Enoki (Celtis sinensis, )
Celtis sinensis è un grande albero deciduo delle Cannabaceae, originario di Cina, Giappone, Corea e Indocina. Si riconosce dalla corteccia grigia a lungo liscia, dalle foglie dentate soltanto nella metà superiore e dalle piccole drupe che passano dal verde all’arancione e infine al bruno rossastro in autunno.
Leggi di piùEnoki, Chinese hackberry, Japanese hackberry e Chinese nettle tree






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Distribuzione mondiale
L’areale nativo di Celtis sinensis comprende numerose province cinesi, Taiwan, Giappone (Honshu, Kyushu, Shikoku), Corea e Indocina. Introdotta come ornamentale in Asia centrale e Australia, si è naturalizzata lungo i corsi d’acqua e negli ambienti disturbati, diventando un’infestante ufficialmente dichiarata in diverse regioni dell’Australia orientale. In Francia rimane poco diffusa, soprattutto come pianta da collezione e bonsai.
- Autoctona4
- Invasiva1
- Cina
- Taiwan
- Giappone
- Corea del Sud
- Australia orientale
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Celtis sinensis (Pers., 1805) è un grande albero deciduo del genere Celtis, appartenente alle Cannabaceae. È conosciuto anche con il nome giapponese enoki e con gli inglesi Chinese hackberry, Japanese hackberry e Chinese nettle tree. Come gli altri bagolari, fu a lungo incluso nelle Ulmaceae, la famiglia degli olmi; la classificazione filogenetica delle angiosperme ha poi trasferito il genere nelle Cannabaceae. 1 7
Il termine latino Celtis indicava già un albero mediterraneo dai frutti dolci. L’epiteto sinensis, «della Cina», descrive solo in parte la distribuzione: la specie vive anche in Giappone, Corea, Taiwan e Indocina. Il nome giapponese enoki precede di secoli quello scientifico ed è tuttora in uso. 2 5
L’appellativo inglese Chinese elm viene talvolta applicato a questo albero, creando confusione con Ulmus parvifolia, il vero olmo cinese. Quest’ultimo appartiene a un’altra famiglia botanica e possiede foglie molto più piccole e coriacee. Il nome Celtis sinensis Pers. identifica invece senza ambiguità la specie qui descritta. 7
Riconoscimento
La corteccia di questo albero rimane grigia e liscia a lungo, senza le fessure sugherose che il parente nordamericano Celtis occidentalis sviluppa dopo pochi decenni. In condizioni favorevoli raggiunge comunemente 10–20 m, con una chioma larga 8–15 m, arrotondata ed espansa a maturità. 3 2
Le foglie semplici e alterne di Celtis sinensis sono ovali o ellittiche, lunghe 3–10 cm, di consistenza cartacea. I denti si concentrano nella metà superiore della lamina; la base resta arrotondata e quasi intera. Tre nervature principali partono dalla base; la pagina superiore è leggermente ruvida e quella inferiore porta peli sulle nervature. 3 2
Piccolissimi fiori verdastri riuniti in cime dense all’ascella delle foglie compaiono in marzo-aprile, insieme al nuovo fogliame. I frutti sferici, di 5–8 mm, passano dal verde all’arancione e infine al bruno rossastro, maturando in settembre-ottobre. 3 2
Tassonomia utile
Persoon descrisse questo taxon nel 1805 come Celtis sinensis Pers., nome tuttora accettato. In letteratura e nel commercio orticolo circolano diversi sinonimi: Celtis japonica Planch. e Celtis bodinieri H.Lév. indicano lo stesso taxon. Anche Celtis sinensis var. japonica (Planch.) Nakai è ancora frequente nelle fonti giapponesi e coreane. 1 5
L’omonimo illegittimo Celtis sinensis Planch. 1848 fu descritto dopo il nome di Persoon e va distinto dal taxon accettato. Per acquistare o identificare la pianta, il riferimento stabile resta il nome completo dell’autorità: Celtis sinensis Pers. 1
Habitat e distribuzione
Numerose province cinesi, Taiwan, le isole giapponesi di Honshu, Kyushu e Shikoku, la Corea e l’Indocina rientrano nell’areale nativo. La specie cresce sui pendii e lungo le strade, a 100–1500 m di quota secondo la regione. 4 7
Introdotto come ornamentale in Asia centrale, negli Stati Uniti dalla fine del XIX secolo e in Australia, l’albero viene disperso da uccelli e alcuni pipistrelli frugivori lungo corsi d’acqua e ambienti disturbati. In diverse regioni dell’Australia orientale è diventato un’infestante ufficialmente dichiarata, soprattutto sulle coste del Nuovo Galles del Sud e nel Queensland sudorientale. Popolazioni naturalizzate sono segnalate anche in Sudafrica, Nuova Zelanda e alcuni Stati americani. 5 7 8
Wikidata e l’Unione internazionale per la conservazione della natura classificano Celtis sinensis come a minor preoccupazione: l’areale nativo è molto vasto e non è documentato un declino significativo. In Francia resta una pianta da collezione poco diffusa, coltivata soprattutto per il bonsai. 6
Ciclo e riproduzione
Con l’emissione delle foglie primaverili compaiono piccoli fiori verdastri in cime dense. Organi maschili e femminili sono presenti sullo stesso albero. 3
Le drupe sferiche di 5–8 mm cambiano colore dal verde all’arancione fino al bruno rossastro tra settembre e ottobre. A maturità offrono una sottile polpa dolce intorno a un grosso nocciolo: gli uccelli le consumano e trasportano i semi lontano dalla pianta madre. 3 4
La produzione dei primi frutti comincia generalmente verso i 10–15 anni. Per la specie tipo si ricorre soprattutto alla semina dopo 2–3 mesi di stratificazione fredda; i cultivar selezionati, come il piangente Green Cascade, vengono moltiplicati per innesto per conservarne i caratteri. 4 3
Usi e rischi
Nelle strade storiche e nei giardini classici dell’Asia orientale Celtis sinensis viene piantato come albero da ombra. In Giappone serviva anche da riferimento per le distanze lungo le grandi vie, grazie a esemplari disposti a intervalli regolari. Foglie e corteccia radicale compaiono nella medicina tradizionale coreana e cinese per disturbi digestivi o respiratori. 5 4
A completa maturazione i frutti dolci si consumano crudi; le foglie giovani sono state usate anche come surrogato del tè. Non è documentato alcun principio tossico nella specie, considerata non tossica per persone, gatti e cani; lo stato rimane incerto per il cavallo. 4
Fuori dall’areale nativo, la dispersione dei semi da parte degli uccelli favorisce la colonizzazione di rive e ambienti disturbati, fino allo stato di infestante dichiarata nell’Australia orientale. In coltivazione l’albero tollera vento, inquinamento e suoli urbani compattati; gli esemplari ben radicati resistono fino a circa −20 °C. Preferisce però estati calde: nei climi freschi e umidi il legno può non maturare completamente, causando un disseccamento parziale dei rametti prima dell’inverno. 5 2
Varietà, confusioni e piante affini
Nel commercio occidentale rivolto anche agli appassionati di bonsai prevale una selezione stabile: Green Cascade, forma piangente selezionata nel 1983 da semi di un esemplare storico ricadente del santuario Suwa, nella prefettura giapponese di Nagano. 3
Il confronto con Celtis occidentalis L. chiarisce la differenza della corteccia: nel bagolaro occidentale si fessura in placche sugherose dopo pochi decenni, mentre in Celtis sinensis resta liscia molto più a lungo. Un’altra confusione nasce dall’inglese Chinese elm, usato anche per Ulmus parvifolia, olmo delle Ulmaceae dalle foglie più piccole e coriacee, senza stretta parentela con Celtis. 2 7
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Celtis sinensis Pers.
- NC State Extension, Celtis sinensis (Chinese Hackberry)
- Trees and Shrubs Online, Celtis sinensis
- Plants For A Future, Celtis sinensis, copia Internet Archive del 6 giugno 2026
- Wikipedia (en), Celtis sinensis
- Wikidata, Celtis sinensis (Q706339), stato IUCN a minor preoccupazione
- EPPO Global Database, Celtis sinensis (CETSI)
- USDA GRIN Global, Celtis sinensis Pers. scheda tassonomica
Domande frequenti
Celtis sinensis è tossico?
Non è documentato alcun principio tossico: è considerato non tossico per persone, gatti e cani. Lo stato rimane incerto per il cavallo, per mancanza di dati.
Come distinguere Celtis sinensis da Celtis occidentalis?
La corteccia di Celtis sinensis rimane grigia e liscia anche negli alberi anziani, mentre quella di Celtis occidentalis sviluppa placche sugherose dopo pochi decenni. Le foglie di Celtis sinensis sono dentate soltanto nella metà superiore.
Perché Celtis sinensis viene chiamato anche Chinese elm?
Questo nome inglese crea confusione con Ulmus parvifolia, il vero olmo cinese. I due alberi appartengono a famiglie diverse e l’olmo ha foglie molto più piccole e coriacee.
I frutti di Celtis sinensis sono commestibili?
La sottile polpa dolce intorno al nocciolo si mangia cruda quando il frutto è completamente maturo, bruno rossastro. In Asia orientale anche le foglie giovani sono state usate come surrogato del tè.
Celtis sinensis è invasivo?
È un’infestante ufficialmente dichiarata in diverse regioni dell’Australia orientale, dove uccelli e pipistrelli ne disperdono i semi lungo i corsi d’acqua. In Francia rimane poco diffuso e non è documentato uno stato invasivo.
Perché Celtis sinensis è apprezzato come bonsai?
La corteccia grigia liscia, la ramificazione fine e la crescita rapida lo rendono ricercato per il bonsai in Asia orientale, dove viene anche piantato come albero da ombra lungo le strade.
Da dove viene il nome enoki?
Enoki è l’antico nome giapponese dell’albero, usato da secoli per Celtis sinensis, piantato anche lungo le strade storiche come riferimento per le distanze.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.







