Cactus ondulato (Selenicereus undatus, )
Cactus ondulato (Selenicereus undatus) è un cactus rampicante perenne delle Cactaceae, originario dell’area dal Messico meridionale all’Honduras. I fusti triangolari si aggrappano a tronchi e rocce con radici aeree e portano, da una a poche notti per stagione, enormi fiori bianchi che, una volta impollinati, danno il frutto squamoso a polpa bianca venduto come pitaya.
Leggi di piùCactus ondulato, Pitaya, Frutto del drago, Pitahaya bianca, Regina della notte, Bella di notte e Dragon fruit
Offrile alcune ore di sole diretto al giorno, preferibilmente al mattino o alla sera.
Dal pieno sole alla mezzombra leggera





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Distribuzione mondiale
L’areale nativo indicato dai riferimenti tassonomici va dal Messico meridionale all’Honduras, ma resta discusso perché Selenicereus undatus è coltivato da moltissimo tempo ed è ampiamente sfuggito alla coltivazione. La IUCN classifica infatti la specie come dati insufficienti, senza attribuirle uno status di conservazione preciso.
- Autoctona4
- Invasiva2
- Messico
- Guatemala
- Belize
- Honduras
- Riunione
- Florida, Stati Uniti
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Cactus ondulato (Selenicereus undatus (Haw.) D.R.Hunt, 2017), chiamato anche pitaya, frutto del drago o pitahaya bianca, è un cactus rampicante delle Cactaceae. Il nome del genere unisce il greco selene, la luna, a Cereus, in riferimento ai giganteschi fiori bianchi che si aprono soltanto di notte; l’epiteto undatus descrive i margini ondulati dei fusti. 1 2
Adrian Hardy Haworth descrisse la specie come Cereus undatus nel 1830; Britton e Rose la riclassificarono poi come Hylocereus undatus nel 1918. Una revisione filogenetica della tribù Hylocereeae pubblicata nel 2017 ha ricondotto il genere Hylocereus a Selenicereus, dando il nome oggi accettato. 8
Riconoscimento
I lunghi fusti carnosi di Selenicereus undatus sono triangolari, con tre costolature ondulate. Strisciano sul terreno prima di arrampicarsi lungo un tronco o un sostegno grazie a numerose radici aeree. Raggiungono comunemente 5–12 m di lunghezza, con piccole spine grigiastre riunite nelle areole distribuite lungo le costolature. 2 8
Basta il fiore a caratterizzare la specie: un lungo tubo fiorale bianco crema e tepali esterni verdastri, con un diametro d’apertura che raggiunge 35 cm. Si apre una sola notte, soprattutto dalla fine della primavera all’inizio dell’estate, e appassisce prima dell’alba successiva. 2 7
La pitaya propriamente detta è una bacca ovale con buccia squamosa rosa o rossa, lunga 6–12 cm, dalla polpa bianca punteggiata di piccoli semi neri commestibili. La polpa bianca distingue Selenicereus undatus dalle pitaya a polpa rossa di altre specie dello stesso genere. 2 8
Tassonomia utile
Nella famiglia delle Cactaceae il nome accettato è Selenicereus undatus. In orticoltura e nella letteratura antica si incontrano soprattutto questi sinonimi e nomi storici:
- Cereus undatus Haw., nome della pubblicazione originale, 1830
- Hylocereus undatus (Haw.) Britton & Rose, a lungo il nome d’uso comune
- Cactus triangularis var. aphyllus, sinonimo antico
L’inclusione di Hylocereus in Selenicereus risale al 2017 e si basa su un’analisi filogenetica. Il nome Hylocereus undatus rimane tuttavia molto usato sulle confezioni dei frutti e nel commercio orticolo, motivo della presenza di entrambi i nomi sulle etichette. 8
La IUCN valuta la specie come dati insufficienti: l’areale nativo preciso resta incerto perché è difficile distinguere le popolazioni selvatiche da quelle sfuggite alla coltivazione, molto antiche e diffuse ai tropici. 4
Habitat e distribuzione
Dal Messico meridionale all’Honduras si estende l’areale d’origine indicato dai riferimenti tassonomici, nelle zone aride neotropicali e nelle foreste tropicali secche. Qui la pianta cresce come emiepifita o litofita, arrampicandosi su tronchi e pareti rocciose. 1 6
Già prima dell’arrivo degli europei la specie veniva coltivata nella penisola dello Yucatán, sia per il frutto sia per i grandi fiori ornamentali. 5
Fuori dall’areale d’origine rimase una curiosità orticola e prima degli anni Novanta era ancora quasi sconosciuta a livello internazionale. La diffusione accelerò poi nel Sud-est asiatico, dove il Vietnam è diventato il primo produttore mondiale di pitaya. 6
Coltivato in serra o all’aperto nelle regioni calde, Selenicereus undatus si è anche naturalizzato in diversi territori tropicali, tra cui Riunione e Florida, dove compare in elenchi di sorveglianza delle specie sfuggite alla coltivazione. Sotto 0 °C il gelo distrugge la pianta, limitandone la coltivazione in piena terra alle zone USDA 10 e 11. 8 2
Ciclo e riproduzione
Pipistrelli e falene impollinano i fiori di notte. La specie è largamente autoincompatibile: fuori dall’areale d’origine la coltivazione commerciale ricorre quindi spesso all’impollinazione manuale con un pennello tra due piante geneticamente diverse. 7 6
Da un fiore ben impollinato si forma in poche settimane un frutto che può raggiungere 700 g. Senza un solido sostegno verticale i fusti restano bassi e striscianti, senza mai arrampicarsi. Lo stadio adulto, capace di fiorire e fruttificare, si raggiunge in genere 2–3 anni dopo la talea, su un grigliato o un tronco abbastanza robusto da reggere i fusti. 7 2
Almeno 6 ore al giorno di pieno sole diretto favoriscono una fioritura regolare; all’ombra i fusti restano sottili e non fioriscono mai. 2
La moltiplicazione in coltivazione avviene quasi sempre per talea di fusto con nodo: si lascia asciugare un segmento di 10–15 cm per qualche giorno, finché cicatrizza, prima di piantarlo. Radica in 2–4 settimane. La semina resta possibile, ma ritarda nettamente la prima fioritura. 2
Usi e rischi
Maturo, il frutto si mangia fresco, in succo o nelle macedonie; i boccioli ancora chiusi vengono talvolta cucinati come verdura, soprattutto in Cina. 5
Secondo l’ASPCA, Selenicereus undatus è non tossico per gatti e cani; nel genere non è documentato alcun principio tossico neppure per il cavallo. Il rischio reale è meccanico: nel gatto come nel cane una spina ingerita o masticata irrita la bocca o il tubo digerente, senza tossicità chimica associata. 3 2
In diverse farmacopee tradizionali la linfa dei fusti e i fiori entrano in preparazioni contro la febbre o i disturbi polmonari. Questi impieghi appartengono alla medicina tradizionale e non sostituiscono un parere medico. 5
Varietà, confusioni e piante affini
La maggior parte delle varietà commerciali di pitaya a polpa bianca appartiene a Selenicereus undatus. Quelle a polpa rossa o rosa provengono da altre specie o ibridi del genere, soprattutto Selenicereus costaricensis e Selenicereus monacanthus, a lungo confusi con undatus sotto il nome generico Hylocereus. Sulla pianta, il viraggio della buccia dal verde al rosa o al rosso segnala un frutto pronto alla raccolta tra estate e autunno. 8
Si possono confondere con la specie anche:
- Selenicereus grandiflorus, con fusti angolosi costolati, non triangolari, chiamato anch’esso regina della notte;
- Selenicereus megalanthus, la pitahaya gialla, dai piccoli frutti gialli coperti di squame spinose;
- Epiphyllum oxypetalum, con fusti appiattiti e senza spine, spesso venduto come bella di notte.
Il nome scientifico completo e la forma dei fusti, triangolari e spinosi in Selenicereus undatus, restano i riferimenti più affidabili prima di acquistare una pitaya o una pianta da frutto. 2
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Selenicereus undatus (Haw.) D.R.Hunt
- NC State Extension Gardener Plant Toolbox, Selenicereus undatus
- ASPCA, Pitaya, scheda di tossicità
- IUCN Red List, Selenicereus undatus, valutazione 2017
- Useful Tropical Plants (rete PFAF), Selenicereus undatus
- Pl@ntUse / Prota4U, Selenicereus undatus
- Wikipedia FR, Selenicereus undatus
- Wikipedia EN, Selenicereus undatus
Domande frequenti
Il Cactus ondulato è un vero cactus?
Sì. Appartiene alle Cactaceae, ma è un cactus rampicante delle foreste tropicali secche, anziché un cactus desertico compatto. I suoi fusti triangolari si aggrappano a un sostegno grazie a radici aeree.
La pitaya è tossica per gatti e cani?
No. L’ASPCA classifica la specie come non tossica per gatti e cani. L’unico rischio reale viene dalle piccole spine, che possono irritare meccanicamente la bocca in caso di masticazione ripetuta.
Perché il Cactus ondulato fiorisce ma non produce frutti?
La specie è in larga misura autoincompatibile. Senza una seconda pianta geneticamente diversa o un’impollinazione manuale con un pennello, le impollinazioni naturali dei fiori restano rare.
Che differenza c’è tra pitaya bianca e rossa?
Selenicereus undatus produce la pitaya a polpa bianca. Quelle a polpa rossa o rosa provengono da altre specie del genere, in particolare Selenicereus costaricensis, a lungo confuse con undatus sotto il nome generico Hylocereus.
Quanto dura un fiore di Cactus ondulato?
Una sola notte. Si apre al crepuscolo, profuma per diverse ore e appassisce prima dell’alba successiva.
Come si moltiplica il Cactus ondulato?
La talea di un segmento di fusto con nodo, lasciata asciugare qualche giorno prima della messa a dimora, resta il metodo più rapido e affidabile. Anche la semina funziona, ma ritarda nettamente la prima fioritura.
Il Cactus ondulato ha bisogno di molto sole?
Sì. A differenza di altri cactus epifiti coltivati all’ombra leggera, questa specie richiede pieno sole diretto per fiorire e fruttificare normalmente.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.






