Gelso da carta (Broussonetia papyrifera, )
Gelso da carta (Broussonetia papyrifera) è un albero deciduo e dioico delle Moraceae, originario dell’Asia orientale e sud-orientale. La corteccia fibrosa, battuta e ammorbidita, fornisce materia prima per la carta fin dall’antichità cinese e per il tapa, tessuto tradizionale del Pacifico. Ampiamente introdotto fuori dall’areale nativo, è oggi classificato come specie esotica invasiva in diverse regioni del mondo.
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Taken Oct 1, 2022 by Visant (cc-by-sa)
Taken Nov 10, 2022 by kora leach (cc-by-sa)
© copyright of the Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew.
Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Broussonetia papyrifera va dall’India alla Corea, attraverso Cina continentale, Taiwan, Giappone, Myanmar e Indocina. Introdotta molto presto nel Sud-est asiatico e nel Pacifico dalle popolazioni austronesiane, poi in Europa e nelle Americhe come curiosità orticola, la specie si è naturalizzata e talvolta diffusa intensamente in più continenti.
- Autoctona6
- Introdotta1
- Invasiva3
- Cina
- Taiwan
- Giappone
- Corea del Sud
- Myanmar
- India
- Nuova Caledonia
- Francia metropolitana
- Stati Uniti
- Pakistan
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Il Gelso da carta (Broussonetia papyrifera (L.) L’Hér. ex Vent., 1799), noto in inglese come paper mulberry, è un albero deciduo e dioico del genere Broussonetia, famiglia Moraceae. Il genere onora il naturalista Pierre Broussonet (1761–1807), che portò dalla Cina i primi esemplari femminili coltivati in Europa. L’epiteto papyrifera richiama la produzione di carta dalle fibre della corteccia, pratica attestata fin dall’antichità cinese. 1 4
In Nuova Caledonia e in gran parte del Pacifico, la corteccia interna viene battuta e ammorbidita per ottenere il tapa, un tessuto tradizionale destinato ad abiti e cerimonie. Questo impiego precede di molto l’arrivo della carta occidentale nella regione e spiega il nome locale di albero del tapa. 6
Riconoscimento
La dioecia di Broussonetia papyrifera significa che fiori maschili e femminili si trovano su esemplari separati: un maschio isolato fiorisce ogni primavera senza produrre frutti. Secondo clima e gestione, l’albero raggiunge solitamente 4–8 m nei giardini temperati, mentre nell’areale nativo sono segnalati esemplari di 15–20 m in climi caldi e favorevoli. 2 3
Il fogliame alterno, lungo 6–18 cm, è marcatamente polimorfo: un ramo porta foglie semplici e ovali, quello vicino foglie profondamente divise in 3 o 5 lobi, anche sullo stesso albero. Questa variabilità è normale per la specie e non indica una malattia. 3
Le infiorescenze maschili sono amenti cilindrici giallastri e penduli; quelle femminili formano piccole teste globose. Dopo l’impollinazione, i fiori femminili danno frutti aggregati carnosi, dall’arancione al rosso, di circa 2–4 cm di diametro. I rametti giovani, pelosi e bruno-rossastri, emettono al taglio abbondante linfa lattiginosa, più evidente che nella maggior parte delle altre Moraceae, compreso il gelso bianco. 3
Tassonomia utile
La combinazione accettata da POWO/WCVP, Broussonetia papyrifera (L.) L’Hér. ex Vent., trasferisce nel genere Broussonetia l’originario Morus papyrifera L., descritto da Linneo nel 1753. Fra i sinonimi si incontrano denominazioni storiche e forme coltivate:
- Morus papyrifera L., nome originario
- Papyrius papyrifera (L.) Kuntze, combinazione storica
- Broussonetia papyrifera var. laciniata Ser., forma a foglie incise
- Broussonetia papyrifera f. variegata (Ser.) Schelle, forma variegata
- Broussonetia papyrifera f. leucocarpa (Audib. ex Ser.) Rehder, forma a frutti bianchi
Una decina di specie dell’Asia orientale appartiene al genere Broussonetia. Fra queste, Broussonetia kazinoki è coltivata in Giappone per lo stesso uso cartario ed è stata talvolta confusa con B. papyrifera nella vecchia letteratura orticola. Il nome scientifico accettato resta il riferimento stabile rispetto ai molti nomi comuni, variabili da una regione all’altra. 1 4
Habitat e distribuzione
Dall’India alla Corea, l’areale nativo comprende Cina continentale, Taiwan, Giappone, Myanmar e Indocina. Qui la specie colonizza margini forestali, rive e suoli disturbati in un clima caldo e umido. 1
A livello mondiale, l’IUCN classifica Broussonetia papyrifera come specie a minor preoccupazione. L’ampio areale nativo e la popolazione stabile giustificano questa valutazione, indipendente dall’invasività osservata al di fuori di tale areale. 8
L’introduzione come albero ornamentale, seguita dalla fuga dalle coltivazioni, ne ha favorito la diffusione altrove. Oggi la specie è considerata problematica in Florida e compare negli elenchi degli alberi soggetti a restrizioni in diversi Stati del sud-est degli Stati Uniti. 5
Per il contesto europeo, la RHS ne sconsiglia la piantagione e segnala l’inclusione nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale, con vendita vietata in alcuni territori. 2
La diffusione nel Pacifico rivela anche un capitolo delle migrazioni umane. L’analisi del DNA cloroplastico di oltre 600 campioni mostra che uno stesso clone originario di Taiwan accompagna le migrazioni austronesiane fino alla Polinesia, dove l’albero del tapa continua a essere moltiplicato per talea anziché da seme. 6
Ciclo e riproduzione
In primavera, prima o durante la schiusura delle foglie, si aprono i fiori. Gli amenti maschili liberano molto polline in un periodo breve: è fra gli allergeni aerodispersi più studiati in Asia, con un legame dimostrato fra concentrazione atmosferica e visite per asma o rinite allergica. 7
Dai fiori femminili impollinati si sviluppano in estate frutti aggregati che maturano in sfere carnose arancioni, mangiate e disperse dagli uccelli. La moltiplicazione orticola avviene soprattutto per semina, a germinazione rapida, o per talea di radice: il sistema radicale superficiale e allungato produce infatti molti polloni. 4
Usi e rischi
La corteccia interna è alla base dell’impiego tradizionale principale: le sue fibre, lunghe diversi centimetri, entrano nella produzione di carta fin dall’antichità cinese e, dopo battitura, in quella del tapa del Pacifico. Le foglie giovani essiccate, ricche di proteine e vitamine, sono usate anche come integrazione alimentare per il bestiame. 6 4
L’allergia al polline è il rischio documentato principale, in forte aumento nelle zone dove l’albero è stato largamente piantato e poi naturalizzato; la tossicità per ingestione è invece considerata bassa o nulla. Nel periodo di fioritura è opportuno evitare un esemplare maschile vicino a una terrazza o a una finestra frequentata. 7
Sul piano ecologico, polloni e semine spontanee consentono una rapida colonizzazione di incolti, margini forestali e campi abbandonati. In diverse regioni tropicali e subtropicali questa espansione avviene a scapito della vegetazione locale. 5
Varietà, confusioni e piante affini
Le cultivar ornamentali stabili del gelso da carta sono poche. f. variegata, con foglie variegate di bianco, e f. laciniata, con foglie profondamente incise e sfrangiate, restano soprattutto curiosità storiche, oggi raramente offerte dai vivai. Lo stesso vale per f. leucocarpa, dai frutti bianchi anziché arancioni. 1
Per distinguere il gelso da carta dalle piante simili, considera soprattutto:
- Morus alba, il gelso bianco, con foglie meno pelose e senza linfa lattiginosa;
- Ficus carica, il fico comune, le cui foglie lobate possono ricordare quelle di un giovane gelso da carta;
- Broussonetia kazinoki, specie affine dell’Asia orientale coltivata per lo stesso uso cartario.
L’abbondante linfa lattiginosa emessa al taglio, insieme al marcato polimorfismo fogliare, rimane il criterio più affidabile: né il gelso bianco né il fico condividono entrambi questi caratteri.
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Broussonetia papyrifera (L.) L'Hér. ex Vent.
- Royal Horticultural Society, Broussonetia papyrifera
- Missouri Botanical Garden Plant Finder, Broussonetia papyrifera
- Plants For A Future, Broussonetia papyrifera, copia Internet Archive del 13 giugno 2026
- University of South Florida, Atlas of Florida Plants, Broussonetia papyrifera
- Chang et al., 2015, dispersione del gelso da carta mediata dall’uomo ed espansione austronesiana, PNAS
- Jiang et al., 2022, polline di Broussonetia papyrifera e rinite allergica, Clinical & Experimental Allergy
- IUCN Red List, Broussonetia papyrifera valutazione (2018)
Domande frequenti
Il gelso da carta è tossico per gli animali?
Non è documentata tossicità per ingestione in gatti, cani o cavalli. Il rischio principale è il polline, che può scatenare allergie respiratorie nelle persone sensibili.
Perché le foglie del gelso da carta hanno forme diverse?
Questo polimorfismo fogliare è normale in Broussonetia papyrifera. Lo stesso esemplare può portare foglie semplici e ovali accanto ad altre profondamente lobate, soprattutto da giovane o sui ricacci vigorosi.
Perché il gelso da carta è considerato invasivo?
La specie produce attivamente polloni e, sugli esemplari femminili, numerosi semi vitali. Può così colonizzare rapidamente incolti e margini forestali fuori dall’areale nativo. Compare in diversi elenchi di specie esotiche invasive.
Gelso da carta e gelso bianco sono la stessa pianta?
No. Broussonetia papyrifera e Morus alba appartengono entrambi alle Moraceae, ma a generi distinti. La linfa lattiginosa e il marcato polimorfismo fogliare del gelso da carta aiutano a distinguerli sul campo.
A cosa serviva la corteccia del gelso da carta?
Le fibre della corteccia interna sono usate per produrre carta fin dall’antichità cinese. Battuta e ammorbidita, la stessa corteccia dà il tapa, un tessuto tradizionale del Pacifico usato per abiti e cerimonie.
Il polline del gelso da carta è un problema di salute pubblica?
In diverse regioni asiatiche dove l’albero è stato piantato in massa, studi clinici associano i picchi di polline a un aumento delle visite per asma e rinite allergica, soprattutto nelle persone già sensibilizzate.
Si può ancora piantare il gelso da carta in Francia?
La piantagione è sconsigliata e la specie compare fra le esotiche invasive sorvegliate a livello europeo. Gli esemplari già presenti vanno soprattutto controllati per limitare polloni e piantine spontanee.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.








