Albero del pane (Artocarpus altilis, )
Artocarpus altilis, noto come albero del pane, è un grande albero delle Moraceae originario della Nuova Guinea e dell'arcipelago indo-malese. Diffuso nel Pacifico dai navigatori austronesiani, fu introdotto nelle Antille alla fine del XVIII secolo. Il frutto voluminoso ricorda il pane dopo la cottura: verde si usa come alimento amidaceo, maturo diventa dolce ed è una risorsa alimentare per numerose popolazioni tropicali.
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Distribuzione mondiale
L'areale nativo va dalla Nuova Guinea all'arcipelago indo-malese e alla Micronesia occidentale. La diffusione nel Pacifico risale alle migrazioni austronesiane, molto prima dei contatti europei; l'introduzione nelle Antille è più recente e meglio documentata.
- Autoctona3
- Introdotta6
- Nuova Guinea
- Indonesia
- Filippine
- Polinesia francese
- Hawaii
- Giamaica
- Saint Lucia
- Trinidad e Tobago
- Africa occidentale
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Artocarpus altilis (Artocarpus altilis (Parkinson) Fosberg, 1941), detto albero del pane, appartiene alle Moraceae e allo stesso genere del jackfruit (Artocarpus heterophyllus). Il nome generico unisce le radici greche artos, pane, e karpos, frutto: richiama la consistenza del frutto cotto, senza descriverne l’aspetto esterno. 1 4
Il naturalista Sydney Parkinson descrisse la specie nel 1773 come Sitodium altile, da un esemplare raccolto durante il primo viaggio di James Cook nel Pacifico. Francis Raymond Fosberg la trasferì al genere Artocarpus nel 1941: da questo passaggio deriva la doppia indicazione dell’autore nel nome scientifico oggi accettato. 5 4
Riconoscimento
Con fogliame persistente o semideciduo secondo il clima, Artocarpus altilis raggiunge 25–30 m in natura. Il tronco, talvolta munito di contrafforti, supera 1 m di diametro negli esemplari spontanei; quelli coltivati superano raramente 15 m, circa la metà dell’altezza massima osservata in foresta. 6 7
Le grandi foglie alterne, coriacee e lucide misurano normalmente 40–90 cm per 20–50 cm. Intere alla base, si dividono poi profondamente in 5–11 lobi appuntiti. Le evidenti nervature gialle risaltano sulla pagina superiore; quella inferiore è più opaca e leggermente pelosa. 2
Nella fioritura monoica, una spiga maschile cilindrica e pendula lunga 12–30 cm si affianca a un’infiorescenza femminile ovoidale molto più corta, di circa 6 cm. Ogni parte dell’albero, compresi giovani germogli e peduncolo del frutto, emette lattice bianco e gommoso quando viene ferita. 2
Tassonomia utile
Per questa specie, nomi commerciali e sinonimi si sovrappongono facilmente. I principali nomi scientifici da riconoscere sono:
- Sitodium altile Parkinson, basionimo;
- Artocarpus incisus (Thunb.) L.f., sinonimo;
- Artocarpus communis J.R.Forst. & G.Forst., sinonimo;
- Artocarpus incisus var. seminifer (Stokes) Duss, nome in sinonimia.
Un cartellino con Artocarpus communis indica esattamente la stessa specie del nome accettato, Artocarpus altilis. Più delicata è la distinzione da Artocarpus camansi, specie affine ma distinta: i suoi frutti contengono sempre molti semi, a differenza di quelli quasi privi di semi delle cultivar oggi diffuse nel Pacifico. 1 4
Habitat e distribuzione
Dalla Nuova Guinea all’arcipelago indo-malese e alla Micronesia occidentale si estende l’areale nativo. L’albero cresce nelle foreste umide di pianura, lungo i corsi d’acqua e ai margini delle paludi d’acqua dolce, sotto 650 m; in coltivazione arriva invece a 1.550 m. 3 2
Furono le migrazioni austronesiane a diffondere la specie nel Pacifico, molto prima dei contatti europei. I primi navigatori europei la osservarono alle Marchesi nel 1595 e poi a Tahiti nel 1606. 2
I diari di bordo rendono l’introduzione nelle Antille molto meglio documentata dei secoli di diffusione nel Pacifico tramandati oralmente. Nel 1787 il capitano William Bligh imbarcò oltre 1.000 piante sullo HMS Bounty, tutte perdute durante l’ammutinamento. Una seconda spedizione consegnò infine oltre 2.100 piante in Giamaica nel 1793. 2
Ciclo e riproduzione
In condizioni climatiche favorevoli, la produzione inizia 3–6 anni dopo l’impianto e prosegue per decenni. Un albero dà 50–200 frutti all’anno, secondo varietà e clima; la raccolta si concentra in estate e autunno, con variazioni regionali. 6 2
Nella propagazione commerciale prevale la talea di radice: un frammento di 2,5–6 cm di diametro, il cui lattice viene coagulato con permanganato di potassio prima dell’impianto, radica in 2–5 mesi. Si impiegano anche polloni e margotta aerea. La semina riguarda soltanto le varietà con semi, che perdono rapidamente vitalità. 2 3
Le cultivar del Pacifico oggi prevalenti in coltivazione sono spesso senza semi. Il frutto contiene soltanto un nucleo centrale abortito: per moltiplicarle occorrono polloni o talee, mai la semina. 2
Usi e rischi
La cottura rende utilizzabile il frutto a ogni stadio: verde, lessato, arrostito o cotto al forno, offre un alimento amidaceo simile alla patata; maturo, la polpa dolce si presta a dessert e confetture. I semi delle varietà che li producono si mangiano bolliti o tostati. 3 2
Il frutto crudo, pur senza essere tossico, ha un effetto purgativo nella maggior parte delle varietà. Alcune cultivar richiedono due cotture in acqua per neutralizzarlo. Il lattice bianco presente in tutto l’albero irrita la pelle al contatto diretto ed è impiegato tradizionalmente per calafatare le piroghe del Pacifico. 2
Chiaro, leggero e resistente alle termiti, il legno serve per strutture e piroghe nel Pacifico. Le foglie sono molto appetibili per il bestiame; la corteccia degli alberi giovani va però protetta dai cavalli, che la rosicchiano volentieri. 2
Varietà, confusioni e piante affini
Tra le centinaia di cultivar nominate nel Pacifico, Ma’afala, senza semi e originaria di Samoa e Tonga, domina oggi i programmi di piantagione del Pacifico e dei Caraibi. Seguono Buco Ni Viti, varietà allungata delle Figi, e il gruppo Tahitian White, apprezzati soprattutto per la consistenza del frutto. 2
I confronti più frequenti riguardano Artocarpus camansi, con frutti ricoperti di punte morbide e sempre ricchi di semi, e Artocarpus heterophyllus, il jackfruit, dai frutti molto più pesanti e odorosi. Il fogliame meno inciso e la quasi costante assenza di semi nelle cultivar del Pacifico restano utili riferimenti sul campo. 4 5
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Artocarpus altilis (Parkinson) Fosberg
- Purdue University NewCrop (Morton, Fruits of Warm Climates), Breadfruit
- Plants For A Future, Artocarpus altilis
- Integrated Taxonomic Information System (ITIS), Artocarpus altilis
- USDA NPGS GRIN Global Taxonomy, Artocarpus altilis
- Useful Tropical Plants Database, Artocarpus altilis
- Monaco Nature Encyclopedia, Artocarpus altilis
Domande frequenti
Il frutto dell’albero del pane è un frutto o una verdura?
Botanicamente è un frutto. In cucina si usa soprattutto come una verdura amidacea quando è verde e come un frutto dolce a piena maturazione.
Artocarpus altilis è tossico per cani e gatti?
No. Il frutto cotto non è tossico per gli animali domestici né per le persone. Il lattice bianco presente in tutte le parti dell’albero può però irritare la pelle al contatto diretto.
Perché alcuni alberi del pane non hanno semi?
La maggior parte delle cultivar diffuse nel Pacifico e nei Caraibi, come Ma’afala, è selezionata senza semi. Il frutto contiene solo un nucleo centrale abortito e la propagazione avviene per talea o pollone.
Che differenza c’è tra albero del pane e jackfruit?
Artocarpus altilis e Artocarpus heterophyllus, il jackfruit, appartengono allo stesso genere ma sono specie distinte. Il jackfruit produce frutti molto più pesanti, con odore più intenso, spesso direttamente sul tronco.
Da dove viene il nome albero del pane?
Il nome richiama l’inglese breadfruit, usato dai primi navigatori europei per la consistenza del frutto non del tutto maturo dopo la cottura, paragonata al pane fresco.
Si può coltivare Artocarpus altilis nella Francia metropolitana?
Solo in serra riscaldata o in una collezione botanica protetta. La specie non tollera temperature inferiori a 5 °C, escludendo la coltivazione in piena terra fuori dalle zone tropicali e subtropicali.
Che fine fecero le piante imbarcate dal capitano Bligh?
Il primo carico sullo HMS Bounty, nel 1787, andò perduto durante l’ammutinamento. La seconda spedizione consegnò oltre 2.100 piante in Giamaica nel 1793, all’origine di buona parte delle coltivazioni antillane attuali.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.


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