Carlina bianca (Carlina acaulis, L. 1753)

Carlina bianca (Carlina acaulis) è un’erbacea perenne calcicola delle Asteraceae, originaria dei prati asciutti e dei pascoli montani dell’Europa centrale e meridionale. Il capolino argentato, spesso privo di fusto e adagiato sulla rosetta spinosa, si apre al sole e si chiude con l’umidità. La radice, ricca di ossido di carlina, ha una lunga storia nella medicina popolare, mentre i giovani capolini si consumano cotti come piccoli carciofi.

Leggi di più
Nome scientificoCarlina acaulis
GenereCarlina
OrdineAsterales

Carlina bianca, Cardo argentato, Segnatempo, Camaleonte, Silberdistel e Stemless carline thistle

Identità
Tossicità
Nessuna tossicità nota; ossido di carlina irritante in estratto puro
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Rosetta · Vivace erbacea
Tipo di foglie
Semisempreverde
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
FranciaSvizzeraItaliaSpagnaAustriaGermaniaRomania
Habitat
Prati asciutti calcarei, pascoli montani e ambienti rocciosi, dalla pianura a 2.800 m di quota
Stagionalità
Fioritura
EstateAutunno
Raccolta
Estate
Crescita
Dormienza
Riposo invernale
Velocità di crescita
3/10
Tempo di maturazione
Rosetta per più stagioni prima di fiorire; capolino maturo a fine estate
Propagazione
Semina
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona, pianta alpina abituata a creste ventose e suoli poco profondi
Umidità
30–60 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
Sì
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Suolo calcareo, Terreno molto drenato
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Posizionala in pieno sole, con luce diretta intensa per tutto il giorno.

Esclusivamente pieno sole
Esterno
Roccia, Prateria secca, Giardino di montagna
Aspetto
Altezza5–40 cmLarghezza15–25 cm
Foglie
Verde
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — foglie 1
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — foglie 2
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — foglie 3
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — foglie 4
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — foglie 5
Fiori
BiancoGialloDimensioni4–10 cm
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — fiori 1
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — fiori 2
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — fiori 3
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — fiori 4
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — fiori 5
Frutti
Marrone
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — frutti 1
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — frutti 2
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — frutti 3
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — frutti 4
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — frutti 5
Portamento
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — portamento 1
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — portamento 2
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — portamento 3
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — portamento 4
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — portamento 5
Corteccia
Verde
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — corteccia 1
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — corteccia 2
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — corteccia 3
Carlina bianca (Carlina acaulis): origine e usi — corteccia 4

Distribuzione mondiale

L’areale nativo di Carlina acaulis comprende i rilievi dell’Europa centrale e meridionale, dalla Spagna ai Carpazi e, secondo POWO, fino al Caucaso. Fuori da quest’area è soprattutto coltivata nei giardini rocciosi alpini dell’Europa settentrionale, senza segnalazioni di comportamento invasivo.

  • Autoctona7
  • Francia
  • Svizzera
  • Italia
  • Spagna
  • Austria
  • Germania
  • Romania

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

La Carlina bianca (Carlina acaulis L., 1753) è un’erbacea perenne del genere Carlina, nella famiglia delle Asteraceae. Carl von Linné descrisse la specie nel 1753, usando il binomio ancora valido oggi. L’epiteto latino acaulis significa «senza fusto» e descrive il capolino adagiato direttamente sulla rosetta fogliare, il carattere più immediato della forma tipica. 1 2

Una leggenda lega il nome del genere a Carlo Magno. Mentre cercava un rimedio contro la peste, l’imperatore avrebbe visto in sogno un angelo che gli ordinava di scagliare una freccia verso il cielo. La pianta colpita sarebbe diventata il rimedio e la sua radice sarebbe poi stata distribuita alla popolazione per fermare l’epidemia. 2

Riconoscimento

Nella sottospecie tipica, la rosetta di foglie spinose e profondamente incise resta aderente al terreno e misura circa 20 cm di diametro. Al centro compare un unico capolino, sessile oppure sostenuto da un breve fusto secondo la sottospecie, che può raggiungere 10 cm di diametro. 2 3

Il colore del capolino permette di distinguere facilmente la carlina da Cirsium acaule, un altro cardo nano dei prati asciutti con cui viene spesso confusa. In Carlina acaulis è argentato, mentre in Cirsium acaule è porpora: questo contrasto è sufficiente a separare le due specie senza esaminare le foglie.

Grandi brattee involucrali argentate, disposte a stella, circondano un disco centrale di fiori tubulosi bruno-giallastri. Simili a petali, rendono il capolino ben visibile agli impollinatori. Le brattee sono igroscopiche: si chiudono con il tempo umido o durante la notte e si riaprono al sole. Da questo comportamento deriva il soprannome di barometro del pastore. 2

Per circa 4 mesi, da giugno a settembre secondo la quota, la pianta rimane in fiore; le popolazioni di pianura fioriscono prima di quelle montane. Una radice fittonante spessa e profonda la ancora ai suoli sassosi e raggiunge l’acqua negli strati più bassi durante le estati asciutte. 3

Tassonomia utile

All’interno di Carlina acaulis, POWO/WCVP riconosce due sottospecie accettate:

  • Carlina acaulis subsp. acaulis, con capolino sessile adagiato sulla rosetta
  • Carlina acaulis subsp. caulescens (Lam.) Schübl. & G.Martens, con capolino su un breve fusto alto 5–40 cm

Nella sinonimia botanica restano vari nomi storici, da non confondere con la sottospecie caulescens, quella venduta nei vivai:

  • Carlina subacaulis DC., sinonimo storico
  • Carlina acaulis subsp. simplex (Waldst. & Kit.) Nyman, nome in sinonimia
  • Carlina acaulis var. alpina Jacq., nome varietale storico

Per orientarsi tra questi nomi, il riferimento affidabile è Carlina acaulis L., unica specie del genere ampiamente diffusa nelle Alpi e nei massicci vicini. 1

Habitat e distribuzione

Dalla Spagna ai Carpazi e, secondo POWO, fino al Caucaso, la carlina bianca è nativa dei massicci dell’Europa centrale e meridionale. Cresce nei prati asciutti, nei pascoli calcarei e negli ambienti rocciosi, dalla pianura fino a 2.800 m di quota. 1 2

Il legame con il calcare è stretto: la specie è strettamente calcicola e un terreno acido o troppo ricco ne ostacola l’insediamento e la fioritura. In Svizzera occupa le diverse fasce altitudinali dal Giura alle Alpi centrali, ma la protezione varia secondo il cantone. In Francia, diversi provvedimenti regionali, soprattutto in Alsazia, regolamentano la raccolta. 5 4

Nei giardini alpini dell’Europa settentrionale, soprattutto nel Regno Unito, viene coltivata in roccaglia al di fuori del proprio areale nativo. Non sono segnalati comportamenti invasivi in questi contesti di coltivazione. 2

Ciclo e riproduzione

Da un seme provvisto di pappo piumoso, la carlina bianca germina in primavera. La rosetta cresce poi per 3 anni o più prima della prima fioritura: per questo una giovane pianta acquistata in vivaio mostra spesso soltanto foglie, senza un capolino visibile. 3

Terminata la fioritura, dall’estate all’autunno, il capolino secco si richiude e trattiene a lungo gli acheni provvisti di pappo, che vengono poi dispersi dal vento. Il capolino disseccato persiste quasi intatto durante l’inverno, caratteristica che spiega il suo impiego tradizionale come decorazione appesa alle porte delle fattorie. 2

Usi e rischi

Prima della piena apertura, i giovani capolini possono essere raccolti e cucinati come piccoli carciofi. Anche il ricettacolo carnoso e la radice sono commestibili cotti: a questa pratica è legato il soprannome di «pane del cacciatore» nelle Alpi. 3

L’olio essenziale della radice è ricco di ossido di carlina, composto antibatterico impiegato a lungo nella medicina popolare come diuretico e rimedio contro il raffreddore. Isolato e concentrato, però, è risultato tossico in laboratorio. Uno studio ha misurato una CL50 di 10 µg/mL su embrioni di pesce zebra, con malformazioni, e morte cellulare già a basse dosi su cellule umane coltivate. Gli autori concludono che un estratto terapeutico di carlina deve essere privato dell’ossido di carlina prima dell’impiego. 7

Nelle normali condizioni di ingestione non risultano dati che segnalino tossicità della pianta intera per persone o animali domestici. Le cautele documentate riguardano gli estratti concentrati di radice e vanno distinte dal consumo tradizionale dei capolini o della radice cotta. 7

Varietà, confusioni e piante affini

In vivaio prevale la sottospecie caulescens, venduta anche come carlina argentata o weather thistle, insieme alla selezione 'Bronze', con brattee bronzee e fusto alto fino a 40 cm, apprezzata in roccaglia e per l’essiccazione. La forma spontanea tipica, subsp. acaulis, è invece raramente commercializzata come tale. 6

Durante l’identificazione in natura ricorrono soprattutto due confusioni:

  • Cirsium acaule forma anch’esso una rosetta bassa, ma i suoi fiori sono porpora e mai argentati;
  • Carlina acanthifolia ha un capolino spesso più largo e foglie più robuste ed è presente soprattutto nei Balcani e nei Pirenei.

Il carattere visivo decisivo resta il colore del capolino: argentato in Carlina acaulis, mai nelle due specie simili. Questo contrasto permette di riconoscerla senza affidarsi al fogliame, che può apparire molto simile nelle tre specie osservate sul terreno.

Fonti principali

Domande frequenti

La carlina bianca è tossica?

Non risultano dati che segnalino tossicità della pianta intera per persone o animali domestici nelle normali condizioni di ingestione. L’ossido di carlina isolato e concentrato dalla radice è risultato tossico in laboratorio: occorre distinguere l’impiego tradizionale dall’estratto puro.

Perché il capolino della carlina bianca si chiude?

Le grandi brattee argentate sono igroscopiche. Si chiudono con il tempo umido o di notte per proteggere il polline, poi si riaprono al sole: da qui il soprannome di barometro del pastore.

Si può raccogliere la carlina bianca spontanea?

La raccolta è regolamentata in varie regioni, per esempio in Alsazia, in Francia, e in alcuni cantoni svizzeri dove la specie è protetta. Prima di prelevare una pianta, verifica le norme locali.

Che differenza c’è tra subsp. acaulis e subsp. caulescens?

La sottospecie acaulis porta un capolino sessile adagiato sulla rosetta, mentre subsp. caulescens sviluppa un breve fusto che può raggiungere 40 cm. È quest’ultima a prevalere nel commercio orticolo.

La carlina bianca è commestibile?

Sì. I giovani capolini, raccolti prima della completa apertura, si cuociono come piccoli carciofi; anche il ricettacolo carnoso e la radice sono commestibili dopo cottura.

Con quali piante si confonde la carlina bianca?

La confusione più frequente è con Cirsium acaule, un altro cardo nano a rosetta, ma con fiori porpora e mai argentati. Anche Carlina acanthifolia, più grande e robusta, può creare confusione nei Balcani e nei Pirenei.

Perché la carlina bianca cresce in suoli poveri e calcarei?

La specie è strettamente calcicola e il suo lungo fittone cerca acqua in profondità nei terreni sassosi. Un suolo ricco o umido favorisce invece foglie molli e marciume della rosetta.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.