Valeriana officinale (Valeriana officinalis, L. 1753)

Valeriana officinalis è una pianta erbacea perenne delle Caprifoliaceae, nativa di Europa e Asia temperata occidentale. Cresce nei prati umidi, nei fossi e sulle rive, dove i fusti eretti portano in estate corimbi di piccoli fiori bianchi o rosa pallido molto profumati. La radice, raccolta fin dall’antichità, resta la pianta medicinale più studiata per il sonno e il nervosismo, con risultati clinici più sfumati della sua reputazione.

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Nome scientificoValeriana officinalis
GenereValeriana
OrdineDipsacales

Valeriana officinale, Erba dei gatti, Common valerian, Garden valerian e Echter Baldrian

Identità
Tossicità
Prudenza : umani, inclusi bambini e gatti · Da verificare : cani, cavalli e animali
Impegno di cura
Moderato
Tipo di pianta
Vivace erbacea · Vivace fiorito
Tipo di foglie
Caducifoglia
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
FranciaGermaniaRegno UnitoRussia
Habitat
Prati umidi, fossi, rive e margini boschivi freschi, su suolo ricco che non si asciuga mai completamente
Stagionalità
Fioritura
Estate
Raccolta
Autunno
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
7/10
Tempo di maturazione
Radice utilizzabile dal secondo anno, raccolta in autunno prima della fioritura
Propagazione
Semina, Divisione
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Moderata, alti fusti fiorali possono allettarsi con pioggia o vento
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
No
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Suolo fresco, Terreno ricco
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Offrile alcune ore di sole diretto al giorno, preferibilmente al mattino o alla sera.

Pieno sole o mezz’ombra leggera
Interno
Bordo luminoso
Esterno
Aiuola a pieno sole, Terra piena
Vasi
Terracotta, Vaso drenante
Aspetto
Altezza60–150 cmLarghezza45–90 cm
Foglie
Verde
Valeriana officinalis: origine e usi — foglie 1
Valeriana officinalis: origine e usi — foglie 2
Valeriana officinalis: origine e usi — foglie 3
Valeriana officinalis: origine e usi — foglie 4
Valeriana officinalis: origine e usi — foglie 5
Fiori
BiancoRosaDimensioni5–13 cm
Valeriana officinalis: origine e usi — fiori 1
Valeriana officinalis: origine e usi — fiori 2
Valeriana officinalis: origine e usi — fiori 3
Valeriana officinalis: origine e usi — fiori 4
Valeriana officinalis: origine e usi — fiori 5
Frutti
Marrone
Valeriana officinalis: origine e usi — frutti 1
Valeriana officinalis: origine e usi — frutti 2
Valeriana officinalis: origine e usi — frutti 3
Valeriana officinalis: origine e usi — frutti 4
Valeriana officinalis: origine e usi — frutti 5
Portamento
Valeriana officinalis: origine e usi — portamento 1
Valeriana officinalis: origine e usi — portamento 2
Valeriana officinalis: origine e usi — portamento 3
Valeriana officinalis: origine e usi — portamento 4
Valeriana officinalis: origine e usi — portamento 5
Corteccia
Verde
Valeriana officinalis: origine e usi — corteccia 1
Valeriana officinalis: origine e usi — corteccia 2
Valeriana officinalis: origine e usi — corteccia 3
Valeriana officinalis: origine e usi — corteccia 4
Valeriana officinalis: origine e usi — corteccia 5

Distribuzione mondiale

L’areale nativo di Valeriana officinalis comprende Europa e Asia temperata occidentale, fino all’Iran nordoccidentale secondo Plants of the World Online. In Francia è nativa e comune nei prati umidi, nei fossi e ai margini boschivi freschi. Introdotta nel Nord America per uso medicinale, si è naturalizzata fino a essere classificata come infestante nociva in diversi Stati nordorientali.

  • Autoctona4
  • Introdotta2
  • Francia
  • Germania
  • Regno Unito
  • Russia
  • Stati Uniti
  • Canada

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Valeriana officinalis (Valeriana officinalis L., 1753) è una pianta erbacea perenne del genere Valeriana, nella famiglia delle Caprifoliaceae. Plants of the World Online e l’International Plant Names Index confermano questo nome accettato e l’autorità della sua pubblicazione. 1 2

Un tempo Valeriana officinalis apparteneva alla famiglia distinta delle Valerianaceae, oggi assorbita nelle Caprifoliaceae dalla classificazione APG. La radice della valeriana, raccolta fin dall’antichità, è stata valutata da due sintesi cliniche indipendenti, una sull’ansia e l’altra sul sonno: un’attenzione rara tra le piante sedative europee. 3 6

In Francia la specie è nativa e cresce spontaneamente nelle zone umide. La valeriana non ha legami di parentela con l’erba gatta, nonostante il nome erba dei gatti alimenti la confusione tra le due piante. 1

Riconoscimento

Fusti cavi, scanalati e poco ramificati sostengono un cespo eretto alto 60 cm–1,5 m e largo 45–90 cm. Le foglie sono opposte e pennate, divise in diverse coppie di foglioline dentate, più strette verso la sommità del fusto. 4 5

Da giugno ad agosto, ogni fusto termina con un corimbo fitto di piccoli fiori bianchi o rosa pallido, riuniti in gruppi di 5–13 cm di diametro. Diffondono un profumo dolce percepibile a distanza, che ricorda quello dell’eliotropio: da questa somiglianza deriva il nome inglese garden heliotrope attribuito alla valeriana. 5 4

Radice e rizoma restano corti, circondati da numerose radichette sottili. Quando è essiccata, la radice emana un odore forte e muschiato, del tutto diverso dal profumo dolce dei fiori: permette di confermare l’identificazione anche fuori dalla fioritura. 6

Tassonomia utile

Pubblicato nello Species Plantarum del 1753, Valeriana officinalis L. è il nome accettato, con una sottospecie tipo, subsp. officinalis, riconosciuta da Plants of the World Online. 1 2

Il taxon Valeriana officinalis costituisce in realtà un complesso di popolazioni, talvolta distinte in varietà o sottospecie dalle flore regionali:

  • Valeriana officinalis subsp. sambucifolia (J.C.Mikan ex Pohl) Neilr. (popolazioni distinte in alcune flore)
  • Valeriana officinalis subsp. collina Nyman (popolazioni di pendio)
  • Valeriana officinalis var. altissima W.D.J.Koch (varietà di grande taglia)

Sambucifolia, collina e altissima si distinguono soprattutto per la taglia, la divisione delle foglioline o l’habitat preferito, senza mettere in discussione il binomio accettato. Il riferimento stabile rimane dunque Valeriana officinalis, qualunque sia la varietà locale incontrata. 1

Habitat e distribuzione

Dall’Europa all’Asia temperata occidentale, fino all’Iran nordoccidentale, si estende l’areale nativo della specie. In Francia è nativa e comune nei prati umidi, nei fossi e ai margini boschivi freschi. 1 3

Per crescere, Valeriana officinalis richiede terreno costantemente fresco o umido: senza apporti regolari d’acqua, ingiallisce e rallenta la crescita già in estate. Introdotta nel Nord America per gli impieghi medicinali, si è naturalizzata fino a essere classificata come infestante nociva in diversi Stati nordorientali, tra cui Connecticut e Wisconsin. 4 5

La naturalizzazione nordamericana della valeriana differisce dalla situazione francese, dove la specie rimane nativa e non è associata ad alcun carattere invasivo documentato nel suo areale d’origine. 4

Ciclo e riproduzione

Api e farfalle visitano la fioritura estiva nei prati umidi, dove le risorse floreali si fanno più scarse durante il caldo intenso. Dopo la fioritura ogni fiore produce un piccolo achenio con pappo piumoso, che viene disperso dal vento. 4 5

La moltiplicazione avviene per semina primaverile in terreno fresco oppure per divisione di un cespo insediato, ogni 2–3 anni. Se non si eliminano i fiori appassiti, il vento disperde i semi e la disseminazione spontanea può diventare invadente in giardino, anche se la specie rimane nativa in Francia. 6 5

Nell’autunno del secondo anno, prima della fioritura, la radice raggiunge il pieno valore aromatico. I produttori eliminano i fusti fiorali prima che sboccino, per concentrare l’energia della pianta nella radice destinata alla raccolta. 6

Usi e rischi

La radice essiccata è l’impiego principale della specie: in tisana o come estratto, viene utilizzata da secoli quale sedativo lieve contro nervosismo e disturbi del sonno. Dal punto di vista clinico, una sintesi del 2007 descrive la valeriana come pianta sicura, associata a rari effetti indesiderati, senza tuttavia dimostrarne l’efficacia come sonnifero rispetto al placebo. 8 6

Per l’ansia, una revisione Cochrane del 2006 conclude che le prove sono insufficienti, in mancanza di studi comparativi di qualità adeguata. Non è accertata una tossicità acuta della specie; l’uso prolungato è però associato a mal di testa, sonnolenza mattutina o disturbi digestivi, che giustificano una durata limitata del trattamento. 7 4

Nel gatto la radice essiccata provoca un’immediata eccitazione comportamentale: l’animale vi si strofina, si rotola e può danneggiare la pianta in pochi minuti. Questo comportamento non segnala un avvelenamento; ricorda quello provocato dall’erba gatta, senza parentela botanica tra le due piante. 6

Varietà, confusioni e piante affini

Le popolazioni regionali di Valeriana officinalis, subsp. sambucifolia, subsp. collina o var. altissima, non sono cultivar orticole in senso stretto. Sono popolazioni spontanee riconosciute da alcune flore regionali e ignorate da altre. 1

Il sosia più frequente è Valeriana dioica, una specie affine ma molto più piccola, che vive in ambienti umidi simili. Anche i nomi comuni possono ingannare: erba dei gatti, riferito a Valeriana officinalis, favorisce la confusione con Nepeta cataria, l’erba gatta, pur trattandosi di due generi senza legami di parentela botanica. 6

Un ultimo dubbio può nascere dal nome della famiglia. Le Valerianaceae storiche, cui apparteneva Valeriana officinalis, sono oggi incluse nelle Caprifoliaceae, la famiglia del caprifoglio e del sambuco. Questa riclassificazione recente può disorientare chi consulta una flora antica. 3

Fonti principali

Domande frequenti

La valeriana aiuta davvero a dormire?

Le prove cliniche restano limitate. Una sintesi del 2007 la descrive come pianta sicura, associata a rari effetti indesiderati, senza però confermarne l’efficacia come sonnifero rispetto a un placebo.

La valeriana è tossica per i gatti?

Per questa specie non è accertata una tossicità acuta documentata. I gatti sono soprattutto attratti dall’odore della radice: si tratta di eccitazione comportamentale, anziché di un segno di avvelenamento.

Perché la valeriana attira i gatti?

La radice essiccata contiene composti volatili che provocano nel gatto un comportamento simile a quello osservato con l’erba gatta, compresi rotolamenti e sfregamenti, senza una parentela botanica tra le due piante.

Valeriana ed erba gatta sono la stessa pianta?

No. Valeriana officinalis appartiene al genere Valeriana, mentre l’erba gatta, Nepeta cataria, appartiene a Nepeta. Il nome erba dei gatti, riferito alla valeriana, talvolta alimenta la confusione.

Quando si raccoglie la radice di valeriana?

La raccolta avviene nell’autunno del secondo anno, prima della fioritura, per ottenere la radice più ricca di composti aromatici. Una pianta raccolta dopo la fioritura dà una radice meno profumata.

La valeriana è invasiva?

Lo è diventata in alcuni luoghi del Nord America, dove è classificata come infestante nociva in certi Stati dopo l’introduzione medicinale. In Francia, dove è nativa, questo carattere invasivo non è documentato.

Si può assumere valeriana senza limiti di durata?

No. L’uso prolungato è associato a effetti indesiderati documentati, mal di testa, agitazione o disturbi del sonno REM. È quindi opportuno limitare la durata del trattamento e chiedere un parere se i disturbi persistono.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.