Uniti centrali e orientali, dall’Iowa al Texas orientale e alla Florida centrale. La specie colonizza boschi decidui, margini boschivi, incolti e scarpate stradali soleggiate, come pioniera dei terreni sabbiosi e ben drenati. 3 9

L’IUCN colloca Sassafras albidum nella categoria a minor preoccupazione: l’areale ampio e una popolazione complessivamente stabile giustificano lo status, nonostante un’estinzione locale documentata nel Wisconsin meridionale. La tolleranza al freddo, segnalata fino a circa -20 °C, permette di coltivarlo con successo nel clima oceanico europeo e spiega la sua ampia diffusione nell’America settentrionale temperata. 6 9

Dal 2002 la specie affronta una nuova minaccia: l’avvizzimento dell’alloro, malattia fungina trasmessa da uno scolitide asiatico introdotto in Georgia, uccide gli alberi di sassafrasso in poche settimane o mesi e si è diffuso dalla Florida fino al Kentucky. 7 8

Ciclo e riproduzione

Tra marzo e maggio compaiono i fiori, prima dell’apertura delle foglie. Sulle piante femminili impollinate i frutti maturano fra l’estate e l’inizio dell’autunno, passando dal verde al blu-nero; pedicello e cupola rimangono rosso vivo dopo la caduta della drupa, un contrasto che aiuta gli uccelli a individuarla e poi a disperdere i semi. 4 8

I polloni radicali sono la principale via di moltiplicazione naturale: le radici striscianti producono regolarmente nuovi fusti, tanto che un solo albero può generare un’intera colonia clonale attorno alla pianta originaria. La semina rimane possibile ma irregolare, perché il seme richiede una stratificazione fredda per interrompere la dormienza. 8 5

Le larve di una quarantina di specie di farfalle e sfingidi, fra cui la cecropia, trovano ospitalità sulla pianta, che costituisce quindi una risorsa ecologica ben oltre il suo impiego ornamentale. 8

Usi e rischi

La storia commerciale del sassafrasso fu movimentata: all’inizio del XVII secolo la corteccia delle radici divenne il secondo prodotto d’esportazione delle colonie britanniche dell’America settentrionale dopo il tabacco, sostenuta dalla credenza che curasse la sifilide durante l’epidemia europea. Il commercio crollò quasi con la stessa rapidità, perché la corteccia poteva essere raccolta una sola volta per albero. 8

Dalle foglie essiccate e macinate si ottiene la polvere di filé, ingrediente tradizionale del gumbo creolo della Louisiana, mentre la radice ha a lungo aromatizzato tè e root beer. Questi usi si sono scontrati con la normativa statunitense: il safrolo è un composto aromatico ritenuto cancerogeno nell’animale da laboratorio in caso di uso prolungato, e la FDA lo vieta come additivo alimentare dal 1960. 8 4

Il sassafrasso è tossico per gatti e cani, attraverso lo stesso safrolo presente nella corteccia e nelle radici; nell’uomo il rischio documentato riguarda un consumo regolare e concentrato, non l’ingestione occasionale di foglie o corteccia. 4

Varietà, confusioni e piante affini

Per questa specie non è ampiamente commercializzata alcuna cultivar orticola stabile; le principali voci della sinonimia, come la varietà molle, dai giovani rametti pubescenti, rimangono curiosità botaniche più che selezioni da giardino. 1

Due piante possono generare confusione. Negli incolti e ai margini dei boschi, un giovane sassafrasso può ricordare un sommacco (genere Rhus), ma se ne distingue facilmente per le foglie semplici, mai composte, e l’odore speziato se stropicciato. Nella stessa famiglia delle Lauraceae, l’alloro (Laurus nobilis) e l’avocado (Persea americana) condividono con il sassafrasso il fogliame aromatico; l’avocado ne condivide anche la vulnerabilità all’avvizzimento dell’alloro, che ha colpito prima il genere Persea e poi il sassafrasso. 7

Fonti principali

Domande frequenti

Il sassafrasso è tossico per gatti e cani?

I dati disponibili segnalano una tossicità per gatti e cani, legata in particolare al safrolo presente nella corteccia e nelle radici. Il rischio documentato per l’uomo riguarda soprattutto un uso regolare e concentrato, non il contatto occasionale con la pianta.

Si possono ancora bere tè o root beer al sassafrasso?

La FDA vieta il safrolo come additivo alimentare dal 1960, poiché nell’animale da laboratorio questo composto si è rivelato cancerogeno con un uso prolungato. Le root beer commerciali attuali utilizzano un aroma di sassafrasso privato del safrolo.

Perché le foglie del sassafrasso hanno forme diverse?

Sassafras albidum produce naturalmente tre forme di foglie, intera, bilobata a guanto e trilobata, spesso riunite sullo stesso ramo. Questa normale variabilità non indica né una malattia né uno stress della pianta.

Che cos’è l’avvizzimento dell’alloro e il sassafrasso è sensibile?

L’avvizzimento dell’alloro è una malattia fungina trasmessa da uno scolitide asiatico introdotto negli Stati Uniti nel 2002. Il sassafrasso figura tra le Lauraceae più vulnerabili, con un deperimento che può manifestarsi in poche settimane e senza un trattamento curativo noto.

Il sassafrasso è invasivo?

Non è documentato alcuno status invasivo fuori dall’areale nativo. I polloni radicali formano facilmente colonie nell’habitat d’origine, ma altrove la specie rimane poco diffusa e poco naturalizzata, in particolare in Francia, dove è rara in coltivazione.

Da dove viene la polvere di filé usata nel gumbo?

La polvere di filé si prepara con foglie di sassafrasso essiccate e macinate, un uso ereditato dai popoli autoctoni dell’America settentrionale orientale e divenuto un ingrediente centrale del gumbo creolo della Louisiana.

Come distinguere un giovane sassafrasso da un sommacco?

Il sassafrasso ha foglie semplici, mai composte, ed emana un netto odore speziato se stropicciato. Il sommacco ha invece foglie composte da più foglioline e non presenta questo odore: una semplice prova che risolve la maggior parte delle confusioni sul campo.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.