Cappero (Capparis spinosa, L. 1753)

Cappero (Capparis spinosa) è un suffrutice sarmentoso delle Capparaceae, originario del bacino mediterraneo fino al Vicino Oriente e all’Himalaya. Cresce spontaneo fra le pietre dei vecchi muri e sulle rocce aride, in pieno sole. I boccioli ancora chiusi, raccolti a mano e conservati, danno i capperi usati come condimento.

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Nome scientificoCapparis spinosa
GenereCapparis
OrdineBrassicales

Cappero, Cappero comune, Cappero spinoso, Caper bush, Common caper e Flinders rose

Identità
Tossicità
Nessuna tossicità documentata per gatto, cane e uomo
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Tipo di foglie
Semisempreverde
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
FranciaItaliaSpagnaGreciaMaroccoIranIndiaAustralia
Habitat
Vecchi muri, rupi al sole, pendii aridi e terreni calcarei poveri, dal mare alla media montagna
Stagionalità
Fioritura
PrimaveraEstate
Raccolta
Estate
Crescita
Dormienza
Nessun periodo di riposo
Velocità di crescita
6/10
Tempo di maturazione
Primi fiori a 2–3 anni, piena produzione di capperi a 3–4 anni
Propagazione
Semina, Talea
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
Sì
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Terreno molto drenato, Suolo calcareo
Tolleranza al sale
Tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Posizionala in pieno sole, con luce diretta intensa per tutto il giorno.

Pieno sole indispensabile; non cresce all’ombra
Interno
Veranda asciutta
Esterno
Roccia resistente al gelo, Aiuola a pieno sole
Vasi
Terracotta, Vaso drenante
Aspetto
Altezza50–100 cmLarghezza100–300 cm
Foglie
Verde
Fiori
BiancoRosaViolaDimensioni5–7 cm
Frutti
VerdeRosso
Portamento
Cappero (Capparis spinosa): origine e usi — portamento 1
Corteccia
VerdeMarrone

Distribuzione mondiale

L’areale nativo del cappero si estende dalle Canarie e dal Marocco al mar Nero, all’Iran e all’Himalaya, dove cresce sulle rocce fino a 3.600 m. Popolazioni indigene esistono anche nell’Australia settentrionale, da cui il nome locale Flinders rose. Fuori da questo vasto areale la specie è soprattutto coltivata o localmente naturalizzata, per esempio in California.

  • Autoctona8
  • Introdotta1
  • Francia
  • Italia
  • Spagna
  • Grecia
  • Marocco
  • Iran
  • India
  • Australia
  • Stati Uniti

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Il cappero (Capparis spinosa L., 1753), detto anche cappero spinoso, è un suffrutice sarmentoso del genere Capparis, nella famiglia delle Capparaceae, spontaneo intorno al Mediterraneo. I fusti ricadono o strisciano per 1–3 m dalla fessura di un muro o di una roccia, anche senza terreno visibile alla base. Plants of the World Online e l’International Plant Names Index ne confermano il nome accettato e l’autorità. 1 2

La parola cappero risale al greco kapparis. In altre lingue alcuni nomi richiamano invece il nasturzio, come il tedesco Kapuzinerkresse, con un riferimento al cappuccio. La vicinanza lessicale accompagna una confusione culinaria concreta: i boccioli conservati del nasturzio (Tropaeolum majus) vengono spesso usati come sostituto economico dei veri capperi. 7

La specie è coltivata e raccolta allo stato spontaneo fin dall’antichità. Dioscoride la ricordava già come prodotto commerciato dai Greci e Plinio il Vecchio ne parlava a Roma. La probabile origine si colloca nelle zone aride dell’Asia occidentale o centrale: la lunga coltivazione accompagna quindi una storia di raccolta precedente alle attuali produzioni commerciali. 6

Riconoscimento

Rami sarmentosi, ricadenti o striscianti, caratterizzano Capparis spinosa. L’altezza abituale è di 50 cm–1 m, mentre la larghezza è spesso molto maggiore e raggiunge 1–3 m quando la pianta può scendere liberamente da un muro o da una scarpata. Il portamento conta quindi più della sola altezza nel riconoscimento di un esemplare adulto. 3 4

Le foglie sono tondeggianti od ovali, spesse e verde grigiastro, con un breve picciolo. Nella forma selvatica più diffusa due spine ricurve si trovano alla base di ciascuna foglia. Da questo carattere deriva l’epiteto spinosa: al tatto distingue il tipo selvatico dalla selezione senza spine var. inermis, proposta nei vivai per facilitarne la gestione. 3 8

I fiori sono grandi e solitari, bianchi o rosati, di 5–7 cm di diametro. Quattro petali circondano un ciuffo di stami violetti, che sporgono ampiamente dalla corolla. Ogni fiore dura una sola giornata, ma la fioritura dell’intero cespo si prolunga da maggio a settembre, con un ricambio che ne sostiene l’effetto ornamentale. 4 5

Tassonomia utile

Pubblicato nel 1753 nello Species Plantarum, il nome accettato è Capparis spinosa L. Nel complesso vengono oggi riconosciute più sottospecie e varietà: subsp. spinosa, subsp. parviflora, dal Mediterraneo orientale all’India occidentale, e var. herbacea, dalla Crimea e dalla Turchia fino alla Mongolia. Sono distinzioni tassonomiche interne a un insieme geograficamente molto ampio. 1 2

Per le forme rupicole senza spine sono circolati nomi differenti. Questo spiega perché alcune etichette di vivaio continuino a riportare denominazioni diverse, anche quando il riferimento generale rimane il complesso del cappero:

  • Capparis spinosa var. inermis Knoche, denominazione della forma inerme
  • Capparis rupestris Sm., nome storico delle forme rupicole
  • Capparis spinosa var. rupestris (Sm.) Viv., combinazione varietale
  • Capparis spinosa var. aegyptia (Lam.) Boiss., altra denominazione storica

Il riferimento stabile, in vivaio come in botanica, resta il binomio accettato Capparis spinosa, indipendentemente dalla presenza di spine sull’esemplare coltivato. L’assenza di spine è un carattere utile alla manipolazione, ma da sola non risolve le differenze di nomenclatura riportate dalle varie flore. 1

Habitat e distribuzione

Dalle Canarie e dal Marocco l’areale nativo raggiunge il mar Nero, l’Iran e l’Himalaya, dove il cappero cresce sulle pareti rocciose fino a 3.600 m. Popolazioni indigene distinte sono presenti anche nell’Australia settentrionale, all’origine del nome locale Flinders rose. La distribuzione è dunque più ampia del solo bacino mediterraneo. 5 4

In Francia cresce spontaneo sui vecchi muri, sulle rocce e sui pendii ben esposti di Provenza, Corsica, Linguadoca, Rossiglione e Gironda. Può insediarsi in una semplice fessura, senza terra apparente, purché il drenaggio sia perfetto. La posizione asciutta spiega la sua presenza in luoghi che sembrano offrire pochissimo spazio alle radici. 7 8

Fuori da questo vasto areale Capparis spinosa è soprattutto coltivato per i boccioli o localmente naturalizzato, per esempio in California. La produzione commerciale rimane concentrata in Spagna e Italia, con un contributo anche di Grecia, Africa settentrionale e Cipro. La presenza coltivata va distinta da quella nativa quando si descrive la distribuzione della specie. 6

Ciclo e riproduzione

Nel pieno caldo mediterraneo i fiori ricchi di nettare attirano api e impollinatori notturni, quando poche altre piante fioriscono sulle rocce aride. Dopo la fioritura si sviluppa un frutto oblungo e carnoso, detto anche caperberry. A maturità si apre e mostra una polpa rossastra ricca di piccoli semi, distinta dai boccioli raccolti come capperi. 6 5

La moltiplicazione avviene per semina di semi scarificati, con germinazione lenta e irregolare, oppure per talea semilegnosa prelevata in estate e fatta radicare in cassone freddo. Con il trattamento ormonale la percentuale di attecchimento delle talee si avvicina al 70 %. Le due tecniche hanno quindi tempi e risultati differenti, senza rendere immediata la produzione. 5 6

La radice fittonante si approfondisce prima che la parte aerea si sviluppi pienamente: per questo nei primi due anni la crescita visibile è lenta. La piena produzione di boccioli arriva in genere a 3–4 anni. Una piantagione può poi restare produttiva per 20–30 anni, compensando con la durata l’attesa iniziale. 6

Usi e rischi

L’uso principale è culinario. I boccioli si raccolgono al mattino presto, ancora chiusi, poi si lasciano appassire e si conservano sotto aceto o sotto sale. Si suddividono per calibro, dai piccoli nonpareilles ai grandi communes. Il gusto pungente deriva da composti solforati liberati per idrolisi enzimatica durante l’appassimento, con un meccanismo chimico analogo a quello della senape. 6 3

Per questa specie ampiamente consumata nella cucina mediterranea non è documentata tossicità per gatti, cani o esseri umani; per il cavallo mancano invece dati specifici. Sono ricordati anche usi tradizionali, fra cui la tintura della corteccia radicale contro disturbi digestivi. Tali impieghi non sostituiscono un parere medico e non equivalgono a indicazioni terapeutiche convalidate. 5

In coltivazione il rischio documentato riguarda soprattutto l’acqua, più che i parassiti. Un terreno che rimane umido in inverno provoca marciume radicale più facilmente di un freddo asciutto moderato, fino a circa -8 °C. La buona riuscita dipende quindi dall’abbinamento fra temperatura e drenaggio, non dalla sola resistenza a una breve gelata. 4 3

Varietà, confusioni e piante affini

La forma senza spine venduta come var. inermis è una selezione orticola più facile da maneggiare del tipo selvatico spinoso, non una specie distinta. Prima dell’acquisto conviene verificare il binomio completo e non fermarsi al genere, perché le varietà regionali possono avere nomi simili pur essendo presentate con etichette differenti. 3 1

La confusione più comune in cucina riguarda il nasturzio (Tropaeolum majus), appartenente a una famiglia del tutto diversa: i suoi boccioli conservati imitano i capperi a un costo minore. Il gusto più delicato e l’assenza della tipica struttura fibrosa aiutano a distinguerli all’assaggio. In giardino cambia anche la resistenza al freddo: il cappero tollera brevi gelate fino a circa -8 °C nelle zone USDA 8–10, mentre il nasturzio teme anche gelate leggere e nei climi temperati si coltiva come annuale. 7 4

Altre confusioni derivano dalla storia tassonomica del complesso. Secondo le flore regionali, le forme rupicole senza spine sono circolate come Capparis rupestris o come varietà distinte, prima di essere ampiamente ricondotte a Capparis spinosa. La descrizione di Carl von Linné del 1753 resta un riferimento per il binomio, qualunque sia il nome di varietà indicato sull’etichetta di vivaio. 1

Fonti principali

Domande frequenti

Cappero e nasturzio sono la stessa pianta?

No. Capparis spinosa appartiene alle Capparaceae, mentre il nasturzio (Tropaeolum majus) appartiene alle Tropaeolaceae. I boccioli conservati del nasturzio sono soltanto un sostituto economico dei veri capperi.

Come si raccolgono i capperi?

I boccioli ancora chiusi si raccolgono a mano al mattino presto, prima dell’apertura. Dopo l’appassimento vengono conservati sotto aceto o sotto sale e suddivisi per calibro, dai più piccoli e ricercati ai più grandi.

Il cappero è tossico per gatti e cani?

Non è segnalata tossicità documentata per gatto, cane o uomo. Per il cavallo lo stato rimane non noto, perché mancano dati specifici.

Perché il mio cappero non fiorisce?

La causa più frequente è la mancanza di pieno sole. Anche troppo azoto o fusti vecchi non potati riducono la fioritura, che si forma soprattutto sui getti dell’anno.

Qual è la differenza fra capperi e frutti di cappero?

I capperi sono boccioli non ancora aperti. I frutti, detti anche caperberries, si raccolgono con il peduncolo e si conservano interi: hanno sapore più delicato e semi croccanti.

Il cappero resiste al gelo?

Una volta attecchito tollera brevi gelate fino a circa -8 °C, nelle zone USDA 8–10. Al di sotto servono protezione invernale o coltivazione in vaso da riparare.

Quali spine ha il cappero selvatico?

Nella forma selvatica due stipole trasformate in spine ricurve si trovano alla base di ogni foglia. Nei vivai si trova talvolta la forma senza spine var. inermis.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.