Solano della Carolina (Solanum carolinense, )
Il Solano della Carolina (Solanum carolinense L., 1753) è una Solanacea perenne originaria degli Stati Uniti sudorientali, oggi ampiamente naturalizzata nell’America settentrionale temperata e invasiva in una quindicina di paesi europei, in Asia e in Australia. I fusti e le foglie irti di aculei, i fiori stellati e i frutti tossici simili a piccoli pomodori ne fanno un’infestante riconoscibile e temuta nelle colture e nei pascoli.
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Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Solanum carolinense comprende gli Stati Uniti sudorientali e centro-orientali, dalla Nuova Inghilterra alla Florida, fino al Canada meridionale, ad Haiti e al Messico nordorientale. Introdotta al di fuori di quest’area, la specie è oggi insediata in una quindicina di paesi europei, in Asia, in Africa australe e in Australia, dove è regolamentata come infestante invasiva.
- Autoctona4
- Invasiva5
- Stati Uniti
- Canada (sud-est)
- Messico (nord-est)
- Haiti
- Francia metropolitana
- Germania
- Italia
- Giappone
- Australia
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Il Solano della Carolina (Solanum carolinense L., 1753), chiamato horsenettle in inglese, è una pianta erbacea perenne del genere Solanum, nella famiglia delle Solanaceae. Plants of the World Online considera questo nome accettato dalla sua pubblicazione da parte di Linneo nello Species Plantarum nel 1753. 1 8
L’epiteto carolinense rimanda alle Caroline, regione degli Stati Uniti sudorientali nella quale Linneo collocava l’areale della pianta. Il nome inglese horsenettle associa due caratteri: gli aculei del fogliame, che ricordano l’ortica, e la frequente presenza della pianta nei pascoli. I cavalli ne evitano però le foglie, dal sapore per loro troppo sgradevole. 2
Riconoscimento
Fusti eretti e angolosi, alti da 30 cm a 1,20 m, caratterizzano Solanum carolinense: sono coperti di aculei bianchi o giallastri che diventano legnosi con l’età. Talvolta il portamento rimane espanso, con colonie dense anziché individui isolati. 2 3
Le foglie, alterne, da ovali a oblunghe, sono lunghe 7–15 cm, con margini ondulati e irregolarmente lobati. Sono rivestite di peli stellati e presentano aculei anche sulla pagina inferiore delle nervature maggiori, un carattere che distingue la pianta dalla maggior parte delle altre Solanaceae infestanti. 2 3
I fiori stellati, dal bianco al violetto chiaro, misurano circa 2 cm di larghezza e si aprono in piccole cime dall’estate all’inizio dell’autunno. I cinque stami gialli, ben visibili, sono l’unico richiamo alimentare per i bombi, che praticano l’impollinazione vibratile senza ricompensa di nettare. I frutti, rotondi e glabri, hanno 1,5–2,5 cm di diametro: verdi, poi gialli e rugosi a maturità, ricordano pomodori piccolissimi e contengono circa sessanta semi appiattiti. 2 3
Tassonomia utile
Solanum carolinense L., pubblicato nel 1753, rimane il nome accettato da Plants of the World Online. La specie comprende due varietà attualmente riconosciute: Solanum carolinense var. carolinense, la forma tipica, e Solanum carolinense var. floridanum Chapm., descritta dalla Georgia e dalla Florida. 1
Diversi sinonimi eterotipici sono stati proposti e poi ricondotti alla specie: Solanum floridanum Raf., Solanum godfreyi Shinners, Solanum obliquatum Raf. e Solanum pleei Dunal. Il riferimento stabile resta il nome scientifico accettato, tanto più che diversi di questi nomi si sovrappongono nelle flore regionali antiche. 1
Il genere Solanum, che comprende anche il pomodoro e la melanzana, appartiene alla sottofamiglia delle Solanoideae e alla tribù delle Solaneae. Questa parentela con ortaggi coltivati spiega perché Solanum carolinense ospiti diversi parassiti e malattie condivisi con le colture orticole vicine. 5
Habitat e distribuzione
Dagli Stati Uniti sudorientali e centro-orientali, l’areale nativo di Solanum carolinense va dalla Nuova Inghilterra alla Florida, fino al Canada meridionale, ad Haiti e al Messico nordorientale. La pianta colonizza suoli da sabbiosi a limosi, asciutti o occasionalmente umidi, in pieno sole. 2 7
Introdotta fuori dal suo areale nativo, la specie è oggi insediata in una quindicina di paesi della zona EPPO, fra cui Germania, Italia, Paesi Bassi e Francia, generalmente in popolazioni ancora limitate lungo le colture di mais, soia e barbabietola o ai bordi delle strade. L’Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante l’ha inserita nella propria lista di allerta A2 e ne raccomanda la regolamentazione come organismo da quarantena. 5
Fuori dall’Europa, la pianta è documentata anche nell’Asia temperata, in Giappone con il nome warunasubi, in Australia e nell’Africa australe, dove viene classificata come infestante nociva. Negli stessi Stati Uniti, Alaska, Michigan, Maryland, Iowa e Nevada la dichiarano ufficialmente nociva, benché sia indigena in altre parti del paese. 5 4
Ciclo e riproduzione
Semi e apparato radicale contribuiscono entrambi alla riproduzione di Solanum carolinense: quest’ultimo combina un fittone profondo e rizomi striscianti. Un semplice frammento di radice rimasto nel terreno basta a rigenerare una pianta intera: una lavorazione superficiale mal gestita può quindi moltiplicare i focolai anziché eliminarli. 5
La fioritura si protrae dall’estate all’inizio dell’autunno; le bacche verdi impiegano poi diverse settimane per ingiallire e raggrinzirsi. Fagiani, tacchini selvatici e piccoli mammiferi consumano i frutti maturi e ne disperdono i semi a grande distanza, una disseminazione che si aggiunge all’espansione continua per via radicale. 3
Il gelo distrugge il fogliame aereo alle prime forti gelate autunnali, ma il fittone e i rizomi sopravvivono agli inverni temperati in gran parte dell’areale naturalizzato della specie, permettendo alla colonia di ripartire nella primavera successiva. 5
Usi e rischi
In agricoltura Solanum carolinense è considerato un organismo nocivo: compete con le colture basse e i pascoli, riduce le rese e resiste a diversi erbicidi comuni come il glifosato. Ciò impone di combinare diserbo chimico e lavorazione del terreno adatta alle perenni. 5
Tutte le parti della pianta contengono glicoalcaloidi, soprattutto solanina e soladulcidina, concentrati in particolare nel fogliame e nei frutti ancora verdi. L’ingestione provoca nausea, salivazione eccessiva, disturbi digestivi e, nei casi gravi, depressione respiratoria; sono stati segnalati casi mortali in bambini piccoli. Anche il bestiame è esposto al rischio: una quantità pari a circa lo 0,1% del peso corporeo dell’animale è considerata tossica. Indossare guanti protegge dagli aculei e limita il contatto cutaneo con la solanina durante l’estirpazione. 7 6
Radici e bacche comparvero tuttavia nel National Formulary statunitense fra il 1916 e il 1936, come antispasmodico e diuretico tradizionale contro asma o epilessia; questo impiego è oggi del tutto abbandonato a causa della tossicità della pianta. 7
Varietà, confusioni e piante affini
Nessuna cultivar orticola riconosciuta appartiene a Solanum carolinense: è un’infestante selvatica, mai selezionata per l’ornamento. 2
Le confusioni più frequenti riguardano altre tre Solanaceae spinose o tossiche: la dulcamara (Solanum dulcamara), rampicante senza aculei e con fiori violetti dal centro giallo; Solanum rostratum, irto di aculei molto più fitti e dai fiori gialli; e Solanum elaeagnifolium, le cui foglie rivestite di un feltro argenteo lo distinguono al primo sguardo. 5
Il portamento eretto, associato agli aculei sul fusto e sulle nervature fogliari maggiori, distingue Solanum carolinense con più sicurezza della sola forma delle foglie: una pianta rampicante o priva di aculei orienta subito verso un’altra specie del genere.
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Solanum carolinense L.
- North Carolina Extension Gardener Plant Toolbox, Solanum carolinense
- Illinois Wildflowers, Horse Nettle (Solanum carolinense)
- USDA PLANTS Database, Solanum carolinense, profilo
- EPPO Global Database, Solanum carolinense (SOLCA), scheda tecnica
- Cornell University, Plants Poisonous to Livestock — Solanum spp. (incluso Horse Nettle), copia Internet Archive dell’8 gennaio 2026
- Plants For A Future, Solanum carolinense
- INPN / MNHN–OFB, Solanum carolinense L., CD_NOM 124023, scheda originale della specie, archiviata l’11 dicembre 2021
Domande frequenti
Il Solano della Carolina è tossico?
Sì. Tutte le parti della pianta contengono glicoalcaloidi come la solanina, con un rischio documentato di mortalità, soprattutto nei bambini. I frutti verdi e il fogliame presentano le concentrazioni più elevate.
Si può mangiare il frutto maturo di Solanum carolinense?
No. A differenza di altre specie del genere Solanum, come il pomodoro, nessuna parte della pianta è considerata commestibile, nemmeno il frutto maturo diventato giallo.
Perché il Solano della Carolina è così difficile da eliminare?
Perché si rigenera da semplici frammenti di radice rimasti nel terreno dopo l’estirpazione o una lavorazione superficiale e resiste a diversi erbicidi comuni, come il glifosato.
Il Solano della Carolina è invasivo in Francia?
La specie figura nella lista di allerta A2 dell’EPPO ed è già insediata, con popolazioni ancora limitate, in una quindicina di paesi europei fra cui la Francia, generalmente lungo le colture e nelle aree disturbate.
Come distinguere Solanum carolinense da Solanum dulcamara?
Solanum carolinense si riconosce dal portamento eretto e dai numerosi aculei sui fusti e sulle foglie, mentre Solanum dulcamara si arrampica o striscia ed è privo di aculei.
Quali animali mangiano Solanum carolinense?
Fagiani, tacchini selvatici e piccoli mammiferi consumano le bacche mature e ne disperdono i semi, mentre il bestiame evita generalmente il fogliame spinoso e tossico.
Il Solano della Carolina ha un uso medicinale?
Radici e bacche comparvero nel National Formulary statunitense fra il 1916 e il 1936 come antispasmodico e diuretico tradizionale, un impiego oggi abbandonato a causa della tossicità.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.







