Onopordo tomentoso (Onopordum acanthium, )
Onopordo tomentoso (Onopordum acanthium) è una biennale delle Asteraceae originaria dell’Europa e dell’Asia occidentale, dalla penisola iberica al Kazakhstan e all’Himalaya occidentale. Il feltro bianco lanoso gli conferisce un aspetto argenteo; il robusto fusto ha ali continuamente spinose e grandi capolini globosi porpora. È il cardo araldico scozzese nella tradizione popolare, pur non essendo originario delle isole britanniche.
Leggi di piùOnopordo tomentoso, Onopordo acanzio, Cotton thistle e Scotch thistle
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Taken May 18, 2013 by Tela Botanica − Genevieve BOTTI (cc-by-sa)
Taken May 29, 2014 by Tela Botanica − Dominique REMAUD (cc-by-sa)
Taken Jul 11, 2014 by Tela Botanica − Geneviève Botti (cc-by-sa)
Taken Jul 10, 2014 by Tela Botanica − Liliane Roubaudi (cc-by-sa)
Taken Jun 6, 2022 by Kai Best (cc-by-sa)
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Distribuzione mondiale
Il WCVP colloca l’areale nativo di Onopordum acanthium in Europa e Asia occidentale, dalla penisola iberica allo Xinjiang e all’Himalaya occidentale, con un’estensione all’Africa nordoccidentale; comprende la Francia metropolitana. Oggi la specie è naturalizzata nella maggior parte dei continenti, con popolazioni particolarmente estese negli Stati Uniti e in Australia.
- Autoctona4
- Introdotta3
- Invasiva2
- Francia metropolitana
- Spagna
- Grecia
- Kazakhstan
- Regno Unito
- Canada
- Nuova Zelanda
- Stati Uniti
- Australia
Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1
Identità
Onopordo tomentoso (Onopordum acanthium L., 1753), detto anche onopordo acanzio, è una biennale del genere Onopordum, famiglia delle Asteraceae. Il nome del genere viene dal greco onos, asino, e perdesthai, emettere peti: secondo la tradizione, gli asini che brucano questa pianta avrebbero abbondanti flatulenze, un’etimologia rustica tramandata dall’antichità. 5 1
L’epiteto acanthium deriva dal greco akantha, spina, e richiama i margini delle foglie e le brattee dell’involucro, tutti armati di punte rigide. Il nome francese chardon aux ânes, cardo degli asini, riflette lo stesso ambiente pastorale: il ricettacolo carnoso e la base delle brattee, ricchi di inulina, venivano tradizionalmente dati agli asini. 4 6
Nella tradizione popolare l’onopordo tomentoso è il cardo araldico della Scozia, associato alla leggenda dell’invasore vichingo tradito da una spina sotto il piede nudo. Non è però originario delle isole britanniche: alcuni botanici attribuiscono questo ruolo a Cirsium vulgare, realmente presente in Scozia, mentre Onopordum acanthium vi è stato introdotto in seguito. 5
Riconoscimento
Il carattere più immediato per distinguerlo dagli altri cardi europei è il feltro bianco lanoso che ricopre l’intera pianta, foglie e fusto compresi. Questa copertura gli dà un colore argenteo uniforme e spiega i nomi inglesi Cotton thistle e woolly thistle. 5 2
L’altezza abituale è di 1,5–3 m. Il fusto robusto, spesso fino a 10 cm alla base, presenta lungo tutta l’altezza ampie ali fogliari spinose continue di 2–3 cm. Le foglie, larghe 10–50 cm, sono profondamente lobate e bordate di lunghe spine rigide. 5 2
I capolini globosi misurano 2,5–6 cm di diametro. I fiori tubulosi, dal porpora al rosa, sono circondati da numerose brattee spinose; la fioritura si estende da giugno a settembre. 6 2
Tassonomia utile
Per Plants of the World Online Onopordum acanthium L. è il nome accettato e la specie tipo del genere Onopordum, entrambi pubblicati da Linneo in Species Plantarum nel 1753. Il World Checklist of Vascular Plants riconosce diversi taxa infraspecifici, utili per un’identificazione precisa sul campo:
- Onopordum acanthium subsp. gautieri (Rouy) R.C.V.Douin, localizzata nei Pirenei centrali e orientali
- Onopordum acanthium subsp. gypsicola Gonz.Sierra & al., descritta dalla Spagna
- Onopordum acanthium subsp. ceretanum (Sennen) Arènes, anch’essa pirenaica
- Onopordum acanthium var. araneosotomentosum (Rech.f.) Parsa, descritta dall’Iran
1 Questi taxa regionali condividono il portamento generale della specie, ma occupano areali limitati: la subsp. gautieri cresce soltanto nei Pirenei centrali e orientali. Per un’identificazione affidabile al di fuori di queste zone, la sottospecie tipo acanthium resta il riferimento, poiché occupa la maggior parte dell’areale. 5
Habitat e distribuzione
L’areale originario indicato dal WCVP comprende Europa e Asia occidentale, dalla penisola iberica allo Xinjiang e all’Himalaya occidentale, con un’estensione all’Africa nordoccidentale e inclusa la Francia metropolitana. La specie colonizza incolti, margini dei sentieri, pascoli abbandonati e suoli disturbati ricchi di azoto, sempre in pieno sole. 1 5
Alla fine del XIX secolo fu introdotta come ornamentale fuori dall’areale nativo. Ha formato popolazioni particolarmente estese negli Stati Uniti e in Australia ed è oggi registrata in quasi cinquanta paesi. Nello Utah la superficie occupata è più che triplicata in otto anni: da circa 6 070 ettari in 17 contee nel 1981 a oltre 22 540 ettari in 22 contee nel 1989. 7 8
Le popolazioni fitte costituiscono una barriera quasi invalicabile per persone e bestiame. Riducono l’accesso ai pascoli e causano perdite economiche agli allevatori delle regioni invase. 7
Ciclo e riproduzione
Lo sviluppo è biennale e strettamente monocarpico. I semi germinano soprattutto in autunno: il processo dipende dalla luce e riesce meglio vicino alla superficie del terreno. Si forma una rosetta spinosa e lanosa, senza fusto fiorale, con una radice a fittone che supera i 30 cm di profondità già nel primo anno. 5 3
Trascorso l’inverno in rosetta, lo stelo si sviluppa nella primavera successiva e fiorisce da giugno a settembre. Una sola pianta può produrre fra 8 400 e 40 000 semi, dispersi dal vento grazie al pappo piumoso. 5
Nel terreno i semi interrati rimangono vitali da 7 a 20 anni. Questa persistenza spiega perché un solo intervento di sfalcio o estirpazione non sia mai sufficiente a eliminare una popolazione insediata. 5
Usi e rischi
Il ricettacolo fiorale si prepara come sostituto del carciofo, benché piccolo e laborioso da pulire; i giovani fusti pelati sostituiscono il cardo. I semi contengono circa il 25% di olio commestibile, senza un rischio tossico documentato per ingestione. 3
In passato la medicina tradizionale impiegava il succo contro tumori e ulcere e il decotto di radice come astringente. La pianta fiorita entrava anche in preparati cardiotonici. Studi recenti hanno esplorato un’attività contro il glioblastoma, ma ciò non costituisce un impiego medico accertato. 3 5
Il rischio concreto è meccanico: le spine rigide di fusto, foglie e brattee irritano pelle e muso del bestiame, che evita la pianta al pascolo. Questo rifiuto ne favorisce la diffusione: la vegetazione concorrente scompare e nuove rosette si insediano sul terreno disturbato. 2 7
Controllo e confusioni
Sfalciare o estirpare allo stadio di rosetta è più efficace che intervenire dopo lo sviluppo dello stelo. In alternativa, tagliare i capolini appena imbruniscono impedisce la dispersione dei semi col vento. Anche gli erbicidi agiscono meglio sulla rosetta che dopo la fioritura; occorrono comunque più anni di trattamento, perché la banca di semi persiste nel terreno. 7
I risultati della lotta biologica sono contrastanti. Il punteruolo dei capolini Rhinocyllus conicus, introdotto per il controllo, è diventato a sua volta invasivo; il punteruolo del colletto Trichosirocalus horridus mostra invece risultati promettenti in Australia. 7
La confusione più comune riguarda Cirsium vulgare. In Onopordum acanthium il feltro bianco lanoso copre tutta la pianta, fusto compreso; in Cirsium vulgare resta sulla pagina inferiore delle foglie e le ali spinose del fusto sono molto più strette. Anche Carduus nutans, dal portamento ricadente e dai capolini solitari, e Silybum marianum, con foglie marmorizzate di bianco ma non lanose, possono essere confusi allo stadio di rosetta. 5
Fonti principali
- Plants of the World Online / Kew, Onopordum acanthium L.
- Royal Horticultural Society, Onopordum acanthium - cardo cotonoso
- Plants For A Future, Onopordum acanthium
- Tela Botanica, BDTFX, Onopordum acanthium L.
- Wikipedia EN, Onopordum acanthium
- Wikipedia FR, Onopordum acanthium
- Invasive Species Info / USDA, profilo del cardo scozzese
- USDA PLANTS Database, Onopordum acanthium (ONAC)
Domande frequenti
L’onopordo tomentoso è tossico per cani e gatti?
Non è documentata tossicità per ingestione nel cane, nel gatto o nell’uomo. Il rischio concreto è meccanico, dovuto alle spine rigide su tutto il fusto e sulle foglie.
L’onopordo tomentoso è davvero il simbolo della Scozia?
È la tradizione più diffusa, legata alla leggenda del soldato vichingo tradito da una spina sotto il piede nudo. La specie non è però originaria delle isole britanniche; alcuni botanici attribuiscono questo ruolo a Cirsium vulgare, realmente presente in Scozia.
Come distinguere Onopordum acanthium da Cirsium vulgare?
In Onopordum acanthium il feltro bianco lanoso copre tutta la pianta, fusto compreso; in Cirsium vulgare resta sulla pagina inferiore delle foglie. Anche le ali spinose del fusto sono molto più larghe nell’onopordo tomentoso.
L’onopordo tomentoso è commestibile?
In parte sì. Il ricettacolo fiorale si prepara come sostituto del carciofo, i giovani fusti pelati sostituiscono il cardo e i semi forniscono un olio commestibile, con un contenuto di circa il 25%.
Perché l’onopordo tomentoso è invasivo negli Stati Uniti e in Australia?
Introdotto come ornamentale alla fine del XIX secolo, ha formato vaste popolazioni in assenza dei nemici naturali dell’areale d’origine. Nello Utah la superficie colonizzata è passata da circa 6 070 ettari nel 1981 a oltre 22 540 ettari nel 1989.
Quanto rimangono vitali i semi nel terreno?
I semi interrati possono restare vitali da 7 a 20 anni. Per questo un solo anno di sfalcio o estirpazione non basta mai a eliminare una popolazione insediata.
Quando intervenire per limitarne la diffusione?
La fase di rosetta, prima dello sviluppo dello stelo fiorale, è il momento più efficace. In alternativa, sfalciare o rimuovere i capolini prima dell’apertura impedisce la dispersione degli acheni con il vento.
Piante simili
Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.




