Amla (Phyllanthus emblica, )
Amla (Phyllanthus emblica) è un albero da frutto deciduo delle Phyllanthaceae, originario dell’Asia tropicale e subtropicale. Il frutto verde pallido, molto ricco di vitamina C, appartiene alla cucina del subcontinente indiano e a una lunga tradizione medicinale; la sinonimia botanica causa ancora frequenti confusioni.
Leggi di piùAmla, Emblica, Uva spina indiana, Indian gooseberry, Emblic e Amalaki
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rajesh rocky · cc-by
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Taken Nov 23, 2019 by Dieter Albrecht (cc-by-sa)
Taken Feb 6, 2022 by Dr Sandeep Kumar Yadav (cc-by-sa)
Taken Oct 12, 2021 by Gomes Alex (cc-by-sa)
Taken Jun 29, 2022 by MG LASER (cc-by-sa)
© copyright of the Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew.
Distribuzione mondiale
Secondo POWO e la rete GRIN, l’areale nativo di Phyllanthus emblica comprende l’Asia tropicale e subtropicale, dal subcontinente indiano alla Cina meridionale, all’Indocina e all’arcipelago malese. La specie è coltivata da secoli come albero da frutto e medicinale in tutto questo territorio, e introdotta più sporadicamente in alcune regioni tropicali e subtropicali esterne all’Asia.
- Autoctona9
- Introdotta1
- India
- Bangladesh
- Cina meridionale
- Taiwan
- Myanmar
- Thailandia
- Vietnam
- Malesia
- Indonesia
- Florida (Stati Uniti)
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Amla (Phyllanthus emblica L., 1753) è un albero da frutto deciduo della famiglia Phyllanthaceae, noto anche come Emblica, Uva spina indiana, Indian gooseberry, Emblic e Amalaki. Il richiamo all’uva spina evoca l’acidità del frutto, senza indicare una parentela con i veri ribes del genere Ribes, appartenenti a tutt’altra famiglia. 1 2
Il frutto essiccato dell’amla, conosciuto come mirabolano emblico, ha circolato a lungo con questo nome nella farmacopea arabo-musulmana e poi europea, accanto agli altri mirabolani essiccati. Oggi la specie è nota soprattutto come fonte alimentare concentrata di vitamina C: l’acido ascorbico può raggiungere l’1–1,8% del peso fresco del frutto. 3
Riconoscimento
Un tronco spesso tortuoso sostiene Phyllanthus emblica, albero di dimensioni piccole o medie, generalmente alto 3–15 m secondo suolo e clima. Nei soggetti più vecchi la corteccia da grigiastra a verdastra si stacca in placche sottili. 3
I rametti sottili e caduchi, lunghi 10–20 cm, portano due file di piccole foglie semplici e leggere, che da lontano sembrano un’unica foglia pennata. Alla fine della stagione vegetativa cade l’intero rametto, foglie comprese. Questa perdita collettiva limita la dispersione d’acqua quando arriva la stagione secca e distingue l’amla dai fruttiferi tropicali sempreverdi talvolta presenti nello stesso frutteto. 3
Piccoli fiori giallo-verdastri compaiono in primavera all’ascella delle foglie. Ne deriva una bacca sferica di 2–2,5 cm di diametro, verde pallido e poi giallastra a maturità, segnata da sei solchi longitudinali ben visibili. È un riferimento affidabile per riconoscere il frutto sia al mercato sia sull’albero. 2 3
Tassonomia utile
Nella nomenclatura accettata da Plants of the World Online, la specie si chiama Phyllanthus emblica. Il binomio convive tuttavia con il sinonimo Emblica officinalis Gaertn., ancora molto usato nella letteratura medica. Un secondo sinonimo, Cicca emblica (L.) Kurz, compare ormai soltanto nelle fonti antiche, mentre il nome invalido Mirobalanus embilica Burm. sopravvive solo nei riferimenti storici. 1 2
Fra questi tre nomi, Emblica officinalis crea più problemi pratici degli altri due, caduti in disuso: resta stampato sugli integratori alimentari e citato in studi farmacologici successivi all’inclusione del genere Emblica in Phyllanthus. Per identificare la specie, il riferimento stabile rimane il nome accettato da POWO, Phyllanthus emblica. 5 1
Habitat e distribuzione
Dalle foreste del subcontinente indiano alla Cina meridionale, all’Indocina e all’arcipelago malese si estende l’areale nativo dell’amla, nell’Asia tropicale e subtropicale. La specie abita boschi misti e foreste secche dal livello del mare fino a circa 2.300 m di quota. 1 2
L’albero tollera suoli poveri, asciutti e talvolta calcarei, dove molti fruttiferi tropicali non riescono a crescere. Questa adattabilità ecologica, più di esigenze particolari, spiega la sua presenza antica nei boschi degradati e negli incolti dell’Asia meridionale e sudorientale. 3
L’IUCN classifica la specie come a rischio minimo: una valutazione coerente con l’ampia distribuzione naturale e la coltivazione intensiva come albero da frutto e medicinale in tutto l’areale d’origine. 4
Ciclo e riproduzione
La ripresa vegetativa sui rametti caduchi accompagna la fioritura primaverile. Dai piccoli fiori giallo-verdastri si sviluppano frutti che maturano verso la fine dell’anno e vengono raccolti generalmente da ottobre a febbraio, secondo latitudine e clima. 2
Nei frutteti commerciali si ricorre quasi sempre all’innesto su portinnesti da seme. Una pianta innestata entra in produzione in 3–4 anni, mentre una nata da seme, lasciata sulle proprie radici, richiede 7–10 anni. La semina serve quindi soprattutto a ottenere portinnesti, più raramente alla produzione diretta di frutti. 3
Usi e rischi
L’astringenza intensa limita il consumo del frutto crudo in quantità. Tradizionalmente lo si conserva con sale e spezie: la preparazione attenua l’astringenza e ne prolunga la conservabilità. Da questi procedimenti derivano chutney, succhi e preparazioni dolci come il murabba indiano. Nell’Ayurveda il frutto essiccato entra anche in formulazioni classiche come triphala e chyawanprash. 3
L’abbondanza di tannini e composti fenolici, come l’acido gallico, ha motivato diversi studi preclinici sulle proprietà antiossidanti del frutto. Sono state riportate una riduzione dello stress ossidativo nei ratti diabetici e azioni protettive in un modello sperimentale di pancreatite acuta. Queste prove, ottenute nei ratti, non sostituiscono un parere medico per un impiego terapeutico nell’essere umano. 7 8
Non risulta documentata alcuna tossicità per esseri umani o animali domestici. L’unico inconveniente segnalato per il frutto crudo non trasformato è la marcata astringenza in bocca dovuta ai tannini, distinta da un rischio tossico reale. 3
Varietà, confusioni e piante affini
A differenza di altri fruttiferi tropicali, l’amla non presenta cultivar ornamentali largamente diffuse nell’orticoltura occidentale. La confusione più frequente riguarda i nomi usati nei documenti: Phyllanthus emblica e il suo sinonimo Emblica officinalis, ancora comune nelle pubblicazioni farmacologiche e sulle confezioni commerciali. 1
Una leggenda malese riportata dal Forest Research Institute Malaysia collega la specie alla fondazione di Malacca. Parameswara avrebbe deciso di stabilire la città dopo aver visto un tragulo tenere testa ai suoi cani da caccia sotto uno di questi alberi, dando il nome all’attuale Melaka. 6
Rispetto ad altri fruttiferi acidi asiatici, come il cedro (Citrus medica), l’amla si riconosce dai rametti caduchi con foglie disposte come in una foglia pennata e dal frutto con sei solchi. La combinazione di questi caratteri permette di distinguerla dai fruttiferi vicini senza ricorrere ad analisi genetiche.
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Phyllanthus emblica L.
- USDA GRIN Global Taxonomy, Phyllanthus emblica L.
- Plants For A Future, Phyllanthus emblica
- IUCN Red List, Phyllanthus emblica, valutazione (2020)
- Integrated Taxonomic Information System, Phyllanthus emblica L.
- Forest Research Institute Malaysia, The Legendary Melaka Tree
- Rao et al., 2005, Journal of Medicinal Food, estratti di amla e stress ossidativo nei ratti diabetici
- Sidhu et al., 2011, Journal of Medicinal Food, Emblica officinalis nella pancreatite acuta sperimentale
Domande frequenti
L’amla è tossica?
Non è accertata alcuna tossicità per esseri umani o animali domestici. Il frutto crudo è semplicemente molto astringente per la presenza di tannini, motivo per cui viene quasi sempre trasformato prima del consumo.
Quanta vitamina C contiene l’amla?
Il frutto figura tra le fonti vegetali più ricche di vitamina C conosciute: secondo le analisi riportate da Plants For A Future, l’acido ascorbico può raggiungere l’1–1,8% del peso fresco.
L’uva spina indiana è parente dei veri ribes?
No. Il richiamo all’uva spina riguarda soltanto l’acidità del frutto. Phyllanthus emblica appartiene alle Phyllanthaceae e non è imparentato con i ribes del genere Ribes, classificati nelle Grossulariaceae.
Che differenza c’è tra Phyllanthus emblica ed Emblica officinalis?
Nessuna dal punto di vista botanico. Emblica officinalis è un sinonimo eterotipico di Phyllanthus emblica, il nome accettato secondo POWO; il vecchio nome resta molto usato negli studi farmacologici e sulle etichette degli integratori.
Si può mangiare il frutto crudo?
Il frutto crudo è commestibile ma molto acido e astringente. Viene consumato soprattutto conservato, essiccato, in chutney o in succo: preparazioni che ne attenuano molto il gusto.
Qual è il legame tra questo albero e Malacca?
Secondo una leggenda riportata dal Forest Research Institute Malaysia, il fondatore Parameswara avrebbe stabilito la città sotto un Phyllanthus emblica dopo avervi visto un tragulo sfidare i suoi cani da caccia, dando così il nome a Melaka.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.


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