Sarpagandha (Rauvolfia serpentina, (L.) Benth. ex Kurz 1877)

Rauvolfia serpentina è un suffrutice sempreverde delle Apocynaceae, originario del subcontinente indiano e dell’Asia sudorientale continentale. La radice fittonante, contorta e ricca di alcaloidi indolici, viene utilizzata da secoli nella medicina ayurvedica con il nome di sarpagandha. Nel XX secolo ha fornito la reserpina, uno dei primi farmaci antipertensivi moderni.

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Nome scientificoRauvolfia serpentina
GenereRauvolfia
OrdineGentianales

Sarpagandha, Indian snakeroot e Devil pepper

Identità
Tossicità
Tossica in sovradosaggio (alcaloidi indolici, reserpina)
Impegno di cura
Moderato
Tipo di pianta
Sottoarbusto · Arbusti
Tipo di foglie
Sempreverde
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
IndiaNepalPakistanBangladeshMyanmar (Birmania)ThailandiaCinaMalaysiaIndonesia
Habitat
Foreste montane umide e sottoboschi ombreggiati, dal livello del mare fino a circa 2.100 m
Stagionalità
Fioritura
PrimaveraEstate
Raccolta
Inverno
Crescita
Dormienza
Nessun periodo di riposo
Velocità di crescita
5/10
Tempo di maturazione
Radice utilizzabile dopo 18 mesi–2 anni di coltura
Propagazione
Semina, Talea
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Scarsa, preferisce una posizione riparata
Umidità
60–85 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
No
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Terreno ricco, Suolo drenato
Tolleranza al sale
Non tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Offrile molta luce ambientale senza sole diretto sulle foglie.

Mezz’ombra o luce filtrata
Interno
Serra calda
Esterno
Patio ombreggiato
Vasi
Terracotta, Vaso drenante
Aspetto
Altezza30–100 cmLarghezza40–100 cm
Foglie
Verde
Rauvolfia serpentina: origine e usi — foglie 1
Rauvolfia serpentina: origine e usi — foglie 2
Rauvolfia serpentina: origine e usi — foglie 3
Rauvolfia serpentina: origine e usi — foglie 4
Rauvolfia serpentina: origine e usi — foglie 5
Fiori
BiancoRosa
Rauvolfia serpentina: origine e usi — fiori 1
Rauvolfia serpentina: origine e usi — fiori 2
Rauvolfia serpentina: origine e usi — fiori 3
Rauvolfia serpentina: origine e usi — fiori 4
Rauvolfia serpentina: origine e usi — fiori 5
Frutti
VerdeRossoNero
Rauvolfia serpentina: origine e usi — frutti 1
Rauvolfia serpentina: origine e usi — frutti 2
Rauvolfia serpentina: origine e usi — frutti 3
Rauvolfia serpentina: origine e usi — frutti 4
Portamento
Rauvolfia serpentina: origine e usi — portamento 1
Rauvolfia serpentina: origine e usi — portamento 2
Corteccia
VerdeMarrone

Distribuzione mondiale

L’areale nativo di Rauvolfia serpentina va dal subcontinente indiano alla Cina meridionale e alla Malesia occidentale. La pianta è ampiamente coltivata per uso medicinale anche fuori da questo areale, soprattutto in India; talvolta è quindi difficile distinguere popolazioni spontanee e appezzamenti coltivati.

  • Autoctona9
  • India
  • Nepal
  • Pakistan
  • Bangladesh
  • Myanmar
  • Thailandia
  • Cina
  • Malesia
  • Indonesia

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Rauvolfia serpentina (Rauvolfia serpentina (L.) Benth. ex Kurz, 1877), nota in sanscrito come sarpagandha, è un suffrutice perenne del genere Rauvolfia, nella famiglia delle Apocynaceae. Linné descrisse la pianta come Ophioxylon serpentinum nel 1753; Bentham, pubblicato da Kurz, la trasferì nel genere Rauvolfia nel 1877. Questa combinazione è oggi accettata da POWO. 1 2

Dalla radice fittonante venne ottenuta nel 1952 la reserpina, uno dei primissimi antipertensivi moderni. L’interesse per i suoi alcaloidi distingue questo suffrutice poco appariscente dalla maggior parte delle specie ornamentali della stessa famiglia.

La parola sarpagandha unisce i termini sanscriti sarpa, serpente, e gandha, odore o rimedio: richiama sia la radice contorta e non ramificata sia l’impiego tradizionale contro i morsi di serpente. L’epiteto latino serpentina riprende la stessa immagine. 4

Riconoscimento

Un fittone spesso, non ramificato e rivestito da corteccia bruno-giallastra caratterizza il suffrutice sempreverde Rauvolfia serpentina. In natura la pianta misura comunemente 50 cm–1 m; nella coltura protetta in serra può superare 1,5 m. 5 4

Le foglie sono verticillate in gruppi di 3–5, ellittiche o lanceolate, membranose, glabre e di un verde lucido sulla pagina superiore. Questa disposizione è rara nelle Apocynaceae legnose, che hanno perlopiù foglie opposte a coppie: sul terreno offre un indizio rapido per distinguerla da altri arbusti del sottobosco. 4

Piccoli fiori bianchi o rosa violacei si aprono in cime corimbiformi terminali o ascellari. Presentano un tubo corollino allungato e un calice spesso rossastro. Il frutto è formato da una coppia di piccole drupe, inizialmente verdi e poi nere a maturità. 4 5

Tassonomia utile

Per Rauvolfia serpentina (L.) Benth. ex Kurz, nome accettato da POWO/WCVP, la sinonimia conserva soprattutto le combinazioni dell’antico genere Ophioxylon. Con quel nome la specie è circolata a lungo prima della ricombinazione:

  • Ophioxylon serpentinum L. (basionimo)
  • Ophioxylon album Gaertn.
  • Ophioxylon trifoliatum Gaertn.
  • Ophioxylon obversum Miq.
  • Ophioxylon salutiferum Salisb.
  • Rauvolfia obversa (Miq.) Baill.
  • Rauvolfia trifoliata (Gaertn.) Baill.

Il genere Rauvolfia onora Leonhard Rauwolf, medico e botanico tedesco del XVI secolo, autore di un racconto di viaggio nel Levante che segnò la botanica del suo tempo. Comprende circa 60 specie; solo poche, fra cui l’africana Rauvolfia vomitoria, raggiungono un contenuto di alcaloidi indolici paragonabile a quello di Rauvolfia serpentina. 1 3

Habitat e distribuzione

Dal subcontinente indiano, l’areale nativo di questa specie raggiunge la Cina meridionale e la Malesia occidentale: comprende India, Nepal, Pakistan, Bangladesh, Myanmar, Thailandia, Cina meridionale, Malesia e Indonesia. La pianta occupa foreste montane umide e sottoboschi ombreggiati, dal livello del mare a circa 2.100 m, in zone molto piovose. 5 3

La raccolta intensiva delle radici per l’industria farmaceutica ha ridotto le popolazioni selvatiche in buona parte dell’areale. Dal 2007 la specie figura nell’Appendice II della CITES, che regola il commercio internazionale senza vietarlo. Questo status va distinto dalle colture agricole dedicate, oggi principale fonte della materia prima. 7

Le precipitazioni richieste sono elevate, fra 1.500 e 3.500 mm annui, su un terreno che non si asciuga mai del tutto. Queste esigenze spiegano il legame di Rauvolfia serpentina con regioni dal monsone marcato e la necessità di serra calda o veranda per coltivarla fuori da quel clima. 5

Ciclo e riproduzione

Nei climi tropicali, Rauvolfia serpentina fiorisce dalla primavera all’estate, con un picco nella stagione delle piogge. Dopo l’allegagione i frutti maturano in poche settimane e passano dal verde al nero lucido. 4

Per ottenere un fittone ben formato si preferisce soprattutto la semina, il metodo più affidabile in coltura. È possibile anche la talea di fusto, che produce però un apparato radicale meno denso. La radice diventa utilizzabile dopo 18 mesi–2 anni, quando il contenuto di alcaloidi raggiunge il massimo; la raccolta avviene generalmente nella stagione asciutta. 5

Usi e rischi

Con il nome di sarpagandha, la medicina ayurvedica impiega da secoli la radice di Rauvolfia serpentina contro morsi di serpente, febbre e disturbi mentali. Si tratta di usi tradizionali della pianta. 4

Già nel 1931, chimici indiani isolarono diversi alcaloidi dalla radice. Nel 1949, il cardiologo indiano Rustom Jal Vakil pubblicò sul British Heart Journal uno studio su 50 pazienti ipertesi trattati con polvere di radice: l’85 % mostrò una riduzione della pressione sistolica dopo quattro settimane. Nel 1952, i chimici svizzeri Müller, Schlittler e Bein isolarono la reserpina, responsabile di circa metà dell’attività della pianta. 6

Decine di alcaloidi indolici amari sono presenti nell’intera pianta, soprattutto nella corteccia della radice. L’ingestione non controllata può causare forte ipotensione, sedazione, vertigini e disturbi digestivi. L’automedicazione con la pianta grezza è sconsigliata, perché il margine fra dose attiva e dose tossica è stretto. 8

Dagli anni Sessanta l’impiego della reserpina come antipertensivo di prima linea è molto diminuito per gli effetti indesiderati documentati: sedazione, congestione nasale e, a dosi elevate, episodi depressivi. La molecola continua a essere studiata e prescritta a basse dosi, spesso insieme ad altri trattamenti. 6

Varietà, confusioni e piante affini

Per Rauvolfia serpentina non sono note cultivar orticole stabili. In India rimane una coltura medicinale destinata alla farmacia e all’ayurveda, scelta raramente come ornamentale per la mancanza di selezioni decorative disponibili.

Le principali possibilità di confusione riguardano questi casi:

  • Rauvolfia vomitoria, specie africana con alcaloidi simili, talvolta usata in sostituzione in farmacopea;
  • Rauvolfia tetraphylla, con foglie verticillate a quattro e frutti rossi a maturità;
  • giovani Apocynaceae legnose con foglie verticillate, identificabili con sicurezza solo durante la fioritura.

Il nome scientifico completo, verificato presso una fonte di riferimento come POWO, distingue Rauvolfia serpentina dalle specie affini meglio del solo nome comune sarpagandha. Per chi acquista radici essiccate la verifica è particolarmente importante: servono 18 mesi–2 anni prima che la radice sia utilizzabile, e un lotto identificato male potrebbe provenire da una specie vicina con alcaloidi differenti.

Fonti principali

Domande frequenti

Che cos’è la reserpina e da dove proviene?

La reserpina è un alcaloide indolico isolato nel 1952 dalla radice di Rauvolfia serpentina dai chimici svizzeri Müller, Schlittler e Bein. Ha costituito la base di uno dei primi farmaci antipertensivi moderni.

Rauvolfia serpentina è tossica?

Sì. Tutta la pianta, soprattutto la corteccia della radice, contiene decine di alcaloidi indolici. Un’ingestione non controllata può provocare ipotensione, sedazione, vertigini e disturbi digestivi.

Perché si chiama serpentina?

L’epiteto descrive la radice lunga, contorta e non ramificata, simile a un serpente avvolto. Il nome sanscrito sarpagandha richiama la stessa immagine e l’uso tradizionale contro i morsi di serpente.

Dove cresce spontaneamente Rauvolfia serpentina?

L’areale nativo si estende dal subcontinente indiano alla Cina meridionale e alla Malesia occidentale, nelle foreste montane umide e nei sottoboschi ombreggiati fino a circa 2.100 m di altitudine.

Rauvolfia serpentina è protetta?

Dal 2007 la specie figura nell’Appendice II della CITES, che ne disciplina il commercio internazionale senza vietarlo, in risposta al declino delle popolazioni selvatiche dovuto alla raccolta intensiva delle radici.

Si può coltivare Rauvolfia serpentina in Francia?

Soltanto in serra calda o veranda, al riparo dal gelo tutto l’anno. Non sopporta temperature inferiori a 10 °C e richiede un’umidità elevata, vicina a quella del suo habitat tropicale d’origine.

Come si distingue Rauvolfia serpentina da Rauvolfia vomitoria?

Rauvolfia vomitoria è originaria dell’Africa e presenta alcaloidi simili ma in proporzioni diverse. Talvolta sostituisce Rauvolfia serpentina in farmacopea, perciò il nome scientifico preciso è indispensabile prima di qualsiasi uso medicinale.

Piante simili

Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.