Ber (Ziziphus mauritiana, Lam. 1789)

Ziziphus mauritiana è un arbusto spinoso o piccolo albero delle Rhamnaceae, originario dell’Asia meridionale, della Cina meridionale, dell’Asia sudorientale e dell’Africa centrale e occidentale. Coltivato per i frutti ricchi di vitamina C, si è naturalizzato nei tropici del Vecchio Mondo, diventando una pianta dichiarata invasiva in diverse regioni dell’Australia.

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Nome scientificoZiziphus mauritiana
GenereZiziphus
OrdineRosales

Ber e Indian jujube

Identità
Tossicità
Nessuna tossicità documentata per esseri umani e animali domestici
Impegno di cura
Basso
Tipo di pianta
Tipo di foglie
Sempreverde
Durata della vita
Vivace
Paese d'origine
IndiaCinaPakistanSenegal
Habitat
Savane secche, boschi radi, incolti e strade dei tropici semiaridi; suoli poveri, salini o alcalini
Stagionalità
Fioritura
PrimaveraEstate
Raccolta
AutunnoInverno
Crescita
Dormienza
Nessun periodo di riposo
Velocità di crescita
7/10
Tempo di maturazione
Frutti a 3–4 anni dalla semina; maturazione del frutto in alcuni mesi
Propagazione
Semina, Talea aerea
Clima e acqua
Temperatura
Resistenza al freddo
Resistenza al vento
Buona, legno flessibile e apparato radicale profondo
Umidità
40–70 %
Irrigazione
Molto poca
Poca
Moderata
Elevata
Molto elevata
Tolleranza alla siccità
Sì
Suolo
pH del suolo
Tipi di terreno
Suolo leggero e sabbioso, Terreno drenato e caldo
Tolleranza al sale
Tollerato
Luce e posizione
Esposizione luminosa

Pieno sole

Posizionala in pieno sole, con luce diretta intensa per tutto il giorno.

Esclusivamente pieno sole
Interno
Serra calda, Veranda
Esterno
Frutteto, Giardino di frutta, Siepe campestre
Vasi
Terracotta, Grande bacino
Aspetto
Altezza150–1500 cmLarghezza300–800 cm
Foglie
VerdeBianco
Fiori
GialloVerdeDimensioni0.4–0.6 cm
Frutti
GialloArancioneRosso
Corteccia
Marrone

Distribuzione mondiale

L’areale nativo di Ziziphus mauritiana comprende l’Asia meridionale (India), la Cina meridionale, l’Asia sudorientale e l’Africa centrale e occidentale. La specie è stata poi diffusa nei tropici e subtropici del Vecchio Mondo, fino all’Australia e al Pacifico, dove oggi è classificata come invasiva in diverse regioni.

  • Autoctona4
  • Invasiva2
  • India
  • Cina
  • Pakistan
  • Senegal
  • Australia
  • Figi

Esagoni: regioni in cui è presente la pianta. Punti verdi: area di origine.1

Identità

Ziziphus mauritiana (Ziziphus mauritiana Lam., 1789), chiamato anche ber in India, è un arbusto spinoso o piccolo albero delle Rhamnaceae. L’epiteto mauritiana rimanda all’isola di Mauritius, dove Jean-Baptiste de Lamarck osservò e descrisse la pianta nel 1789; la specie non vi è tuttavia nativa, ma era stata introdotta e coltivata prima della descrizione. 1 2

Il confronto con Ziziphus jujuba, il giuggiolo comune dell’Asia temperata, è frequente: entrambi producono frutti commestibili e appartengono allo stesso genere, ma Z. mauritiana resta tropicale e subtropicale, sensibile già a 7 °C, mentre Z. jujuba tollera il gelo e si coltiva nei climi temperati. 2

Riconoscimento

Dal cespuglio di 1,5–2 m all’albero di 10–15 m, Ziziphus mauritiana sviluppa rami ricadenti disposti a zigzag, spesso provvisti di spine dritte o ricurve; alcune forme orticole ne sono prive. Le foglie alterne e ovali misurano 2,5–9 cm, sono verde lucido sopra e coperte di peli biancastri o brunastri sotto, con tre nervature che partono dalla base. 2 7

Piccoli fiori giallo-verdastri si riuniscono a due o tre all’ascella delle foglie e richiedono l’impollinazione incrociata da parte di api, vespe o mosche. 2

La drupa ovale misura 2,5 cm nelle forme selvatiche e fino a 6 cm in alcune cultivar. Dal verde acerbo passa al giallo, all’arancio o al rosso-bruno rugoso a piena maturità. La polpa bianca e croccante a metà maturazione diventa beige, molle e muschiata quando il frutto è troppo maturo. 2 3

Tassonomia utile

Per questa pianta rimane accettato Ziziphus mauritiana Lam., con un solo sinonimo a livello di specie, Ziziphus indica Chaz. Diversi binomi un tempo trattati come specie distinte, come Ziziphus mairei (H.Lév.) Browicz & Lauener, Ziziphus poiretii G.Don o Ziziphus rotundata DC., sono oggi ricondotti in sinonimia dopo il confronto delle collezioni. 1

Sono riconosciute anche varietà come Ziziphus mauritiana var. mauritiana, var. pedunculata Bhandari & Bhansali o var. spontanea (Edgew.) R.R.Stewart ex Qaiser & Nazim., descritte soprattutto da popolazioni indiane. Rispetto ai numerosi nomi vernacolari, talvolta adattati dall’inglese (ber, Indian jujube, chinee apple), il nome scientifico accettato resta il riferimento affidabile per l’acquisto e l’identificazione, distinto da Ziziphus jujuba e Ziziphus spina-christi. 1

Habitat e distribuzione

Asia meridionale, inclusa l’India, Cina meridionale, Asia sudorientale e Africa centrale e occidentale costituiscono l’areale nativo. La specie si è poi diffusa nei tropici e subtropici del Vecchio Mondo, dall’Africa australe al Medio Oriente, fino alla Cina e all’Australasia. 2 1

Con precipitazioni annue comprese fra 125 e 2.225 mm, cresce nei climi caldi su suoli poveri, da sabbiosi a limosi, tollerando alcalinità fino a pH 9,2 e una salinità marcata. Questa tolleranza ai suoli spiega il successo nelle aree semiaride e la resistenza ai ristagni idrici temporanei. 2

L’introduzione per i frutti in Australia e nelle Figi ha favorito la formazione di boscaglie dense. Nota localmente come chinee apple, la specie è classificata come pianta invasiva di categoria 3 nel Queensland, dove soppianta lo strato erbaceo nativo e minaccia uccelli come il diamante bavetta. 4 5

Ciclo e riproduzione

Una fioritura prolungata per diversi mesi, nei climi favorevoli, dipende dall’impollinazione incrociata assicurata da api, vespe e alcune mosche. Un albero adulto ben esposto, nato da seme, può produrre 5.000–10.000 frutti all’anno, fino a 30.000 in un esemplare selezionato e innestato. 2 3

La semina fornisce principalmente i portinnesti; per mantenere i caratteri di una cultivar si ricorre invece all’innesto a gemma a scudetto (shield-budding, T-budding), che ha largamente sostituito l’innesto ad anello. Anche la margotta aerea funziona su legno di oltre due anni, con trattamento a base di acido indolbutirrico e boro. 3

Nell’areale d’origine i raccolti vanno da ottobre a marzo secondo le cultivar, consentendo di scaglionare la produzione per diversi mesi. Fuori dalle coltivazioni ogni arbusto produce più di 5.000 semi per ciclo di fruttificazione, un dato che spiega la rapida colonizzazione delle aree invase. 3 5

Usi e rischi

Fra gli usi prevale il consumo del frutto: fresco, come una piccola mela leggermente salata a metà maturazione, essiccato come i datteri, trasformato in confettura o succo, oppure ridotto in polvere per conservarlo fuori stagione. È reputato ricco di vitamina C, subito dopo la guava fra i frutti comuni. 3 7

Come foraggio si utilizzano le foglie, mentre il legno serve per costruzioni, utensili e combustibile; dai fiori si ricava un miele ambrato ricercato. Nella medicina tradizionale la polvere di foglie secche è usata contro il diabete, la corteccia contro la diarrea e i semi come blando sedativo. 2 3

Per il frutto non è documentata tossicità negli esseri umani o negli animali domestici; soltanto corteccia e radice, ad alte dosi, sono segnalate come irritanti in alcune fonti, e i frutti sono stati impiegati occasionalmente per stordire i pesci in Etiopia. In assenza di tossicità documentata, il rischio concreto resta meccanico: guanti spessi proteggono dalle spine durante raccolta e potatura. 3

In frutteto la minaccia principale sono le mosche della frutta, seguite da oidio, ruggine fogliare, scopazzi trasmessi con l’innesto e cuscuta, una pianta parassita che si avvolge ai rami. 3 2

Varietà, confusioni e piante affini

Nella produzione indiana dominano alcune cultivar commerciali: Umran, a frutti grossi, Gola, precoce e dolce, e Seb, apprezzata per la resistenza al clima arido del Rajasthan. Banarasi Karaka completa il gruppo con un sapore ricercato a metà stagione. 9

Fra le specie più facilmente confuse figurano Ziziphus jujuba, più resistente al gelo e dai frutti generalmente maggiori, e Ziziphus spina-christi: in quest’ultima le due spine stipolari appaiate, una dritta e l’altra ricurva, sono più nette che in Z. mauritiana. 2

Quando acquisti una pianta o i suoi frutti, verifica quattro elementi: nome scientifico, presenza o assenza di spine secondo la cultivar, origine geografica dichiarata e tolleranza al freddo indicata. Un giuggiolo venduto come tropicale può rivelarsi Z. jujuba, molto meno esigente in fatto di calore. 8

Fonti principali

Domande frequenti

Ziziphus mauritiana è tossico?

Non è documentata tossicità per esseri umani, gatti o cani; il frutto è comunemente consumato ed è ricco di vitamina C. Solo corteccia e radice, ad alte dosi, sono segnalate come irritanti nella letteratura.

Qual è la differenza rispetto al giuggiolo comune, Ziziphus jujuba?

Ziziphus jujuba tollera il gelo e cresce nei climi temperati, con frutti più grandi; Ziziphus mauritiana è una specie tropicale e subtropicale, sensibile sotto i 7 °C, con frutti generalmente più piccoli.

Perché questa pianta è invasiva in Australia?

Introdotta per i frutti, forma boscaglie dense che soppiantano la vegetazione erbacea nativa. I semi, dispersi dal bestiame e dalla fauna selvatica per diversi chilometri, e la capacità di ricacciare dopo gli incendi ne complicano il controllo.

Si può coltivare Ziziphus mauritiana nella Francia metropolitana?

Sì, in vaso o in serra calda, al di fuori delle zone mediterranee molto riparate. La specie teme il gelo sotto i 7 °C e fruttifica bene solo con estati lunghe e calde.

Il frutto si può mangiare crudo?

Sì. Ancora sodo si mangia come una piccola mela, talvolta con un po’ di sale; maturo diventa più dolce e si trasforma anche in confettura, succo o polvere essiccata.

Perché alcuni esemplari non hanno spine?

Diverse cultivar orticole sono state selezionate senza spine per facilitare la raccolta. La loro assenza non basta quindi a escludere la specie, a differenza di altri caratteri come foglia e frutto.

Da dove viene il nome mauritiana?

L’epiteto rimanda all’isola di Mauritius, dove Lamarck osservò e descrisse la pianta nel 1789. La specie non vi è nativa: vi era stata introdotta e coltivata prima della descrizione.

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Se hai dubbi sulla tossicità di una pianta, chiedi consiglio a un botanico o a un veterinario.